alessandro gassmann

AJO, OJO E CAMPIDOGLIO! ALESSANDRO GASSMANN: "CANDIDARMI A SINDACO DI ROMA? CI HO PENSATO. NON LO FACCIO PERCHE’ MIA MOGLIE HA PAURA. LEI MI CAZZIA QUANDO USO I SOCIAL. TEME CHE…” – “VORREI CHE I CANDIDATI AL CAMPIDOGLIO INVECE DI MOSTRARE LE LORO FACCE METTESSERO SUI CARTELLONI I LORO PROGRAMMI" – SUL MANCATO INGINOCCHIAMENTO DEGLI AZZURRI: “FATE UN PO’ COME CAZZO VI PARE, TANTO SI TRATTA SOLO DI DIRITTI UMANI, MICA DI COSE SERIE COME IL CALCIO” – E POI LA DIFFERENZA CON IL PADRE VITTORIO, IL FIGLIO LEO E IL FILM CHE POTREBBE ANDARE A VENEZIA

 

Fulvia Caprara per la Stampa

 

alessandro gassmann e la patrimoniale

Alla fine, se proprio deve spiegare perché negli anni è diventato uno degli attori italiani più amati dal pubblico, Alessandro Gassmann trova la risposta: «Al centro dei miei personaggi c' è sempre il cuore. Credo che gli spettatori li abbiano apprezzati per questo. Non solo perché li ho fatti io, ma perché sono persone che avrebbero conosciuto con piacere».

 

La prevalenza del rapporto umano, della partecipazione al vivere sociale, è la cifra distintiva dell' attore e regista che, per tutta la vita, ha rischiato di restare «il figlio di» e ora, ironia della sorte e merito del successo di Leo, rischia di diventare «il padre di». Stasera, al «Festival del Cinema e del Teatro» di Benevento, è in anteprima Ritorno al crimine, il sequel di Non ci resta che il crimine, firmato da Massimiliano Bruno, interpretato da Gassmann insieme a Marco Giallini, Edoardo Leo, Gian Marco Tognazzi, Carlo Buccirosso: «Ci siamo molto divertiti, con loro sto talmente bene che certe volte ancora mi stupisco che ci paghino per stare insieme».

 

ALESSANDRO GASSMANN - FOTO DI RICCARDO GHILARDI

Che ruolo ha nel film?

«La sceneggiatura mette a fuoco le caratteristiche di ogni personaggio. Io sono il fesso, il pauroso, quello lento di comprendonio, che si spaventa sempre più di tutti».

 

Ha appena firmato il suo nuovo film da regista, «Il silenzio grande», di cui si dice che potrebbe andare a Venezia. Quanto le piace ancora far ridere?

«I mesi di pausa imposti dal Covid mi hanno fatto riflettere. A 56 anni inizio ad avvertire esigenze legate alla mia età, il mestiere del regista è, in questo momento, quello che amo di più, anche se, naturalmente, non smetterò di recitare. I gusti personali sono un po' cambiati, la mia idea per il futuro è fare un po' di meno e rischiare un po' di più. Di commedie ne ho girate tantissime, prima di rifarne una vorrei aspettare un' occasione speciale e, d' ora in poi, vorrei scegliere quelle in cui, più che ridere, si sorride».

alessandro gassmann

Il cast di «Ritorno al crimine» (dal 12 luglio su Sky Cinema) richiama il clima di certe classiche commedie all' italiana, quelle che faceva suo padre.

 

E' d' accordo?

«Siamo tutti attori duttili, facciamo da sempre drammatico e comico, senza considerare la commedia un genere di serie B.

Ritengo che un interprete debba saper fare tutto e penso di essere diventato un attore migliore quando ho capito che potevo anche far ridere. E' un po' la stessa scoperta che fece mio padre quando recitò nei Soliti ignoti.

Non aveva mai fatto ruoli brillanti e, da lì, la sua carriera strepitosa prese il volo».

 

Suo figlio Leo è diventato una star. Che effetto le fa?

