IL CINEMA DEI GIUSTI - “SOUL”, PRIMO CARTOON DELLA PIXAR CHE HA COME PROTAGONISTA UN AFRO-AMERICANO, È UNA MERAVIGLIA, SOPRATTUTTO PER LA PARTE JAZZ E DELLA NEW YORK LIVE PRE-COVID – RISPETTO AGLI ALTRI FILM DI PETE DOCTER È MENO FILOSOFICO, PIÙ DIVERTENTE E LA PARTE DELLE ANIME SOSPESE IN UNA SORTA DI VUOTO LAICO IN ATTESA DI CONGIUNGERSI CON UN ESSERE UMANO È SCHIACCIATA DALLA BELLEZZA DELLA PARTE DICIAMO DI VITA NORMALE, QUASI LIVE, PIENA DI VITA IN QUEL DI NEW YORK - VIDEO

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Soul di Pete Docter e Kemp Powers

Marco Giusti per Dagospia

 

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Lo aspettavamo in sala a Giugno in America e da noi come film di Natale 2020 della Pixar. Esce invece solo su Disney+ questo attesissimo “Soul”, diretto da Pete Docter e Kemp Powers, primo cartoon della Pixar che ha come protagonista un afro-americano, che parla con la voce di Jamie Foxx, e vede alla co-regia un afro americano, il commediografo Kemp Powers, già autore della bellissima sceneggiatura di “A Night in Miami”.

 

soul di pete docter soul di pete docter

Il film è una meraviglia, soprattutto per la parte jazz e della New York live pre-Covid. Rispetto agli altri film di Pete Docter, i pur sofisticatissimi “Monsters & co.”, “Up”, “Inside Out”, questo è meno filosofico, più divertente e la parte delle anime sospese in una sorta di vuoto laico in attesa di congiungersi con un essere umano è schiacciata dalla bellezza della parte diciamo di vita normale, quasi live, piena di vita in quel di New York, dove il professore di musica e jazzista Joe Gardner si ritrova nello stesso giorno assunto a scuola come insegnante e messo sotto contratto come pianista nel quartetto jazz di certa Dorothea Williams, con voce di Angela Bassett.

 

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Il problema è che poi concluda questa giornata di successi imprevisti scivolando in un tombino e lottando così fra la morte e la vita, mentre le sua anima, “soul”, viaggia non si sa bene dove assieme associandosi un’altra animuccia giovane e ribelle, chiamata solo “22”, con voce di Tina Fey, che si ostina o non voler scendere sulla terra.

 

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Lo farà infine, assieme all’anima di Joe Gardner, solo che i due finiranno catapultati la prima, cioè l’inesperta 22, nel corpo di Joe all’ospedale, e il secondo nel corpo di un gattone rosso chiamato Mister Muffolla.

 

Una complicazione che non ci voleva, diciamo. Perché Joe ha in testa solo la sua serata jazz con Dorothea Williams, coronamento di una vita mediocre vissuta all’ombra di un padre identico a lui e di una madre, padrona di una lavanderia, che vorrebbe per il figlio un po di sicurezza economica. Mentre 22 inizia a capire la bellezza del mondo, fatta di cose semplici come mangiare un pezzo di pizza, un cornetto, un lecca lecca.

 

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Esattamente come in “Coco”, le due anime unite nei corpi sbagliati, qui nel mondo dei vivi, lottano contro il tempo inesorabile e hanno come missione quella di vincere la morte facendo trionfare la musica e la creatività.

 

I due registi, il primo un genio consolidato della Pixar, e il secondo, bravissimo nei dialoghi e nella costruzione dei personaggi, anche se, e dico una cattiveria, magari firma la co-regia soprattutto per le nuove regole degli Oscar e perché non “stava bene” che un film nero fosse diretto solo da un regista bianco, devono amalgamare due modelli di cinema differenti, partendo comunque dalla morte o dall’attesa della morte del protagonista, ma il risultato è comunque strepitoso. Con tante di musiche meravigliose di Trent Raznor e Atticus Ross e improvvisazioni jazz di Jon Batiste. Solo su Disney+

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