marco paolini alessandra lighezzolo

“NON RIESCO A PERDONARMI”, MARCO PAOLINI PARLA DELL’INCIDENTE CHE HA CAUSATO LA MORTE DI UNA DONNA E PER CUI HA PATTEGGIATO UNA CONDANNA A UN ANNO: "TUTTA COLPA MIA, NON STAVO TELEFONANDO. A UN CERTO PUNTO MI E' VENUTO UN ATTACCO DI TOSSE..." - "OMICIDA STRADALE". OGNI VOLTA CHE INCAPPO IN UN CONTROLLO DEI DOCUMENTI, MI SEMBRA DI VEDERLO SCRITTO NEGLI OCCHI DI CHI LI STA VERIFICANDO. SENTO DI DOVERMI RISCATTARE. SPERO DI AVER TEMPO PER FARLO”

Gian Antonio Stella per il “Corriere della sera”

 

incidente marco paolini foto da l arena 2

Quasi un anno dopo la tragedia, patteggiata una condanna a un anno di reclusione per omicidio stradale, pena sospesa con la condizionale, Marco Paolini racconta cosa successe quel giorno. Quando sulla A4 Milano-Venezia, vicino a Verona, tamponò con l' auto che guidava l' utilitaria di due amiche, buttandola fuori strada.

 

Gravemente ferita, Alessandra Lighezzolo, che aveva 53 anni, aveva due figli e mandava avanti un negozio di abbigliamento per bambini, non ce la fece. Due giorni dopo morì. Da allora, il regista e attore vive col peso di avere causato una perdita irrimediabile. E ricorda passo passo...

incidente marco paolini foto da l arena 4

 

«Era il pomeriggio di martedì 17 luglio dell' anno scorso. Il sabato prima avevo finito uno spettacolo, "Il calzolaio di Ulisse" al Teatro Romano di Verona. Tre serate, precedute da un intenso periodo di prove. Era andata bene. A parte la tosse».

 

Cioè?

«Arrivava mentre ero sul palco. Ogni tanto. Disturbava. Ero molto infastidito. Me la tiravo dietro da tempo. Finito lo spettacolo, pensavo, dovrò occuparmene. Una tosse secca. In testa. Pensavo fosse legata a un reflusso gastrico. O allo stress. Complicato dal fatto che ciclicamente ho attacchi di un' asma cronica. Tenevo duro rinviando le visite mediche a dopo».

 

Insomma, finalmente tornavi a casa...

incidente marco paolini foto da l arena 3

«No. La domenica ero andato direttamente in Trentino, nelle valli Giudicarie, per un seminario di due giorni con un amico e collega. Lo consideravo, con qualche passeggiata, un momento di decantazione. Sono rimasto lì fino a martedì mattina. Quando finalmente sono partito per tornare a casa e stare qualche giorno con la mia famiglia».

 

Che ore erano?

«Forse l' una e mezzo. Forse le due. Lungo la strada, scendendo, verso Rovereto ho avuto un paio di colpi di tosse. Quelli che per un attimo ti mandano in apnea. "Madonna, ho pensato, piàn!" Prima di entrare in autostrada mi sono fermato a mangiare un panino. E sono ripartito. Rinunciando alla fumatina con la pipa per non stuzzicare la tosse...».

 

E alle quattro e mezzo del pomeriggio stavi tra Verona sud e Verona est...

«C' era molto traffico. Impossibile correre. Si andava in colonna. Viaggiavo sulla corsia centrale. A un certo punto mi è tornato un attacco di tosse. E lì, come ho potuto rivedere nei fotogrammi di un filmato delle telecamere fisse di Autostrade, mi sono spostato sulla corsia di destra.

incidente marco paolini foto da l arena 1

 

E di colpo mi sono visto addosso alla macchina di Alessandra Lighezzolo e Anna Tovo. Loro erano su una 500, io su una station wagon. Un camion, in confronto. L' ho speronata. E l' ho vista volare sulla strada di sotto, sulla tangenziale. Dietro una siepe. Rovesciata. Per fortuna il traffico di sotto si fermò quasi subito. Senza ulteriori tragedie. Eravamo lungo una piazzola d' emergenza. Mi sono fermato, ho dato l' allarme. Tutto intorno sembrava normale».

 

In che senso?

«Il traffico in autostrada continuava come nulla fosse successo».

Si disse che tu avevi in mano il cellulare...

«No. Non stavo telefonando. E neppure ricevendo messaggi. Dato l' allarme la prima cosa che ho fatto è stata quella di consegnare appunto il telefonino alla Stradale. Loro hanno potuto confrontare tutti i dati. L' ultima telefonata l' avevo fatta a mia moglie qualche minuto prima per dirle che arrivavo».

 

Alla giornalista dell' Arena, a botta calda, dicesti che l' avevi appena posato, il cellulare...

