IL CINEMA DEI GIUSTI - IERI SERA HO SPESO 4,99 EURO SU AMAZON PER VEDERMI IL PRIMO WESTERN PUGLIESE DELLA STORIA DEL CINEMA, “IL MIO CORPO VI SEPPELLIRÀ” DI GIOVANNI LA PAROLA, STORIA DI QUATTRO BANDITESSE CATTIVISSIME IN LOTTA SIA COL VECCHIO POTERE BORBONICO SIA CON QUELLO SABAUDO - INFARCITO DI NON ECCELSI EFFETTI IN DIGITALE, È UN MEZZO DISASTRO O, SE VOLETE, UN MEZZO SUCCESSO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

il mio corpo vi seppellira il mio corpo vi seppellira

Attenti alle palle. Ieri sera ho speso 4,99 euro su Amazon per vedermi il primo western pugliese della storia del cinema, “Il mio corpo vi seppellirà” di Giovanni La Parola, che lo ha scritto con Alessia Lepore, storia di quattro banditesse cattivissime in lotta sia col vecchio potere borbonico sia con quello sabaudo. Bang! Bang! Prodotto da Ascent e Groenlandia con 4 milioni di euro di budget (minchia!), che nessuno vedrà mai più, girato tre-quattro anni fa con molti problemi, tanto che un terzo di sceneggiatura scompare dal film, come scompaiono raccordi e flashback che forse avrebbero aiutato la narrazione, infarcito di non eccelsi effetti in digitale, è un mezzo disastro o, se volete, un mezzo successo.

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Questione di punti di vista. Mi interessava un western pugliese, ma fingono di essere in Sicilia. Mi interessava un western con le ragazze violente, ma le quattro banditesse non sono così ben definite. Miriam Dalmazio, è senza ruolo e senza battute, Antonia Truppo è brava ma privata del flash back col bandito Ninco Nanco che spiega la sua storia perde di valore, Margareth Madè è molto divertente con la benda sull’occhio e il cappellaccio, un po’ macchietta ma ha grande presenza, mentre la cattivissima Rosa Abella armata di falcetto, tagliatrice e collezionista di piselli, è un po’ eccessiva per i miei gusti.

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Tra i maschi cattivi, molto fumettistici, Guido Caprino si esibisce in uno strepitoso piemontese, Giovanni Calcagno, tagliatore di teste, ha una bella faccia da western alla Rick Boyd che il nostro cinema potrebbe sfruttare. In un ruolo più piccolo Gigio Morra, come nobile borbonico, ruba la scena a tutti. Ovvio, è napoletano, come la Truppo. Alla fine, la storia, si riduce a un rapimento con riscatto e a un regolamento di conti finale dove La Parola pensava di fare il Rodriguez-Tarantino della situazione e invece diventa una specie di Demofilo Fidani. I costumi sono belli, ma non basta. Però me lo sono visto.

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