hoara borselli

DELBECCHI ANNUNCIA QUERELA CONTRO PORRO E TORNA SUL CASO HOARA: ''L'EX "MISS MALIZIA" NON È LA PRIMA BELLA DONNA DELLO SPETTACOLO CHE SI MATERIALIZZA SU POLTRONE E SOFÀ E SI IMPROVVISA POLITOLOGA. NON SI TRATTA DI CRITICARE LEI, MA LA VISIONE MASCHILISTA DELLA NOSTRA TV, A CUI LE PRIME A RIBELLARSI DOVREBBERO ESSERE PROPRIO LE DONNE. NON SERVONO QUOTE ROSA, SERVONO QUOTE DI COMPETENZA ALLA PEGGIOR TELEVISIONE ITALIANA DI SEMPRE, AI TALK ORMAI IN PIENA DERIVA TRASH, DAI GUANTONI DI MARIO GIORDANO ALLE COLONSCOPIE DI BARBARA D' URSO''

 

Nanni Delbecchi per ''il Fatto Quotidiano''

 

nanni delbecchi

Ringrazio Selvaggia Lucarelli per avermi fatto da badante e averlo fatto da par suo, illuminando nel merito la profondità di analisi dell' opinion leader Hoara Borselli, come invocato dalla medesima. Adesso sappiamo di cosa è capace. In effetti nel mio articolo di giovedì scorso non c' era nulla di tutto questo; non una sola riga di apprezzamento sulle sue affermazioni, come su quelle degli altri partecipanti al dibattito di Quarta Repubblica. Nel caso di Hoara c' era, sì, un po' di sorpresa; ero stato attratto proustianamente da quel nome antico - tutta colpa di Rin Tin Tin -, ma non avendo idea di chi fosse, e dunque temendo qualche mia grave lacuna, sono andato a documentarmi sul suo curriculum professionale dove ho potuto. E ho trascritto dei fatti (l' opinionista è lei).

 

HOARA BORSELLI

Sorvolerei anche sulla distorsione del mio pensiero fatta a tavolino da Nicola Porro. Vengo accusato di contestare la presenza della Borselli nel suo talk show (e quando mai? nel pezzo c' è solo un po' di stupore, non fugato dalla lettura di Wikipedia), falsificazione del mio pensiero per giustificare una scarica di insulti personali.

Su questo attacco tendenzioso, come sul confine tra diritto di critica e diffamazione, avremo tempo di chiarirci in Tribunale.

 

Qui vorrei tornare al tema di fondo del mio corsivo, appena accennato per ragioni di spazio: non il merito di qualsivoglia opinionista (absit iniuria verbis), ma il metodo con cui vengono costruiti i programmi di parola imperniati sull' analisi dell' economia e della politica. Il primo requisito dovrebbe essere l' onestà intellettuale. Temi concreti, dati certi e nutriti, forze in campo equilibrate, conduzione imparziale. Vediamo un po'.

 

HOARA BORSELLI

Il dibattito di Quarta Repubblica muoveva da una tesi precostituita ("I Cinquestelle sono finiti?"), era concepito in puro stile Processo di Biscardi ("Il Milan uscirà dalla crisi?") e allestito con tutti i vecchi ritrovati della faziosità televisiva: in studio quattro opinionisti su sei sdraiati sulle stesse posizioni ("Morte al grillino!"), il conduttore godeva come un riccio, né faceva mistero di essere con loro, le due uniche voci dissenzienti erano in collegamento esterno, scelte tra volti poco amati di chi segue la trasmissione. Quanto agli "imputati", ovvero i Cinquestelle, non c' erano proprio, se non in versione cartonata, per poterli meglio dileggiare.

 

Un' altra, fondamentale questione di metodo, quella che ci riguarda più da vicino, è il criterio con cui vengono selezionati gli ospiti. Non Hoara Borselli o Albert Einstein. Tutti. Certo che tutti possono in teoria partecipare a un talk, anche se nella realtà le facce sono sempre le stesse, come in una compagnia di avanspettacolo poco aperta ai volti nuovi. Ma allora con quali criteri si entra nel cerchietto magico? Chi prima arriva prima alloggia, come dice il proverbio? La prenotazione, come al ristorante?

 

Il sorteggio, come ha proposto Beppe Grillo per i senatori? Logica vorrebbe che a discutere di attualità venissero chiamate persone competenti, meglio se coinvolte direttamente nei temi trattati.

nicola porro

Wikipedia ci informa che la signora Borselli ha alle spalle una lunga esperienza di attrice di soap opera e soubrette di varietà: mi sono parsi titoli accademici un po' debolucci, lo confesso.

 

Intendiamoci, l' ex "Miss Malizia" non è la prima bella donna dello spettacolo che si materializza su poltrone e sofà e si improvvisa politologa con gli esiti illustratici da Selvaggia Lucarelli. Non si tratta di criticare lei, ma la visione maschilista della nostra Tv, a cui le prime a ribellarsi dovrebbero essere proprio le donne. Non servono quote rosa, servono quote di competenza alla peggior televisione italiana di sempre, ai talk ormai in piena deriva trash, dai guantoni di Mario Giordano alle colonscopie di Barbara D' Urso.

 

Tutto questo è squalificante per la classe dirigente (i Cinquestelle hanno cominciato a guastarsi quando hanno iniziato a frequentare i talk), diseducativo per le giovani generazioni (guardate come si diventa famosi), specchio di una società inguardabile. Se una soubrette viene creata dal nulla opinion leader, il genere e il curriculum non c' entrano niente: c' entrano le regole del gioco.

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