rondolino veltroni

LOTHAR CONTINUA – DOPO VELARDI, PARLA L’ALTRO "LOTHAR" DALEMIANO, FABRIZIO RONDOLINO: "IL PD È DURATO UNA STAGIONE MOLTO BREVE. IL TEMPO DELLA SEGRETERIA VELTRONI. AVER LASCIATO LA GUIDA DEL PARTITO È UNA COSA CHE A WALTER NON PERDONO. ORA SI AGGRAPPANO TUTTI A LETTA PERCHÉ È L'ULTIMA POSSIBILITÀ. GRAVE CHE ZINGARETTI ABBIA DETTO DI VERGOGNARSI DEI SUOI. NESSUNO AVEVA MAI MESSO SOTTO ACCUSA L'INTERO PARTITO. SALVINI STA FACENDO UN' OPERAZIONE POLITICA STRAORDINARIA". ECCO PERCHE’ – E SU RENZI…

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ldquo-pd-39-partito-conservatore-rdquo-ndash-rsquo-ex-263897.htm

 

Fausto Carioti per "Libero quotidiano"

 

rondolino occhetto

Fabrizio Rondolino, storico dirigente della Fgci e del Pci, ha scritto un libro ( Il Nostro Pci, Rizzoli) che è due cose insieme. Una storia sentimentale, innanzitutto: i primi amori nella sezione del partito, l' orgoglio di chi si sente dalla parte giusta della Storia, il disincanto e le lacrime del congresso di Rimini, quando l' epopea finì. Raccontata col distacco del tempo e il realismo di uno che non ha mai voluto fare la rivoluzione, ma pur sempre materia per chi era della tribù. Però quelle 445 pagine sono anche un' enciclopedia di nomi, numeri, aneddoti, notizie e tantissime immagini: praticamente l' intera iconografia ufficiale di settant' anni di Pci. Una delizia per qualunque etologo della politica.

 

zingaretti letta

Fabrizio Rondolino e, in alto a sinistra, la copertina del suo libro sul Pci Rondolino, partiamo dall' ultima pagina del suo libro: «Quanto alla sinistra, nessuno saprebbe definirne oggi con precisione l' identità, la cultura politica, i capisaldi programmatici, la visione del mondo: si oscilla, si litiga, si naviga a vista.

 

Sembra che la sconfitta sia oramai l' unico contrassegno identitario rimasto». Da quando lei ha scritto queste parole, Nicola Zingaretti si è dimesso dalla guida del Pd. Otto segretari in quattordici anni, alcuni dei quali hanno fondato partiti avversari. È la mancanza di identità politica che ha portato Zingaretti ad appiattirsi su Giuseppe Conte e i Cinque Stelle?

rondolino tessera 66

«Credo di sì. So bene che la politica è fatta di accordi, l' ho imparato da ragazzo nel Pci. Un partito deve avere una identità politica e culturale e sulla base di essa costruire alleanze e strategie. Però non si può scambiare un accordo tattico, dettato dalla necessità, con una prospettiva strategica. Non si può pensare che un nuovo fronte progressista possa nascere dall' incontro tra la sinistra riformista e un movimento qualunquista come i Cinque Stelle».

 

Dov' è il problema?

«L' idea che la politica sia tutta corrotta, che l' uomo comune abbia una saggezza che le istituzioni non posseggono, insomma la paccottiglia che poi si riassume nel "Vaffa", il manifesto del grillismo, è incompatibile con la sinistra. Il qualunquismo è una delle possibili forme della destra».

 

manifesto pci 2

Sicuro? Non ha l' impressione che tutto nasca nel 1981 da Enrico Berlinguer, da quella sua teorizzazione della «superiorità morale» del Pci? «I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela», disse il vostro segretario. Non trova, già lì dentro, tutti i germi del grillismo?

«Da un lato ci trovo Amadeo Bordiga, il vero fondatore del Pci nel 1921. Era quello della linea intransigente: noi comunisti abbiamo la nostra organizzazione e non dobbiamo mescolarci con nessuno. Dall' altro sì, è vero, ci vedo ciò che dice lei: nell' ultimo Berlinguer c' è una predicazione più morale che politica. E se dici che sono tutti marci tranne te, automaticamente dici che non puoi più fare politica, proprio perché la politica è fatta di accordi. Una posizione assolutamente sbagliata».

Enrico Letta annuncia la candidatura a segretario del Pd

 

Da lì al giustizialismo, il passo è stato breve.

«Quando la sinistra non riesce a trovare uno spazio politico tende a fuggire nell' intransigenza e nell' isolamento. Il giustizialismo è una forma di estremismo, una scorciatoia per saltare la mediazione politica. La imbocchi quando non hai una tua identità forte».

 

Così Gianroberto Casaleggio, nel 2014, incitò la piazza giacobina a gridare il nome di «Berlinguer, persona onesta».

«L' eredità di Berlinguer è un elemento costitutivo dei Cinque Stelle, ma secondo me è un "imbastardimento" del suo pensiero. Berlinguer ebbe la sfortuna, anche politica, di morire all' improvviso: non possiamo sapere come si sarebbe evoluta la sua linea. Di sicuro, però, mai avrebbe detto le cose che dicono oggi i grillini».

ENRICO LETTA MARIO DRAGHI

 

Né Berlinguer né nessun altro leader ha mai detto di provare «vergogna» per il proprio partito. Non in pubblico, almeno. Zingaretti, dimettendosi, lo ha fatto.

«Mi ha colpito molto. Ogni tanto spunta un nuovo leader che si affranca dal gruppo dirigente e lo addita come conservatore. Lo fece Craxi al Midas, lo fece Occhetto con la polemica contro gli "oligarchi", i vecchi capi comunisti che impedivano la svolta.

