gigi d'agostino

“L’AMOUR TOUJOURS” DI GIGI D’AGOSTINO È PER SEMPRE - NON ESISTE 40ENNE CHE NON ABBIA LIMONATO AL RITMO DI UN DISCO LEGGENDARIO, USCITO 20 ANNI FA – IL DJ: “QUELL'ALBUM CAMBIÒ LA DANCE E LA MIA VITA. PER IL VENTENNALE HO IN PROGRAMMA UN EVENTO IN OLANDA E POI UNA SERIE DI CONCERTI IN EUROPA, DAL MOMENTO CHE SI ACCORSERO DEL DISCO PRIMA ALL’ESTERO CHE IN ITALIA. E POI VEDIAMO COSA SI POTRÀ COMBINARE A TORINO, NON VEDO L’ORA DI TORNARCI…" - VIDEO

PAOLO FERRARI per www.lastampa.it

Wikipedia ha fatto cilecca. Il disco «L’Amour Toujours» di Gigi D’Agostino non uscì il 21 agosto 1999, bensì a fine novembre dello stesso anno. L’errore ha tradito i social, che inneggiano al popolare dj torinese e all’album che lo trasformò in fenomeno internazionale, iscrivendo Torino al registro delle capitali dance mondiali. La sindaca Appendino lo ha invitato con un post a tornare in città per festeggiare e lui si è detto onorato: a novembre sarà festa.

gigi d'agostino

 

D’Agostino, come nacque quel disco?

«Sperimentando, non certo col pensiero che potesse avere un successo del genere. Avevo iniziato a cantare nel 1997, prima di allora ero molto restio a usare la voce, provenivo da una formazione underground e diffidavo da tutto quel che poteva suonare commerciale. Prendendo maggior confidenza sono venute fuori “Elisir”, “Another Way”, “L’Amour toujours” e ho capito che si poteva lavorare in quella direzione».

 

In che Torino era cresciuto?

«La città industriale, i miei erano arrivati da Salerno e io sono nato a Mirafiori. Dopo le medie mi ero iscritto all’istituto tecnico, il Galileo Galilei che stava in via Nizza. Ci rimasi solo un anno, giusto il tempo di imparare a montare la centralina delle luci psichedeliche. Poi abbandonai gli studi, in condotta ero ingestibile».

 

E approdò ai club?

«Iniziai per l’appunto come tecnico luci, era abitudine che a quelli come me dopo un po’ venisse concesso di metter su anche qualche disco. Eravamo al Woodstock, in corso Moncalieri lungo il fiume dalla parte opposta delle Molinette. Dopo un po’ con i miei amici prendemmo in mano la situazione delle serate».

 

gigi d'agostino

Fino ad approdare al gigantesco Ultimo Impero di Airasca, un colosso da 8. 000 persone. È un caso che il club abbia chiuso nel 1998 e il suo best seller sia uscito l’anno dopo?

«Sì, anche perché io all’Ultimo Impero organizzavo le serate all’inizio, tra il 1993 e il 1994, in seguito mi esibivo soltanto come ospite. Suonavo cupo, minimale. Poi mi sono aperto, ma se mi avessero detto che un giorno sarei stato percepito come pop non ci avrei mai creduto».

 

Cos’ha in programma per festeggiare il ventennale de “L’Amour Toujours”?

«Per adesso un grande evento in Olanda e poi una lunga serie di concerti in Europa, dal momento che si accorsero del disco prima all’estero che in Italia. E poi vediamo cosa si potrà combinare a Torino, non vedo l’ora di tornarci».

 

Dove vive ora?

«In Svizzera, vicino a Lugano, dove ho la casa e gli studi di registrazione».

 

A Torino ha sempre i genitori però: è vero che suo papà Nicola suona la fisarmonica?

«Eccome, sono cresciuto in un contesto folk. Purtroppo non ha avuto la possibilità di fare il musicista di professione, iniziò come operaio in fabbrica e poi fece altri lavori. Ma l’orecchio lo devo anche a lui e che io viva di musica è una specie di segno del destino».

gigi d'agostino

 

L’AMOUR TOUJOURS E’ PER SEMPRE

Claudio Biazzetti per rollingstone.it

 

«Se ricordi, la prima versione de L’Amour Toujours è synthpop, con un groove molto spezzato» racconta Paolo Sandrini, produttore e co-autore di più o meno tutti i pezzi leggendari di Gigi D’Agostino. «Non volevamo rovinarlo con una cassa dritta, la scelta ha pagato. È stato il pezzo che ha sdoganato Gigi in Europa.»

 

Il brano sulle prime non è nemmeno un singolo. È la title track dell’opera prima del Maestro, uscita vent’anni fa, ma inizialmente non è prevista fra e le chicche più potenti, quelle che di solito meritano una release, una copertina a parte e un bel remix sul lato B. Pian piano però il pezzo comincia a macinare risultati, sia nelle classifiche italiane che nelle europee, fino a diventare una fucilata di hit. Motivo di vanto per Gigi, e di orgoglio, ma anche un pochino di risentimento.

