corea

LA COREA DETTA LEGGE - A DIECI ANNI DALL'USCITA DEL VIDEO DI "GANGNAM STYLE" SU YOUTUBE, LA CULTURA COREANA HA CONQUSTATO IL MONDO - NON SOLO I BTS, IL FILM "PARASITE" E LA SERIE "SQUID GAME", LA "KOREAN WAVE" DOMINA ANCHE IL MONDO DELLA MODA, DEGLI INFLUENCER E ANCHE DEL CIBO - MA COME HA FATTO UN PAESE CHE FINO A POCHI DECENNI FA IL AVEVA UN REDDITO PRO CAPITE PIÙ BASSO DI HAITI, A DIVENTARE UNA POTENZA MONDIALE CHE COMANDA I GUSTI DELLE NUOVE GENERAZIONI?

Alba Solaro per “il Venerdì – la Repubblica”

 

gangnam style 1

Quando si può dire che tutto sia iniziato? Probabilmente il 15 luglio del 2012. Quel giorno Park Jae-Sang, figlio trentenne di ricchi imprenditori di Seoul, carica su YouTube il video di una canzone del suo sesto album. Era noto alle autorità per la sua esuberanza, aveva una bella collezione di multe e censure per canzoni considerate sconvenienti se non proprio immorali. Si era dato un nome d'arte, Psy, da psycho, in quanto "pazzo per la musica". Nessuna multa gli è comunque arrivata per il video postato quel giorno, intitolato Gangnam Style.

gangnam style 2

 

Solo se avete passato gli ultimi dieci anni in una grotta nel deserto non sapete di cosa si tratta. Fenomeno virale, celebrazione trash irresistibile del distretto da dove viene Psy (a Gangnam negli ultimi quarant' anni il valore delle case è salito quindici volte più che nel resto di Seoul), il video ha spalancato un'era. Lo dicono bene i numeri.

 

psy

Il 21 dicembre del 2012 tocca la cifra record di 1 miliardo di visualizzazioni, mai raggiunta prima. YouTube non aveva preso in considerazione la possibilità che un video superasse i 2 miliardi e 147 milioni di visualizzazioni, ma ecco che nella primavera del 2014 Gangnam Style polverizza anche quella soglia, costringendo il sito a modificare il software e portare il limite a nove milioni di miliardi.

 

baby shark 2

Oggi in cima alla classifica non c'è più Psy ma, indovinate? Un altro video made in Corea, Baby Shark (2016), 11 miliardi di click per una canzoncina che insegna ai bimbi di Seoul a parlare in inglese. Sono cifre da capogiro, anche per una civiltà abituata alla globalizzazione. Ancora più vertiginoso è pensare che le genera un Paese che è quasi la metà dell'Italia, con poco più di 50 milioni di abitanti, che fino a pochi decenni fa aveva un reddito pro capite più basso di Haiti, e ora esporta auto, smartphone, tecnologia ma soprattutto k-pop, k-drama, k-film, k-fashion, k-food, k-beauty.

 

gangnam, seoul 1

Possiamo dunque parlare di "coreanizzazione" della cultura pop contemporanea? Certo che sì. Non nella misura dell'americanizzazione della cultura di massa nel dopoguerra - non c'è un Alberto Sordi a sognare di fare il coreano con gli snack alle alghe o il bubble tea. Ma ci sono i suoi pronipoti, pronti a tutto per un gruppo come i Bts: i fan dei re del k-pop si fanno chiamare The Army e sono 90 milioni, provate a pensare quante potenze ci sono in giro con un esercito di 90 milioni di seguaci.

night club a seoul 1

 

C'è un neologismo per tutto questo: hallyu. È un termine cinese che sta per "Korean Wave", l'irresistibile onda d'urto della cultura pop coreana divenuta in pochi anni una vera forma di soft power. «Già ci uccidono commercialmente, i coreani, poi vincono pure l'Oscar con un film inquietante», aveva commentato Donald Trump quando Parasite di Bong Joon-ho si era aggiudicato la statuetta, nel febbraio 2020, prima volta nella storia per un film non in inglese.

