john elkann marco de benedetti

ELKANN, L'ULTIMO GEDI - ECCO PERCHÉ I DE BENEDETTI HANNO VENDUTO ''REP'' E TUTTO IL CUCUZZARO: LA PARTECIPAZIONE IN GEDI GLI È COSTATA UN BUCO DA 170 MILIONI NEI CONTI E NON POTEVANO PIÙ PERMETTERSI L'EMORRAGIA - IL CDR DE ''LA STAMPA'', CHE DA PREDA RISCHIAVA DI DIVENTARE LA CRONACA DI TORINO DI ''REPUBBLICA'', TORNA PADRONA E FESTEGGIA L'OPERAZIONE. MENTRE QUELLO DE ''L'ESPRESSO'' È DECISAMENTE ALLARMATO

 

  1. GEDI: IN BORSA 60% DOPO ANNUNCIO OPA, SCIVOLA CIR

 (ANSA) - Vola Gedi a Piazza Affari dopo l'annuncio dell'accordo per la vendita della partecipazione di Cir a Exor al prezzo di 0,46 euro per azione, con un premio di oltre il 60% rispetto alla chiusura di ieri. Il titolo, dopo essere rimasto per alcuni minuti in asta di volatilità, è entrato agli scambi dove segna non dove segna un rialzo del 60,49% a 0,455 euro, allineandosi al prezzo dell'Opa che verrà lanciata sul flottante. Scivola Cir (-4,76% a 1,12 euro) dopo il rally di ieri mentre Exor avanza dell'1,32% a 68,96 euro.

 

  1. GEDI: CDR LA STAMPA, NUOVO ASSETTO FA CHIAREZZA SU GRUPPO

 (ANSA) - Il Comitato di redazione de La Stampa "accoglie positivamente le notizie sui nuovi assetti azionari di Gedi che fanno finalmente chiarezza sul nostro gruppo dopo mesi di voci e indiscrezioni e confida che la nuova proprietà metta a disposizione il prima possibile tutte le risorse necessarie per affrontare e vincere le nuove sfide dell'editoria 5.0".

JOHN ELKANN CON LA STAMPA

 

La redazione, "dopo anni di duri sacrifici, ritiene non siano più possibili ulteriori decurtazioni a stipendi e organici, tagli che potrebbero compromettere definitivamente la qualità del giornale, valore fino ad ora salvato grazie all'impegno e al senso di responsabilità di tutti i suoi giornalisti. Guardiamo ai nuovi assetti societari non come a 'una operazione nostalgica' - concordando con quanto peraltro dichiarato dalla nuova proprietà - ma non dimentichiamo le nostre radici e anzi rivendichiamo orgogliosamente il nostro passato, elementi fondamentali per guardare al futuro".

 

carlo de benedetti 2

La redazione, infine, "concorda con John Elkann: non servono 'suggestioni filantropiche', ma risorse certe, piani di sviluppo credibili e un gruppo più coeso e determinato nel perseguire i nuovi obiettivi che verranno individuati. E per quanto riguarda nello specifico la Stampa occorre riprendere la via del confronto e del dialogo all'insegna di corrette e serene relazioni sindacali - conclude il cdr del quotidiano torinese - nel rispetto della nostra storia e della nostra autonomia, unica vera garanzia per un'informazione autorevole e di qualità".

 

  1. GEDI: ASSEMBLEA ESPRESSO, AZIENDA RISPETTI IMPEGNI PRESI CON CDR

 (ANSA) - L'Assemblea dei giornalisti de L'Espresso che si è riunita all'indomani dell'annuncio della vendita a Exor della quota di controllo del Gruppo Gedi, "sollecita l'azienda a formalizzare da subito gli impegni presi nell'ultimo incontro avuto con il Comitato di Redazione". "La redazione, nonostante i molteplici sacrifici imposti - prosegue la nota -, è riuscita a rafforzare l'immagine della testata confermandone la storica centralità nel panorama editoriale. Forti del sostegno in tal senso del direttore Marco Damilano, i giornalisti de L'Espresso continueranno a garantire ai lettori autonomia, qualità e indipendenza".

