milani cortellesi albanese

“FACCIO COMMEDIE PER DISPERAZIONE” - RICCARDO MILANI RACCONTA COME E’ NATO IL FILM “COME UN GATTO IN TANGENZIALE" - IL PRIMO FIDANZATINO DI UNA DELLE TRE MIE FIGLIE ERA DI BASTOGI E IO HO REAGITO COME ANTONIO ALBANESE NEL FILM: HO SEGUITO L’AUTOBUS SU CUI SALIVA MIA FIGLIA...” – "PAOLA CORTELLESI? LA VIDI A CASA DI GIANNI MORANDI, FACEVA LE PROVE DI UNO SPETTACOLO IN GIARDINO. ARRIVÒ SUDATA, COI PIEDI SPORCHI DI TERRA. CON LEI RISCHIO IL DIVORZIO A OGNI FILM". ECCO IL MOTIVO – VIDEO

Candida Morvillo per corriere.it

 

Il regista e sceneggiatore si racconta: iniziai reggendo il parasole a Catherine Deneuve. Porto al cinema storie di persone normali che nel quotidiano fanno cose orribili. Il suo ultimo film si intitola «Corro da te», con Pierfrancesco Favino e Miriam Leone

RICCARDO MILANI PAOLA CORTELLESI 2

 

Alla fine, Riccardo Milani mi dirà: «Faccio commedie per disperazione». Da dieci anni, sbanca i botteghini con film di culto, tipo Benvenuto presidente o Come un gatto in tangenziale e ora con Corro da te . Molti, scritti con la moglie Paola Cortellesi. E fa serie tv irriverenti e divertenti, campioni di ascolto come Tutti pazzi per amore. Cominciò da assistente volontario di Mario Monicelli e, come lui, sa far ridere di cose amare.

 

«Fare commedia per disperazione» non è un controsenso?

«Racconto l’Italia che non mi piace, con passione però, perché amo questo Paese. Al cinema amo sentire la gente ridere e quando si riesce a far ridere e anche a far alzare un po’ la testa si fa un’operazione importante. Da regista non ho mai avuto il piacere di appartenere a una cerchia ristretta di cineasti e intellettuali. Preferisco rivolgermi a un pubblico largo, raccontare a chi non la pensa come me, magari storie di persone normali che nel quotidiano fanno cose orribili».

RICCARDO MILANI PAOLA CORTELLESI 2

 

 

Cose orribili di che tipo?

«In auto, ti fanno i fari per avvisare che c’è l’autovelox: segno di un Paese che si compatta contro la legge, come se c’è da evadere le tasse, saltare file, non denunciare le prepotenze».

 

Lei invece denuncia, interviene?

«Cerco di parlare con le persone, se si fermano, se non tirano fuori la spranga. Ho visto uno aprire il portabagagli, prendere una mazza da baseball e frantumare un parabrezza: è una scena vera, messa in Un gatto in tangenziale».

 

Nella disperazione, è ottimista o pessimista?

MILANI CORTELLESI 6

«Ho sempre la speranza che il Paese sia migliore di quello che racconto e a volte sono troppo ottimista. Ho avuto scontri con gli sceneggiatori. Per Scusate se esisto!, in cui Paola è un’architetta che si finge uomo per poter lavorare, dissi: non è che raccontiamo un Paese che non c’è più? Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola hanno dovuto convincermi, cifre alla mano, della disparità delle donne nel mondo del lavoro».

 

Dunque, il macho predatore Pierfrancesco Favino in «Corro da te» esiste ancora?

«Io quelli come lui non li frequento, il dubbio l’avevo. Poi, guardi le violenze subite dalle donne a Capodanno a Milano, vedi il branco fatto da giovani e capisci che il cinquantenne del film non è anacronistico».

Come nel film, è l’amore il motore del cambiamento?

«Favino conosce Miriam Leone, una ragazza in sedia a rotelle, che sa fare bene tante cose pur godendo di metà della sua condizione, e scatta l’ammirazione: per questo s’innamora».

 

MILANI CORTELLESI ALBANESE

Dentro c’è l’ultima interpretazione di Piera Degli Esposti, mancata l’agosto scorso.