«Mi fa un immenso piacere, ma mi dispiace constatare che le sue fan conoscano poco mio padre. Penso sia un po' colpa del mare di informazioni da cui i ragazzi sono travolti, della possibilità che hanno di vedere e rivedere sempre la stessa cosa e dell' educazione dei genitori che, forse, dovrebbero parlare di più con i figli, e senza il telefono in mano».

 

Alessandro Gassmann e sua moglie

Per i più giovani quello della pandemia è stato un tempo davvero duro. Che ne pensa?

«Vanno compresi, improvvisamente si sono ritrovati chiusi in casa con mamma e papà, senza la libertà di baciarsi, abbracciarsi, fare l' amore, in un' età in cui l' ormone galoppa e ci si sente immortali, fortissimi. Una cosa terribile».

 

Vaccini, seconde dosi, varianti. Qual è la sua posizione?

«Ho fatto Johnson & Johnson, per nove mesi dovrei stare tranquillo. Mi auguro che il buon senso prevalga, che si riesca a vaccinare il più alto numero di persone possibile, e che si arrivi alla famosa immunità di gregge. In questo campo ascolto solo gli scienziati.

Insomma, se voglio mangiare bene, chiedo consiglio ai cuochi, e non ai dentisti. In Italia è successo, invece, che si siano messi tutti a parlare e a dire cosa bisogna fare».

 

Usa molto i social, scatenando polemiche e reazioni violente. Perché?

alessandro gassmann non ci resta che il crimine

«Quando si tratta di salute pubblica, diritti civili e cose che trovo ingiuste, dico e faccio quello che penso. Mi arreca fatica, so che spesso non dovrei farlo, mia moglie mi "cazzia" per questo, ma ritengo che, quando le regole basilari del vivere comune vengono disattese, sia giusto non accettarlo, e farlo sapere».

 

In questi aspetti, nella sua voglia di partecipare, lei è molto diverso da suo padre. E' così?

«Mio padre ha consacrato la sua vita al lavoro, non ha mai avuto interessi che non fossero legati alla cultura, alla musica, alla poesia, al teatro, al cinema. Forse, se avesse coltivato un po' di più sé stesso, si sarebbe ritrovato meno solo alla fine dell' esistenza, quando, inevitabilmente, la salute e il lavoro vengono meno. Io sono diverso, metto sempre la vita prima del lavoro».

 

Si avvicinano le elezioni del nuovo sindaco di Roma. Che cosa si augura?

alessandro gassmann

«Vorrei che i candidati facessero una cosa molto semplice. Invece di mostrare in giro le loro facce, mi piacerebbe che pubblicassero dei cartelloni con su scritti i punti basilari dei loro programmi. Roma è una città difficile da amministrare, spero solo che venga eletta una persona onesta, in grado di fare bene il proprio lavoro».

 

Ha mai pensato di intraprendere la carriera politica?

alessandro gassman 1

«Sì, ci ho pensato. Non lo faccio perché mia moglie non vuole, ha paura, sa che sono un tipo trasparente, anche eccessivamente integerrimo, e teme che, facendo politica, potrei essere irretito da persone molto più scaltre di me. Però mi farebbe proprio piacere, ci sono tante cose che non mi piacciono e, da cittadino, sarei contento di provare a migliorarle».

 

ESULTANZA DI ALESSANDRO GASSMANN PER LA VITTORIA DEL FIGLIO LEO A SANREMO ESULTANZA DI ALESSANDRO GASSMANN PER LA VITTORIA DEL FIGLIO LEO A SANREMO alessandro gassmann e gian marco tognazzigassmann giallinigassmannGASSMANNalessandro gassmannalessandro gassmannGASSMANNGASSMANN PADRE E FIGLIOGASSMANN PADRE E FIGLIO 2alessandro e leo gassmannESULTANZA DI ALESSANDRO GASSMANN PER LA VITTORIA DEL FIGLIO LEO A SANREMOALESSANDRO GASSMANNleo gassmann

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…