 

 

  1. GEDI, LA VENDITA A JOHN ELKANN? BUCO DA OLTRE 100 MILIONI IN CIR - AGGIORNAMENTO: SONO 170 IN BASE AI CONTI DIFFUSI STANOTTE

john elkann

 

Fabio Pavesi per www.affaritaliani.it del 1 dicembre 2019

 

Ora che il dado è tratto e che domani verrà annunciato il passaggio di consegne del pianeta Repubblica/Espresso sotto il marchio Gedi dalla famiglia De Benedetti all’Exor di John Elkann tutti si chiedono a quale prezzo avverrà lo storico cambio di proprietà. Stuoli di avvocati e advisor sono al lavoro anche in queste ore. Il prezzo è la variabile chiave. Quanto è disposto John Elkann a offrire senza strapagare un gruppo in crisi? Quante perdite i de Benedetti possono accettare pur di liberarsi della zavorra Gedi? 

 

MARCO DE BENEDETTI

LA DISTANZA ABISSALE TRA PREZZI DI BORSA E VALORE

Proviamo a caldo a fare qualche ipotesi. Il primo problema è garantire un’uscita ai due fratelli De Benedetti che non sia penalizzante oltremodo per la controllante Cir. E qui il nodo è difficile. Gedi è infatti in carico a Cir per quel 43% del capitale 1,2 euro per azione. Equivale a un valore di bilancio in Cir di 273 milioniSotto quella cifra i De Benedetti venderebbero segnando una perdita. Accontentarli però da parte di Elkann presente nel capitale di Gedi con il 5,99% non sarà facile. 

 

La quota di Elkann è a bilancio di Exor per 10,5 milioni di euro che valorizza il gruppo poco più di 200 milioni di euro. In più Exor acquistò sul mercato nel 2017 un altro pacchettino di azioni Gedi pari all’1,7% per 6,8 milioni. 

 

LA CRISI DI GEDI NEI NUMERI

Quell’ultima transazione avvenne ai prezzi di Borsa di due anni fa quando Gedi quotava 80 centesimi. In due anni il mondo di Gedi si è capovolto. Oggi in Borsa il titolo vale solo 28 centesimi per un valore di mercato di meno di 150 milioni di euro. Quei due anni coincidono con la lenta caduta di fatturato e soprattutto di redditività del gruppo editoriale. Che ha segnato la prima perdita della sua storia proprio nel 2017 con una perdita netta per 120 milioni. Certo figlia di eventi straordinari (la pendenza persa con il fisco in una querelle durata 20 anni), ma che non cambia molto il quadro del declino. 

CARLO DE BENEDETTI BY ANDY WARHOL

 

Anche il 2018 per oneri straordinari si è chiuso in perdita per 32 milioni. Si depuri pure dagli oneri non ricorrenti, ma il dato chiave che conoscono sia i De Benedetti che Elkann è nella continua erosione del fatturato e nel forte ridimensionamento della marginalità industriale

 

Il margine operativo lordo (Mol) del gruppo si è quasi dimezzato nel passaggio dal 2017 al 2018 e l’utile operativo è andato in rosso per 11 milioni a fine dello scorso anno. Trend di caduta in negativo dei margini che è proseguito. Nel primo semestre del 2019 a fronte di ricavi per 302 milioni il Mol si è attestato a soli 20 milionil’utile operativo segna 7 milioni e la perdita è stata di 19 milioni. 

Mentre nei primi nove mesi di quest’anno con il fatturato in calo di un altro 6% secco sui 12 mesi precedenti, i margini continuano a essere compressi con l’utile operativo che non va oltre il 3% e la perdita che si conferma per 18 milioni di euro. 

 

Anche qui pesano oneri straordinari. Tolti quelli l’utile sarebbe stato di appena 2,2 milioni su ricavi per 441 milioni. Tanta fatica per vedere profitti risicati anche escludendo le partite non ricorrenti. In queste condizioni difficile che si possano replicare le condizioni del 2017. Il quadro è radicalmente cambiato e ben si capisce perché i due fratelli De Benedetti vogliano sbarazzarsi dell’editoria. 

 

GEDI IL LUMICINO DEL GRUPPO CIR

Ormai è il lumicino del gruppo Cir. Basti  pensare che mentre Kos e Sogefi, le due altre attività della holding, producono utili operativi per 50 milioni la prima e per 37 milioni la seconda, l’editoria di Gedi raccoglie solo 7 milioni. Già nel 2018 era evidente la marginalizzazione di Gedi rispetto alle altre attività. 

L’editoria faceva ricavi per 648 milioni con utile operativo negativo per 11 milioni; mentre Kos con ricavi per 544 milioni produceva utili operativi positivi per 66 milioni e Sogefi con 1,6 miliardi di fatturato ha un utile operativo di 62 milioni. 

