kim jones lagerfeld pietro beccari

IL CASO FENDIOR - QUIRINO CONTI: “IL SOGNO-DELIRIO DI UN IMPERO PILOTATO DA UNA MISTERIOSA STANZA DEI BOTTONI NON È MAI SVANITO DALLA MENTE DEGLI IMPRENDITORI DELLA MODA. CONFONDENDO ARMEGGI CREATIVI CON LA PROPRIA ABILITÀ A RIMESCOLARE FATTURATI, COSTI E REDDITIVITÀ. ESEMPLARE IN QUESTO SENSO L’INGRESSO IN FENDI DI KIM JONES, INCARICATO DELLA LINEA DONNA MANTENENDO IN DIOR IL SUO INCARICO PER L’UOMO. MA NON CI SI ERA GONFIATI DI ORGOGLIO PER L’OTTIMO LAVORO SVOLTO DALLA TENACE SILVIA VENTURINI FENDI?’’

QUIRINO CONTI

Quirino Conti per Dagospia

 

Tentativi di dispotismo sincretico sul corpo della Moda se ne sono visti parecchi nel corso degli anni. Da parte di quanti solo con i piedi – e non con il cuore – a mollo nel bagnasciuga dello Stile hanno creduto di potersi tuffare e nuotare in quei pochi centimetri di mare: incorrendo da incompetenti in penose craniate e fraintendimenti fallimentari.

 

Come quando, all’inizio degli anni ’70, i più grandi industriali italiani del settore (il famoso “Gruppo dei Cinque”) decisero di concordare (con una strategica pace commerciale) l’andamento del gusto e della creatività: semplificando con progetti casermeschi forme, colori e materiali.

kim jones

 

Lo stesso fu tentato in seguito da un potentissimo pool di rappresentanti di commercio. Risultato? Un fallimento totale per i soliti colonnelli. Mentre lo stilista veleggiava felice in solitaria verso la piena autonomia, incontro al trionfo della Moda e del Made in Italy.

 

Ma il sogno-delirio di un impero pilotato da una misteriosa stanza dei bottoni non è mai svanito dalla mente degli imprenditori della Moda. Per la semplice ragione che il grigio industrialotto, una volta che abbia chiuso il suo redditizio usignolo in una gabbia dorata, ne ignora e invidia l’autentica natura. Confondendo armeggi creativi con la propria abilità a rimescolare fatturati, costi e redditività.

kim jones lagerfeld Pietro Beccari

 

Stesso delirante programma ha reso il cinema ciò che è. Con produttori impuri e registi arrendevoli. Lontano dal salutare “odio” che nutriva, ad esempio, Federico Fellini per i detestati burocrati della produzione.

 

kim jones

Tutto questo per cercare almeno di decriptare quanto sta avvenendo in casa LVMH. Con le stesse ombre di Quarto potere, ma senza i suoi geniali bagliori. Con qualcuno che, ebbro di autoritarismo, contendendo al creativo il suo dono naturale, ricomincia a spostare sulla scacchiera il suo destino da una casella all’altra.

Silvia Venturini Fendi Lagerfeld

 

Esemplare in questo senso l’ingresso in Fendi di Kim Jones, incaricato della linea donna mantenendo in Dior il suo incarico per l’uomo. Ah, come vorremmo sentirli, i sapientoni satrapi del capitale, straparlare di talento, linee e Stile! Come vorremmo ascoltare le prone, accondiscendenti valutazioni dei fidi scudieri consigliori!

 

Capaci di triturare milioni senza mai uno straccio di prova di rientro. E ora, mentre il mercato langue, l’ennesima grande trovata: un innocuo stilista inglese (la sua foto ufficiale lo mostra con una strana protuberanza color carne all’altezza dell’inguine) che da immaginifico cultore di arte africana per Dior uomo viene ex cathedra battezzato “salvatore” per la linea donna del dopo Lagerfeld-Fendi. “Tanto,” si saranno detti, “lo abbiamo già in casa. Basterà – con l’aria che tira – aprire un cassetto e rispolverare un contratto spremiagrumi.” Di certo, lo stilista avrà perfino ringraziato.

kim jones kate moss

 

Ma non ci si era gonfiati di orgoglio per l’ottimo lavoro svolto dalla tenace Silvia Venturini Fendi? Parrebbe di no. Ora è riemerso il programma monoclino dell’incomparabile Lagerfeld. E che il cielo gliela mandi buona. Ma tanto, alla peggio, si risposta tutto. Lasciando intanto che ogni singolo autore del proprio squadrone continui a scopiazzare (magari anche “Il Galliano espulso”, senza neppure pagarlo).

kim jones

 

E lo Stile? Un po’ ovunque, una cinica omologazione tecnica, dopo la mattanza di tanti improvvisati delfini. Dunque, un non-Stile. O, come avrebbe detto Bernard Berenson, uno Stile intercambiabile.

Pietro Beccarfi, ceo DiorPietro Beccari alla serata dior foto di bacco (22)riapre la fontana di trevi silvia venturini fendi con claudio presicce e pietro beccari 7Karl Lagerfeld Silvia Venturini Fendi Pietro Beccari e Gianni Alemanno Karl Lagerfeld Silvia Venturini Fendi e Pietro Beccari Lagerfeld

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