enrico brignano

“LA RISATA CON L'APPLAUSO È UN COITO INFINITO, E NON NE BASTA UNA, NE VUOI SEMPRE DI PIÙ” - ENRICO BRIGNANO RACCONTA ORGASMI E MALINCONIE DEL COMICO: “SENZA ARRIVARE A TOTÒ, CHE RARAMENTE NELLE INTERVISTE SEMBRAVA DI BUON UMORE, O A GASSMAN, CHE HA VISSUTO MOMENTI DI DEPRESSIONE, È IMPOSSIBILE CONSERVARE SEMPRE LA GIOIA DI VIVERE. QUANDO NON MI VA DI VEDERE NESSUNO, MI CHIUDO IN CASA, MI GODO LA FAMIGLIA" -  GLI INIZI RACCONTANDO BARZELLETTE AI VICINI SU UN TRENO LOCALE, LA SCUOLA DI PROIETTI E IL POLITICALLY CORRECT: "IN FUTURO SPERO DI NON DIVENTARE MELO' MA..." - VIDEO

enrico brignano

Franco Giubilei per “Specchio – la Stampa”  Estratti

 

Alfiere di una romanità comica che più romana non si potrebbe, Enrico Brignano si gode i sold out infilati a ripetizione al Teatro Sistina prima che I sette re di Roma, ancora un omaggio alla capitale ma stavolta in salsa classica, lasci le mura amiche dei sette colli per atterrare prima a Torino dall'11 dicembre e poi a Padova, Bologna, per poi virare di nuovo a Sud e planare a Milano per undici date.

 

ENRICO BRIGNANO

«Ho ancora la gigantografia di un mio vecchio show all'arena di Verona piena, quando ancora la Lega ce l'aveva con noi e io portavo in scena Sono romano ma non è colpa mia. Eppure l'arena è stata costruita dai romani, anche se nell'ultimo spettacolo, scritto da Gigi Magni e musicato da Nicola Piovani, noi partiamo dall'inizio, da una Roma che era una città di pecorari», racconta l'attore rendendo doveroso omaggio anche a Garinei e Giovannini, oltre che a Proietti, il suo maestro. Una carriera quarantennale la sua, spesa fra cinema, tv, ma soprattutto teatro e poi ancora teatro, dove si crea quel contatto diretto col pubblico che Brignano ha cominciato a sperimentare da adolescente, quando capì che la sua vera vocazione era far ridere la gente.

ENRICO BRIGNANO

 

Fatale fu quel treno locale che prendeva da ragazzino per andare a scuola, non è così che è cominciata?

«Per cinque anni ho frequentato un istituto tecnico industriale e tutti i giorni viaggiavo da Dragona (borgata romana più vicina a Fiumicino che al centro, dunque piuttosto remota, ndr) a Tor Marancia, dov'era la scuola. Ero sì portato per le materie tecniche ma avevo anche la capacità di ricordare un po' di storia e a forza di copiare imparavo qualcosa.

 

In treno, dopo il secondo o terzo anno, ho sentito una forte necessità di esibirmi e ho cominciato a raccontare barzellette agli altri passeggeri, che dopo un po', siccome erano sempre quelli, hanno preso a chiedermele. È stato un segno del destino».

 

La decisione di darsi al teatro com'è nata?

ENRICO BRIGNANO

«Finita la scuola, ho visto un'ospitata di Gigi Proietti con i suoi allievi in tv e quel pomeriggio fu galeotto, perché da allora è partito tutto e ho deciso di fare l'attore. All'inizio ci furono parecchi no quando mi presentavo per i provini alle scuole di recitazione: quello dell'Accademia nazionale d'arte drammatica, il Centro sperimentale di cinematografia, il primo no dell'Accademia per giovani comici di Proietti e poi dell'Accademia Scharoff».

 

Ce n'era di che cambiare idea.

«In realtà quei no sono serviti a mettere alla prova la mia determinazione: ho continuato con insistenza e durante il militare ho frequentato una scuola di recitazione a Pescara, preparando un altro provino per la scuola di Proietti: recitazione, canto, danza, tip-tap, mi presentai in frac e cilindro. Devono aver pensato: questo dobbiamo prenderlo, se no si presenta pure il prossimo anno…».

 

brignano cirilli

E la sua famiglia cosa ne pensava?

