bernabei dear jack

“I DEAR JACK MI STAVANO TUTTI SUL CAZZO” – PARLA ALESSIO BERNABEI, EX FRONTMAN DEL GRUPPO – A"BBIAMO CANTATO ANCHE AL FORUM DI ASSAGO, MA ERA COME SE FOSSE TUTTO DOVUTO, TUTTO NORMALE PER AVER FATTO “AMICI”. INVECE COL CAZZO CHE ERA NORMALE" - LE LITI (“NON DICO CHE ARRIVAVAMO ALLE MANI MA…”), LA ROTTURA, L'AIUTO DI MARIA DE FILIPPI, LE VOLTE IN CUI "MI SONO GUARDATO ALLO SPECCHIO E MI SONO DETTO: “SEI UN COGLIONE”, LA MANCATA REUNION CON I DEAR JACK LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE - "CHI MI HA DELUSO DI PIU’ E' STATO…"  - VIDEO

Gaspare Baglio per https://www.rollingstone.it/

 

 

ALESSIO BERNABEI 1

I talent possono fare male. E pure parecchio. Specialmente se sei un ragazzino di 21 anni con tanta voglia di emergere, ma totalmente impreparato a quello che sta fuori dalla bolla di uno studio televisivo dove tutti ti acclamano.

 

Ne sa qualcosa Alessio Bernabei. Ex concorrente di Amici di Maria De Filippi, ex frontman dei Dear Jack, ex cantautore messo sotto contratto dalla Warner, ex ragazzo di successo. Una vita da ex, insomma. Già, perché a un certo punto, dopo primi posti in classifica, i dischi d’oro e di platino, le partecipazioni a Sanremo e un’esposizione mediatica continua, le luci si sono spente.

Ora, dopo il singolo Trinidad uscito qualche mese fa, Bernabei ci riprova con Everest, che è «una metafora. L’Everest è la montagna più alta al mondo e la vita è una scalata verso una meta anche se, nel 99% del mio percorso, non mi sono goduto il viaggio».

 

Come mai non te lo godevi?

Quando ti trovi, a 21 anni, a fare questo lavoro, con tante responsabilità e tante persone intorno, non ci si gode sempre quello che succede.

Capisco. Ma facciamo un passo indietro: hai partecipato ad Amici come frontman dei Dear Jack, un salto a Sanremo 2015 e poi lasci il gruppo. Che è successo?

maria de filippi

I veri Dear Jack, quelli originali, eravamo in due: io e il chitarrista. Ho iniziato a fare punk in un magazzino e poi ho messo in piedi un’altra band che faceva metal. Un mio amico mi ha detto che Amici aveva aperto alle band, ma mi sembrava difficile prendessero metallari per un programma di Canale 5. Così ci siamo alleggeriti.

 

In che modo?

Portando canzoni che presentavo ai concorsi di canto cui mia madre mi obbligava a partecipare. Presi i primi ragazzi che mi capitarono e alle selezioni presentammo brani come Anima gemella. È stata una cosa improvvisata, ma hanno visto in noi una potenziale band per teenager.

E poi?

Ci siamo trovati con un successo inaspettato tra le mani. Prima è una figata, poi ti mangia.

ALESSIO BERNABEI

Cioè?

La vita privata viene inghiottita da un qualcosa che non lascia spazio nemmeno per te stesso.

 

Tipo?

Uscivo di casa e non c’era un momento in cui la gente non mi chiedeva la foto.

Quello però era il lavoro. Uno che partecipa a un talent una cosa del genere se l’aspetta e, anzi, la cerca…

Sì, però, quando uscivo con la ragazza non mi godevo nulla. Nemmeno i live.

 

Addirittura.

Noi abbiamo fatto il Forum di Assago, ma era come se fosse tutto dovuto, come se fosse normale per aver fatto quel programma. Invece col cazzo che era normale.

Ma tutto dovuto a chi?

A una band come la nostra: ci aspettavamo tutto ciò che è successo, ci sembrava naturale perché quando ci annunciavano, ad Amici, sentivamo le urla delle ragazzine in studio. Eravamo abituati e proprio questo ci ha dato un’illusione. Ma è stata un’illusione: ecco la cosa negativa.

