monsignor vincenzo paglia milosevic giorgia meloni

“LA POVERTA’ DI VISIONE DEL SOVRANISMO OGGI RENDE PIU' ASPRO IL CONFRONTO TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE” – MONSIGNOR VINCENZO PAGLIA SENZA FILTRI: “AI TEMPI DELLA GUERRA NEI BALCANI, SLOBODAN MILOSEVIC DIVENNE MIO AMICO. MI PARLÒ MALISSIMO DI MLADIC, L’UOMO CHE GUIDAVA L’ESERCITO SERBO IN BOSNIA. ANDARLO A TROVARE DURANTE LA PRIGIONIA? CI PENSAI MA ERO STATO NOMINATO VESCOVO DI TERNI, NON C’ERANO LE CONDIZIONI” – "IO CARDINALE? PREFERISCO LA LIBERTA’"– E POI DA’ RAGIONE A NANNI MORETTI SU CASALPALOCCO…

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

monsignor vincenzo paglia

Monsignor Paglia, lei ha appena scritto il Piccolo lessico del fine vita e sta dialogando con le più grandi aziende tecnologiche sull’Intelligenza artificiale. Trent’anni fa, il mondo guardava a lei come artefice di un’incredibile mediazione per i Balcani. Che cosa ricorda?

«Nel 1996 feci la spola tra Slobodan Milosevic e Ibrahim Rugova per concordare un testo di accordo di pace che partisse dalla scuola per poi proseguire con altri campi. Ma il vero rimpianto è per qualche anno prima, quando c’erano tutte le condizioni perché serbi, croati e bosniaci accogliessero Papa Giovanni Paolo II per parlare di una possibile trattativa di pace».

 

Come andò?

«Inviato da Papa Giovanni Paolo II, feci un viaggio unico passando da Zagabria, Sarajevo e Belgrado. Avevo convinto il presidente serbo Milosevic, il presidente croato Tudjiman, Karadzic e il bosniaco Jzetbegovic ad accoglierlo nelle rispettive capitali. Per avviare gli incontri. L’ipotesi saltò per l’opposizione del patriarca della chiesa ortodossa».

slobodan milosevic

 

Che ricordi ha di Milosevic?

«Dirlo potrebbe farmi fatica e può generare dispiacere. Ma la verità è che, dopo numerosi contatti franchi ma tesi al bene sia dei serbi che degli albanesi, mi divenne amico. Di qui la mia convinzione che le parole a volte contano più delle armi. Non è ingenuità, fa parte della politica».

 

Era comunque l’uomo della pulizia etnica contro i musulmani di Croazia, Bosnia, Kosovo.

«Vede, la politica e la storia in alcuni momenti ci consegnano a realtà deformate, distorte, incomprensibili. E le esistenze di alcuni uomini, in queste realtà, rimangono imprigionate. Vale anche per Milosevic. Che mi parlò malissimo di Mladic, l’uomo che guidava l’esercito serbo in Bosnia».

 

Dopo che fu arrestato, Milosevic chiese mai di parlarle?

«Seppi che ad altre persone aveva chiesto di me, questo posso dirlo perché mi era stato riferito da più testimoni».

papa francesco arcivescovo vincenzo paglia

 

Pensò mai di andarlo a trovare durante la prigionia?

«Ci pensai, certo. Ma nel frattempo ero stato nominato vescovo di Terni, non c’erano le condizioni perché potessi andarlo a visitare». (...)

 

(...) La vocazione, la chiamata: un fulmine o figlia di un processo lungo?

«La decisione di iscrivermi al seminario la presi da solo, a dieci anni. Mio padre, che era un uomo decisamente silenzioso, il giorno prima di partire volle parlarmi. Tanto la circostanza mi sembrava strana che ricordo ancora nitidamente quell’istante. Quando ci trovammo soli mi chiese: “Ma tu vuoi andare in seminario per studiare o per farti prete-prete? Perché se vuoi andare in seminario per studiare, non ti preoccupare, io ti mando direttamente a Frosinone”, che per noi ciociari voleva dire andare a studiare nella capitale».

 

Era la sua speranza, che fosse solo questione di studi?

monsignor vincenzo paglia durante i funerali di stato di arnaldo forlani

«Non credo. Credo sperasse nel figlio che voleva diventare prete-prete».

 

 

Lei che cosa gli rispose?

«Che volevo fare il prete. E così sarebbe stato. Fu un processo, più che un fulmine. Anche se il momento della messa mi piaceva talmente tanto che già a cinque anni mi immaginavo dietro l’altare».

 

Primo incarico?

«Incardinato nella diocesi di Roma, nel 1970 mi mandarono a fare il viceparroco a Casal Palocco».

 

Il quartiere che Nanni Moretti avrebbe stroncato nel film Caro diario, accusando i suoi abitanti di essersi condannati a un’esistenza fatta di giornate in pantofole, film in cassetta, pizze nel cartone e cani dietro i cancelli.

«Quando arrivai io ci abitavano quasi esclusivamente ingegneri e piloti dell’Alitalia. Devo ammettere che l’impressione che mi diede, nel corso di quegli anni, fu quella di una sorta di realtà falsa».