 

NEL BAGNO DI PARASITE

parasite 1

Il prossimo 24 settembre, chi si avventurasse al Victoria & Albert Museum di Londra si troverebbe di fronte, ricreato nei minimi dettagli, il bagno della misera baracca di Parasite, quello dove i protagonisti si arrampicavano in cerca di campo per i cellulari. È uno dei pezzi forti di Hallyu! The Korean Wave, mostra evento che l'istituzione londinese lancia come la prima in occidente di questa portata (fino al 25 giugno 2023).

 

parasite bong joon ho

L'idea è di risalire alle origini del fenomeno immergendo il visitatore nella iper vitalità colorata e creativa del fattore "K"; dalle giacchette di Psy agli oggetti di scena di Squid Game, dal packaging delle maschere di bellezza che hanno invaso il mercato occidentale alla torre di 33 monitor tv creata nell'86 da Nam June Paik, pioniere coreano della videoarte, fino alla scultura alta tre metri di G-Dragon (uno degli idoli k-pop più amati dalla moda).

 

Squid Game

Se pensiamo a quanto sono importanti oggi le parole, per capire quanta hallyu c'è nelle nostre vite, basterebbe dire che lo scorso ottobre l'Oxford English Dictionary ha aggiunto 26 lemmi coreani. Alcuni sono ovvi (k-pop e via discorrendo), altri meno. Mukbang sono i video di gente che si ingozza di cibo coreano mentre interagisce con gli spettatori.

 

 Hanbok è l'abito tradizionale coreano, che stilisti contemporanei come Suh Younghee e Ji Won Choi hanno reimmaginato in chiave moderna, e li si vedrà nella mostra. La più interessante di tutte è forse skinship: indica il contatto fisico e l'intimità fra persone dello stesso sesso, molto comune nei gruppi k-pop; due ragazzi/e che si strusciano o si danno bacini non fanno necessariamente una coppia, anzi.

bts.

 

PROFESSIONE TOPLINER

Per capire cosa rende speciale il k-pop ci siamo presi una guida inaspettata. Val Del Prete è arrivata a Londra da Roma qualche anno fa con una borsa di studio in neuroscienze, ma poi ha virato sulla musica e oggi è una topliner e vocal producer che scrive canzoni da dischi di platino per superstar k-pop come le Twice, gli Astro, The Boyz, le Aespa. «Il k-pop non è un genere musicale, è un fenomeno culturale», spiega Val.

bts

 

 «Dietro a gruppi come Bts o le Blackpink, che tutti indicano come le nuove superstar globali, c'è un'industria che punta a sviluppare prodotti di intrattenimento musicale e visuale ad altissimi livelli, per una generazione abituata a vivere e socializzare online senza barriere di lingua, spazio, tempo, genere. Devono sfornare continuamente contenuti per tenere viva l'attenzione dei fan».

bts

 

Un bombardamento, insomma: di coreografie, luci, colori, scenografie da videogame, canali video live, reality tv, balletti non stop - a guardare le band femminili è impressionante la similitudine con le esibizioni delle ragazze di Non è la Rai: Gianni Boncompagni aveva avuto l'occhio lungo.

 

blackpink 3

 I gruppi sono quasi sempre maschili o femminili, rari quelli misti, affollati, fino anche a undici o dodici idol, ciascuno col suo ruolo: il rapper, il visual, la prima voce, il primo dancer, quello/a più fashionista, il cucciolo «Ai casting delle agenzie, e uso il termine agenzie perché SM o YG Entertainment sono molto più che case discografiche, si presentano in migliaia, ma solo pochi ce la fanno e per loro inizia un training tostissimo di due o tre anni prima del debutto. Vengono messi sotto contratto anche a dieci anni e allenati come atleti, per imparare a cantare, ballare, recitare, diventare performer di prima classe».

bts 9

 

A scrivere i pezzi ci pensano professionisti come Val, «e devi fare i conti con l'impatto visuale. Queste sono canzoni multistrato pensate per performance di gruppo, è più simile a scrivere una partitura per orchestra con anche 50 o 70 parti vocali, che non a una ballata pop alla Ed Sheeran, ma è questo il suo bello». Al centro c'è il rapporto fortissimo che si crea fra gli idol e il loro fandom, alimentato da canali social che non riposano mai.