Marco Paolini

«Intendevo quello che ho detto prima. Ricordo, quello sì, il rumore del cozzo contro l' utilitaria. E ricordo di aver ammesso subito che era stata colpa mia. Che ero io, il responsabile. Io ad avere sbagliato. Una signora di là della siepe, vedendomi molto agitato, mi gridò di non muovermi. Il resto, scusa, preferisco non raccontarlo. Ero lì, bloccato, stupito di non essermi fatto assolutamente niente mentre avevo gravemente ferito altre persone. Era una cosa che mi rendeva furibondo. Era ingiusto. Spaventoso».

 

La sproporzione...

«Si. Insopportabile. Tutti sappiamo che cose così possono succedere. Che una distrazione, un errore, una svista possono creare danni irreparabili. Tutti gli amici hanno provato a tenermi su ripetendomelo. Ma non hai modo di prepararti a questo. Quando succede... Undici mesi dopo quel giorno non è cambiato molto. Posso provare a capire me stesso. Ma non riesco a perdonarmi».

 

Perché hai deciso, oggi, di rompere il silenzio?

«C' è una sentenza. A mio carico. E c' è scritto nero su bianco: "omicida stradale".

Capisco la parola usata dal legislatore. La capisco. Bisogna rendere le persone consapevoli del rischio che fanno correre agli altri quando guidano. È giusto. Ma la parola "omicida"...».

 

È pesantissima da portare addosso.

marco paolini

«E non ha fine. La condanna a un anno di carcere con la condizionale, la sospensione della patente e il resto sono quanto prevede la legge. Ho ammesso di avere torto, ho patteggiato. Ma sono sicuro che le vittime di questo incidente che ho provocato non saranno dello stesso avviso. Li capisco. Se io pensassi a qualcuno che mi ha portato via la donna che amavo nessuna pena mi sembrerebbe adeguata... Farei fatica ad accettare una cosa così accaduta a causa della negligenza... Perché questa è la mia colpa: ne.gli.gen.za. Avevo già vissuto, in qualche modo, un' esperienza simile».

 

 

Cioè?

«Tanti anni fa facevo teatro con una compagnia di ragazzi, la notte tornavamo tardissimo. Uno di questi amici, una notte, aveva travolto una moto guidata da un poveraccio che aveva sbandato. Quando lo seppi, dissi a me stesso: fai in modo che non ti succeda mai. Ho la patente da quando avevo 18 anni. So che la stanchezza fa parte della vita. Da anni, se sono stanco, mi fermo e faccio una sosta. Anche due. Per sgranchirmi le gambe e fare quegli stupidi esercizi che si fanno nei piazzali degli autogrill. Andando in montagna ho imparato che gli incidenti capitano più spesso sulla strada del ritorno, quando già ti senti un po' casa. Mi sono sempre detto: mai dare troppa confidenza alla strada di casa. Eppure...».

marco paolini

 

Eppure?

«È successo lo stesso. Ero sulla strada di casa».

 

La cosa più difficile?

«Tante. Ma lasciamo stare.È inevitabile che io, non potendo sparire dato il lavoro che faccio, parli di me. Ma tutto ciò è grottesco. Perché parlando di me...».

...parli di te vivo...

«Esatto. Parlo di una cosa fantastica. La vita. E dentro la vita anche le cose più orribili ti fanno attaccare alla vita. Anche se dentro non riesco a perdonarmi... Non ce la faccio. So che tra me e me devo ancora fare un discorsetto. Non posso perdonarmi da solo. E non ho fretta di arrivarci.Non c' entra con la giustizia del tribunale. Con la sentenza. Con l' omicidio stradale. Il fatto è che quando ti rendi conto che una cosa è irreversibile... Insomma, niente è più come prima».

 

Hai provato a incontrare le famiglie?

«Ho scritto privatamente a loro. Pur immaginando di essere, per loro, non voluto e molesto. Non ho ricevuto risposta. Capisco. L' avrei fatto anch' io. Poi ho scelto il silenzio. Ho pensato che qualunque cosa avessi detto sarebbe stata poco rispettosa nei confronti delle famiglie. Volevo anche non salire sul palcoscenico...».

 

Hai avuto il dubbio di chiudere?

«Se avessi fatto un altro mestiere, in quel momento, sarebbe stato meglio. È l' unico momento della mia vita in cui ho maledetto quello che faccio. Perché il mio mestiere è un atto pubblico. Non posso starmene da una parte e scrivere un libro... È un atto pubblico. È un problema. Non solo salire sul palco e dire qualcosa che fa ridere la gente ti pesa. Anche dire qualcosa di intelligente ti pesa. Ti chiedi se sei ancora credibile. Non ti senti più come prima. Il mio lavoro non consente la maschera. Vado lì io. Col mio nome, il mio cognome, la mia storia... E la gente viene a teatro per vedere me. Ascoltare le mie storie».

 

marco paolini 4

E alla prima risata ti senti stonato...