«Insieme abbiamo lavorato tanto. Le feci ballare Beyonce in Tutti pazzi per amore. Ci volevamo bene, veniva sempre a Pescasseroli da Dacia Maraini, anche io ho casa lì. Le portavo le zucchine dell’orto, lei raccontava barzellette meravigliose. Negli ultimi tempi, aveva due tubicini al naso per l’ossigeno e mi fa: secondo te, posso fare l’attrice così? Le risposi: sei Piera degli Esposti, puoi fare quello che vuoi. Scrissi per lei, in Corro da te , il ruolo della nonna cinica che mette al muro Favino».

 

Si sta commuovendo.

paola cortellesi riccardo milani

«Le ho visto fare una cosa straordinaria. Poteva recitare solo seduta, coi suoi tubicini, ma c’è una scena in cui tutti ballano e, quando ho dato motore, lei all’improvviso si è alzata e ha ballato. Questo è avere mestiere e amare quel mestiere».

 

A lei come arriva la passione per il mestiere?

«Sono nato a Roma, in via Segesta, sopra il Cinema Airone. A due anni, mi affacciavo a una grata pericolosissima per sentire le voci dei film. Captavo dialoghi, urla di indiani e cowboy. I miei avevano lavori modesti, ma vicino a casa c’era la Scalera Film. Papà iniziò a fare la comparsa e a bazzicare l’ambiente come autista e tuttofare, poi diventò ispettore di produzione. Conobbe Alberto Sordi, portò a casa i dentoni finti di un suo film e portò me bambino a casa sua».

 

Il suo primo set?

paola cortellesi riccardo milani foto di bacco

«Lessi che Carlo Vanzina aveva iniziato come assistente volontario: pur essendo figlio del grande Steno, non era partito come aiuto regista. Allora andai a bussare al camper di Monicelli e mi proposi come assistente volontario. Dopo mesi, mi prese per Speriamo che sia femmina . Andai, lui non dava indicazioni su nulla, dovevi renderti utile in qualunque modo, portando il caffè, fermando il traffico, aiutando macchinisti, elettricisti».

 

Primo giorno di lavoro non pagato?

«Ressi il parasole sulla testa di Catherine Deneuve, era estate, mi squagliai perché faceva tanto caldo e perché stavo vicino a Deneuve. Avevo una visione del cinema artistica, teorica, invece sul set ho imparato che il cinema è artigianato. Andavo a casa di Suso Cecchi d’Amico a prendere le correzioni della sceneggiatura: per me era una divinità, ma lei, Monicelli, Piero De Bernardi, tutti grandissimi, stavano lì coi foglietti a dire “sta’ cosa funziona? Ma fa ridere? Fa ridere?”. La loro preoccupazione era questa».

 

Fra i suoi film, ce n’è soltanto uno drammatico, «Piano, solo», perché?

riccardo milani

«Perché è la storia vera del tormento di un ragazzo, Luca Varchi, un musicista importante morto suicida. In adolescenza la fragilità è padrona, io me ne portavo dietro un po’. Verso i 16, 17 anni, frequentavo un centro sociale, aiutavamo le periferie. Uno di noi era morto, fu un dolore che faceva pensare anche al suicidio. Il male di vivere ci ha attraversato molto in quegli anni. Un contributo doloroso è stato il terrorismo».

 

Quanto l’ha vissuto da vicino?

«Ero attivo politicamente, siamo intorno al ‘76 o ’77, anni in cui, a furia di andare a sinistra, il purismo portava distorsioni pesanti. La strada del dialogo era la meno percorsa e forse la più utile. Mi addolorava vedere quanta responsabilità ci si è presi a non combattere la violenza dall’interno, a non dire a chi uccideva che diventava un assassino. È una stagione che ricordo con grande senso di inadeguatezza».

 

Quando, per esempio, avrebbe dovuto parlare e non l’ha fatto?

«A un corteo, alcuni si staccarono per spaccare le vetrine di un’armeria e prendere i fucili. Ero piccolo ed era tutto più grande di me. Ma una cosa spero di non aver perso: la spinta a capire quali siano le cose giuste e a non girare la testa».

BENVENUTO PRESIDENTE DI RICCARDO MILANI LOCANDINA

 

Il suo primo grande successo è «Benvenuto presidente» con Claudio Bisio, dove riesce a far ridere della malapolitica.

«Anche lì, ero incerto sul tema: c’era già il soggetto e mi faceva soffrire che fosse centrato sull’idea che il Parlamento fosse una fogna e che chiunque sarebbe stato meglio di un politico, anche un pescatore eletto presidente della Repubblica perché tutti votano per sfregio Giuseppe Garibaldi e un Giuseppe Garibaldi esiste davvero».

 

Era il 2013, l’anno in cui i 5 Stelle entrano in Parlamento per aprirlo «come una scatoletta di tonno».

BENVENUTO PRESIDENTE DI RICCARDO MILANI

«Era lo stesso Parlamento nato dalla lotta partigiana, per il quale persone avevano combattuto ed erano morte. Ma è importante il discorso finale di Claudio Bisio, quando si rivolge a chi accusa i politici, ma poi evade le tasse, paga in nero...».

 

Prossimi film?

«Ho finito di girare un remake dal francese Triomphe, protagonista Antonio Albanese, e sto ultimando un docufilm sul gigante Gigi Riva, ci ho messo vent’anni a farmi dire di sì. Mi appassiona la storia di un uomo che ha detto no alle leggi del mercato. Lo volevano la Juve, l’Inter, tutti, e lui ha sempre giocato nel Cagliari».

 

BENVENUTO PRESIDENTE DI RICCARDO MILANI

Il gatto in tangenziale come nasce?

«Il primo fidanzatino di una delle tre mie figlie era proprio di Bastogi e io ho reagito come reagirà Antonio Albanese nel film: ho seguito l’autobus su cui saliva mia figlia, sono andato a conoscere la famiglia. Anche loro si chiedevano che ci facesse lì la figlia di un regista. Poi, ho usata la casa del ragazzo come set del film».

 

Che le periferie le entrassero in casa doveva capitare proprio a lei che aveva lottato per le periferie?

«Quel film è una confessione di ipocrisia. Come padre, ho messo in campo il peggio di me».

 

BENVENUTO PRESIDENTE DI RICCARDO MILANI

Ha due figlie grandi e una, di nove anni, avuta con Paola Cortellesi. Che padre è?

«Non lo so, uno che cerca di dare l’esempio».

 

Il primo incontro con Paola?

«Per Il posto dell’anima volevo una protagonista forte, che parte dal paesino per cercare lavoro. Era un film più drammatico di altri e mi serviva uno sguardo anche malinconico. L’avevo vista fare cose divertenti in tv, ma sentivo in lei qualcosa di amaro. L’ho voluta incontrare».

 

Sua moglie la racconta in modo diverso.

«In effetti, la vidi a casa di Gianni Morandi, faceva le prove di uno spettacolo in giardino. Aveva i sandali, arrivò sudata, coi piedi sporchi di terra. Finge di arrabbiarsi se lo racconto».

 

Quindi, quando vi guardate con occhi nuovi?

paola cortellesi come un gatto in tangenziale – ritorno a coccia di morto

«Mesi dopo il set. Capendo che ci accomunavano lo stesso distacco per le cose, lo stesso amore per la commedia un po’ amara e il fatto di non uscire mai, non essere mondani. Ci siamo trovati su cose semplici».

 

Quasi vent’anni insieme e sette film. Paola ha detto: «Quando scriviamo una sceneggiatura, siamo a un passo dal divorzio perché litighiamo pure sulle virgole».

«Un po’ è vero. Gli altri due sceneggiatori dicono che sembriamo Casa Vianello».

 

E la vostra vita di cose semplici com’è fatta?

«Stiamo molto a casa, andiamo molto al cinema e a Pescasseroli. Io sto bene nella natura. Mi piace cercare di avvistare orsi, lupi, cervi».

 

come un gatto in tangenziale 2 – ritorno a coccia di morto

Scorgere un orso nel bosco è il suo momento perfetto?

«Lo è anche vedere gli esseri umani felici, quando hanno una loro identità e non sono solo schiacciati da quella di consumatori. Questo mi dà un’idea di libertà».

 

riccardo milani e paola cortellesiriccardo milani paola cortellesiMILANI CORTELLESI ALBANESE 11

 

come un gatto in tangenziale come un gatto in tangenziale 2 – ritorno a coccia di morto come un gatto in tangenziale 3come un gatto in tangenziale 1come un gatto in tangenziale come un gatto in tangenziale 3pippo baudo paola cortellesi col marito riccardo milani

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…