 

«Il problema è che era un pezzo impossibile da suonare in discoteca» racconta Sandrini, un uomo che sa bene quanto per Gigi fosse (e sia tuttora) fondamentale la pista da ballo dei club. «E allora mi sono inventato quel giro di tastiera che tutti cantano “popporopo”. Mi è uscito a caso, e ovviamente ci piaceva ma né io né Gigi potevamo immaginarci cosa sarebbe diventato quel drop. Adesso lo so.»

 

In realtà, la melodia originale, quella che Paolo butta giù a caso su una tastiera in studio con Gigi, prevede molte più note. È poi Gigi che ne toglie alcune lasciando quei buchi e quel respiro «che poi permette anche alla gente di fare il famoso ballo con le braccia che vanno a destra e sinistra». Quello che per intenderci si vede nel video ufficiale.

gigi d'agostino

 

Ma la cosa paradossale de L’Amour Toujours, e per osmosi anche dell’album a cui dà il titolo, non è la sua capacità di viaggiare nello spazio come ha fatto all’epoca, ma di farlo nel tempo. «La percezione è che sia un brano che viene scoperto generazione dopo generazione» spiega Paolo, che da poco è tornato dalle vacanze ed è sicuramente più incline a una bella chiacchierata piuttosto che impazzire fra le quattro mura dello studio. «A differenza di altri brani che possono essere inni di una generazione ma di quella soltanto, rimanendo incasellati nella sezione vintage, L’Amour Toujoursdiventa più grande ogni anno che passa.» Ed è così, se contiamo che su YouTube ha superato bellamente 200 milioni di views.

 

«Come spesso accade, ho incontrato Gigi per caso. Io lavoravo già per Media Records dal ’94 e Gigi aveva bisogno di qualche musicista-produttore che lo affiancasse per realizzare alcuni suoi progetti.» Il primo di questi è Elisir, il primo vero slancio pop-dance radiofonico che cambia completamente le carte in consolle. «Gigi in quel momento arrivava da un mondo più club, dai dischi più techno e dalla Mediterrean Progressive. Non abbiamo fatto altro che unire questo lato al pop.» Da lì, per tre o quattro anni fino agli ultimi mesi del 2001, fra Gigi, Paolo e Carlo Montagner (altro importantissimo autore dei pezzi più pop di Gigi) nasce una specie di rapporto simbiotico. Paolo all’epoca è «una via di mezzo fra un pianista classico e un nerd da studio», appena ventenne, praticamente mai messo piede in una discoteca.

 

gigi d'agostino

Gigi, invece, il piede in discoteca l’ha probabilmente messo ancora prima di fare qualsiasi altra cosa nella sua vita. Figlio di immigrati salernitani, Luigino Celestino Di Agostino nasce nella grande Torino industriale di fine anni Sessanta. La Torino della FIAT, delle catene di montaggio. Soprattutto la città infestata dallo spettro di un inesorabile declino post-industriale che, come nella sorella d’oltreoceano Detroit, a livello musicale si è tradotto sempre e solo in una parola: techno.

 

Fra il 1986 e il ’92, Gigi come una stella di neutroni attrae vorticosamente attorno a sé buona parte dell’attenzione che la fervente scena club torinese ha da offrire. Inizia al Woodstock Club, poi al Palladio di Cascinette d’Ivrea, poi al Palace al Parco del Valentino e infine, a metà anni Novanta, all’Ultimo Impero. Le serate si fanno sempre più importanti, le discoteche sempre più grandi (l’Ultimo Impero, chiuso nel ’98, si sviluppa in 4 piani per una capienza massima di 8mila indemoniati), i cachet sempre più succosi: i suoi DJ set si distinguono per selezione e per originalità -sin da subito, Gigi arricchisce i brani con degli edit incisi su copie personali in acetato. Ma è abbastanza chiaro che, per arrivare più in alto, alle radio nazionali, servono i singoli. E per avere i singoli pop serve qualcuno che conosca le rigide regole della composizione e dell’armonia. Gigi ha il fiuto e la cultura musicale. In casa D’Agostino il padre suonava sempre la fisarmonica, cosa che spiega l’elemento folk onnipresente nei suoi pezzi. Ma da lì a scrivere una hit radiofonica non è un passo breve.

 

L’ansia di rimanere rinchiuso fra le mura di Torino e di far parte della triste categoria di quei DJ che invecchiano nella stessa discoteca, unita al fatto che il periodo 1993-98 viene ricordato dallo stesso Gigi come uno dei più bui della sua vita, fa sì che la fortuna giri dalla sua parte. Dopo un paio di hit circoscritte all’ecosistema club -strumentali e dance come Sweetly (1995), Fly (1995) o comunque con campioni di voce come Gin Lemon (1997)-, Gianfranco Bortolotti gli mette a disposizione alcuni dei migliori musicisti della sua Media Records, label bresciana che a partire dagli anni Ottanta plasma letteralmente il corso della dance europea (e quindi anche mondiale).