«Mi sostenevano, ma ai miei non ho mai chiesto un soldo, mi mantenevo con lavoretti estivi, il motorino e la macchina li ho comprati lavorando in un cantiere. Mia madre era sola con tre maschi e mio padre aveva un negozio di frutta dove davo una mano. Tutti noi dovevamo rifare il letto, spazzare e pulire il negozio. Anche apparecchiare, per dire, da me lo pretendevano. Per noi era normale, oggi sembra quasi una cattiveria ma è il metodo giusto. È un'epoca lontana ormai».

 

Chi la ispirava o ammirava di più fra gli attori? C'era un modello in particolare?

«Proietti naturalmente, con cui ho lavorato una decina di anni, ma bisogna tener conto che in quel periodo (anni Ottanta-Novanta, ndr), era ancora in attività Nino Manfredi, che era un grande maestro, Sordi era ancora in salute dunque la memoria di quello che aveva fatto era molto viva, andai anche a vedere Aldo Fabrizi da piccolo in Rugantino.

C'era Montesano, c'erano Gaber e Dario Fo, e i nuovi comici come Troisi e Verdone. Mi sono innamorato un po' di tutti, più che essere ispirato da qualcuno. Ammiravo anche il garbo di Gino Bramieri. Da Vittorio Gassman a Lino Banfi, sono stati tutti quanti di insegnamento per me».

enrico brignano volevo un figlio maschio

 

Cosa c'è di vero, nella sua esperienza, nel fatto che in ogni attor comico alberghi una malinconia di fondo? È uno stereotipo?

«C'è un fondo di verità, d'altra parte è impossibile, a meno che uno non si faccia di sostanze, mantenere un ritmo di allegrezza costante. Ora, dato per scontato che far ridere fa bene, l'energia necessaria però va accumulata, e questo comporta momenti di grande silenzio e magari di malinconia. Senza arrivare a Totò, che raramente nelle interviste sembrava di buon umore, o a Gassman, che ha vissuto momenti di depressione, è comunque impossibile conservare sempre la gioia di vivere. Quando non mi va di vedere nessuno, mi chiudo in casa, mi godo la famiglia».

 

Vede possibile una sua svolta drammatica, magari in futuro?

enrico brignano flora canto

«Nella parabola della vita tutti i personaggi svoltano e ironizzano su sé stessi, il Totò di Uccellacci e uccellini è del tutto diverso rispetto al Totò classico. Io spero di non diventare melò e di conservare sempre uno sguardo attento e burlone, poi nel futuro si vedrà. Anche ne I sette re di Roma si alterna un momento melodico e di tenerezza, con la morte di Numa Pompilio, a cui segue l'entrata a schiaffo con la marcetta del terzo re, Tullio Ostilio. La vita è questo, ci sono sempre alti e bassi».

 

Che rapporto ha con il politically correct? Un attore comico deve avere il senso del limite o far ridere è un obiettivo che si può raggiungere a qualsiasi costo?

enrico brignano gigi proietti

«La censura è sempre un ostacolo di qualsiasi tipo sia, lo è stato nell'antica Roma, con i Principati, con la Chiesa, col fascismo, e anche il politicamente corretto a modo suo è una censura delle parole. Il comico dovrebbe godere di una sorta di licenza poetica, ma senza andare troppo oltre, vedi il comico che all'Oscar si è preso uno schiaffo da Will Smith per quella battuta sulla moglie. Credo che quando fai satira e fai ridere anche la vittima, allora hai fatto un buon lavoro, hai messo il dito nella piaga ma senza fare male a nessuno. Sta al comico trovare la strada per far ridere comunque. Oggi è più complicato, ci sono le associazioni: non puoi dire nano, dovresti dire Biancaneve e i diversamente alti...».

enrico brignano gigi proietti

 

Come nascono le sue idee per far ridere?

«A volte basta prendere la metropolitana e osservare cosa avviene. La realtà nuda e cruda come quella dei pickpocket, oppure i drammi quotidiani degli anziani in fila all'anagrafe, nella loro guerra impari con la burocrazia, o le complicazioni nel fare lo spid: da una piccola grande drammaticità puoi tirare fuori un pezzo comico».

 

Cosa fa di un comico un vero comico?

«Abbiamo la fortuna di vedere la reazione del pubblico: la risata fa rumore, la lacrima no. La risata con l'applauso poi è un coito infinito, e non ne basta una, ne vuoi di più».

enrico brignano foto di baccoenrico brignano flora cantoenrico brignanofunerale costanzo enrico brignano foto di bacco 1enrico brignano south kensington enrico brignano

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....