mario orfeo monica maggioni fabrizio salini

MANCO IL CORONAVIRUS SPEGNE LE FAIDE IN RAI - MARIO ORFEO HA FATTO CAUSA: VUOLE IL TG3 IN QUOTA PD, CON FRANCO DI MARE ALLA DIREZIONE. MA SALINI DOVREBBE RIMUOVERE DUE DONNE, PATERNITI E CALANDRELLI, CON QUEST'ULTIMA APPENA NOMINATA, RIPORTANDO A ZERO LE QUOTE ROSA NELLE DIREZIONI A RAI COM LA MAGGIONI DARÀ LE DIMISSIONI PER FARE UN PROGRAMMA POLITICO SU RAI1, E ARRIVERÀ TERESA DE SANTIS COME PRESIDENTE

Anna Rotili per www.primaonline.it

 

E’ slittato a venerdì il Cda della Rai che doveva essere oggi. La giustificazione che gira a viale Mazzini è che l’ad Fabrizio Salini ha chiesto il rinvio per motivi personali. Ma sembra essere una scusa diplomatica per prendere tempo onde sbrogliare la matassa delle nomine. In ballo c’è il rinnovo dei vertici delle società consociate, Rai Way, Rai Com, Rai Pubblicità e Rai Cinema, un piattino appetitoso che sembrava più semplice da cucinare dato che non sono coinvolte le direzioni editoriali di rete e testate per le quali i la politica si scanna. Tuttavia non è proprio così e la partita si sta invece complicando e al momento sembra difficile che si chiuda proprio a causa di motivi politici, tecnico giuridici, di mercato e di logiche manageriali.

 

La più complicata è la partita Orfeo. Il nodo dei nodi anche questa volta si chiama Mario Orfeo, nome estremamente divisivo su cui si era infranto il ricambio ai telegiornali per allinearli con la maggioranza di governo giallo rossa.

mario orfeo monica maggioni

L’ex direttore generale della Rai è presidente di Raiway, società strategica perché gestisce la rete trasmissiva, anche quotata. Salini lo vorrebbe riconfermare nel ruolo ma Orfeo (i due – dicono – sono in pessimi rapporti) ha invece ha fatto sapere che gli piacerebbe andare al Tg3. L’obiettivo di sempre.

 

Nel frattempo Orfeo ha già intentato una causa alla Rai che ha alla radice l’insoddisfazione per il ruolo che gli è stato affidato e che non ritiene coerente con quello dato al precedente presidente della Rai, Monica Maggioni, che ha avuto un incarico operativo di rilievo come amministratore delegato di RaiCom mentre lui ha avuto un ruolo di rappresentanza.

 

 

 

A questo punto la palla sta a Salini che deve decidere se riconfermare Orfeo a Rai Way oppure dar retta alle pressioni del Partito Democratico che ha chiesto espressamente che vada al Tg3, tasto su cui batte da mesi in nome di un riequilibrio dell’informazione. I dem si sentono penalizzati dal non avere un direttore di riferimento nell’informazione, Questo perchè il partito di Maio ha il Tg1 con Carboni, la Lega ha il il Tg2 e il Tg3 è grillino dato che Giuseppina Paterniti è in quota Cinque stelle anche se ha una lunga storia a sinistra. Nello schema di cui si parla a viale Mazzini, Paterniti per far posto a Orfeo si sposterebbe a Rainews 24 mentre l’attuale direttore Antonio Di Bella salirebbe alla direzione editoriale dell’informazione rimasta vuota dall’uscita di Carlo Verdelli.

 

 

 

“Si sta combattendo la battaglia finale sul Tg3: o ce la fanno a questo giro o non ce la fanno più” , commenta un manager di viale Mazzini. Il partito di Zingaretti si sente più forte rispetto i mesi addietro perché è in crescita nei sondaggi ed è anche l’unico partito che in era coronavirus non ha smesso di marcare stretto la Rai (la capogruppo zingarettiana della Vigilanza, Valeri Fedeli, ha sposato la causa del renziano Michele Anzaldi per il riconteggio dei voti per elezione di Marcello Foa di cui si sospettano irregolarità).

fabrizio salini bruno vespa teresa de santis foto di bacco

 

Il veto grillino su Orfeo potrebbe questa volta venir meno se – è questo l’altro pezzo di questa storia – Franco Di Mare andasse a RaiTre al posto di Silvia Calandrelli. La Caladrelli ha il doppio incarico di direttore di Rai Cultura e direttore di Raitre. Di Mare attuale vicedirettore di Raiuno era stato nominato con l’appoggio del ministro allo Sport Vincenzo Spatafora (playmaker Cinquestelle anche in Rai) alla direzione dell’Intrattenimento di day time che si è rivelato una scatola vuota in virtù della sospensione del piano industriale. Forte del suo sponsor Di Mare rivendica a compensazione la direzione di Raitre conquistata dalla Calandrelli con l’appoggio dei 5stelle e il via libera del Pd.