 

Poi arrivarono la Chiesa di Sant’Egidio, la dedizione per quella Comunità.

vincenzo paglia foto di bacco

«L’idea della Chiesa fuori dalla chiesa, l’attenzione per quello che succedeva nella periferia di Roma, che diventò il centro del nostro agire spirituale e umano. Erano anche gli anni del terrorismo, i ciclostilati con la stella a cinque punte delle Brigate rosse spuntavano fuori ovunque: a Primavalle, alla Garbatella, a Ostia nuova. L’ascolto e il Vangelo divennero un’alternativa alle scelte politiche estremiste, alla violenza».

 

L’incontro con Papa Giovanni Paolo II?

«Il faccia a faccia con noi di Sant’Egidio lo colpì molto perché fu molto franco e poco, come dire, ossequioso. Gli facemmo vedere un filmato sulla periferia di Roma. “Questa periferia lei forse non la vedrà mai. Qui le parrocchie non arrivano”. Ne rimase colpito, infatti ci sostenne».

 

E la prima volta che vide Papa Francesco?

«Risale a molto prima che diventasse Papa, ad un incontro a Valencia. E poi sapevo di lui dagli incontri con la Comunità di Sant’Egidio a Buenos Aires, dove spesso si recava anche don Matteo Zuppi. Già allora vedevamo in lui l’espressione di una nuova visione della Chiesa. Una Chiesa povera con i poveri».

vincenzo paglia roberto gualtieri foto di bacco

 

(...)

 

L’ambizione a diventare cardinale lei ce l’ha, don Vincenzo?

«Papa Wojtyla voleva nominarmi vescovo già quando avevo 40 anni. Lo sono diventato a 55, e felicemente, per conservare la mia libertà».

 

Ma diventare cardinale le farebbe piacere oggi?

«Sempre però tenendo conto della mia età (80 anni l’anno prossimo, ndr ) e della convinzione che nessuna carica vale la libertà...».

 

(...)

 

gianni letta monsignor paglia giovanni tarquini

E si torna alla politica. Chi sono i politici con cui ha dialogato di più?

«Sono e sono stati tantissimi. Da Moro a Cossiga, da Ciampi a Napolitano. Voglio ricordare quel che mi raccontava Scalfaro a proposito dei lavori dell’Assemblea costituente e del clima diverso che si respirava il pomeriggio rispetto alla mattina».

 

vincenzo paglia foto di bacco

In che senso, scusi?

«Di mattina, quando si discutevano le leggi ordinarie, la conflittualità tra le forze politiche esplodeva. Nel pomeriggio, quando si discuteva della Costituzione, quelle conflittualità quasi scomparivano: tutti erano tesi a scrivere una Carta per la ricostruzione di un Paese che fosse per tutti. Quello spirito andrebbe ritrovato, e con urgenza».

 

Ne trova traccia oggi, nel 2024, nel confronto politico tra maggioranza e opposizione?

«La povertà di visioni, come quella che contraddistingue per esempio il sovranismo, fa più aspro il confronto, complica la ricerca di punti di mediazione e rende più difficile il raggiungimento dell’obiettivo del bene comune, secondo me».

 

Lei ha scritto il glossario del fine vita. Come vorrebbe morire?

«A casa mia, circondato dagli affetti più cari. Pensiamo troppo poco a come l’allungamento della vita e le tecnologie più avanzate portino con sé anche l’allungamento delle malattie e della sofferenza».

 

Per la Chiesa l’eutanasia rimane un tabù.

«Io penso che le sofferenze degli uomini vadano sottratte ai meccanismi freddi delle leggi. La morte fa un lavoro sporco che nessun uomo deve fare per lei. Ma va umanizzata, anzi ri-umanizzata, questo sì» .

il monsignor vincenzo pagliaVINCENZO PAGLIAMons Vincenzo Paglia vincenzo paglia

Ultimi Dagoreport

elly schlein marta bonafoni igiaba sciego laura boldrini michela di biase annalisa corrado

A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? - LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE - SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI - MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

andrea orcel carlo messina generali giorgia meloni

DAGOREPORT - IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLEE CHI MEGLIO DELLA ''BANCA DI SISTEMA" PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI - SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO...

ordina nazionale dei giornalisti scuole giornalismo carlo bartoli

DAGOREPORT – L’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI HA BISOGNO DI FARE CASSA. E IL PRESIDENTE, CARLO BARTOLI, HA PENSATO BENE DI “TASSARE” LE SCUOLE DI GIORNALISMO, INTIMANDO LORO DI VERSARE I DUE TERZI DEI DIRITTI DI SEGRETERIA CHE INCASSANO PER EFFETTUARE LE SELEZIONI DEGLI ASPIRANTI PROFESSIONISTI – LA DELIBERA È GIÀ STATA APPROVATA E UN INVITO PERENTORIO È ARRIVATO ALLE SCUOLE TRAMITE PEC, CON TANTO DI IBAN DELL’ODG – NON SOLO, BARTOLI E I SUOI CONSIGLIERI VOGLIO IMPORRE UNA TASSA DEL 10% SULLE RETTE DI TUTTI GLI ALLIEVI. UNA NORMA CHE VERREBBE INTRODOTTA NEL NUOVO “QUADRO DI INDIRIZZI” – PROVVEDIMENTI CHE HANNO SCATENATO ALLARME TRA GLI ATENEI, AI QUALI FANNO CAPO LE SCUOLE DI GIORNALISMO, GIÀ ALLE PRESE CON CONTI PRECARI – COSA ACCADRÀ ORA? SI RISCHIA UNA BATTAGLIA LEGALE…

