cannes

LA CANNES DEI GIUSTI – COME VA? COME SONO I FILM? AVETE VISTO L’ULTIMO DI WES ANDERSON? BELLO, VERO? E "BENEDETTA" DI PAUL VERHOEVEN SULLA MONACA ITALIANA DEL ’500 MISTICA E LESBICA È COSÌ SCANDALOSO COME DICONO? UFFA! NO. NON È ANDATA COSÌ. PERCHÉ, ARRIVATO ALLA SUA 73ESIMA EDIZIONE, UN FLUSSO MAI INTERROTTO DAL 1946, QUEST’ANNO IL FESTIVAL DI CANNES NON C’È. O, MEGLIO, NON C’È NELLA SOLITA FORMA…

 

 

 

Marco Giusti per “l’Unità”

 

the french dispatch

Come va a Cannes? Come sono i film? Avete visto l’ultimo di Wes Anderson, The French Dispatch, con Thimothée Chamalet, Saoirsie Ronan, Elisabeth Moss, Bill Murray? Bello, vero? Tre piani di Nanni Moretti  con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher quando passa? Ma Tilda Swinton ha davvero tre film in concorso? E Benedetta di Paul Verhoeven sulla monaca italiana del ’500 mistica e lesbica è così scandaloso come dicono? Ammonite di Francis Lee con Saoirsie Ronan innamorata di Kate Winslet cacciatrice di fossili poi è stato scelto? Uffa! No. Non è andata così. Perché, arrivato alla sua 73sima edizione, un flusso mai interrotto dal 1946 a guerra da poco finita, quest’anno il Festival di Cannes non c’è. O, meglio, non c’è nella solita forma.

the french dispatch 2

 

margherita buy nanni moretti thierry fremaux

Via tappeto rosso, via i fotografi, via i gioielli, via le stelle e le stelline, via gli appuntamenti al bar del Majestic, via le proiezioni, via le conferenza stampa, via critici e pubblico, e quindi via Cannes. Thierry Frémaux, il direttore del Festival, ha detto che non vede l’ora di uscire di casa, salutare gli amici scomparsi e chiudere la selezione, bloccata per la pandemia, e, ai primi giugno, stillare la lista dei film in concorso, di quelli a “Un Certain Regard” e di quelli fuori concorso.

benedetta di paul verhoeven

 

THIERRY FREMAUX CANNES

Come sempre. Solo che non si vedranno questo maggio a Cannes. Si vedranno magari in altri Festival, a Venezia, a Toronto, come ha spiegato Frémaux, ma con la benedizione di Cannes. Ammesso che si riescano davvero a fare altri festival a settembre… O in sala, anche qui col fregio di essere stati scelti a Cannes. Ammesso che le sale riaprano in tranquillità quest’autunno.

Thierry Fremauxkate winslet e saoirse ronan in ammonte di francis lee

 

Un film molto atteso come Soul di Pete Docter, ad esempio, ultima produzione della Pixar, si è assicurato, per quanto si possa essere sicuri, la sua uscita in sala il 20 novembre in America (in Italia chissà?). Sicure sono solo le uscite sul piccolo schermo, come faranno le otto ore della serie tv We Are Who We Are, che dovevano passare a Cannes come evento speciale de “La Quinzaine des Realisateurs”.  

cannes

 

Alcuni film, come il tanto atteso Benedetta di Paul Verhoeven, con la bellissima attrice belga Virginie Efira, aspetterà addirittura Cannes 2021. Iniziato nel 2019, interrotto per una serie di infortuni del regista, è ancora una volta rimandato… Lo stesso farà Spike Lee, presidente della giuria di questa sfortunata edizione. Tornerà il prossimo maggio, sempre da presidente, anche se il suo film, Da 5 Blood, storia di un gruppo di veterani di guerra che tornano in Vietnam, che doveva essere presentato fuori concorso, uscirà presto su Netflix. Ovvio. Peccato.

tre piani nanni moretti

 

Inoltre questo doveva essere l’anno della riappacificazione tra l’industria cinematografica francese, cioè Cannes, e le potenti piattaforme, come Netflix e Amazon, che avevano lanciato con grande successo i loro film a Venezia, pensiamo solo a Roma di Alfonso Cuaron. Nella guerra tra Cannes e Venezia, anche se Frémaux, ha sempre sostenuto che “Cannes non compete con nessuno. Cannes è Cannes”, ma non è così perché a parte il recente caso di Parasite, sono molti ormai i film che dal Lido arrivano agli Oscar, proprio la mancanza o la presenza dei ormai potenti titoli Netflix, aveva fatto la differenza.