 

Cosa ti ha fatto dire basta?

de filippi

La convivenza costretta con dei ragazzi con cui non eravamo veramente fratelli, a eccezione di uno. Sei in giro su un van e, dopo un po’, se sei costretto a vedere ogni giorno le stesse facce, ti vai sulle palle. Tutte le parti caratteriali negative sono venute allo scoperto. Abbiamo tirato fuori il peggio di noi.

Qual era il tuo peggio?

Essere un 21enne preso dalla giostra del successo che faceva gaffe e tweet stupidi: litigavo con la fidanzata e scrivevo la frecciatina su Twitter. Facevo critiche a gente dello spettacolo che, a pensarci adesso, mi direi: ma che cazzo fai?. E poi avevo perso anche la fame di scrivere. Eravamo come dei manichini in giro a fare interviste e apparizioni tv. Eravamo le rockstar, ma io non ero più l’artista che voleva fare musica. Ero proprio il ragazzino stupido che aveva sfondato.

ALESSIO BERNABEI 4

 

Dovevate sottostare a delle regole?

Sì, ma non le rispettavo. Una di queste era appunto stare fermi sui social ed essere produttivi: ricordarsi le date dei tour, fare promozione per bene. Non avevo la testa per quello. Avevamo un calendario molto esteso e dovevamo ricordarci tutto, ma ero l’ultimo in grado di farlo. Per un periodo mi misero a dormire con Riccardo, il batterista e il più grande del gruppo, altrimenti non mi svegliavo. Devo dire che i miei compagni, alcune volte, mi hanno anche salvato il culo.

Quando non rispettavi le regole che succedeva?

Il manager mi diceva che ero un coglione.

 

Prendevate uno stipendio fisso?

Avevamo un cachet a data, a livello economico non ci ho rimesso più di tanto. I patti erano onorati, che non ci dessero quello che ci spettava è un altro discorso. Che poi, per un ragazzo come me, pure se mi avessero dato 10 euro, al Forum di Assago ci avrei suonato. Eravamo ingenui.

Non mi hai ancora detto qual è stato il fatto scatenante del tuo addio ai Dear Jack.

Una mattina mi sono svegliato e non avevo più voglia di suonare. Quella roba lì mi ha fatto capire che stavo sbagliando direzione. Quello che prima era il mio più grande sogno era diventato il mio peggiore incubo: stare su un palco. Non mi importava più, anche se mi dicevano che avrei fatto l’Arena di Verona, che poi è stato l’ultimo live insieme ai Dear Jack. Dovevo cambiare perché odiavo i miei compagni e la situazione.

SURACI RTL

 

L’hai subito detto al resto del gruppo?

Ho spiegato loro il disagio. Ho detto, sinceramente, che mi stavano sul cazzo, uno per uno.

Reazioni?

Erano sollevati perché ero diventato una palla al piede. Loro avevano stretto un’amicizia: ero io l’anello debole fuori da tutto. Mi hanno detto che potevo andare.

E tu?

Ci sono rimasto male. Mi sono detto: ma come? Sono il vostro cantante, abbiamo fatto tutto insieme! Forse aveva stancato la mia presenza.

 

Quale aspetto di te non sopportavano?

Soffrivano il mio essere pretenzioso. Avevo un’idea di band che loro non condividevano.

Vale a dire?

Loro pensavano di essere una boy band, di essere tutti uguali. Io, invece, la immaginavo con un frontman che spacca supportato da una band che spacca allo stesso modo. Tipo Freddie Mercury e Brian May. Il resto del gruppo non è inferiore, sono musicisti coi controcoglioni, ma si fermano lì, non sono tutti frontman.

 

ALESSIO BERNABEI 2

Come mai questa visione?

Sono cresciuto con i Coldplay, con gruppi in cui il cantante è la ciliegina sulla torta. I Pooh non sono la mia idea di band.

Hai mai fatto una grande litigata coi Dear Jack?

Non dico che arrivavamo alle mani, ma le discussioni erano infuocate. Ci mandavamo affanculo e magari, dopo due ore, avevamo un live e dovevamo sorridere. È questo che mi ha distrutto.

Il vostro manager era Lorenzo Suraci?

Sì, era lui in prima persona: manager e discografico.

