barbareschi dolceroma

''SIAMO PASSATI DALL’OBBLIGO DELLA TESSERA POLITICA ALLA MAFIA DEI FROCI''. IL CINEMA ITALIANO SECONDO BARBARESCHI: ''NON SONO OMOFOBO, L'OMOSESSUALITÀ È MERAVIGLIOSA'' - ''IO, CASTELLITTO E RUBINI ABBIAMO DOVUTO EVITARE IL SALOTTO MORAZZANO, DOVE I GRANDI REGISTI RECLUTAVANO LE MARCHETTE SENZA TALENTO. 'TANTO POI LI DOPPIAMO', DICEVANO VALLI, DE LULLO, ZEFFIRELLI, VISCONTI E TUTTE LE ALTRE SIGNORE DELLE CAMELIE'' - IN SALA CON IL BOMBASTICO ''DOLCEROMA'': ''IL RESTO DELLA TV ITALIANA URLA 'BARBARESCHI È UN BASTARDO, DEVE MORIRE', POI FACCIO IL 40% CON MIA MARTINI'' - ''ERAVAMO SU UN UN VOLO PRIVATO, MIO FIGLIO SI LAMENTA E IO FACCIO ATTERRARE PER...''

 

 

Malcom Pagani per www.vanityfair.it

 

Nella città «in cui nessuno dice quello che pensa e nessuno fa quello che dice» Luca Barbareschi arrivò negli anni ’70. «Roma è un luogo di truffe costanti e il mio battesimo non fece eccezione. Gigliola, bella, intelligente e simpaticissima, aveva sparso la voce che Mike Nichols, il regista del Laureato, fosse arrivato in Italia allo scopo di cercare fondi per la sua nuova opera. Aveva assoldato un figurante bello come il sole e dopo averlo messo su un trono al centro del salotto con dei Ray-Ban specchiati, aveva radunato i facoltosi e dato via alla raccolta: “Chi di voi vuole mettere dei soldi nell’impresa?”». Pausa: «Ci cascarono tutti, la dama se li sputtanò allegramente fino a quando Mike Nichols, avvertito da qualcuno, non fu costretto a ricorrere all’Ansa per dire che lui, a Roma, non metteva piedi da anni».

BARBARESCHI IN DOLCEROMA

 

Pausa: «Il clima era questo, da imbroglio seducente o da seducente imbroglio – come preferisce – e in un’epoca senza internet c’era chi all’inganno abboccava. Dopo era tardi perché dopo è sempre tardi». Di squali e altri predatori, si occupa Dolceroma di Fabio Resinaro – tratto da Dormiremo da vecchi di Pino Corrias – che Barbareschi divora alla sua maniera interpretando Oscar Martello, un produttore cinematografico di ignoranza pari all’entusiasmo: «Sono sempre stato larger than life, ormai ho l’età per i ruoli alla Gassman».

 

Quanto c’è di lei nel protagonista di Dolceroma, Oscar Martello?

«Poco. Sono molto competitivo, ma non conosco invidia. Non ne avrei motivo, nella vita mi è andato tutto molto bene».

Il cinema italiano raccontato da Dolceroma è desolante.

Barbareschi e Gerini - Dolce roma

«Purtroppo ci sono molti miserabili. Prenda il mio caso. Altrove mi rispettano come un professionista che dialoga alla pari con Mamet, Coppola o Polanski, qui sono vissuto come un’anomalia. Non a caso, da trent’anni, non esco a cena con quelli che fanno il mio mestiere. Non amo il pettegolezzo, mi annoierei».

 

Quello che vede nello spettacolo italiano non le piace?

«Quando occuparono il Teatro Valle volevo andare dai ragazzi e dar loro un consiglio: spiegare che quando eravamo giovani, ai tempi dell’Elfo, a Milano, io, De Capitani e Salvatores non occupammo il Piccolo per bivaccare e scrivere sui marmi viva la libertà – cose devastanti per cui adesso prima di rivedere il Valle a nuova luce serviranno 22 milioni di euro di restauri – ma affittammo un garage e ci inventammo Sogno di una notte di mezza estate. Un anno da tutto esaurito con un’idea.

 

Con un prodotto. Mettendo in seria difficoltà i grandi teatri milanesi che legavano alla sedia gli operai della Breda costretti a sorbirsi il cartellone in ginocchio sui ceci. Li portavano in sala con i pullman, proprio come la Cgil faceva a Roma quando scendeva in piazza. I volti tristi dei manifestanti a piazza San Giovanni me li ricordo bene. Gente sudata, stravolta, con il panino in mano, la bandiera arrotolata e le 20.000 lire in tasca: “Mò su, torniamo a Parma dai”».

luca barbareschi elena monorchio

 

Ai ragazzi del Valle poi ha parlato?

