alberto mattioli piero maranghi paolo conte scala

“IL TEMPIO ASSOMIGLIA SEMPRE PIÙ A UNA NECROPOLI" – ALBERTO MATTIOLI SCRIVE A DAGOSPIA SUL CASO PAOLO CONTE ALLA SCALA: “LA RETORICA DEL TEATRO COME TEMPIO È RIDICOLA E SOPRATTUTTO PERICOLOSA, PERCHÉ GIUSTIFICA QUEL CONSERVATORISMO ARTERIOSCLEROTICO CHE HA DISTRUTTO L’OPERA IN ITALIA” – PERCHÉ IL “CORRIERE DELLA SERA” EVITA DI TRATTARE L’ARGOMENTO E I SUOI GIORNALISTI E COLLABORATORI SONO COSTRETTI A SCRIVERE SU FACEBOOK O SULLA CONCORRENZA?

1. LETTERA DI ALBERTO MATTIOLI A DAGOSPIA

 

alberto mattioli foto di bacco

Caro Dago,

no, il dibattito nooo!, strillava Nanni Moretti. E invece, questa volta sì, il dibattito sììì!, perché la rissa intellettuale su Paolo Conte alla Scala è assai stimolante e oserei dire divertente, certo più che dei soliti moralismi prêt-à-penser che alluvionano le pagine culturali dei giornali e che rendono così appagante non leggerle.

 

Infatti Dagospia, che invece leggiamo tutti, specie chi nega di farlo, al Conte scaligero ha dedicato molto spazio. Ho l’impressione, però, che la discussione stia prendendo una piega molto italiana, quella di una battaglia di principio slegata dai fatti e condotta da persone che dei fatti non sono benissimo informate.

 

PAOLO CONTE

 

 

 

Nel mio piccolissimo, quel che dovevo dire l’ho detto sul “Foglio” rispondendo a Piero Maranghi che aveva aperto le danze sullo stesso giornale: la retorica del teatro come Tempio è ridicola dal punto di vista storico, perché quella del Tempio è una delle modalità della fruizione teatrale, non “la” modalità, e soprattutto pericolosa, perché giustifica quel conservatorismo arteriosclerotico che ha distrutto l’opera in Italia.

 

E del resto basta andarci davvero, alla Scala, per rendersi conto che il Tempio assomiglia sempre più a una necropoli. Poi gli interventi si sono succeduti. Vittorio Sgarbi sul “Foglio” ha spiegato che Conte dev’essere ospitato alla Scala perché piace al pubblico e Filippo Facci su “Libero” perché piace a lui. Passata la fase del ciao, come sto?, Pierluigi Panza ha argomentato brillantemente il suo “no” chez Dago e Marco Molendini gli ha risposto per il “sì” esattamente con gli stessi argomenti che avrei usato io.

PIERO MARANGHI

 

Poi ci sono tre firme che mi piacciono moltissimo ma che mi sono piaciute meno in questa circostanza perché, dagli argomenti che hanno usato, si capisce che non conoscono bene ciò di cui scrivono.

 

Una è Francesco Merlo (fronte del sì), la cui rubrica su “Repubblica” è come Dago: la leggono tutti. Però se parli del “miao” di Rossini non sai quel che san tutti, cioè che il “Duetto buffo di due gatti” non è affatto di Rossini. La cosa è nota da decenni e fu definitivamente acclarata da Edward J. Crafts nel 1975, Merlo può consultare il numero 3 del “Bollettino del Centro rossiniano di studi”.

 

PIERLUIGI PANZA

La seconda è Milena Gabanelli (fronte del no), grande giornalista e donna simpaticissima che ho conosciuto proprio a casa di Maranghi. Al suo intervento su “Repubblica” hanno messo un titolo curioso, “Competenza, altro che jazz”, come se il jazz la competenza non la richiedesse e nella gerarchia dei “generi” cara a Panza non fosse già stato elevato all’empireo della “classica” o quasi.

 

LA LETTERA DI MILENA GABANELLI SUL CASO SCALA PUBBLICATA DA REPUBBLICA

Ma magari il titolo non è farina del sacco di Gabanelli: curioso però che attacchi senza nominarlo il sovrintendente Dominique Meyer dove attaccabile lo è meno, sugli aspetti amministrativi e finanziari, insomma i conti, mentre invece il problema della sua gestione, come spiegava Maranghi, è che non ha alcuna linea artistica o culturale (anche se poi, su quale sia quella giusta, Maranghi e io saremmo sicuramente in disaccordo).

 

La terza è Giacomo Papi (fronte del nì), autore del “Censimento dei radical chic”, un libro che ho adorato, che però oggi sul “Foglio” fra molte cose sensate dice che “niente è leggero come un’aria di Verdi”, già, e i monologhi di Amleto sono cabaret.

 

Dominique Meyer lascalatv

E qui mi fermo perché ho già sproloquiato abbastanza. Resta solo da chiedersi, ma questo l’ha già scritto Dagospia, perché di questa faccenda parlino tutti i giornali, oggi anche il “QN”, tranne il “Corriere della Sera” che pure è quello di Milano.