Nessuno, però, aveva mai messo sotto accusa l' intero partito, come ha fatto Zingaretti. Il partito è la casa di tutti».

 

cover rondolino

Anche dei militanti e degli elettori. Che devono pensare?

«L' amministratore delegato della Fiat può dire che il capo delle vendite è un fesso, e quindi cambiarlo, ma non può dire che la Fiat fa schifo, altrimenti la gente non compra più le sue automobili. Non so se a Zingaretti quella frase sia sfuggita o se l' abbia meditata, ma in ogni caso mi sembra grave».

 

Zingaretti non è stato all' altezza della sfida?

«Quando ero nella Fgci nazionale lui era segretario della Fgci del Lazio, e quindi il mio giudizio è velato da questa amicizia. Diciamo che era partito bene, ma poi sul punto cruciale del rapporto con i Cinque Stelle ha sbagliato tutto. Vedo un errore politico, insomma, non un deficit personale».

 

E adesso arriva Enrico Letta. Ieri ha detto che serve «un nuovo Pd». Ma la linea politica resta quella, e sul suo carisma e sulla sua capacità di trascinare il popolo della sinistra i dubbi sono leciti.

salvini

«Io penso invece che la linea del partito cambierà, e anche di molto.Per cultura e storia politica Letta è un riformista europeo, un "ulivista" in grado di restituire al Pd la sua vocazione originaria: essere la casa di tutti i riformisti, ambire a rappresentare la modernità e a guidare la trasformazione».

 

Letta aveva detto di non volere «la unanimità», ma «la verità». Lo hanno eletto segretario con 860 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti.L' unanimità l' ha avuta, è la verità che manca.

«L' unanimità, per definizione, è nemica della chiarezza. Ma il Pd è messo talmente male che è comprensibile che accolga Letta con un voto unanime. Quel voto, insomma, mi sembra più il segno delle difficoltà in cui si trova il Pd che l' indicatore dell' ipocrisia con cui di solito si saluta un nuovo leader. Si aggrappano a lui perché è l' ultima possibilità che hanno».

rondolino hammamet

 

Che deve fare Letta per risollevare il Pd?

«Ascoltare tutti e decidere da solo».

 

Ma è mai nato, il Pd? O è ancora una semplice alleanza elettorale tra post-comunisti e democristiani di sinistra?

«È nato, eccome. Solo che è durato una stagione molto breve: il tempo della segreteria di Walter Veltroni. A partire dal discorso con cui al Lingotto, nel 2007, lanciò la candidatura, il suo è stato un tentativo, anche ben costruito, di rifondare il riformismo italiano, portando a fusione la tradizione ex comunista e quella della sinistra dc. Non una semplice somma, ma la preparazione di un piatto nuovo partendo da quei due ingredienti. Aver lasciato la guida del partito è una cosa che a Veltroni non perdono».

 

Veltroni si dimise nel febbraio del 2009. Dopo di lui il nulla?

Zingaretti Bettini

«Dopo di lui abbiamo avuto o regressioni, come quella di Bersani, o salti in avanti come quello di Renzi, che io ho apprezzato, ma che era talmente avanti da lasciare indietro tutti gli altri. Infatti dopo di lui è arrivato Zingaretti, politicamente assimilabile a Bersani».

 

A proposito di Renzi: c' è posto per lui nel Pd di domani, malgrado il nuovo segretario sia il suo grande avversario?

NICOLA ZINGARETTI

«Se si immagina il Pd come "casa dei riformisti a vocazione maggioritaria", e cito Veltroni, deve starci dentro anche Renzi. Come deve starci Calenda e pure Speranza. I grandi partiti sono tali perché hanno una pluralità di forze al loro interno».

 

A sinistra c' è chi scarica la colpa di tutti questi tormenti su Sergio Mattarella e Mario Draghi: il governo è stato un regalo alla destra.

«Io credo invece che questo governo sia un regalo al Paese. Nei momenti di grande difficoltà, soprattutto in un sistema polverizzato e litigioso come il nostro, l' unità nazionale è un dovere civico».

 

Matteo Salvini sembra averlo capito.

renzi calendabarbara durso nicola zingaretti 6

«Non so come si comporterà Salvini. Intanto, però, da oppositore della Lega, devo ammettere che sta facendo un' operazione politica straordinaria. Siamo davanti a un possibile punto di svolta e mi stupisce che non venga accolto come tale anche a sinistra».

 

Cosa cambia per la Lega con Draghi?

«La Lega è un partito pienamente democratico, però con le sue tentazioni no-euro, e non solo, era giudicata inaffidabile dalle cancellerie occidentali. Ma partecipando a un governo di unità nazionale avvia un processo al termine del quale sarà del tutto integrata nel sistema politico europeo e dunque perfettamente legittimata a guidare il Paese, anche agli occhi di quelle cancellerie. Sempre che Salvini voglia raggiungere questo obiettivo, s' intende».

 

I sondaggi dicono che il Pd, nipote del Pci, rischia di essere sorpassato da Fratelli d' Italia, nipote dell' Msi. Che significato avrebbe per voi, che venite da quella storia?

«I sondaggi sbagliano spesso e spero sbaglino anche stavolta. Se si rivelassero veri, però, risponderei con una frase del compagno Togliatti: "Veniamo da lontano e andiamo lontano". E in questo lungo viaggio ci possono essere momenti in cui le cose vanno male. O molto male».

fabrizio rondolinoRONDOLINO

Ultimi Dagoreport

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…