«Non mi hanno fatto entrare, ma non importa. Io sono molto più rivoluzionario di loro. Do da lavorare a più di 60 persone, sto producendo il film di Polanski, il più costoso d’Europa, con 26 milioni di euro trovati da me. Intanto metto in piedi spettacoli e fiction per la tv. Guardi, le faccio vedere la curva più sexy del mondo». (Barbareschi armeggia con uno smartphone, tira fuori un grafico, è quello della fiction su Mia Martini, nda)

Cosa devo guardare?

«La linea sotto siamo noi. L’altra è il resto della tv italiana. Gli altri urlano “Barbareschi è una testa di cazzo, un bastardo, deve morire, glielo mettiamo al culo” e io intanto faccio il 40 per cento».

 

Dicono così di lei?

marisela federici luca barbareschi (2)

«Ma certo. Pensi che ho un avviso di garanzia per traffico di influenze e mi aspetto anche di essere rinviato a giudizio. Secondo il pm avrei corrotto chiunque, da Mattarella a Gentiloni».

 

A che scopo?

«Salvare l’Eliseo. Ho avuto 4 milioni di euro grazie una legge firmata da Lega, Pd, Forza Italia poi votata in Parlamento, ma mi mettono sotto processo per l’intercettazione telefonica di un lobbista. Sa che mestiere faccio io? Il postulante. Il mendicante. A qualcuno non va giù che l’Eliseo, una macchina che costa più di 5 milioni e mezzo di euro l’anno, in Italia sia un’eccellenza e abbia messo in fila tutti. Siamo diventati i numeri uno. Vendiamo 7.500 abbonamenti e lo facciamo, a differenza di altri, senza metterli a prezzi di saldo. Il ministero ci dà 500.000 euro. Degli altri teatri che prendono sovvenzioni di decine di milioni di euro da Provincia, Comune e Mibac stranamente non parla nessuno».

 

Quanti numeri.

«Sui numeri sono diventato una spada e sa perché? Perché i numeri non mentono. Sono un vecchio capocomico e non mi faccio prendere per il culo da chi gioca sporco».

Lei giocherebbe pulito?

«Fin dagli inizi. All’epoca gli attori li sceglievano nel salotto Morazzano».

 

Cos’era il salotto Morazzano?

LE IENE - INTERVISTA A LUCA BARBARESCHI SU METOO MOLESTIE

«Il luogo di reclutamento delle marchette di Roma, dove tutti i grandi registi, quelli iscritti al Pci che fino al 25 luglio del ’43 erano stati fascisti di stretta osservanza, passavano in rassegna i ragazzi e davano loro una parte per la loro bellezza, al di là dell’effettivo talento: “Tanto poi li doppiamo”, dicevano Valli, De Lullo, Zeffirelli, Visconti e tutte le altre signore delle camelie. Tutti indistintamente omosessuali, tutti molto cattivi. Verrà il giorno dei professionisti mi dicevo e invece la professionalità in Italia non è mai nata».

 

Perché?

«Molto cinema italiano si è perso per corruzione, quella vera. Io, Castellitto, Rubini e quelli della nostra generazione abbiamo dovuto aspettare che inciampassero gli altri, i bellocci. Siamo passati dall’obbligo della tessera politica alla mafia dei froci».

 

Lei usa un linguaggio violento per forma e sostanza. È omofobo?

romance luca barbareschi maurizia paradiso

«Guardi, io sono figlio di mio padre. (Indica una foto in bianco e nero. A destra della bandiera d’Israele e della porta d’ingresso, sulla parete, c’è un giovane partigiano in pantaloni corti. È in posa, il 25 aprile del ’45, nda). Uno che ha lottato per la libertà e che quando seppe che suo fratello aveva rubato dei materassi dovette essere fermato con un cazzotto perché voleva giustiziarlo lì per lì.

 

Quindi no, non sono omofobo e trovo l’omosessualità una cosa meravigliosa. Credo anzi che non fare coming out, non dichiararsi, sia un passo indietro terribile. Quando a Roma sento dire “meglio drogato che frocio” mi sento male. Ma trovo il politicamente corretto, anche e soprattutto nel linguaggio, una messinscena terribile».

 

Parliamone.

«Di cosa vuole parlare? Il politicamente corretto è un tumore nel corpo della cultura occidentale. Hanno detto che Se questo è un uomo è lo stupro psicologico di un ragazzo di vent’anni. Ma si rende conto? Le memorie di Primo Levi sarebbero uno stupro psicologico. Viene voglia di mandare tutti a cagare».

francesco montanari e luca barbareschi

 

Ce n’è motivo?