roberto vannacci carlo freccero marina berlusconi otto e mezzo lilli gruber

CARLO FRECCERO ANALIZZA PER DAGOSPIA IL SUCCESSO TELEVISIVO DI ROBERTO VANNACCI – ‘’FUNZIONA PERCHÉ È IN GRADO DI PROPORSI AL PUBBLICO CON UN DISCORSO SEMPLICE E LINEARE CHE INDUCE ALL'IDENTIFICAZIONE. LUI INCARNA LA NORMALITÀ - È UN GENERALE CHE DALLA GRUBER SI PRESENTA IN TENUTA CASUAL, COME UNO STUDENTE FUORICORSO - RISPONDE DISINVOLTO, DIVERTITO, RILASSATO OSTENTANDO UNA NATURALEZZA CHE OGGI LA DESTRA GESTISCE MEGLIO DELLA SINISTRA. MA IN REALTÀ NON DICE NULLA - L’IMMAGINE DI VANNACCI È RITAGLIATA SULLE ATTESE E GLI STEREOTIPI DELLA DESTRA: È UN GENERALE, DI VALORI TRADIZIONALI, DEVOTO ALLA FAMIGLIA. TUTTAVIA È IN GRADO DI GESTIRE QUESTI VALORI CON NATURALEZZA, SPONTANEITÀ E NEI LIMITI DEL BUON SENSO COMUNE - LA SUA PERFORMANCE A “OTTO E MEZZO”, DA ESAME POLITICO SI È TRASFORMATA BEN PRESTO IN UN FORMAT DI CONFESSIONI, COME ‘’BELVE’’. E L’UNICA BELVATA È L’ATTACCO CONTRO MARINA BERLUSCONI" - VIDEO

pier silvio berlusconi milo infante

DAGOREPORT - CON IL PASSAGGIO A MEDIASET DI MILO INFANTE, PIER SILVIO BERLUSCONI AVVIA LA RIFONDAZIONE DELL'INFORMAZIONE DEL "BISCIONE": INFANTE, NON E' DESTINATO SOLO ALLA CONDUZIONE DI QUALCHE PROGRAMMA TV, MA SARA' ANCHE CONDIRETTORE DI VIDEONEWS AFFIANCANDO MAURO CRIPPA, VICINO ALLA PENSIONE - E' UN PASSAGGIO CHIAVE PER LA LINEA POLITICA DI MEDIASET: CON LA FINE DEL TANDEM CRIPPA-CONFALONIERI, SUONA LA CAMPANA ANCHE PER LA FILIERA, PRIMA PRO-SALVINI POI PRO-MELONI, DEI VARI PORRO, GIORDANO E DEL DEBBIO - NON SOLO: "PIERDUDI" SI AGGIUDICA UN CAMPIONE DI ASCOLTI DEL FILONE "CRIME" CHE, CON IL SUO "ORE14 SERA", ARGINAVA IL SUCCESSO DI "QUARTO GRADO", SU RETE4...

generale roberto vannacci chi guido crosetto

DAGOREPORT - LI VANNACCI VOSTRI! SE I FRATELLINI D’ITALIA AVESSERO SEGUITO LA LINEA DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO, ADESSO NON SI RITROVEREBBERO IL CETRIOLO DI "FUTURO NAZIONALE" IN QUEL POSTO - DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, IL GENERALE ANDAVA PROCESSATO E CACCIATO DALL'ESERCITO PER INSUBORDINAZIONE - IL MINISTRO, CHE SI MUOVEVA CON IL CONSENSO DEL CAPO DELLE FORZE ARMATE, OVVERO SERGIO MATTARELLA, DIFENDEVA IL PRINCIPIO CHE LE FIGURE APICALI DELL’ESERCITO, IN VIRTÙ DEL PROPRIO RUOLO DI GARANZIA, NON POTESSERO INTERVENIRE A GAMBA TESA NEL DIBATTITO PUBBLICO. IL RISCHIO ERA QUELLO DI CREARE UN PRECEDENTE PERICOLOSO CHE POTESSE “MINARE DALL’INTERNO L’ORDINE E LA DISCIPLINA NELL’ESERCITO” - INVECE DI DEGRADARLO E CACCIARLO A PEDATE, NEL GOVERNO MELONI HA PREVALSO IL TIMORE DI FAR PASSARE IL GENERALE IN VESTAGLIETTA FROU-FROU PER UN MARTIRE DEL LIBERO PENSIERO - E L'EX PARA' DIVENTATO PARA-GURO SE L'E' CAVATA CON UN MITE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE: LA SOSPENSIONE DALL'ESERCITO PER 11 MESI... - VIDEO