 

gigi d'agostino

Fra questi musicisti c’è Paolo Sandrini. Sorprendentemente, dall’esperimento sociale che prevede di mettere nello stesso studio dei nerd e un lupo da club ormai navigato, si origineranno mostruosi inni dell’eurodance come Another WayL’Amour ToujoursBla Bla BlaThe RiddleLa PassionElisir o Super (cioè quello in cui Albertino ripete il mantra “tararì e tararà” col suo solito tono scazzato/milanese). «Diciamo che in tre anni avremo fatto circa 15/18 brani insieme. Non male» ridacchia Paolo tirando le somme.

 

Il segreto del successo di questa collaborazione sta nella semplicità delle doti di uno, che vanno a compensare le lacune dell’altro e viceversa. «Eravamo complementari. Io avevo vent’anni e una mole di teoria musicale da veicolare da qualche parte» dice. «Gigi aveva le sue visioni, il suo background da discoteca, io invece ero un pianista classico e un nerd da studio alle prime armi. Non ero neanche un erudito della programmazione e dei software. Ma ero lì per tradurre in musica tutto ciò per cui avevo studiato.»

 

Per arrivare all’empireo, Gigi e i suoi devono puntare tutto sulla parte più importante di un brano pop. «Il ritornello di Elisir inizialmente aveva un’altra melodia e altre parole, ma a mio parere non si apriva bene. Allora ho preso le varie take di vocalizzi e ho cominciato a tagliarle, alzarle di tono e lavorarle col campionatore.» Quello che ne è uscito è il “Your love, your love, your love is on my mind” che ti catapulta dal bridge al ritornello aprendoti un mondo, forse la stessa sensazione che si prova stando 5 ore in una stanza piena di programmatori e poi, pum, si apre di colpo la finestra inondando la stanza di aria fresca e luce chiara e mostrando anche un paesaggio incantevole là fuori.

 

La voce qui è sottoposta a una forte compressione e intonazione, cosa che, ironia della sorte, ha contribuito a dare a pezzi come Elisir o Another Way un’impostazione più contemporanea, se solo pensiamo a che cos’è diventato oggi l’autotune. «Another WayL’Amour Toujours e La Passionsono nate insieme, nella stessa settimana, io, Gigi e Carlo chiusi in studio a Roncadelle [negli studi di Media Records vicino Brescia, ndr]». Quelle giornate in studio sono al contempo semplici ma impegnative: Gigi sottopone i suoi a prolungate sessioni di ascolto di brani-riferimento, e poi si cerca di comporre qualcosa.

gigi d'agostino

 

In alcuni casi, si riesce a soddisfare il Maestro buttando giù nuove melodie; in altri, tipo il mostruoso collage di voci di Bla Bla Bla, Carlo e Paolo non aggiungono praticamente niente («Si può dire che quel pezzo è la creatura di Gigi, l’ha tagliuzzata partendo da un vecchio pezzo degli Stretch» riconosce Paolo); in altri casi invece, per accontentare Gigi bisogna ricorrere a vere e proprie cover. È il caso di The Riddle, versione riarrangiata secondo il gusto dance e 90′ dell’originale di Nik Kershaw, molto più lenta e funky.

 

Anche La Passion in realtà è frutto dell’amore che Gigi nutre per gli anni Ottanta, questa volta però un po’ più nascosti, meno accessibili delle hit radiofoniche di Nik Kershaw. Si rifà infatti alla saltellante Rectangle di Jacno, compianto luminare dell’electro francese nonché storico leader dei Stinky Toys. Uno di quelli che ha influenzato pesantemente i Daft Punk. E così come i Daft Punk, Gigi D’Agostino negli anni Novanta intuisce subito la bellezza dell’autotune piazzando sullo strumentale omaggio a Jacno una voce in autotune che sa in tutto e per tutto di futuro. È difficile non pensare a Kanye West e alla musica che arriverà 15-20 più tardi quando la voce di Andrew Sarkeesian (il cantante armeno impiegato in La Passion, come anche in The Riddle o Elisir) sale di tono per cantare “Baby I love you so / I never let you go”.

 

Perché, invenzioni geniali a parte, ciò che spiega il successo de L’amour Toujours è soprattutto l’intuizione geniale, guidata da un desiderio di rivalsa su una vita che rischiava lo sbando in qualche discoteca di provincia piemontese. «Quello, a parte l’importanza che ha per me, è un periodo molto concentrato della vita artistica di Gigi, che è rimasto un po’ sospeso nel tempo. Lui poi ha cambiato generi, ha fatto altre cose. Ma è uno dalla personalità istrionica, molto forte, uno che comunica anche solo con uno sguardo. E ciò che ha fatto in quel momento è sopravvissuto alle epoche.»

 

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