IO GAY difendo Povia – WALTER SITI SEPPELLISCE IL CULO-COMUNISMO DELL’ARCIGAY - ‘più offeso daLLE GAG-ATE DI Bonolis-Laurenti sul rischio di essere sodomizzaTI - provateci con qualcHE bonazzO DI SANREMO: vedrete che non è poi così terriBILE’

Condividi questo articolo

Walter Siti per La Stampa

Scusate, ma difendo Povia. Schiacciato senza pietà dal carro armato di Benigni. Non è questione di livello artistico, naturalmente: la canzone di Povia è di una semplicità un po\' ovvia, sia nella musica che nel testo, mentre il carisma di Benigni è il frutto di un talento raro - la maschera o il folletto che tutti conosciamo, capace di insegnare divertendo. La lettera di Oscar Wilde che ha letto l\'altra sera era straziantemente bella, nella sua ingenuità disperata e formale. L\'ala della poesia, insomma, stava dalla parte di Benigni.

PaoloPaolo Bonolis

Ma l\'Arci-gay, nella polemica di questi giorni, non ne ha fatto una questione di estetica o di poesia: ne ha fatto una questione di contenuti. Che cosa sia l\'omosessualità, come nasca, come la si debba valutare. Da questa prospettiva, allora diciamo che il testo di Povia è ortodossamente freudiano e che le idee freudiane per molti di noi, omosessuali sessantenni, o per i nostri fratelli maggiori, sono state un momento importante nella lettura di noi stessi - riportando i comportamenti a un percorso familiare e storico, ci liberavano proprio da quel mito romantico e decadente (alla Proust o anche alla Wilde) che vedeva l\'omosessuale come l\'appartenente a una «razza» esclusiva e separata, maledetta o sublime.

Che poi Freud fosse condizionato dalla struttura machista e patriarcale della borghesia ottocentesca, e che dunque le sue analisi più sbagliate siano quelle sulla sessualità femminile e sull\'omosessualità, anche questo pare ormai assodato. Probabilmente non è vero che l\'omosessualità maschile sia per forza legata a un eccessivo amore per la madre (che è la tesi di Povia e di mezza letteratura del 900, per esempio quella splendida poesia di Pasolini che si intitola Supplica a mia madre); gli studi sono andati avanti, il panorama sociale è cambiato ed è giusto dirlo.

POVIAPOVIA

Quel che mi preoccupa è che l\'Arci-gay, presa nel fuoco della battaglia, compia un\'indebita estrapolazione logica; che siccome l\'omosessualità non è una nevrosi, ne deduca che allora non possono (o non devono) esistere omosessuali nevrotici. E che dunque raccontarne la storia sia una menzogna, o peggio un\'offesa. O che l\'omosessualità sia una condizione talmente perfetta e autosufficiente che non ci si possa transitare, per sboccare poi in un rapporto eterosessuale. O viceversa.

Sarebbe triste, dopo aver passato gli Anni 60 a vergognarci di essere omosessuali, che ora dovessimo vergognarci di essere omosessuali nevrotici. Che dovessimo per forza recitare la felicità, o la coniugalità normalizzata e fedele. Che fossimo obbligati ad escludere dai nostri racconti, per essere politicamente corretti, tutte le ossessioni, i deliri padronali, i terrori infantili; che dovessimo considerare il passaggio all\'eterosessualità come un tradimento.

Il progresso maggiore che abbiamo fatto, dai tempi di Freud, è proprio l\'aver capito che omo ed eterosessualità non sono compartimenti stagni, che le frontiere si possono attraversare di qua o di là a seconda del nostro cammino psicologico, dipendente da mille fattori, compreso il caso. Se io, omosessuale, posso uscire dal rancore e dalla paura amando una donna, perché no? E se qualcuno mi raccontasse la storia di un etero infelice, che trova il suo equilibrio in un rapporto omosessuale, di nuovo perché no? (Nessuno l\'ha ancora raccontato, d\'accordo, ma allora è su questo che si dovrebbe lavorare per il prossimo Sanremo). Il testo di Povia non è minimamente offensivo, è solo parziale.

(A questo proposito, se fossi nell\'Arci-gay mi sentirei più offeso dalle gag da avanspettacolo di Bonolis e Laurenti, che duettano lepidamente su quanto sia orribile baciare qualcuno che ha la barba, o sull\'atroce rischio di essere sodomizzati. Qui sì, siamo all\'uomo delle caverne, o delle caserme. Coraggio, Bonolis e Laurenti, provateci con qualcuno dei bonazzi che portate sul palco tutte le sere: vedrete che non è poi così terribile, e i poveretti almeno avrebbero ruolo).

bonolisbonolis laurenti

2 - SALVATECI DALLE GAG DI LAURENTI... SI PUÒ ANCORA DIRE?
Maria Novella Oppo per \"l\'Unità\"

A riascoltarle, le canzoni migliorano. Sarà che ci si abitua a tutto, oppure che ci mettiamo del nostro nell\'interpretarle. O anche che i cantanti (quasi tutti molto al di sopra di musica e testi loro assegnati) adattano sempre meglio le loro risorse. Come Patty Pravo, che la prima sera proprio non c\'era. Mentre Fausto Leali continua a combattere per liberare la voce da una canzone che la imprigiona. Come altri combattono contro la giuria in sala, sperando che saranno liberati da quella telefonica, ammaestrabile o addirittura comprabile secondo i soliti maligni di Striscia, che tante volte ci azzeccano.

Ma, alla fine, chi se ne importa. Bonolis gongola per gli ascolti e si dice felice di aver fatto del suo meglio. Si vede che il suo meglio non basta per piacere anche a noi pochissimi e, guarda caso, all\'Osservatore romano. Anche se il conduttore ha risposto con una bella frase che tratta della vita, delle canzoni e del diritto di dire quello che si vuole in materia, ma senza imporlo a tutti gli altri. E bravo. Nella sua logorrea inarrestabile, gli capita anche di dire delle cose giustissime. Il resto, come insegna Califano, è noia.

covercover siti

GLI ALIBI DI PAOLINO
Basta che Bonolis non dica, come fanno i berluscloni quando si critica il loro capo, che \"così si insultano milioni di italiani\". Il diritto di critica vale anche per gli elettori e per gli spettatori del Festival di Sanremo. Dire che le scenette tra Bonolis e Laurenti sono troppo lunghe e scontate, non significa offendere tutti quelli the le trovano divertenti, anche se sono in tanti. E se i conduttori si sentono offesi nella loro indubbia e molto ben retribuita professionalità, pazienza. Perché, se i giornali dovessero limitarsi a scrivere che l\'Auditel ha sempre ragione, come Mussolini, non ci sarebbe bisogno di consumare la carta e gli alberi dell\'Amazzonia.

Così, ci permettiamo di notare che le allusioni pesanti e la divertita esibizione di ignoranza (anche se finta) delle lingue straniere, possono fare da alibi per tutta una nazione che allude e non studia. E può essere divertente, ma una volta tanto!, la citazione di Totò e Peppino, che però rappresentavano l\'Italia del secolo scorso. Ed erano dei geni del teatro, del cinema e perfino della musica. Mica lavoravano per la futura carriera di Fabrizio Del Noce.

 

 

Condividi questo articolo

FOTOGALLERY

media e tv

politica

business

cronache

sport

cafonal

viaggi

CI SCRIVE TRENITALIA E AMMETTE CHE LE ESIGENZE DI MOBILITÀ DEL PERIODO NATALIZIO ''NON POSSONO ESSERE SEMPLICEMENTE RIMODULATE SULLA BASE DELLE ESPERIENZE DEGLI ANNI PASSATI, MA IMPONGONO UNA APPROFONDITA VALUTAZIONE DEL MUTATO CONTESTO''. QUINDI QUEST'ANNO I BIGLIETTI PER I TRENI NATALIZI SARANNO DISPONIBILI ''A PARTIRE DAGLI INIZI DI NOVEMBRE'', CON VARIE SETTIMANE DI RITARDO RISPETTO AL SOLITO. SEMPRE CHE IN QUESTI GIORNI NON SIA IL GOVERNO A SCONVOLGERE I PIANI DI VIAGGIO DEGLI ITALIANI…

salute