«Ti ripeto: non solo. Anche provocare qualunque tipo di emozione, non solo il riso, pesa. È vero? È falsa? E la commozione? È dovuta alla storia raccontata o alla ricerca, fosse pure involontaria, di chiedere al "tuo" pubblico un po' di commiserazione o complicità? "Poareto" e "maledetto" sono due parole legate. Si sarebbero potute usare tutte e due con me, sul palcoscenico. E avrebbero potuto essere tutte due legittime. Ma un conto sono io, un altro il mio lavoro».

 

Quindi?

«Il primo istinto è stato di dire a me stesso: " Tasi !" Taci. E ho cancellato tutte le date programmate in tempi brevi.Unica eccezione, impossibile da spostare perché coinvolgeva troppe persone in una data speciale, la commemorazione in cima al monte Tomba della Grande Guerra, a cento anni dalla fine della carneficina, in una pièce teatrale con Simone Cristicchi, "Senza vincitori né vinti", scritta anni fa a quattro mani da Francesco Niccolini e dallo stesso Mario Rigoni Stern».

Uno sfogo, però, uscì...

«Un errore. Un giornalista salì al monte Tomba per seguire le prove. Mi fidai. Colpa mia. Anche perché avevo giurato a me stesso che non avrei parlato di questa tragedia causata da me fino alla chiusura del processo. E finché non avessi cercato ancora una volta, con un' altra lettera scritta e riscritta dieci volte senza mai trovare le parole giuste, di parlare con le famiglie».

marco paolini

 

Ancora niente?

«No. È una scelta che rispetto. Ripeto: anch' io al posto loro, probabilmente, farei lo stesso. Spero che nel tempo... Chissà...».

Hai ripreso a lavorare, comunque.

«Cosa dovevo fare? L' unico modo per sparire era di cambiare mestiere. Ci ho pensato.

Mi sono risposto di no. Questo ho, di lavoro. Non ne ho altri. Credo sia anche una questione di rispetto di me stesso. Non sarebbe stato giusto scappare. Ho cercato di andare avanti. Avendo chiaro che niente sarà più come prima.Ho eliminato tutti i lavori in cui ero solo, ho rispettato le date in cui lavoravano altre persone».

Una decisione obbligata...

«Ho "scelto" di farlo. Perché mi sono reso conto che più tempo avessi passato a tormentarmi nella mia stanza e più difficile sarebbe stato riprendere. Non avevo alternative. Ho una famiglia. Un bambino».

 

Se n' è accorto, il piccolo?

«Ha quattro anni. Ma come possono immaginare tutti i genitori ha capito tutto. Tutto. Ha messo insieme una sua storia. Ogni tanto esce una parola più grande della sua età. Uno sguardo come dire "ci sono io, non preoccuparti"».

 

Il tuo pubblico come ha reagito?

«Ho cercato di distinguere.

Di fare il mio lavoro come prima. Hai il magone? Te lo tieni.

Sarebbe intollerabile salire sul palco personalizzando i tuoi sentimenti privati a uso delle persone. Ho trovato molti che ci tenevano a farmi sapere della loro comprensione. Ma si chiudevano subito.Forse perché si accorgevano che mi chiudevo a riccio. Non so come dirlo: mi pare sproporzionato venir a consolare chi la vita ce l' ha. Queste persone lo fanno con la miglior intenzione. Probabilmente lo farei anch' io. Ma è difficile accettare gesti di comprensione quando hai la consapevolezza di aver causato una cosa irreversibile. Ogni selfie è stato una sofferenza».

 

La tosse?

«Dopo qualche tempo un medico dell' ospedale ha avuto un' intuizione. Abbiamo controllato. Avevo un polipetto in gola. Mi hanno operato.Era poco più che una piuma piantata in gola. Combinata con l' asma mi aveva reso quel periodo durissimo. Ora pare tutto a posto».

 

Certo che tornare a fare il teatro civile...

«Ecco. È ovvio che chi fa il mio lavoro a volte prende posizioni nette. Denuncia. Accusa. Avere commesso un errore così grave ha messo in discussione dentro di me la legittimità di puntare il dito. Da che pulpito! Come fai ad esercitare una funzione critica? Forse non lo puoi fare più. Forse devi stare zitto. Forse la tua pena è il silenzio».

marco paolini

 

Come per i vecchi brigatisti?

«No, non credo. Le mie scelte teatrali sono però condizionate. Non perché io tema il giudizio degli altri. È il mio giudizio su me stesso che ha subito un duro colpo».

 

 

Nel tuo errore non sei stato malmenato come altri...

«È vero. Da nessuno. Si vede che negli anni un po' di rispetto me lo sono guadagnato. Sono però poco social quindi non so se sul Web mi abbiano rovesciato addosso veleni. È tutto secondario davanti al peso di non poter restituire la cosa più importante. "Omicida stradale". Anche se non te lo scrivono sulla patente, ogni volta che incappo in un controllo dei documenti (all' aeroporto, in treno...), mi sembra di vederlo scritto negli occhi di chi li sta verificando. Non sento il bisogno di cancellare questo, sento di dovermi riscattare. Spero di aver tempo per farlo».

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...