asia argento tiziano ferro

ALCOLISTI NON MOLTO ANONIMI - COME FUNZIONA IL PERCORSO CHE HANNO INTRAPRESO ASIA ARGENTO E TIZIANO FERRO PER DISINTOSSICARSI DALL’ALCOOL? - NELLE RIUNIONI DEGLI ALCOLISTI ANONIMI NON CI SONO PROFESSIONISTI, NON È UN APPROCCIO SANITARIO BENSÌ SPIRITUALE CHE PASSA ANCHE ATTRAVERSO LA MEDITAZIONE E LA PREGHIERA - E A VOLTA FUNZIONA: “L'UNICO REQUISITO PER ENTRARE IN UN GRUPPO DI ALCOLISTI ANONIMI È IL DESIDERIO DI SMETTERE DI BERE”  

V. G. per “la Repubblica”

 

tiziano ferro rolling stone

«Bevevo da 12 anni e bevevo male. Sulle Pagine gialle, quand'erano ancora cartacee e ti arrivavano a casa, ho trovato un trafiletto che parlava degli Alcolisti anonimi. C'era un indirizzo, l'ho ritagliato e messo via in un cassetto del comodino. L'ho guardato per anni, poi un giorno sono andata. C'erano una quarantina di persone assiepate in una stanzina piena di fumo, ho attraversato la nebbia, mi sono seduta e ho detto: "Ciao, sono Chiara, e ho un problema'».

 

tiziano ferro rolling stone cover

Erano gli anni Ottanta, Alcolisti anonimi era sbarcata da poco in Italia. L'associazione era nata negli Stati Uniti nel 1935 dall'incontro tra un agente di borsa di Wall Street e un medico chirurgo di Akron, Ohio, entrambi alcolisti. Parecchio tempo dopo a Roma, in via Napoli, si era incontrato il primo gruppo di bevitori di lingua inglese - americani, britannici - a cui poi s' erano aggiunti gli italiani. Era il 1972.

 

«L'alcolismo era visto come un vizio, non come una malattia. Quelle riunioni avevano un sapore carbonaro, quasi clandestino, un odore di cantina e di chiuso che è stato difficile levarsi di dosso», racconta Eugenio, alcolista anonimo della prima ora. Erano le prime spore che poi tra il 1974 e il '76 hanno germogliato anche a Firenze, Milano, Genova.

 

tiziano ferro rolling stone 3

Adesso, che la rete di gruppi di auto-mutuo-aiuto compie cinquant' anni e si è ritrovata per un bilancio di questo primo mezzo secolo a Rimini, oggi è l'ultimo giorno di incontri, sono 430 i gruppi sparsi in tutta Italia e più di seimila le presenze fisse. Ci s'incontra nei locali messi a disposizione dalle parrocchie o dai Comuni, si paga l'affitto con i contributi volontari dei partecipanti. Tutti alcolisti, non «ex alcolisti», né «persone con l’alcolismo», perché la sobrietà è una scelta che si rinnova ogni giorno.

 

asia argento

«L'unico requisito per entrare in un gruppo di Alcolisti anonimi è il desiderio di smettere di bere, ma il difficile non è quello, è continuare a non bere», sottolinea Eugenio, l'ultimo bicchiere venticinque anni fa. Ai partecipanti non si chiedono nomi, cognomi, documenti. Chi racconta di far parte di un gruppo lo fa per libera scelta, come Tiziano Ferro che tra i «per fortuna» della sua vita ha messo l'incontro con gli Alcolisti anonimi. O Asia Argento che a giugno ha festeggiato un anno di sobrietà. Degli altri si sa la biografia che durante gli incontri decidono di narrare. E non c'è nemmeno un registro per sapere poi come a ognuno sia andata.

 

asia argento 2

I coordinatori gestiscono gli interventi, ma non si è obbligati a raccontarsi, qui si viene e si resta perché si vuol restare. Non ci sono professionisti, non è un approccio sanitario bensì spirituale che passa anche attraverso la meditazione e la preghiera a un dio qualunque. E si basa su 12 passi, una sorta di progressione attraverso la quale si giunge alla sobrietà. Si parte dall'accettazione di essere alcolisti, impotenti davanti alla bottiglia. Un giorno alla volta, un passo per volta, tenendosi lontano dal primo bicchiere per 24 ore. E poi per altre 24. E ancora e ancora. Fino a rompere l'isolamento, a ricostruire le relazioni sociali, a tornare attivi perché, spiegano, «sarebbe assurdo togliere l'alcol e non mettere altro dentro alla propria vita».

asia argento michele martignoni 1

 

In questo cerchio di sconosciuti ci si riconosce, si parla la stessa lingua, fatta di solitudini e di fragilità. «Prima di arrivare qui chiunque di noi ha parlato con un'amica, un familiare, un prete: bevi un po' meno, ti dicono. Ma uno non vuole smettere per tenere a bada le transaminasi, ma perché ha toccato il fondo», dice ancora Chiara.

Ci si apre «perché scatta un'identificazione che altrove non c'è, perché nessuno giudica, perché qualcuno sta meglio e se ce l'ha fatta lui, che è come me, allora magari ce la faccio anche io».

 

In origine di donne ce n'erano pochissime, «arrivavano quando erano alla frutta, portate di peso dai loro compagni. Poi anche loro sono uscite di casa, hanno capito che potevano chiedere aiuto e abbiamo scoperto la reale dimensione dell'alcolismo femminile», spiega Chiara. C'erano pure pochi giovani. «Io mi definisco un'alcolista col pedigree - continua lei - È l'alcol il mio grande amore. I ragazzi invece sono pluridipendenti. Entrano nei gruppi, fanno una pulizia veloce, escono. Ma poi ritornano». 

 

alcolismo

La pandemia non ha aiutato. «Ci siamo ritrovati su Zoom, sono nati gruppi solo virtuali, i più anziani ancora continuano a vedersi dallo schermo, altri hanno smesso e si riuniscono in presenza», dice Eugenio mostrando il logo, un triangolo con tre parole: unità, servizio, recupero. «È come uno sgabello a tre gambe, non sta in piedi con due: con il recupero e l'unità raggiungiamo insieme la sobrietà, con il servizio cerchiamo di aiutare gli altri, di trasmettere il nostro messaggio a chi soffre ancora». 

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