pietro coccia

UNA COSA È CERTA: A PIETRO COCCIA VOLEVANO BENE DAVVERO TUTTI. IL FOTOGRAFO DEL CINEMA ITALIANO, TROVATO MORTO IERI PER UN MALORE A 56 ANNI, OGGI VIENE SALUTATO DA DECINE DI COLLEGHI, ATTORI, REGISTI, PRODUTTORI. UN'ISTITUZIONE DEL CINEMA DA OLTRE 30 ANNI. PADRE 'INGOMBRANTE', UN FAMOSO LATINISTA A LIVELLO INTERNAZIONALE, E MADRE, EMILIA LA ROSA, ALLIEVA DI GIUSEPPE UNGARETTI - UNA GALLERIA DI FOTO E SALUTI DEGLI AMICI

pietro coccia pietro coccia pietro coccia pietro coccia foto di samina syd

Francesco Gallo e Alessandra Magliaro per l'ANSA

 

Una cosa è certa: a Pietro Coccia volevano bene davvero tutti. Il fotografo del cinema italiano, trovato morto ieri per un malore nella sua casa romana piena di libri (oltre ventimila volumi lasciatigli da padre, Michele Coccia famoso latinista), era fondamentalmente un uomo buono, gentile che conosceva tutti e che raccontava per immagini non solo le star ma anche amici e colleghi cui puntualmente mandava le foto via e-mail il giorno dopo. Era di una generosità davvero non comune.

 

Nato a Roma il 19 luglio 1962, Pietro Coccia era insomma una specie di istituzione del cinema. Dovunque ti trovassi nel mondo, da Cannes a Pechino, lui c'era con quel suo sguardo disincantato e la camicia fuori posto. Corpulento, blasé nell'abbigliamento, era un personaggio che avrebbe potuto raccontare benissimo Paolo Conte in una sua canzone, capace di scambi superficiali davanti al buffet e di sorprendenti conversazioni sulla vita se ti accompagnava a casa con la sua Smart.

 

Padre 'ingombrante', un famoso latinista a livello internazionale, e madre, Emilia La Rosa, allieva di Giuseppe Ungaretti, Pietro aveva ottenuto il diploma al Liceo classico Giulio Cesare di Roma e poi aveva proseguito i suoi studi alla Sapienza di Roma a Lettere e filosofia con specializzazione in Storia dell'arte. Per oltre trent'anni aveva seguito i principali festival cinematografici, da Cannes a Venezia, collaborando con Rai Cinema, i Nastri d'argento, i David di Donatello. Buon conoscitore delle lingue, francese, inglese e tedesco, Pietro era oltre che un grande professionista, un vero fan di ogni iniziativa cinematografica italiana nel mondo.

 

E tutti poi gli riconoscevano una cosa: era famoso per la sua abilità nel pianificare i viaggi. Era capace di avere un biglietto per Berlino o per qualsiasi destinazione a cifre ridicole (a volte pochi euro) tra l'invidia di tutti. E questo valeva anche per gli alberghi. Sua grande preoccupazione, i tanti libri del padre che aveva in casa e per i quali non riusciva a trovare una collocazione in una biblioteca pubblica dove potessero goderne tutti. Innumerevoli i ricordi dei tanti addetti ai lavori con i quali Coccia ha lavorato. "Sarà difficile partecipare ora agli eventi o ai festival e non trovare più il nostro grande amico Pietro. Lo voglio ricordare per la sua professionalità, la bontà, la sua grande generosità. E' stato un privilegio incontrarlo sempre in tutti gli eventi e in tutto il mondo.

 

Dove c'era il cinema italiano lui c'era. Grazie Pietro!" Così lo ricorda Paolo Del Brocco di Rai Cinema. Dice Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani: "Non c'è e non ci sarà più nel circo che accompagna il cinema italiano in tutti i suoi appuntamenti un amico come Pietro. L'affetto, la presenza, la cura, la competenza che aveva dietro quella sua immagine a dir poco disordinata è negli occhi e nel cuore di tutti noi. Pietro non lascia vuoto solo quel suo posto in prima fila ad ogni evento. Se n'è andato discretamente e già manca a tutti noi".

 

Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell'Accademia del Cinema italiano - Premi David di Donatello lo ricorda così: "Anni di vita professionale con Pietro Coccia sempre a fianco, la sua generosità di fotografo un po' vagabondo che vuol solo scattare, anche quando non c'è luce. Ho in mente quella recente immagine di Lina Wertmüller festeggiata da DiCaprio a Cannes, il suo ultimo orgoglio professionale. Lui c'era sempre. Il cinema italiano gli deve tanto, tantissimo.

 

Anche a nome dell'Accademia e dei premi David di Donatello che rappresento, vicina ai sui cari, voglio esprimere il mio immenso dolore per la perdita di un vero appassionato, un amico, un complice che fino all'ultimo giorno non ha voluto mancare un appuntamento, un evento, un volto del nostro bellissimo cinema italiano. Grazie Pietro!" "Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Pietro Coccia, un grande professionista ma soprattutto una persona affettuosa disinteressata e profondamente generosa. Ci mancherà molto la sua presenza gentile, la sua disponibilità e la grande lezione di umiltà" dice, infine, Antonio Monda , Direttore Artistico Festa del Cinema di Roma. "Un uomo giovane e generoso, grande professionista" commenta dalla Cina Marco Muller.

 

 

 

 

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