 

RODOLFO DE BENEDETTI MONICA MONDARDINI JOHN ELKANN

Come si vede Gedi è ormai la palla al piede del gruppo quanto a profittabilità. E il declino è difficilmente arrestabile. Uscire finchè si è in tempo è da mesi il mantra di Rodolfo e Marco De Benedetti limitando le perdite il più possibile ed evitare di accollarsene in futuro. 

 

 

Di fronte c’è l’unico compratore che può permettersi di tenere il prezzo più alto possibile per evitare che l’uscita di Gedi crei un buco nel bilancio di Cir. 

 

I NUMERI DEL COLOSSO EXOR

Ma anche se Exor è un gigante con ricavi per 143 miliardiasset netti per 17 miliardi e utili nel 2018 per 5,4 miliardi a tutto c’è un limitePer Elkann la partita Gedi è un pulviscolo nell’universo delle sue attività. Sarà anche disposto a spendere più del dovuto ma ovviamente senza eccedere. Alla fine si troverà quasi sicuramente un compromesso accettabile per entrambi. 

 

OK, MA IL PREZZO E’ GIUSTO?

Un premio molto generoso del 100% sugli attuali valori di Borsa porterebbe a un’offerta per il 43% della quota dei De Benedetti di poco più di 130 milioni. Con il prezzo pagato nel lontano 2017 per l’1,7% del capitale si arriverebbe a poco meno di 180 milioni che valorizzerebbe l’intera Cir la bellezza di 400 milioniDi più difficile davvero pensare che Elkann possa spingersi. Sarebbe quasi grottesco. Per i De Benedetti vorrà comunque dire anche di fronte a un’offerta più che generosa farsi carico di una perdita secca per Cir sui valori di carico di Gedi di quasi 100 milioni. 

 

 

Una perdita secca una tantum che però chiuderebbe per sempre l’avventura editoriale pluridecennale che rischia di zavorrare pesantemente la holding di famiglia. Certo Exor può permettersi di strapagare i giornali dato che al di là dei valori economici il loro beneficio immateriale spesso non ha prezzo. 

 

Soprattutto nel momento in cui Fca va a nozze con i francesi di Peugeot. Un matrimonio che rischia di avere pesanti effetti collaterali in termini di sacrificio occupazionale e produttivo che potrebbero essere chiesti al sistema Italia. La carta stampata e l’industria editoriale in genere sono ormai un lusso per mecenati, disposti a perdere quattrini pur di avere l’illusione di controllare la pubblica opinione

 

Nel caso di Gedi fonti vicine a John Elkann hanno fatto trapelare che non ci sarà “né uno spacchettamento del gruppo nè che si tratti di un'operazione nostalgica: quello che prenderà avvio la prossima settimana è un progetto imprenditoriale coraggioso, tutto proiettato al futuro. Obiettivo: assicurare a Gedi condizioni di stabilità che consentano alla società di evolvere velocemente, compiendo scelte che non possono più essere rimandate”. Un progetto che guarda al futuro è stato definito. Vedremo. 

CARLO DE BENEDETTI JOHN ELKANN

 

LA ZAVORRA DI REPUBBLICA, IL GIOELLO DELLE RADIO

Certo è che in Gedi non tutti i business si equivalgono. Da un lato il vero gioiello del gruppo quello che limita in parte il calo di profittabilità. Sono le radio del gruppo. Fatturano solo il 10% del totale ma hanno margini lordi del 30%. Lì c’è del valore vero. Anche le testate locali, più la Stampa e Il Secolo riescono a produrre guadagni. I ricavi nel primo semestre del 2019 sono un terzo del gruppo con il Mol in positivo per 9 milioni e 5,8 milioni di utile operativo.

 

Il grande malato ormai da quasi 2 anni è proprio Repubblica/L’EspressoLa gestione industriale è in perdita dal 2018 con il Mol in rosso per 7 milioni su un fatturato annuo di 253 milioni. Anche l’utile operativo ha accusato quell’anno perdite per 13 milioni. E anche il primo semestre del 2019 segna un trend analogo. Il fatturato sui 12 mesi della  ex corazzata del gruppo è sceso di un altro 6% e a livello di utile operativo le perdite nei primi sei mesi del 2019 sono state di oltre 7 milioni. John Elkann dice che non pensa a uno scorporo. Logica vuole che lo spezzatino valorizzando radio e stampa locale e isolando il bubbone Repubblica sia la soluzione più razionale per ridare valore al titolo e coprire così una parte del prezzo, si pensa generoso, che verrà pagato ai De Benedetti.

 

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