sorry we missed you

IL CINEMA DEI GIUSTI – PIÙ A SINISTRA DI KEN LOACH C’È SOLO KEN LOACH. MI DISPIACE PER CHECCO ZALONE E PER CAZZULLO&BATTISTA, MA DAVANTI A QUESTO PERFETTO, COMMOVENTE, DURISSIMO “SORRY WE MISSED YOU” C’È SOLO DA IMPARARE – NON CI PORTA NÉ AL MÉLO NÉ ALLA RICERCA DI UNA QUALCHE MORALE, CI MOSTRA COME STANNO LE COSE E COME È LA VITA NELLE FAMIGLIE DELL’INGHILTERRA DI OGGI CON UN MECCANISMO NARRATIVO PERFETTO E MEGLIO DI QUALSIASI DOCUMENTARIO – VIDEO

 

 

 

Sorry We Missed You di Ken Loach

Marco Giusti per Dagospia

 

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Più a sinistra di Ken Loach c’è solo Ken Loach. Mi dispiace per Checco Zalone e per Cazzullo&Battista, ma davanti a questo perfetto, commovente, durissimo Sorry We Missed You che Ken Loach e il suo sceneggiatore di sempre, Paul Laverty, hanno dedicato alla vita impossibile dei riders, dei corrieri che percorrono le nostre strade senza assicurazione, veri contratti, con orari impossibili, c’è solo da imparare. Perché Laverty e Loach, come hanno fatto sempre, studiano a fondo una categoria sociale, le loro famiglie, i loro problemi, le città dove si muovono, in questo caso Newcastle, le politiche sociali dell’Inghilterra terribile di oggi, e ne tirano fuori una storia.

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Una storia esemplare, costruita attorno ai quattro personaggi che compongono la famiglia: un padre, Ricky, Kris Hitchen, che ha perso il lavoro nell’edilizia per la crisi del 2008, una madre, Abbie, Debbie Honeywood, che lavora nei servizi sociali come badante di una serie di vecchi che deve pulire e far da mangiare, un adolescente, Seb, Rhys Stone, studente scombinato ma writer fantasioso, e una bambina, Liza Jane, Katie Proctor.

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Basterà l’idea di Ricky di mettersi in proprio come corriere lavorando per il perfido capoccione Maloney, Ross Brewster, per fare precipitare verso il basso le speranze e le poche certezze della famiglia. Perché per affittarsi un furgoncino Ricky obbliga la moglie a vendersi la macchina per 1000 sterline, e per cercare di guadagnare, seguendo il percorso imposto dalla tastiera che guida il suo percorso di lavoro, obbliga se stesso a orari di lavoro impossibili, dalle 7 di mattina alle nove di sera. E ogni ora o giorno di lavoro persa porterà a sanzioni, a buffi che non riuscirà a ripagare. Perfino di fronte al furto con annesse botte e rottura della tastiera, Maloney non avrà pietà.

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E’ la logica capitalistica che guida la vita dei nuovi lavoratori nell’Inghilterra e nell’Europa di oggi. E non stiamo parlando di lavoratori immigrati, ma di cittadini inglesi. Al tempo stesso il disastro lavorativo di Ricky e la sua assenza come padre porta al disastro in famiglia, con Seb che non va a scuola, fa furtarelli e si mette nei guai. L’unica a tenere davvero unita la famiglia è la moglie, Abbie, che si rende conto da subito di dove le cose stanno andando.

 

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Loach non ci porta né al mélo né alla ricerca di una qualche morale, ci mostra come stanno le cose e come è la vita nelle famiglie dell’Inghilterra di oggi con un meccanismo narrativo perfetto e meglio di qualsiasi documentario. I suoi attori, per noi sconosciuti, sono credibilissimi. E noi spettatori cerchiamo inutilmente non dico un lieto fine, ma almeno un finale catartico. No. Le cose stanno così. L’unica istituzione che regge ancora un po’ è la famiglia. I sindacati, le rivolte sociali, sono cose dell’altro secolo. Gran film, anche più duro di Io, Daniel Blake. Secondo come media copia a Tolo Tolo. In sala.  

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