 

blackpink 10

«I fan vedono letteralmente gli idol crescere con loro, ogni giorno, anche nelle piccole cose. In cambio, sono capaci di stare svegli tutta la notte per votare l'ultimo singolo e farlo schizzare in cima alle classifiche. Quelli dei Bts arrivarono ad affittare di tasca loro i tabelloni a Times Square a New York per il quinto compleanno del gruppo».

 

La posta in gioco è altissima da quando i Bts hanno sfondato il muro del mercato Usa con Dynamite, generando qualcosa di molto simile alla Beatlemania. E infatti ora tutti li vogliono: è fresca la pubblicazione di Bad Decisions, che mette insieme i sette ragazzi - RM, Jin, Suga, V, J-Hope, Jimin e Jungkook - con i rapper Benny Blanco e Snoop Dogg, quasi a smentire le voci di uno stop per la band, in corsa ormai da dodici anni.

bts 11

 

Non sono un fenomeno nato a tavolino, i Bts hanno iniziato dal basso, scrivono da sé quasi tutte le canzoni che hanno temi anche complessi; il rapporto difficile col mondo adulto, le aspettative sociali, i rapporti personali, il disagio mentale. Le fragilità non vengono nascoste, anzi, spesso sono spunto per canzoni, come per serie tv.

 

bts 10

Hwang, il protagonista di Stranger (su Netflix) che scopre un vaso di pandora di corruzione politica, ha subìto da piccolo un'operazione al cervello che lo ha reso incapace di esprimere le proprie emozioni. In It' s Ok Not To Be Ok si incrociano le vite di un bell'infermiere di ospedale psichiatrico, con fratello disabile a carico, e una scrittrice di libri per bambini dal guardaroba firmato Dior e Dolce e Gabbana, problematica e sociopatica. E la protagonista di Avvocata Woo, in testa alle classifiche Netflix, è autistica e geniale.

 

La forza di queste serie è nel non negare il disagio, ma raccontarlo con ironia, leggerezza, mescolando thriller e soap opera, fumetto e romance. Le serie giocano con tutto, c'è pure la versione coreana di La casa di carta. Vincenzo è la storia di un giovane coreano adottato da un mafioso italiano (!); Guardian porta nel presente le avventure di un goblin che deve trovarsi una sposa mortale; Crash Landing On You immagina la love story fra un'ereditiera della Corea del Sud che precipita col parapendio in Corea del Nord, e l'ufficiale nemico che la aiuta a nascondersi. Come nel cinema di Bong Joon-ho o di Park Chan-wook, la critica sociale e politica scorre nemmeno tanto sotto pelle.

 

squid game 2

Pachinko, prodotta da Apple TV prima del successo di Squid Game (di cui è in preparazione la seconda stagione), racconta la vita di una donna coreana attraverso il 20esimo secolo: le spinte a una modernizzazione metabolizzata troppo in fretta, le ferite aperte della colonizzazione giapponese (1910-1945), mentre i media registrano un aumento dei crimini di odio verso i coreani in Giappone, alimentati dall'estrema destra.

 

IL FUTURO IMPALPABILE

Hallyu! The Korean Wave metterà in mostra anche i webtoons, graphic novel digitali che si scrollano verticalmente, pensati per gli smartphone e popolarissimi in Corea, negli anni fonti di idee e storie per cinema e serie tv. Il successo del k-pop non lo aveva previsto nessuno, ma ora è una strategia, con lo Stato in prima linea a finanziare e sostenere quello che Soo-Man Lee, fondatore della SM Entertainment, sintetizza con efficacia: «Culture first, economy next».

 

bts 8

 Il futuro per lui sono le Aespa, gruppo che combina quattro performer reali con avatar digitali, già pronte per il metaverso. Con buona pace di chi, al loro debutto, ha lanciato l'allarme per la «deumanizzazione» del k-pop. Q È cominciato tutto con gangnam style. E poi sono arrivate le serie, i film, la moda, il cibo, i cosmetici. Ma come ha fatto un paese così piccolo a diventare tanto grande? La risposta in una mostra a Londra. e qui.

parasite 1parasite 2Parasite

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: LA MINORANZA INTERNA E LA STESSA MARINA BERLUSCONI VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO LETIZIA MORATTI O MASSIMILIANO SALINI - E TAJANI? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI. L'EX MONARCHICO CIOCIARO SI SBATTE PER UN POSTO PER LA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…