claudio cerasa il foglio

CASALINO L'AVEVA PROMESSO: ''IL FOGLIO'' CHIUDERÀ. E ORA IL GOVERNO 5 STELLE, CON LA COMPLICITÀ DEL PD, STA MANTENENDO LA PAROLA - FERRARA-CERASA: ''VOGLIONO FARCI FUORI RIPESCANDO UN ACCERTAMENTO DEL 2009: CHIEDONO INDIETRO 6 MILIONI E SOSPENDONO IL CONTRIBUTO PUBBLICO SENZA NEANCHE ASPETTARE LA NOSTRA RISPOSTA'' - ROCCA: ''COLPISCONO L'UNICO GIORNALE CHE SI OPPONE ALL'INDECENTE POPULISMO DI QUESTO GOVERNO, AL SEGNAPOSTO SCELTO DALLA CASALEGGIO ASSOCIATI GIUSEPPE CONTE E L’HANDLER ROCCO CASALINO''

 

1. UN TENTATIVO CHE NON RIUSCIRÀ PER COLPIRE IL FOGLIO E CERCARE DI CHIUDERLO

Da www.ilfoglio.it

 

CLAUDIO CERASA E GIULIANO FERRARA

Un giornalista già consulente di Vito Crimi, indimenticabile maestro e padrone per un anno e mezzo dei contributi per l’editoria in area governativo-grillina, ha anticipato ieri via blog una decisione del Dipartimento, di cui è direttore il dottor Ferruccio Sepe e responsabile politico il sottosegretario Andrea Martella: la decisione è di escludere il Foglio dai contributi all’editoria per il 2018, segnalata nel sito della presidenza del Consiglio. La motivazione non è chiara. Forse però la si può chiarire a beneficio del lettore.

 

Qualche tempo fa, nell’era Salvini-Di Maio, il portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, aveva sarcasticamente domandato al nostro Salvatore Merlo perché mai si desse tanto da fare visto che il Foglio sarebbe stato chiuso. In quel tempo la Guardia di Finanza aveva rispolverato una vecchia inchiesta di accertamento giacente da sette anni nei cassetti sui contributi per gli anni 2009-2010.

 

Il verbale della Finanza, con la quale la cooperativa editrice del Foglio ha sempre lealmente collaborato con la cessione la più ampia di tutta la documentazione amministrativa necessaria, coordinata per l’occasione o comunque raccordata al Dipartimento per l’editoria, stabiliva che il Foglio non aveva diritto in quel biennio ai contributi di legge perché non aveva raggiunto la percentuale del 25 per cento delle vendite calcolate sull’intera tiratura, il che è falso e è stato dimostrato falso nelle nostre controdeduzioni, cosa che qualunque tribunale civile è in grado di decidere in qualunque momento.

claudio cerasa

 

Secondo argomento della Finanza: il Foglio era organo di un movimento inesistente, la Convenzione per la giustizia, il che era gravemente falso, visto che il movimento esisteva, aveva tenuto un suo congresso di fondazione a Firenze, perfino alla presenza di Marco Travaglio, e dunque il suo giornale tribuna, che non ha mai risparmiato parole di commento e fatti raccontati in materia di giustizia e garantismo giuridico, aveva il collegamento di legge necessario, per non parlare della legittimazione politica civile e culturale, con una struttura effettivamente costituita (la grave negligenza degli accertatori non sarà mai sottolineata abbastanza, insieme con la loro fretta di concludere ai nostri danni nella situazione politica data del governo gialloverde, visto che la cronaca del Congresso della Convenzione era pubblica, bastava poco per sincerarsene).

 

 Infine la cooperativa per la Finanza non era una vera cooperativa in quanto le forze che avevano dato origine al Foglio come Srl vi erano rappresentate e la sostenevano in relazione alla valorizzazione della testata, che il Foglio aveva da loro in affitto. E’ l’ultima falsificazione di una serie.

cerasa renzi

 

 

In base a questi falsi materiali, su cui i tribunali dovranno decidere, la pretesa dell’autorità politica e burocratica delegata a confermare o cancellare l’erogazione dei contributi all’editoria è di indurre il Foglio a una grave crisi editoriale, eventualmente alla chiusura, intimandogli la restituzione di sei milioni circa di euro per il biennio già menzionato e nel frattempo sospendendo l’erogazione di contributi a titolo di garanzia, procedendo senza nemmeno ancora avere acquisito la controrelazione del giornale rispetto al verbale dei finanzieri, il che è addirittura enorme, madornale.