 

franco di mare

 

 

Tutto si può fare ma per Salini non è proprio banale rimuovere la Calandrelli appena nominata, oltre a essere ingiusto allontanare Paterniti dal Tg3 che ha il vento in poppa negli ascolti. Nè sembra molto coerente sciacquarsi la bocca con le quote rosa e poi cambiare l’unica direttore donna al timone di un telegiornale della Rai. E’ un bel rompicapo per l’ad che dovrà nominare comunque i vertici di Rai Way venerdì perché la società delle torri e della rete trasmissiva della Rai è quotata in Borsa.

 

A Rai Com in arrivo De Santis in uscita Maggioni. A Rai Com il posto di presidente era rimasto vuoto dopo che Foa si era dovuto dimettere dalla carica per incompatibilità col suo ruolo alla Rai. Al suo posto subentrerebbe Teresa De Santis l’ex direttore di Raiuno, rimossa senza che gli venisse prospettata un’alternativa cambio. De Santis era pronta a fare causa all’azienda e la nomina a Raicom dovrebbe valere come risarcimento.

 

 

Monica Maggioni potrebbe invece dimettersi da amministratore delegato. L’ex president della Rai aveva accettato l’incarico arrivata a Rai Com per gestire il nuovo canale in lingua inglese tuttora in gestazione, che, impropriamente portato dentro la consociata, è stato ricondotto sotto il cappello della capogruppo dopo che i due consiglieri Rita Borioni e Riccardo Laganà avevano denunciato l’irregolarità dell’operazione.

ANTONIO DI BELLA

Sta di fatto che ora Maggioni vuole tornare in video a fare la giornalista e questo suo desiderio si sposa con la volontà di Salini di rafforzare l’approfondimento giornalistico, un po’ in ribasso sulle reti Rai, sperimentando nuovi formule e nuovi volti.

 

La Maggioni darà le dimissioni da Rai Com per fare un programma politico su Raiuno di prima o di seconda serata. E’ una sfida che può raccogliere perché è una giornalista di esperienza, con molte relazioni internazionali ed ha dimostrato sul campo, con una presenza autorevole in video.

Tra i nomi per Rai Com gira quello di Giuseppe Pasciucco, attuale direttore della Finanza, che avrebbe dato la sua disponibilità a passare alla consociata dove ha lavorato in passato e di cui conosce bene le problematiche, e allontanandosi dal direttore generale Matassino con cui non c’è grande simpatia.

 

A Rai Pubblicità forse non si muove nulla. A Rai Pubblicità dovrebbero essere riconfermati Antonio Marano alla presidenza e Gian Paolo Tagliavia amministratore delegato. Ma resta un punto interrogativo dovuto al fatto che la concessionaria deve difendersi dall’accusa di vendere sottocosto i suoi spot contestatale dalle concessionarie private e Tagliavia non è popolare presso la cordata delle televisioni private Mediaset Sky e Discover.

 

 

 

giorgio mule foto di bacco (2)

Nel consiglio Rai di venerdì l’ad di Rai Pubblicità farà bilancio sulle politiche commerciali della concessionaria e dovrà convincere i commissari della bontà del suo operato. Presto dovrà risponderne anche in Vigilanza, dove il senatore forzista Mulè ha chiesto la sua convocazione urgente.

 

Del Brocco e Claudio coppia stabile a Rai cinema. Dovrebbe essere pacifico che al vertice di Rai Cinema saranno nominati ancora una volta la coppia formata dal presidente Nicola Claudio e l’amministratore delegato Paolo Del Brocco. Ma anche in questo caso qualche problemino c’è. Era stato detto inizialmente che non si volevano più dare doppi incarichi. Nicola Claudio è invece direttore della Governance e della Segreteria del Consiglio di amministrazione, ha l’interim sulla direzione della Protezione dei dati personali e la riconferma a Rai Cinema sarebbe il terzo incarico mentre ci sono dirigenti rimasti a spasso.

 

 

ANTONIO MARANO

Per quanto riguarda Del Brocco c’è la grana di Anac che raccomanda alle figure apicali della Rai di non superare il limite degli otto anni nello stesso ruolo. C’è però un parere giuridico a favore della riconferma di Del Brocco che Salini di certo userà per suffragare la sua scelta. Del Brocco ha dalla sua due punti di forza. Da una parte una grande esperienza del mondo del cinema perché ha speso una vita professionale all’interno della società dove ha fatto tutta la carriera scalando le caselle di direttore finanziario, direttore generale e amministratore delegato. Si dice che sia gradito al ministro Franceschini e sicuramente gode del sostegno dei produttori di destra e di sinistra che sa trattare con bravura. Ma il suo vero titolo di merito sta nel fatto che il cinema Rai continua a mietere importanti riconoscimenti ai principali festival e talvolta è anche premiato dal botteghino.

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?