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CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! - FITTIPALDI, VICEDIRETTORE DEL ''DOMANI'', INFILA UN LAPSUS CALAMI FREUDIANO: "IL 29 GIUGNO I VERTICI DELLA BANCA SALGONO A PAZZO APOSTOLICO CON I DETTAGLI DEL PIANO DI RIENTRO DEL FINANZIAMENTO". IN CORSO LE RICERCHE DELLO SQUILIBRATO -“IL PREMIO NOBEL MONTAGNER”. DITE A LA “VERITÀ” CHE LO SCIENZIATO È NATO IN FRANCIA, NON IN PROVINCIA DI TREVISO: SI CHIAMA LUC MONTAGNIER

Stefano Lorenzetto

“Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto da “Anteprima. La spremuta dei giornali di Giorgio Dell’Arti” e pubblicato da “Italia Oggi”

(http://www.stefanolorenzetto.it/telex.htm)

 

 

Incipit di un articolo firmato da Luca D’Andrea sulla Repubblica: «Certo, è sempre spettacolare vedere un cervo in mezzo alla neve. Ed è sempre una tentazione lasciarsi trasportare dall’incanto che le immagini dell’Italia imbiancata evoca».

 

LUCA D'ANDREA

A noi pare che il soggetto siano «le immagini», le quali dunque «evocano». Però lo diciamo sommessamente: l’esperto è D’Andrea, scrittore che pubblica con Einaudi.

 

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ANGELO BECCIU E PAPA BERGOGLIO

«Ieri avrebbe preso contatti con qualche senatore di Fratelli d’Italia, invitandoli a presentare la mozione di sfiducia», scrive Wanda Marra sul Fatto Quotidiano. Ma il significato di «qualche» («alcuni, non molti») non si può certo coniugare con il verbo al plurale «invitandoli». Chieda conferma a D’Andrea. Anzi, no.

 

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emiliano fittipaldi

In uno scoop che capovolge quanto finora scritto dai giornali sulle presunte responsabilità del cardinale Angelo Becciu («La lettera segreta di Parolin. “Quel palazzo è un buon affare”.

 

Spunta una lettera del segretario di Stato allo Ior sull’immobile di Londra al centro dello scandalo in Vaticano», così il titolo), Emiliano Fittipaldi, vicedirettore del Domani, infila un lapsus calami freudiano: «Il 29 giugno i vertici della banca salgono a Pazzo Apostolico con i dettagli del piano di rientro del finanziamento». In corso le ricerche dello squilibrato.

 

FEDERICO RAMPINI DONALD TRUMP

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Davvero epico l’attacco del servizio di Federico Rampini, inviato della Repubblica a Washington, sull’assalto al Congresso «istigato da Trump»: «“La democrazia è fragile, è in corso un attacco alla nostra libertà, allo Stato di diritto, alla sovranità popolare”. Sono le 16.06, ora locale, quando Joe Biden parla alla nazione. È allarmato e indignato.

 

Da tre ore ormai divampa “la battaglia di Washington”, le convulsioni di una giornata angosciante in cui la più antica democrazia del mondo piomba in stato d’assedio».

manifestanti picchiano un poliziotto con una bandiera americana a washington

 

Probabilmente Rampini ha preso lezioni dal coltissimo Danilo Toninelli, ex ministro grillino, che nel novembre 2016 scrisse sul suo profilo Facebook: «I cittadini americani hanno scelto. La più antica democrazia al mondo ha voluto Trump».

 

Senza scomodare l’antica Grecia (dove, stando al censimento dell’Attica datato per ipotesi tra il 315 e il 309 avanti Cristo, 20.000 cittadini già godevano di diritti politici) e l’antica Roma o l’Italia dei Comuni, vale la pena di ricordare che nella Repubblica di San Marino esiste dal XV secolo il Gran Consiglio formato dai cittadini, mentre le prime elezioni presidenziali statunitensi si tennero nel 1788-1789.

 

LUC MONTAGNIER

Rampini dovrebbe in ogni caso mettersi d’accordo con il medievista Franco Cardini, secondo il quale è il Parlamento inglese di Westminster «il simbolo primigenio della democrazia rappresentativa liberale, quella espressa dalla Glorious Revolution del 1688».

 

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maurizio molinari a dogliani

Sommario dalla Verità: «Il premio Nobel Montagner frena gli entusiasmi». Il cognome del virologo che scoprì il virus dell’Hiv è ripetuto così anche nel testo. Ma lo scienziato è nato in Francia, non in provincia di Treviso: si chiama Luc Montagnier.

 

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eugenio scalfari foto di bacco

Occupandosi dei due svarioni temporali contenuti nel colloquio fra Eugenio Scalfari e Maurizio Molinari, uno dei quali rettificato dalla Repubblica in ribattuta, Stefano Lorenzetto riesce ad aggiungerne altri due (uno provvidenzialmente poi corretto da Anteprima e Dagospia): scambia il centenario della nascita di Leonardo Sciascia con quello della morte e indica il 16 aprile, anziché il 16 marzo, come data del sequestro di Aldo Moro.

 

anno di 364 giorni secondo la calcolatrice di Windows

Quest’ultimo errore non è sfuggito a Roberto Chiodi, giornalista di lungo corso, che lo ha segnalato a Giorgio Dell’Arti (grazie). Nella sua lettera ad Anteprima, Chiodi contesta altresì che la prigionia dello statista sia durata 55 giorni: «Volendo proprio fare le pulci, ne durò 54: fu rapito alle 9 di mattina del 16 marzo, fu ucciso la mattina del 9 maggio. Nelle mani dei rapitori rimase dunque 54 giorni».

 

Spuntando i giorni sul calendario – 16 a marzo, 30 ad aprile, 9 a maggio – in realtà se ne contano 55, che è il dato da sempre accreditato in atti parlamentari, libri, cronache giornalistiche. I 54 giorni indicati da Chiodi non sono che un’aporia informatica: infatti, inserendo le date 1 gennaio e 31 dicembre nella calcolatrice di Windows, si ottengono per differenza 364 giorni, anziché 365.

 

Ma se questo computo fosse esatto, significherebbe che dalla nascita di Cristo (peraltro erroneamente calcolata da Dionigi il Piccolo, perché Gesù venne alla luce in realtà tra il 7 e il 4 avanti Cristo) mancano all’appello dell’umanità all’incirca 2020 giorni, cioè 5 anni e mezzo.

IL CADAVERE DI ALDO MORO NELLA RENAULT 4 ROSSAAGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MOROaldo mororitrovamento corpo aldo moro

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