 

quentin tarantino e margot robbie alla conferenza stampa di cannessoul by pixar

E questo cambiamento avrebbe potuto magari rafforzare le scelte di Frémaux, negli ultimi anni un po’ criticate. Ma il problema tra sala o tv, esibizione o piattaforma, non solo rimane, ma diventa di vitale importanza con la pandemia. Anche perché i critici anglosassoni spingono ormai per le piattaforme come unica forma possibile di sopravvivenza di tutto il cinema, mentre quelli francesi sono arroccati sulle sale e sui festival. Per non parlare degli asiatici, soprattutto i coreani e i giapponesi, che punterebbero da subito sul rilancio della sala, e vedono Cannes come l’unico trampolino mediatico internazionale dopo le vittorie al festival di registi come Hirakazu Kore Eda e Boong-Joo Ho.

the french dispatch proposta di matrimonio a cannes 6

 

Perché nessuna piattaforma, nessun articolo, nessun dibattito sui social, può offrire l’esposizione mediatica che offre a un film un evento internazionale come il Festival di Cannes. “E’ una cosa che non può essere paragonata a nulla”, ha detto Frémaux a “Screen”. Lo hanno scritto recentemente anche i critici di “Indiewire”, come David Ehrlich: “Essere a Cannes è una specie di estasi cinefila che è difficile descrivere e impossibile eguagliare…

 

cannes 2019kate winslet e saoirse ronan in ammonte di francis lee 1

Se il Sundance è motivato dalle scoperte, Cannes si muove nel segno della celebrazione di tutto ciò che è il cinema”. Sono proprio quelle proiezioni lì, sofferte, faticose dove duemila-tremila critici venuti da tutto il mondo, dopo file interminabili accalcati sotto il sole o sotto la pioggia, vedono assieme un film, come fosse un party collettivo, a decretarne il successo internazionale, il lancio verso gli Oscar, la fama di cult impossibile o la morte prematura e spesso definitiva. Posso ricordare a Cannes le incredibili visioni collettive di Pulp Fiction di Quentin Tarantino, di Cuore selvaggio di David Lynch, di Amour di Michael Haneke fino a Parasite di Boon-joon Ho. Ci sono registi che sono stati costruiti da Cannes, come Apichatpong Weerasethakul, che aveva pronto quest’anno Memoria con Tilda Swinton in giro per il Sudamerica, o Naomi Kawase o la Marion Ade di Toni Erdmann.

cannes 1960 marcello mastroianni in posa davanti al manifesto della dolce vita

 

set di benedetta di paul verhoeven a perugia

E quest’anno sarebbe stato possibile portare molte donne a Cannes, da Sofia Coppola, che aveva pronto On the Rocks, alla scrittrice Stacey Cregg nel suo film d’esordio, Here Before. Ci sono altri registi che girano i film già puntando all’uscita a Cannes, penso a Nanni Moretti, pronto con Tre piani dal romanzo di Eshkol Nevo, che vedremo, forse, a Venezia, penso a Daniele Luchetti  e al suo Lacci dal romanzo di Domenico Starnone, a Sergio Castellitto e al suo Un dragone a forma di nuvola, tratto da una inedita sceneggiatura di Ettore Scola, con Berenice Béjo e Matilda De Angelis. Infine c’è che rinasce proprio a Cannes, come Léos Carax, che dopo averci riconquistato con Holy Motors nel 2012, sarebbe tornato col musical Annette con Adam Driver e Marion Cotillard. Un evento davvero atteso da tutto il mondo del cinema.

 

la giuria di cannesbenedetta di paul verhoeven 2

Ma a ben vedere la grande forza mediatica di Cannes, la visione collettiva cinefila, diventa la sua più grande debolezza in anni di pandemia. Perché non è possibile, oggi, ahimé, chiudere nella stessa sala così tanti critici e uomini di cinema, spesso vecchiotti, sovrappeso, mal messi, perché andare il cinema non è proprio un’attività sana. Perché non riuscirebbero a stare fermi su una sedia senza parlare, dire la loro, sputacchiare qualcosa ai loro vicini.

benedetta di paul verhoeven 1

 

alain delon premio alla carriera a cannes 2019 6

E non puoi né sceglierne pochi fortunati né eletti né, come ho letto da qualche parte riguardo alla prossima Venezia, ammettere in sala solo quelli sotto una certa età. Quanto facciamo? 55? 50? Diciamo sotto i 30 e facciamo solo un festival con giovani critici. Ovviamente magri e in salute. Non sarebbe male, anche se sarei subito escluso. E con i direttori, i presidenti dei festival, a Cannes come a Venezia, ormai settantenni cosa fai? Li lasci a casa? Ecco. In qualsiasi modo si pensi di ricostruire un festival come Cannes, e temo come Venezia, in tempi di pandemia, dobbiamo ammettere che non potrà mai essere quello che era prima. Perché quell’evento infernale che è la visione collettiva di un film a Cannes si può ottenere solo in quelle assurde condizioni di corpi, teste, memorie, sudori, umori pigiati uni contro gli altri. Mostrare dei film in una saletta con pochi critici distanziati, cosa che ad esempio sognava Eric Rohmer per i suoi lavori, è più o meno come vederli a casa propria. E il bollino “scelto a Cannes” aiuta come leggere di un ristorante a cinque stelle e non averci mai mangiato.  

soul by pixar tre piani nanni moretti 1

 

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