staino grillo

“GRILLO? E’ UNA BRUTTA PERSONA, RANCOROSA” - L’ATTACCO FURIBONDO DI SERGIO STAINO A "BEPPE MAO" - "UNA SERA AL TEATRO PUCCINI DI FIRENZE, CHE HO FONDATO E DIRIGO PRIMA DELL'INIZIO DELLO SPETTACOLO GRILLO VENNE IN DIREZIONE E VOLLE SAPERE QUANTI BIGLIETTI OMAGGIO FOSSERO STATI DATI. SUBITO DOPO ANDÒ SUL PALCO E…" - "SEGUIRE CERTE IDEE POPULISTE È STATA UNA BISCHERATA, LA SINISTRA HA IL MALE OSCURO DI DIVIDERSI, LETTA TIENE INSIEME I COCCI"

PAOLO GRISERI per la Stampa

staino

 

Caro Staino, strana campagna elettorale. Che cosa pensa Bobo sotto l'ombrellone?

«Sembrerà strano ma questa volta Bobo è contento».

 

Ohilà, che cosa lo soddisfa?

«La scelta di Letta di rompere con i grillini. Questo gli dà una soddisfazione molto grande.

Anche se...».

 

Anche se?

«Beh, noi a sinistra potevamo accorgercene prima. Molto prima. Ma, insomma, l'importante è esserci arrivati».

 

Che cosa sfuggiva al Pd?

«Sfuggiva che i grillini sono il virus che fa ammalare la sinistra».

 

Un virus? Addirittura?

«Hanno instillato in tanta parte del nostro popolo idee sbagliate, fuorvianti. Hanno fatto gravi danni».

 

Esempio?

«Beh, questa storia della riduzione del numero dei parlamentari. La sinistra gli è andata dietro ma è una pericolosa bischerata».

 

Ma come? Non seve a ridurre i costi della politica, ecc. ecc.?

«Mi sono preoccupato quando i miei amici hanno cominciato a dirmi: 'Meno male, riduciamo il numero di questi mangiapane a tradimento"».

grillo

Un pensiero diffuso, direi «Ecco, noi a sinistra non abbiamo mai ragionato così. Potevi pensare che questo o quel parlamentare facesse e dicesse cose sbagliate, pericolose. Potevi dire che è una merda. Ma non che i parlamentari come categoria siano dei mangiapane a tradimento. Questo non è sinistra, questo è qualunquismo, populismo di destra della peggior specie. Quando dico del virus penso a questo modo di ragionare».

Beh, a questo punto il pericolo di un'alleanza con quelli del virus sembra scongiurato...

«Per questo Bobo è molto contento».

 

Qualcosa di personale con Grillo?

«Anche. L'ho conosciuto. È una brutta persona».

 

Pesante no?

«Certo, pesante. Una sera al Teatro Puccini di Firenze, che ho fondato e dirigo, c'era uno spettacolo di Grillo. Prima dell'inizio venne in direzione e volle sapere quanti biglietti omaggio fossero stati dati. Erano quattro, persone che avevo invitato io personalmente».

 

Perché voleva saperlo?

«Perché subito dopo andò sul proscenio e fece un gran numero chiedendo chi avesse il biglietto omaggio e insultandoli: "Bello andare a teatro gratis eh? Vergogna". Per questo dico che è una brutta persona, rancorosa».

 

Ma senza i grillini si perde, non è così?

staino

«Con i grillini si perde l'identità della sinistra».

 

Che cos' è l'identità della sinistra? Dov' è? Dove sta?

«Ah questa è una bella domanda. La verità è che la sinistra non ha più un orizzonte».

 

Anche Bobo è un po' confuso?

Gli piace l'agenda Draghi?

«Bobo considera l'agenda Draghi la migliore che potevamo avere in questo momento. Anzi è quanto più di sinistra si potesse avere in questa condizione».

BEPPE GRILLO AL PEVERO DI PORTO CERVO

Ahi, attenzione che così si arrabbia Fratoianni «Che cos' ha di sinistra Fratoianni?».

 

Che cos' ha di sinistra Draghi?

«Con Draghi, per la prima volta dopo tanti anni, l'Italia è stata sinceramente europeista. E anche la Nato può diventare un elemento di un sistema di difesa europeo. Un'Europa più autonoma, anche dal punto di vista della difesa, è un elemento di progresso».

Non esattamente il sol dell'Avvenir «Nel '43 Togliatti disse che la democrazia borghese era il massimo che potevamo immaginare in quel contesto. E aveva ragione. Anche quello non era il sol dell'Avvenir».

Lunedì a Monfalcone ho intervistato gli operai dei cantieri navali. Molti votano Meloni perché, dicono, lei ci tutela.

 

Che cosa andrebbe a dire Bobo davanti a quel cantiere? Che c'è l'agenda europea?

«La sinistra ha commesso l'errore di non coltivare più la passione per la politica nei luoghi di lavoro. E così l'hanno fatto gli altri. Quando sento dire che ci sono degli iscritti alla Cgil che voteranno Meloni, inorridisco.

Quanti vuoti di politica ci sono dietro questo fatto? La sinistra non può perdere l'attenzione al sociale. Se no è morta».

 

Ma lì, in quel caso concreto, Bobo che cosa farebbe? Darebbe dei volantini? Terrebbe dei comizi?

«Comincerebbe a parlare con i 1.000 operai italiani e con gli 8.000 bengalesi. Cercherebbe di capire come si è potuti arrivare a quella situazione e come uscirne tutti insieme. Bobo sa che la sinistra è più importante per chi sta peggio».

 

beppe grillo luigi di maio alessandro di battista virginia raggi

Dove l'ha imparato?

«Ad Arezzo».

 

Ad Arezzo?

«Nel giugno di sette anni fa. Io ero a Sinalunga, ad una iniziativa di Slow Food. Una tavolata lunga centinaia di metri. Un modo per far festa con i prodotti del territorio».

Non un mondo di sofferenza...

«Quella arrivò intorno alle nove e mezza di sera. Quando tutti scoprirono che il centrodestra aveva conquistato il sindaco di Arezzo».

Non se lo aspettavano?

«Assolutamente no. Un fulmine a ciel sereno. Scese il gelo sulla tavolata. Poi, a distanza di un quarto d'ora, tutti passarono attraverso una successione di stati d'animo».

 

Una lavatrice emozionale?

«All'inizio lo choc. Poi, il classico: "Beh, c'era da aspettarselo". Poi arrivò il "ce lo siamo meritato". E infine il consolatorio: "Questa sconfitta ci farà bene". E così, finalmente rinfrancati, tutti riprendemmo a mangiare tranquilli e felici e vaffanculo Arezzo».

 

MATTARELLA BIS BY STAINO

Un happy end, si direbbe..

«Mica tanto. Una settimana dopo sono stato invitato ad assistere in carcere alla rappresentazione della Tempesta di Shakespeare nella traduzione di Eduardo. Una messinscena bellissima per la regia di Gianfranco Pedullà. Quando stava per finire lo spettacolo gli assistenti sociali ci chiesero di non uscire».

 

C'era un motivo particolare?

«Certo. Se la platea si fosse svuotata in fretta, i carcerati sarebbero stati costretti a tornare subito in cella. Così invece rimanemmo un po' a parlare con loro».

 

Di politica?

«Anche. Mi spiegavano che per loro il cambio di giunta ad Arezzo significava il cambio dell'assessore alla cultura e il candidato più probabile a quell'incarico aveva già annunciato che avrebbe tagliato i fondi per gli spettacoli in carcere. Chiaro? Per loro destra o sinistra non erano indifferenti».

 

Che cosa disse loro?

«Nulla. Pensai alla grande tavolata di Sinalunga e alla disinvoltura con cui avevamo superato lo choc della sconfitta. E mi sentii una merda». Sembra che per voi vignettisti la sinistra offra più spunti della destra.

staino

Come mai?

«Perché, come ha scritto Ezio Mauro, la sinistra ha il male oscuro di dividersi». Anche a destra non vanno sempre d'accordo... «Certo ma quando serve si uniscono».

 

Avranno divisioni meno profonde...

«Non penso. Meloni è amica degli americani mentre Berlusconi e Salvini sono amici di Putin. Una bella differenza oggi. Ma fanno le conferenze stampa insieme». E cosi, alla fine è la sinistra che litiga di più... «Certo e in questo caso tocca a Letta tenere insieme i cocci. Mi è venuta in mente una vignetta in cui lui è vestito da alpino e dà un braccio a un alleato, una gamba all'altro. Il testamento del capitano, ricordate la canzone? Ecco». Basterà a fermare la destra? «Bobo se lo augura vivamente». 

 

STAINO DIRETTORE UNITA

 

 

sergio staino con mattia feltrisergio stainoLA TRATTATIVA PD-M5S VISTA DA STAINO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…