francesco polacchi matteo salvini altaforte

“LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON E’ NEGOZIABILE. QUELLO CHE LA COSTITUZIONE IMPEDISCE È LA RICOSTITUZIONE DEL PARTITO FASCISTA” - GIAN ARTURO FERRARI, GRAN SIGNORE DELL’EDITORIA ITALIANA, CONTRO LA CENSURA ALL’EDITORE FASCISTA: “VOGLIAMO DISCUTERE EZRA POUND? SÌ, ERA UN FASCISTA… CÉLINE, ADDIRITTURA NAZISTA. SPESSO LA QUALITÀ ARTISTICA NON COINCIDE CON QUELLA MORALE” – ‘’QUESTA POVERA SINISTRA CULTURALE SI TROVA A VIVERE IN UN PAESE IN CUI LA MAGGIORANZA DELL’OPINIONE PUBBLICA NON LA SEGUE PIÙ E PROVA A DIFENDERE LA PROPRIA ROCCAFORTE”

Maurizio Caverzan per La Verità

gian arturo ferrari

 

Libri ovunque, naturalmente. Alle pareti, sui tavoli e sulle madie. Nell’attico di Casa Rustici in corso Sempione a Milano, vive Gian Arturo Ferrari, gran signore dell’editoria italiana. «Anche se ritengo che il libro sia la più importante invenzione dell’uomo», premette, «io non sono un bibliofilo. Certo, ne possiedo di antichi, questa è una cinquecentina di Manuzio e mi piace... Ma soprattutto m’interessa quello che c’è scritto dentro. La lettura è come una droga, quando ne scopri il segreto non smetti più».

 

POLACCHI SALVINI

Nato a Pavia, storico direttore generale di Mondadori, autore della voce Libro nella prestigiosa collana dei Sampietrini di Bollati Boringhieri, Ferrari ha calcato anche le stanze di Rizzoli, Einaudi, Electa, Sperling & Kupfer, Piemme. Ora, a settantacinque anni portati senza il sussiego proverbiale di molti intellettuali, si gode la splendida abitazione progettata da Giuseppe Terragni, massimo esponente italiano dell’architettura razionalista. E soprattutto si diverte. Come quando impreziosisce Dago in the Sky di Roberto D’Agostino o scruta con disincanto il polverone che avvolge il Salone del libro di Torino.

 

FRANCESCO POLACCHI E UN GRUPPO DI GIOVANI NEOFASCISTI A PIAZZA NAVONA NEL 2008

Che idea se n’è fatto? Con Francesco Polacchi, editore di Altaforte vicino a Casapound, indagato per apologia di fascismo e lo stand espulso è tutto a posto e niente in ordine?

 

ciarrapico caracciolo de benedetti x

«In questi giorni mi è tornato alla mente un episodio di gioventù. Era il 1975 e alla Fiera di Francoforte l’editore Giuseppe Ciarrapico aveva proposto una ristampa anastatica di Signal, la rivista delle Ss italiane. Noi smaniavamo nell’onda lunga del Sessantotto e la Germania era un paese conservatore. Con alcuni amici organizzammo una chiassosa protesta, salvo scoprire una quindicina di anni dopo con stupore che Ciarrapico era diventato grande amico di Carlo Caracciolo, editore dell’Espresso e di Repubblica, e mediatore nella spartizione di Mondadori. Perciò, chissà, non escludo che tra qualche anno anche questo Polacchi possa avere un futuro nell’establishment. La nostra Italia è un paese di sorprese e trasformismi».

chiara giannini al salone del libro di torino

 

La levata di scudi contro Altaforte è giustificata o è un eccesso d’intransigenza ideologica?

 

«Forse è anche il desiderio dei protagonisti di mettersi in evidenza. Personalmente, ritengo che la libertà di espressione non sia negoziabile, esattamente come il non uccidere. Mi sembra evidente che questa querelle sia nata dalla pubblicazione del libro intervista a Matteo Salvini. Tutti i politici hanno fatto libri di interviste. Anche gli ex brigatisti rossi li hanno fatti. Il Salone del libro di Torino è una manifestazione importante e prestigiosa e l’editore si è proclamato fascista. Ma partecipare a una fiera non è una decorazione al merito della Repubblica italiana: si paga per avere uno stand».