 

E come ha preso la tua dipartita? Immagino che lasciare il gruppo di un editore che ha Rtl 102.5, Radio Zeta e Radio Freccia non sia stato facile. Probabilmente avrebbe potuto garantire passaggi radiofonici…

Lorenzo Suraci era un po’ come un padre severo, doveva vedersela con un ragazzetto di 21 anni inconsapevole delle cazzate che faceva. È stato fin troppo paziente, ma era tosta gestire quella realtà. È stato molto generoso, mi ha lasciato andare verso le mie esigenze. Da quel punto di vista non posso dirgli nulla.

 

E da quale punto di vista puoi dirgli qualcosa?

Era un po’ come la signorina Rottermeier. Incuteva timore. Come potevo scamparla per le minchiate che facevo? Dicevo: sbaglia lui perché sono il cantante dei Dear Jack e faccio quello che voglio.

Invece?

No, col cazzo. Aveva una responsabilità grandissima e molte volte è giusto che mi abbia fatto il culo.

 

Tra l’altro non ha scelto di seguire te, è rimasto con la band.

DEAR JACK

Mi sono trovato un altro manager dopo essere stato per un periodo senza nessuno.

Come ti trovi col nuovo agente?

Ne ho cambiati tre.

Eh, ma sei proprio difficile!

Non riuscendo a capire chi ero, come facevano a capirlo gli altri? Ero instabile e, giustamente, le persone mi hanno mandato a quel paese.

 

Quando ti guardavi allo specchio cosa ti dicevi?

Che coglione che sei, questo mi dicevo. Anche se, alla fine, ho sempre fatto pace con me stesso. E non è facile. Ho dovuto sbatterci la testa tante volte. Non potevo abbandonare la musica, anche se ho avuto la tentazione.

Ah, sì? E come mai?

Perché la musica fa anche male. Trovarsi davanti a una certa realtà, essere insicuro, mi ha fatto riflettere se valesse la pena continuare.

 

Perché eri assalito da questi dubbi?

DEAR JACK 1

Mi trovavo a interpretare brani che non volevo cantare, solo perché sotto al palco si aspettavano quella roba lì. Adesso mi metto a nudo: fare arte è anche questo.

Quali canzoni non volevi cantare?

Per i singoli mi è andata bene, non mi sono mai dispiaciuti. Domani è un altro film è l’unica hit che mi emoziona anche se non l’ho scritta. Mi ricorda quei periodi belli, ma forse è l’unica. Non c’è un brano che mi fa schifo, ma ci sono tanti pezzi che non mi rispecchiano.

 

Il primo impatto quando sei andato via?

Una paura enorme. Il brand Dear Jack aveva un impatto gigantesco, era la moda del momento. Ci paragonavano agli One Direction, avevamo lo stesso seguito. Per me è stato un salto nel vuoto: chi cazzo era Alessio Bernabei senza i Dear Jack?

Eh, appunto, chi era?

Non era niente. Forse il punto di forza era il viso, riconoscibile perché associato alla band. Non sapevo come sarebbe andata la carriera dopo quel successo lì.

 

Beh, non è andata benissimo…

Noi siamo infinito è stato certificato oro, il singolo è diventato platino. Poi è stata una macchina che, piano piano, si è fermata del tutto.

E come hai vissuto questo stop?

CARONE E DEAR JACK DA CHIAMBRETTI

Ho avuto crisi di astinenza, ero abituato ad avere una vita al massimo e di colpo ero meno calcolato, meno considerato, avevo meno notifiche su Instagram. Tutte cose che mi hanno portato a una considerazione: ma allora tutto quello per cui ci avevano illuso non esiste. Se c’è un’inattività nel lavoro i risultati poi si vedono: la gente, se non gli dai canzoni nuove, che cazzo ti deve seguire a fare?

 

Sei andato in depressione?

Fortunatamente no, ho sempre cercato di essere centrato, ma sono stato molto male. Ho avuto molta insicurezza, quella che mi nascondeva il successo. Prima mi sentivo Freddie Mercury, poi col cazzo che lo ero.

E cosa eri?

Una persona normale.

 

Maria De Filippi che ruolo ha avuto?

La mamma. È stata presente nei momenti importanti. Durante il distacco dal gruppo mi ha supportato tantissimo: ha chiamato la Warner dicendo loro che ero solo, che valevo e dovevano farmi un contratto. Grazie a lei ho firmato.

