2023cannes2405

LA CANNES DEI GIUSTI – PER FORTUNA STIAMO QUASI ALLA FINE. POSSO DIRVI CHE HO VISTO UNA BELLISSIMA OPERA SECONDA DI UNA RAGAZZA MAROCCHINA, ASMAE EL MOUDIR, “THE MOTHER OF ALL LIES” - MENO RIUSCITO, ANCHE SE PIÙ CHE VEDIBILE, MALGRADO GLI SCHIZZI DI SANGUE E LE FIN TROPPE UNGHIE CAVATE BRUTALMENTE, È “HOPELESS”, OPERA PRIMA DEL COREANO CHANG HOON KIM, UN MELODRAMMA NOIR CHE PUÒ VANTARE UNA STORIA DA CINEMA DELLA WARNER DEGLI ANNI ’40…

 

Marco Giusti per Dagospia

 

the mother of all lies 2

Cannes. Per fortuna stiamo quasi alla fine. Posso dirvi che a Un Certain Regard ho visto una bellissima opera seconda di una ragazza marocchina, Asmae El Moudir, “The Mother of All Lies”, qualcosa in più di un documentario.

 

Per raccontare la storia della sua infanzia a Casablanca e spiegare i segreti della sua famiglia, soprattutto legati a un incredibile fatto di sangue che accadde durante il ramadam del 1981 legato alla Rivolta del Pane, che costò la vita a 600 cittadini che protestavano per la strada che vennero rapidamente fatti sparire nelle fosse comuni mentre nessun media riportò l’accaduto, Asmae El Moudir usa delle complesse installazioni artistiche dove il padre ha ricostruito sia i bassi della città, dove la rivolta avvenne, sia con pupazzetti i personaggi della storia che si sta raccontando. Installazioni che hanno fatto parte di una mostra che la stessa regista ha realizzato col padre.

hopeless.

 

Ma se i pupazzetti e le scenografie ricostruite, come nel bellissimo film di Rithy Panh sui massacri in Cambogia, “Everything Will Be OK”, servono per supplire alla mancanza quasi totale di immagini, filmati o fotografia (ne esista solo una dei morti per strada del 1981), servono anche per allargare i ricordi della famiglia, visto che poi i racconti vengono fuori.

 

the mother of all lies 3

Non di tutti, perché la vecchia nonna Zahra, che tiene in pugno la memoria e l’anima dell’intera famiglia, si ostina a non voler parlare. Anche i muri hanno orecchie. Magari ha ragione.

 

E’ la stessa Zahra a avere eliminato la presenza di qualsiasi fotografia della famiglia da casa, tranne quella di Assad II, che troneggia su un muro vuoto, anche se Asmae El Moudir ne ha trovata una che dovrebbe corrispondere a quando a 12 anni si fece fare la sua prima fotografia, nello stesso giorno del massacro.

 

 

asmae el moudir

Costruito più come una forte, seduta analitica di massa che cresce mano a mano che le storie più terribili vengono fuori, dà del Marocco una chiave di lettura per noi abbastanza ignota della repressione poliziesca del paese in uno dei suoi momenti più difficili. Per la verità uno dei film migliori che si siano visti quest’anno a Cannes. E scenografie e pupazzetti sono favolosi.

 

Meno riuscito, anche se più che vedibile, malgrado gli schizzi di sangue e le fin troppe unghie cavate brutalmente, è “Hopeless”, opera prima del coreano Chang Hoon Kim presentato a Un certain Regard, un melodramma noir che può vantare una storia da cinema della Warner degli anni ’40. A Myeong, città dove non sembra facile crescere onesti in certi quartieri, il giovane diciassettenne Yeon-gyu, interpretato da Hong Xa-bin, non trova pace tra un patrigno che lo riempie di botte con la mazza da baseball solo perché è ubriaco (“Ma ora smetto”) e le bande della zona che non lo lasciano lavorare in pace.

 

hopeless

Dovendo soldi a brutti tipi del quartiere, lo aiuta un freddo capo di una gang, Chi-geon, interpretato da Song Joong-ki, che lo invita a unirsi a lui in una vita criminale. Ma, come spiega già il titolo, senza speranza, non sarà facile per Yeon-gyu muoversi come giovane della gang, mentre il patrigno è sempre più insopportabile e Chi-geon è schiavo del suo sadico boss. Il maggior interesse del film che vanta giovani star coreane popolari, come il bellissimo Song Joong-ki, che i fan delle serie ricorderanno come protagonista di “Vincenzo”, la serie coreana di mafia girata in Italia, è nei rapporti tra i due ragazzi, vagamente gay come in tanti noir, e tra Yeon-gyu e la sorellastra, Kim Hyoung-seo.

the mother of all lies 1 hopeless the mother of all lies

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO