arpino gassman

“CARO ALDO MORO, LEI È VITTIMA DI SE STESSO. PERCHÉ GASSMAN NON RIESCE A ESSERE SIMPATICO? QUANTE ORE SPENDE A RIMIRARSI?” - LE LETTERE SCONTROSE CHE GIOVANNI ARPINO SCRISSE NEI '60 A PERSONAGGI ILLUSTRI DEL SUO TEMPO: CONSACRO’ LA CALLAS DEA DEL GRIGIO, IRRISE FELLINI, DISSE CHE MONICA VITTI RISCHIAVA L'IMBALSAMAZIONE CON MICHELANGELO ANTONIONI, CONSIGLIÒ ALLA FIGLIA DI CHARLIE CHAPLIN DI SPENDERE I SOLDI DEL PADRE – L’INVITO ALLA LOREN A PAGARE LE TASSE – SOLO TOTO’ GLI RISPOSE…

Marco Ciriello per il Messaggero

 

arpino

 

L'Italia degli anni Sessanta del Novecento è, probabilmente, il momento più alto del secolo, per quanto ci riguarda, almeno per immaginazione e produzione, per politica e dibattito, per cinema e scrittura, per possibilità e libertà, tanto che è irriproducibile.

 

Ma quello che possiamo ancora recuperare e che ci arriva improvviso da diario di quel tempo, un reportage del contesto e delle figure che si muovevano all'interno, è una fotografia di quel decennio, fornita da uno scrittore di confine con tanto vento dentro le pagine. Giovanni Arpino, con le sue Lettere scontrose (minimum fax) una raccolta in volume della  rubrica che tenne per il settimanale Tempo. Fischiano ancora le sue parole, come nonostante qualche tempo fa Michele Mari lo ritenesse morto davvero vive la sua forza, il suo andare contro con ironia, il divertirsi prima della morte.

arpino cover

 

IL NUOTATOR E Arpino, come il nuotatore di Cheever, decide di tornare a casa e passa per delle lettere perdute nell'inutilità del caos presente di giallisti futili e di reportagisti dell'orlo ombelicale: al posto delle piscine ha le vite degli esposti, dei famosi, e per 52 lunghe lettere, rispiega loro il mondo, partendo dall'Italia. Scrittori, giornalisti, attori, attrici, registi, artisti, volti noti, figli e figlie note, un lungo elenco di vip messi in riga, come in una grande arrampicata sul K2 della notorietà.

 

arpino

Nessuno viene risparmiato, Arpino non fa calcoli, e per questo crea un genere perduto. Come l'Herzog di Saul Bellow scrive a tutti i degni di nota, e, scrivendo, disegna un paese che nella sua bellezza è comunque mancante agli occhi di un vero grande scrittore, che è sempre un uomo in rivolta, uno scontento cronico, un esigente tiranno, ma senza la moralità dei tiranni, piuttosto una etica che è cronicamente mancata al nostro paese, come poi se ne lamenterà Alberto Arbasino.

 

fellini la citta' delle donne 1

Nella lettera a Paolo Monelli un grandissimo esploratore del mondo e degli uomini scrive un vero e proprio manifesto dello scrittore di minoranza o fantasma che attraversa la comunità culturale: «Ritengo che uno scrittore quanto più è uomo d'arte tanto più debba spendersi, tanto più debba rischiare, sbagliare, riprovarsi, anche se mentendo esagerando ingannando mulinando nel vuoto. Ritengo che uno scrittore debba rifiutare di serbar memoria di sé. Ritengo che uno scrittore debba costringere a sacrificio se stesso non solo per uso scrittorio ma per eccesso di umanità, anche se questa umanità matura con delusioni e scacchi.

federico fellini

 

Ritengo che la condizione di scrivere debba semmai essere una trincea, non un laboratorio, una cassaforte, un listino di borsa, un export-import, un'ambasciata, un ricevimento continuo, un carnevale, un furbesco manicomio, una clinica a copertura di se stessi, una casamatta che divide dal mondo. Meglio essere uno scrittore ingenuo, dotato della «rozza imbecillità del romanziere» (come dice Flaiano), piuttosto che un mezzemaniche sempre attento a contare i propri spiccioli, a distillare gocce di saggezza, a vivere in una perenne, morbida, pettegola retrovia».

totò

 

Sono le sue lettere corsare, sembra uscire dal tempo per cantarle a tutti, o quasi, risparmia Totò che risponde commosso in una virata intelligentissima che ne anticipa le lodi e soprattutto l'uso consiglia di rimontare le scene migliori in un blob, capendone la portata futurista tirando per la giacca Blasetti e portandolo nel futuro di Totò, come se fosse Emmett Doc Brown nella trilogia di Ritorno al futuro con Marty McFly.

 

vittorio gassman

Insomma, Arpino mostra di conoscere il mondo e di non preoccuparsi delle conseguenze, strattona e maltratta Vittorio Gassman che poi se ne lamenterà in tivù , non ha paura di dire a Monica Vitti che rischia l'imbalsamazione con Michelangelo Antonioni come e più di come poi dirà Dino Risi, consiglia alla figlia di Charlie Chaplin Geraldine di non sforzarsi, ma di spendere i soldi del padre, proprio come Pelos La Capria diceva a Luca De Filippo. 

 

IL RAGAZZACCIO Porta sui giornali quelle che sarebbero conversazioni private, porta alla ribalta quelli che sono i pensieri degli altri intellettuali che, però, sono prigionieri del ruolo. Arpino si smarca, e scrive. Dice alla Loren di pagare le tasse, senza avere paura del produttore Ponti. Diventa un ragazzaccio con una biografia da venerato maestro. Se ne fotte. Anche di Fellini.

 

vitti antonioni

Non c'è mai deferenza, ammicco, né astio, ma un sottile piacere, che successivamente, in maniera minore, proverà Nanni Moretti, prima di ripiombare nel consueto, forse ora a tratti lo percepisce Massimo Fini anche se con tanta ideologia e risentimento. Arpino, invece, in queste lettere di-mostra che si può fare diversamente, senza perdere classe, si poteva picchiare, ir-ridendo, chiunque, anche i primi della classe. È un picaro, delle lettere, e tale rimarrà.

 

Solo un picaro poteva capire la Callas consacrandola dea del grigio e scrivere ad Aldo Moro che era una vittima di se stesso come il fragile Stepan Trofimovi dei Demoni di Fëdor Dostoevskij (anticipando Todo modo). Solo un picaro passando per la vita degli esposti poteva dire loro la verità senza sconti, perché a dispetto del suo nomadismo, pensava che «lo scrivere inutile è la peggior forma di tradimento che un uomo può inventare a danno di sé e degli altri», per questo non sprecava le pagine. 

aldo morogeraldine chaplin

 

sophia loren carlo ponti 9

 

DOSTOEVSKIJsophia loren carlo ponti 8DOSTOEVSKIJ - I DEMONI QUOTIDIANI

Ultimi Dagoreport

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…