 

La vera causa di tutto è il libro di Salvini?

 

EZRA POUND PASOLINI

«Quest’ondata d’indignazione ha illuminato un editore sconosciuto. Finora chi conosceva questa piccola editrice? Di solito i libri dei politici vendono poco, magari stavolta no. Se non produrrà vendite clamorose sarà solo perché in maggioranza i lettori italiani dissentono dalle opinioni di Salvini. Alle europee si prevede che la Lega conquisti la maggioranza relativa, è comprensibile che catalizzi tanta ostilità».

 

Altaforte c’è da un anno circa, il nome nasce da una sestina di Ezra Pound.

EZRA POUND IN CARCERE

 

«In Italia ci sono parecchie case editrici orientate a destra, altrettante a sinistra e, in passato, anche, pericolosamente, all’estrema sinistra. Fortunatamente ognuno può pubblicare ciò che vuole. Vogliamo discutere Ezra Pound, uno dei maggiori poeti del Novecento, mentore di Thomas Stearns Eliot? Sì, era un fascista… un po’ come Fernand Céline, addirittura nazista. Saremmo tutti contenti se la qualità artistica coincidesse con quella morale. Spesso non è così».

 

Chi esce peggio da questa vicenda?

CELINE 7

 

«Mi ha stupito in negativo l’intervento del Comune di Torino e della Regione Piemonte. Non capisco perché le autorità pubbliche debbano stabilire i criteri di ammissibilità degli editori che pagano per esporre i propri libri».

 

Regione e Comune sono tra i fondatori del Salone.

 

«Sono favorevole alla distinzione dei ruoli. La sfera morale appartiene solo alla coscienza dei singoli».

 

L’aut aut posto da Halina Birenbaum, la scrittrice ebrea superstite del lager, ripropone il tema dell’intangibilità della vittima le cui condizioni sono sempre incontestabili e vincenti?

treno olocausto 1

 

«Io sono un cultore dell’Olocausto. In Rizzoli ho pubblicato il testo di Shoah, il documentario capolavoro di 9 ore di Claude Landzmann sui campi di sterminio in Polonia. Poi l’ho ripubblicato con il dvd da Einaudi. Ho letto quasi tutto sull’argomento, pochi giorni fa ero ad Auschwitz e non per la prima volta. Era comprensibilissimo che la scrittrice deportata non volesse vedere persone che si dichiarano fasciste ed era un suo sacrosanto diritto non partecipare».

 

L’Olocausto giustifica la censura?

 

auschwitz birkenau

«L’Olocausto è qualcosa da meditare due o tre volte al giorno per capire che cosa gli uomini possono arrivare a fare. Tuttavia, deploro che il potere politico si erga ad arbitro, non credo sia suo compito».

 

Hanno sostenuto la tesi della censura giusta.

 

«È un’idea che c’è sempre stata. La civiltà moderna è nata proprio contro questo. Giuste o sbagliate: tutte le censure sono censure tout court. Poi ci possono essere delle questioni di coscienza. Per esempio, un libro che elogia la pedofilia… Ma se si censura, allora dovremmo bruciare anche Lolita di Vladimir Nabokov».

intervento di roberto saviano (5)

 

Cosa pensa dell’idea di un codice etico che vagli i partecipanti al Salone?

 

«Spero proprio di no. Chi decide? Chi è il tribunale titolato a giudicare in caso di controversie?».

 

Gli editori «salonabili» dovrebbero essere graditi agli intellettuali giusti.

 

«Allora la stessa cosa dovrebbe valere anche per i festival cinematografici e per ogni altra manifestazione di cultura. Non scherziamo. Questa povera sinistra culturale si trova a vivere in un paese in cui la maggioranza dell’opinione pubblica non la segue più e prova a difendere la propria roccaforte. La vaccinazione morale è un’assurdità. Siamo prontissimi a difendere la libertà d’espressione quando si tratta della nostra, mentre invece va difesa quando riguarda le opinioni a noi avverse».

mostra 70 anni del msi (12)

 

Stavolta il soggetto censurato ha fatto apologia di fascismo.