«Fondato. Alla Columbia University hanno proibito Ovidio perché destabilizzerebbe sessualmente. Allora io penso che di fronte ad aberrazioni del genere, l’unica cosa da consigliare sia un sano ritorno alla terra».

 

Si spieghi.

«Soffia in giro una preoccupante coglioneria e forse tornare a zappare la terra rimetterebbe in circolo due neuroni. Qui si vorrebbero eliminare le sigarette dalle dita di Humphrey Bogart, rifare il processo a Michael Jackson, forse mettere al rogo Jimi Hendrix. Sarebbe bello vederlo sul banco degli imputati, lui, chiavatore seriale, che alle 9 del mattino aveva 4 grammi di eroina in corpo e non so quanto speedball. Mi chiedo solo quando abbatteremo la Cappella Sistina, bandiremo Caravaggio, aggrediremo Mozart in quanto coprofilo o cancelleremo Rossini. Uno che è morto di sifilide. Sa cosa farò?».

Cosa farà?

«Uno spettacolo. Lo sto scrivendo. Lo intitolerò Bipolare cerca bipolare per conversazione a quattro. Un finto inno al politicamente corretto per disvelarne la follia».

 

Le piace disvelare?

BARBARESCHI

«Moltissimo. Purtroppo gli altri non stanno al passo. Qualche tempo fa telefono ad Antonio Monda, il direttore artistico della Festa del cinema di Roma. Gli dico: “Antonio, ho visto un film delizioso, Thanks for Vaselina, in cui c’è un Luca Zingaretti strepitoso che interpreta un trans. Ti va di guardarlo?”. “Mi dispiace”, pigola, “ma ho già chiuso le liste”. “Antonio, non bluffare, non è vero, lo so”. Seguono istanti di imbarazzo che decido di troncare con una proposta secca: “Ti va di vederlo?”. “Mandami un link”, mi dice. Un link. Io non chiamo direttamente il fratello di Zingaretti perché mi sembrerebbe volgare e lui mi dice mandami un link».

 

Morale?

BARBARESCHI 3

«La verità è che tutti fanno certi mestieri per sentirsi più grandi e importanti. Non vivono il presente se non per creare rapporti utilitaristici necessari a diventare sempre più potenti. Una miseria. Viva Gian Luigi Rondi allora. Uno che si alzava alle 6 e alla segretaria che arrivava in ufficio alle 7,32, con due minuti di ritardo, diceva: “Signorina, è forse stanca?”. Rondi era un uomo leale. Quando ci premiò a Venezia con Summertime nell’83, lo fece senza avere paura di nessuno. Aveva i coglioni, vivaddio. Oggi dominano appiattimento culturale e conformismo».

 

Anche nel cinema ci ha detto.

«Il cinema italiano non ha voluto fare i conti con la realtà. Da un lato ha vissuto di retorica, di Anac, di Citto Maselli. Persino il povero Ettore Scola, uno che ha fatto sempre film meravigliosi, negli ultimi anni era ridotto a mettere in scena tinelli tristi con Giulio Scarpati e Valeria Cavalli, militanti comunisti in crisi da divano per il dissidio tra Occhetto e Ingrao. Immagini l’eccitazione.

luca barbareschi

 

D’altra parte a Cannes nel ’94 fecero vincere Nanni Moretti con Caro diario preferendolo al più bel film di Tornatore, Una pura formalità, dicendo: “Ecco Moretti, l’uomo che ha detto no a Berlusconi”. Io ragionavo: “Benissimo, ma che c’entra col cinema?”. Sa chi dovrebbe raccontare l’Italia oggi? Il figlio della mia filippina. Uno che dopo aver visto i genitori, laureati, pulire il culo per una vita a tutti i vecchi di Roma, si è stancato e adesso fugge in Canada. Le racconto una cosa».

 

Dica.

«Un anno mi fidanzai con una ragazza filippina: non c’era pranzo o cena a cui andassimo in cui qualcuno le rivolgesse parola. Allora avevo preso a dire che era la figlia del presidente della Filippine. Avrebbe dovuto vedere il servilismo improvviso: “Ma cara”, cinguettavano mielosi, “siamo stati a Manila, divino, me/ra/vi/glio/sooo”.

 

I cinema sembrano perdere la gara contro le tv e lo streaming.

luca barbareschi pino corrias

«In parte sono vecchi. Anche perché gli esercenti sono stati finanziati dallo Stato, senza alcun obbligo di programmazione, facendo favori distributivi agli americani che non ne avevano alcun bisogno, defiscalizzando persino le opere di Tarantino. Un po’ come oggi, permettono di non pagare le tasse ai giganti del web. Una roba vergognosa, vergognosa, vergognosa».

 

La vedo arrabbiato.