 

L’aria che tira è quella di un attacco proditorio a un giornale che è tra le più trasparenti macchine amministrative nel panorama dell’editoria italiana e che ha sempre avuto tutti i titoli per essere considerato in Italia e non solo in Italia, un serio giornale di riferimento per chi abbia voglia di leggerlo, cosa che avviene da venticinque anni e che non dipende se non per una frazione di un terzo dai contributi per l’editoria (il resto è il prezzo di vendita al pubblico, la pubblicità e le sponsorizzazioni).

 

Andrea Martella Paola De Micheli Andrea Marcucci

Siamo da sempre orgogliosi del nostro lavoro, che una buona legge ha reso possibile per chi lavora nell’antimercato non commerciale della qualità e dell’impegno civile all’informazione, e malgrado tanti errori e valutazioni sbagliate abbiamo sempre sostenuto che gli articoli del Foglio valevano qualche bel gorgheggio scaligero, insomma erano un fatto di cultura e di civiltà editoriale, e il finanziamento pubblico lo rendeva possibile in condizioni di relativa indipendenza e di tollerante semilibertà (la libertà integrale la lasciamo ai tenori della professione).

 

Non abbiamo mai fatto cronaca da bassifondi, mai scoopismo da imbeccata, mai campagne che lisciassero il pelo all’opinione: al contrario, siamo stati spesso all’opposto di quanto una maggioranza di fedeli lettori pensava, e per questo quel nucleo di italiani ci ha rinnovato la sua fiducia e donato un serio prestigio al di là della circolazione delle copie di queste poche pagine bianche dai titoli lunghi e dalle scelte difficili. Siamo da sempre un giornale austero, che può piacere o dispiacere, ma che non accetta in alcun modo di essere assimilato, nemmeno per scherzo, a imprese che hanno scopi e assetti editoriali e civili diversi dalla nostra.

 

grillo e crimi

Facciamo opposizione in ogni modo a questo trattamento, che giudichiamo francamente fuorilegge e dettato da malevolenza politica, emersa fin dal giorno in cui accedemmo ai contributi secondo la legge e divenuta infine determinazione a perseguire la chiusura del giornale quando una maggioranza e un governo a noi ostili, e verso i quali eravamo apertamente ma politicamente e lealmente ostili, si è provata con la dissuasione e la minaccia a farci tacere. Cosa che non avverrà, sebbene qui detestiamo la petulanza e preferiamo parlare con le cifre e con i fatti, difendendoci nei nostri diritti in tutte le sedi possibili, e riservandoci ogni azione di risarcimento per un comportamento che ci danneggia ma non ci imbavaglierà.

 

 

2. IL GOVERNO CONTE PROVA AD AFFONDARE IL FOGLIO, CON L’IMBARAZZANTE COMPLICITÀ DEL PD

Christian Rocca per www.linkiesta.it

 

Questa è una storia emblematica dello stato del nostro paese, dei pericoli che corre, della nocività di ogni forma di appeasement nei confronti delle forze sovversive e della complicità del Partito democratico. Eccola. Da Palazzo Chigi, ove risiedono il segnaposto scelto dalla Casaleggio Associati Giuseppe Conte e l’handler Rocco Casalino, fanno sapere che il governo ha tolto qualche centinaia di migliaia di euro di finanziamento pubblico residuo che spettava per legge alla cooperativa giornalistica che edita il Foglio.

 

VITO CRIMI CON IL MEGAFONO

Non solo, secondo la ricostruzione del Foglio che cita un’istruttoria preparata da un tipo sveglio come Vito Crimi, responsabile del Dipartimento per l’editoria durante il Conte 1 e del relativo tentato omicidio di Radio Radicale, pare che il governo pretenderà anche la restituzione di qualche milione di euro versati dallo Stato negli anni scorsi al quotidiano fondato da Giuliano Ferrara (dove ho lavorato per 14 anni) per un qualche inciampo burocratico che altro non è se non la volontà precisa, peraltro dichiarata pubblicamente da Casalino ai tempi del Conte 1, di far chiudere l’unico giornale italiano di carta che denuncia il carattere eversivo del progetto di Casaleggio e Grillo.