 

E la Scala, “il primo teatro del mondo”, “il Tempio della musica” e altre baggianate (“Tante e tante volte ho sentito a Milano dirmi […] La Scala è il primo Teatro del Mondo. A Napoli Il S. Carlo primo Teatro del Mondo. In passato a Venezia si diceva La Fenice il primo Teatro del Mondo. A Pietroburgo Primo Teatro del Mondo. A Vienna Primo Teatro del Mondo e per questo starei anch’io. A Parigi, poi, l’Opéra è il Primo Teatro di Due o Tre Mondi!

 

ALBERTO MATTIOLI PAZZO PER L OPERA

Cosi (sic) io resto con la testa intronata cogli occhi spalancati, la bocca aperta dicendo… “e io testone non capisco nulla”… e finisco col dire che fra tanti primi sarà meglio un secondo”, firmato Giuseppe Verdi, 21 gennaio 1879), la Scala, dicevo, la Scala è Milano, anzi un’icona della milanesità più autoreferenziale e di successo, come il panettone, il risotto giallo, la moda, il Salone, l’apericena e i danée. Quindi forse hanno ragione i no: che c’entra, uno chansonnier di Asti, pheeega?

 

2. CRITERI PER LA SCALA

Estratto dell'articolo di Giacomo Papi per "il Foglio"

 

Quando ho letto il titolo della lettera aperta di Piero Maranghi contro il concerto di Paolo Conte alla Scala, ho pensato che fosse una battaglia di retroguardia. Dopo averla letta sono pieno di dubbi che non sono stati dissipati, anzi, dal dibattito in corso (che comunque è uno dei più interessanti degli ultimi anni).

 

dominique meyer

[...] Mi pare necessario [...] parlare di due temi cruciali che la lettera pone: il rapporto tra contenuto e contenitore e quello tra bellezza e mercato. Il contenitore influisce sempre sul contenuto, e viceversa. Beethoven usato come sveglia telefonica, ha scritto Pierluigi Panza, o nello spot di Vecchia Romagna, aggiungo io, è diverso da quello ascoltato in concerto. [...] Allo stesso modo un romanzo di Georges Simenon cambia se è pubblicato negli Oscar Mondadori o da Adelphi. 

 

PAOLO CONTE

Il problema si acuisce se l’opera d’arte pretende una fruizione collettiva perché in quel caso la tensione tra contenitore e contenuto si carica di un elemento liturgico, per non dire sacrale, che rende il pubblico protagonista. Quando Maranghi scrive che la Scala offre a Paolo Conte più di quanto Conte possa restituire alla Scala, credo stia parlando di questo: eseguita in quel teatro quella musica diventerà ancora più grande, ma il teatro diventerà più normale. E così siamo arrivati al secondo problema, quello del rapporto tra bellezza e mercato, che banalmente si esplica nel numero di pezzi o biglietti venduti.

 

[...] è indubbio che oggi al Louvre non ci si possa più andare a vedere la Gioconda, ma a farsi vedere con la Gioconda. [...] Quando vado alla Scala, spesso, mi annoio, non capisco quello che dicono, a volte dormo e russo, perfino. Insomma, faccio fatica. E come me fanno fatica, basta guardarli, quelli che alla Scala sono venuti per il teatro, ma sono disabituati all’opera.

 

GIACOMO PAPI

E però alla fine, ogni volta, esco sapendo che è solo grazie a quella fatica se ho avuto accesso a una bellezza a cui la mia epoca, per questioni di velocità e consumo, non mi permetterebbe mai di arrivare. E’ per questo, credo, che nello statuto del Teatro alla Scala c’è la difesa della musica lirico-sinfonica, non quello della musica in generale.

 

Forse dovremmo abbandonare l’opposizione tra musica classica e leggera, perché niente è leggero come un’ouverture di Rossini, un’aria di Mozart o di Verdi. Ma la leggerezza che si prova guardando la luce e le nuvole in basso, dopo avere fatto la fatica della scalata.

 

PAOLO CONTE

Mi pare che la domanda di Piero Maranghi sia sul confine, quindi sui limiti del mercato e della massificazione, perché quello che è facile si vende sempre più facilmente, ma dopo il facile, viene il semplice e dopo l’ovvio e dopo niente.

 

Ha ragione Alberto Mattioli a scrivere che alla Scala, fino alla fine dell’Ottocento, ci si ritrovava a mangiare, bere e fare casino, ma questo non riguarda la musica. Se per ragioni economiche il programma si allargherà [...], il contenuto renderà sempre meno speciale il contenitore fino a svalutarlo anche economicamente, e saranno sempre più rari quelli che avranno voglia di sobbarcarsi la fatica di Mahler, Wagner o Berio, ma neppure, temo, del maestro Paolo Conte (che comunque è nell’anima e dentro l’anima per sempre resterà).

 

 

 

 

 

 

Articoli correlati

FLASH! - IL GIORNALISTA DEL \'CORRIERE\' PIERLUIGI PANZA, SCRIVE SU FACEBOOK E LA GABANELLI...

MARCO MOLENDINI RISPONDE A PIERLUIGI PANZA SUL CONCERTO DI PAOLO CONTE ALLA SCALA...

E' GIUSTO CHE PAOLO CONTE SUONI ALLA SCALA DI MILANO? L'INTERVENTO DI PIERLUIGI PANZA

MILENA GABANELLI SCRIVE A DAGOSPIA: HO REPLICATO A REPUBBLICA A UNA LETTERA PUBBLICATA SU REPUBBLICA

Ultimi Dagoreport

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...