«Ma no, conosco il pressing economico di certe realtà. Mi chiedo chi poi costruirà asili, scuole e ospedali e perché io debba pagare il 52 per cento di tasse mentre un informatico pipparolo nel mio Paese ne è esentato. Ma non c’è problema: se mi rompo i coglioni torno a fare il barista o vado a Filicudi, stappo una buona bottiglia e mi metto a osservare il tramonto. Tanto ai David non mi invitano».

 

Tutti nudi/ a Filicudi/ a mangiar pesci crudi, scriveva Benni.

lucrezia lante della rovere e luca barbareschi

«Nudi non lo so, a mangiare, a bere e a stare insieme ai miei figli sicuramente. Sono cresciuti bene. Io vengo da Milano, via Venezuela 4, il Bronx. Mi sono fatto strada da solo e mi ricordo molto bene di quando non riuscivo neanche a pagarmi il biglietto della metro. Loro, sventati i rischi dell’origine, sono cresciuti bene».

 

Quali rischi?

«Andiamo a Filicudi con un volo privato e a un tratto uno dei miei figli si lamenta: “Papà, quest’elicottero fa un rumore insopportabile, non ce n’è uno più grande?”. “Benissimo”, dico. “Comandante, atterriamo, spenga i motori”. Scendiamo a Catania, prendiamo un autobus per Milazzo, arriviamo dopo sedici ore. I ragazzi erano devastati. “Ma Filicudi è lontanissima”. “Lontanissima è la distanza che vivrete per tutta la vostra esistenza tra la realtà e i soldi che dovrete guadagnarvi”. Sanno che non lascerò loro un solo euro in eredità. E quindi, di conseguenza, sapranno cavarsela benissimo».

luca barbareschi e marco travaglio

 

Diceva dei David. Non la invitano?

«Non è un dramma. Ha ragione Fiorello, rispetto ai David sono più allegri i funerali. Comunque tempo fa mi trovavo in America da qualche mese, mi viene malinconia del mio Paese. Mi dico: “Possibile che non venga mai chiamato a dare un premio in nessun contesto?”. Telefono al responsabile del David e mi sfogo: “Pur di non scegliere me avete messo in giuria qualsiasi decerebrato passasse di lì. Credo che sarei un ottimo giurato”. Aggiungo: “Perché non mi invitate?”.

luca barbareschi e gianni letta

 

Passa mezz’ora e mi contatta Rondi: “Mi dicono che sei arrabbiato”. “Sono amareggiato, è diverso”. “A proposito”, mi dice, “per caso hai il numero di Polanski?”. “Certo”. Me lo dai?”. “No”. “Guarda che se viene gli diamo il premio come miglior film straniero”. Attacco e parlo con Roman. Lui ride: “Devono essere davvero impazziti per il film. Se vengo mi premiano, altrimenti no?”. Ci salutiamo. Passa mezz’ora e al posto di Rondi mi richiama quel verme con cui avevo discusso a inizio giornata: “Caro Luca, credo ci sia stato un equivoco, volevo chiederti se ti va di premiare Polanski”. Metto la pratica nelle mani di Roman che esagera. First class per me e per lui da Los Angeles. Albergo a Roma. Autista per 24 ore. Ai David sarei andato gratis, invece gli sono costato 50.000 euro».

LUCA BARBARESCHI

 

È mai tornato?

«Non sono mai stato richiamato. Tempo fa ho chiesto due biglietti, me ne hanno dato uno e mi hanno messo vicino al cesso. Ho chiamato mia moglie e con lo smoking ancora addosso sono andato a cena con lei. Il David per anni è stato un merdaio retto dai voti finti. Lo sanno tutti, non lo dice nessuno. Adesso mi dicono che Piera Detassis lo stia ripulendo. Me lo auguro».

LUCA BARBARESCHI

 

C’è qualcuno che stima nel cinema italiano?

«Qualcuno c’è. Stimo Pietro Valsecchi, un uomo generoso, un vero underdog venuto dal nulla che con Zalone il cinema italiano se lo è messo nel taschino. A Natale voleva uscire con 1.000 copie del film di Checco. L’ho chiamato e gli ho detto: “Pietro, così il 25 dicembre muoiono tutti. Non esagerare, metti da parte la hybris, non voler stravincere”. Mi ha dato retta. Purtroppo non gli hanno dato retta gli altri produttori, del resto l’Anica è sorda alle novità».

LUCA BARBARESCHI

Con questa intervista si è fatto qualche nuovo amico.

«Negherò di aver detto qualunque cosa e forse negherò persino di chiamarmi Barbareschi. Il mio nome è Oscar Martello».

carol alt con carlo vanzina luca barbareschi marina ripa di meanaBarbareschi Il Trasformista LUCA BARBARESCHI

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…