Però poi sei andato via pure dalla Warner. Ti sei mai chiesto se, magari, il problema eri tu?

dear jack pierdavide carone

Tantissime volte. Sentivo di essere una mina vagante, forse ero troppo pretenzioso o non sapevo chi cazzo ero. Ora inizio a capire la direzione da voler prendere. Fino a due anni fa, anche a livello musicale, non sapevo nemmeno dove andare a parare. La Warner non riusciva a stare al passo con me. Io volevo andare in una direzione, loro in un’altra.

 

Hai avuto anche difficoltà economiche?

Non nascondo di averle avute. Fortunatamente ho fatto, prima del Covid, parecchie date. Questo mi ha permesso di non andare proprio sul lastrico.

Il colpo più duro è stato, immagino, l’anteprima del tour rinviata per pochi biglietti venduti…

È stata la consapevolezza di capire che dovevo faticare e sbatterci la testa. Guardarmi allo specchio, darmi quattro schiaffoni e dirmi che non era più come prima. Bisognava rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per fare lo stesso numero di paganti. A livello musicale, poi, non ho dato nemmeno tutto quello che potevo dare. L’Alessio che non funzionava, che i fan non riconoscevano, che non vendeva dischi era quello che apparteneva a quei meccanismi che non dovevo seguire. Everest è il primo tassello con una consapevolezza diversa.

dear jack

 

Chi ti ha deluso di più?

Alessio Bernabei.

Troppo facile così.

Mi hanno deluso in tanti, anche la mia band e Warner Music quando me ne sono andato. Una delusione dettata dalla paura, mia, di aver comunque lasciato una multinazionale.

Se tornassi indietro?

Farei le stesse cose, erano una mia esigenza.

 

Ok, ma quali persone che ti hanno deluso?

Quelle che ci sono state finché avevo le fan sotto casa e poi, quando le cose sono cambiate, non le ho più viste. Come amici e fidanzate che volevano la storia su Instagram per avere i miei follower e diventare influencer. Mi amavano per il mio lavoro.

L’anno scorso i Dear Jack hanno provato a fare una reunion, ma non ti hanno voluto.

Non è proprio così.

 

E com’è andata allora?

dear jack

A gennaio dello scorso anno abbiamo provato a rimetterci insieme. A vedere come potevano andare le cose. Credevo ci fossero i presupposti, ho iniziato a fare sentire loro nuovi brani. L’obiettivo era farci vedere di nuovo insieme, per la prima volta, proprio ad Amici, dove tutto era nato.

E loro?

Più passava il tempo, più mi accorgevo che era peggio di prima. A un certo punto ho detto ai ragazzi di fermare la giostra: non ci trovavamo.

Hai provato a tornare a Sanremo?

Sì, con dei brani anche validi, secondo me. Ma non mi hanno accettato. Mi è dispiaciuto per la visibilità che quella piattaforma può dare. Mi avrebbe aiutato, ma la vita artistica non è solo Sanremo.

 

Questi brani presentati per il festival sono anche nel disco che stai preparando?

Sì, usciranno come singoli, anche se a livello artistico cambio molto direzione.

Marco Carta, Moreno e Valerio Scanu hanno fatto dei reality come l’Isola dei famosi. Tu?

L’Isola l’hanno proposta anche a me. E pure con un cachet bello grosso. Ho sempre rifiutato, non mi ci trovo a fare quel tipo di programmi.

 

Cosa hai pensato dei tuoi colleghi che, invece, hanno fatto i naufraghi?

Buon per loro, si vede che sono predisposti per quei format.

Prossimo step?

Sto facendo uscire un pezzo all’anno. Vorrei essere più attivo con le uscite di brani in cui credo. Ho l’esigenza di mettere in musica tutto quello che ho dentro.

 

Cos’hai dentro adesso?

DEAR JACK

Insicurezza e malinconia. Un lato che ho sempre nascosto. Voglio mostrare le mie paure, forse le persone se lo meritano. L’arista di plastica non interessa, sono di carne e ossa.

I fan ti sono ancora vicini?

Ho un fan club attivo e si sono fatti in quattro.

 

Ti senti più una rockstar o una popstar?

Amo Kurt Cobain e Michael Jackson.

È una risposta un po’ paracula.

Lo so. Allora diciamo che vorrei essere rock’n’roll come Cobain e performer come Jackson. Fondamentalmente, però, vorrei essere me stesso.

Dear Jack

 

Ultimi Dagoreport

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’