 

CHRISTIAN ROCCA

Negli ultimi anni, in particolare con Luciano Capone, il Foglio ha continuato a insistere pressoché solitario sull’anomalia antidemocratica dei casaleggesi ricevendo nel luglio del 2018 la sopracitata minaccia di Casalino ora pronta a concretizzarsi e anche, un mese prima, una grottesca lettera dell’attuale proprietario della testata Valter Mainetti, un uomo di relazioni romane non lontane dalle relazioni romane di Conte, che invitava i giornalisti del Foglio a trattare meglio il governo perché «il presidente Conte merita fiducia», come la Galbani, convinto nientedimeno che il premier avrebbe potuto «disboscare il sottobosco burocratico». Come no.

 

Il Foglio ha pubblicato la lettera in prima pagina sotto il titolo autoironico «La voce del padrone», ma la minaccia di Casalino e l’invito dell’editore hanno ulteriormente spinto il giornale a non-fare-sconti, come dicono quelli sempre pronti a farci sapere di avere la schiena dritta, aggiungendo all’opposizione di merito sull’azione di governo anche una forma di resistenza antropologica.

ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE BY LUGHINO

 

Con il Conte due e la prospettiva di tenere Salvini lontano dai pieni poteri si è aperto un nuovo capitolo politico e il Foglio è diventato contiano di ferro, un poco per ridere e un poco sul serio. Non è mai mancato il debunking quotidiano di Luciano Capone sulle sòle made in Casaleggio, ma il Foglio ha ospitato in prima pagina, e senza che gli scappasse da ridere, un surreale manifesto per far ripartire l’Italia scritto da Conte (o da Casalino) e spesso ha sottolineato la capacità di leadership-non-leadership del premier.

 

Di recente un importante ministro grillino è stato ospite alla festa dell’ottimismo di Firenze e a un certo punto sulle austere pagine del quotidiano è comparso anche un elogio di Casalino, dello stesso Casalino che aveva minacciato di far chiudere il Foglio evidentemente sapendo di che cosa stava parlando. E infatti la decisione del Dipartimento di Palazzo Chigi è arrivata.

 

conte casalino 1

L’altra metafora di questa storia è la complicità del Partito democratico nella decisione di togliere i finanziamenti alla cooperativa giornalistica del Foglio, e solo a quella del Foglio, perché il grillino Crimi non è più il responsabile del Dipartimento dell’Editoria di Palazzo Chigi, ora è andato a fare danni allo sport, ma è stato sostituito da Andrea Martella, deputato del Partito democratico. Con questa scelta, voluta o no, e se non è voluta è anche peggio, Martella aggiunge un altro elemento di imbarazzo all’ormai nutrito bottino del suo partito, ormai «oggettivamente un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze populiste» per semicitare Nicola Zingaretti.

 

GIUSEPPE CONTE E ROCCO CASALINO IN CONFERENZA STAMPA

Che cosa altro è il Pd, infatti, se non un facilitatore e un navigator del populismo, ora che fa prendere la mira contro l’unico giornale di carta apertamente antipopulista e dopo aver accettato i decreti sicurezza e dignità, la legge spazzacorrotti, la fine della prescrizione, il decreto sulle intercettazioni, la riduzione dei parlamentari, il reddito di cittadinanza, quota cento e dopo non essersi ancora opposto formalmente alla candidatura del propalatore dei Protocolli dei Savi di Sion, l’Elio Lannutti che in passato si è augurato anche lui che tagliassero i fondi al Foglio in modo da farlo chiudere?

 

Altro che alleanza strategica, il Pd è diventato il volenteroso carnefice di Grillo. Il suo ruolo, invece, assieme a quello di Matteo Renzi, Carlo Calenda, Emma Bonino, Mara Carfagna e di tutte le persone ragionevoli, dovrebbe essere quello di difendere la Repubblica dai progetti sovversivi di un gruppo di mentecatti.

lannutti

 

 

luigi di maio elio lannutti

 

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