 

«Non è che nel 1945 i fascisti siano spariti. Quello che la Costituzione soprattutto impedisce è la ricostituzione del partito fascista. Per molto tempo qualcuno ha ritenuto che il Msi fosse fuorilegge, dopo di che la Dc decise di non accanirsi. In Germania si è scelta una linea più rigida, con risultati da verificare. Io non sono un giurista e preferisco l’ironia al muro contro muro. La scena dei Blues Brothers in cui John Belushi e il suo socio si lanciano in macchina contro un gruppo di fanatici inneggianti al Führer, procurando loro un bagno fuori programma, mi diverte sempre».

 

MOSTRA SUL MSI - MOVIMENTO SOCIALE

Nel nostro milieu intellettuale pochi possiedono l’arte dello sberleffo dei Blues Brothers. In passato non senza una certa dose di cinismo sono stati pubblicati I Diari di Mussolini «veri o presunti».

 

«Erano falsi, usiamo le parole nel loro significato. Li rifiutai nonostante le molte pressioni. Gli storici a cui li feci analizzare ne dimostrarono la falsità. La prova regina era il divario cadenzato tra il giorno delle udienze a Palazzo Venezia e quello in cui ne dava notizia Il Popolo d’Italia. Nel diario erano sempre annotate le date della pubblicazione sul giornale».

nicola lagioia

 

Il complesso di superiorità di un certo mondo intellettuale è una forma di razzismo culturale?

 

«Questo era vero 30 o 40 anni fa. La sinistra ha egemonizzato la cultura italiana fino agli anni Ottanta. Oggi sono rimasti solo i brandelli di quel glorioso manto. Certo, provano a stenderlo di nuovo, ma con scarso successo».

 

Ha mai pubblicato o fatto pubblicare un libro maledetto?

 

SALMAN RUSHDIE

«Quand’ero in Mondadori, unici editori al mondo, pubblicammo i Versetti satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’ayatollah Khomeini. Io e altri dirigenti girammo con la scorta per sei mesi. Una parte degli intellettuali criticò la nostra decisione sottolineando che ogni civiltà ha i propri valori, di fatto difendendo le posizioni del regime iraniano. Anche le polemiche per il Libro nero del comunismo furono accese. Molti asserirono che era stato Silvio Berlusconi a volerlo. In realtà, insieme con il capo della saggistica Marco Vigevani, lo acquistammo da un editore francese in un corridoio della Fiera di Francoforte. Berlusconi non c’entrava niente. Pensavamo solo che avrebbe venduto molto. Se nel caso di Rushdie, tra i dubbi di molti dirigenti, fu Carlo De Benedetti a darci una mano a stamparlo, nel caso del Libro nero del comunismo quando fummo attaccati, ci difese Berlusconi, ben contento di farlo».

mussolini hitler

 

Secondo Augusto Del Noce, diventando una religione, l’antifascismo ha trasformato il fascismo nel demonio moderno, da qui la sua inafferrabilità e onnipresenza, anche fasulla. Fascismo eterno di Umberto Eco ne ha confermato il carattere soprannaturale. È il nemico necessario per ricompattare la sinistra?

 

leggi razziali

«Il fascismo è la maggiore invenzione politica italiana dell’età moderna. Non a caso Adolf Hitler nutriva grande ammirazione per Mussolini. Prese il potere nel 1922 come risposta alla rivoluzione bolscevica del 1917. Il nazismo, arrivato nel 1933, ha aggiunto l’elemento darwinista della superiorità ariana alla guerra tra comunismo e capitalismo. Gli italiani hanno il copyright mondiale del fascismo, da qui l’ipersensibilità della sinistra sull’argomento. In Germania il nazismo è sepolto, in Italia il fascismo potrebbe tornare. Additarlo, anche dove non c’è, è un’efficace scorciatoia per ricoagulare le stanche truppe dei suoi antagonisti storici».

LE LEGGI RAZZIALI DEL FASCISMO

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...