marziani

UN MARZIANI A ROMA! STRANGER ROMAN THINGS: APRE 'LA FONDAZIONE' DI NICOLA DEL ROSCIO NEL SEGNO DELL’ARTISTA ROMENO SERBAN SAVU - MATTEO FATO DA ‘MONITOR GALLERY’ CON I SUOI RITRATTI RIVOLUZIONARI, IL FUTURO DARK E ROBOTICO IMMAGINATO DALL’ARTISTA TAIWANESE HAO NI DA "T293" - DA 'GAGOSIAN' L’ARTISTA PAKISTANA HUMA BHABHA

Gianluca Marziani per Dagospia

 

 

serban savu nella fondazione di nicola del roscio

Il report sugli accadimenti romani mi porta a raccontarvi di una strana situazione che ha preso forma nel cullante caldo settembrino. Si tratta di alcuni manufatti anomali che sono spuntati in una serie di spazi espositivi, forme affioranti da antiche ere o luoghi lontani, schegge di un archeofuturo che fanno somigliare l’attualità capitolina ad una malattia autoimmune di lunga data. Gli oggetti che ho scovato misurano un presente scheggiato, impreciso, talmente caotico da dirci che solo un lontano passato o un possibile futuro contengono risposte sui dissesti dell’asfalto rugoso, dei sampietrini saltati, dei cassonetti mefitici, dei miasmi stordenti.

 

Da alieno a Roma capisco quanto sia difficile captare certi segnali quando l’intera città è un’enciclopedia archeologica della rovina; ma i ritrovamenti di settembre ci confermano che la Capitale ha un suo codice di salvataggio metafisico, una profonda natura che la libera da morte certa, preservandola dai batteri umanoidi che ne intaccano da sempre l’intonaco collettivo.

 

serban savu a la fondazione

Da Contemporary Cluster (via dei Barbieri 7) ho scovato, tra gli altri, una testina di donna egizia, un’antica pietra nera dalla Papua Nuova Guinea, un coperchio etrusco da sarcofago, una testa di Buddha, un ritratto di fanciullo d’epoca ellenistica. Ne ho tracciato una mappa mentale e trovato corrispondenze con l’oggi in una Roma che ha la molteplicità culturale nel suo Genoma. Miti e leggende qui riprendono energia, gettando luce romanzata sul nostro patrimonio culturale, sul potenziale senza reddito, sul volgare che diviene regola, sulle gestioni nevrotiche di alcuni musei.

 

La mostra da Giacomo Guidi si intitola ARCHEOPITTURA ed è un dialogo tra quadri monocromi (vari artisti dalla collezione Antal-Lusztig) e i reperti sparsi nei due saloni, come se fossimo nel luogo intimo di un principe che carezza i propri tesori mentre la pittura, diventando astrazione cosmica, distende lo sguardo verso l’infinito e il nero delle galassie. Ogni tanto, sembra dirci la mostra, bisognerebbe alzare gli occhi al cielo, ricordando che troppa cronaca guasta la vertigine della Storia in versione maiuscola. E che la stessa arte, se sostiene il peso del tempo millenario, corregge la miopia urbana per mettere a fuoco il quid filosofico.  

serban savu 5

  

Da Gagosian (via Francesco Crispi 16) va in scena HUMA BHABHA, artista pakistana con residenza USA, autrice di sculture totemiche che inscenano intrecci etnici e connessioni impensabili. Sembrano reperti asiatici in cui Africa e Oceania si sono riunite sotto l’egida della fertilità planetaria, condividendo il tema green del pianeta a rischio, superando i vincoli geografici e i nazionalismi da fascismo social. Ho ritrovato sentori alieni che riaprono il dialogo con una Roma multiculturale e pagana, meticcia e inclusiva. Non a caso l’artista ha inserito la foto di una scultura canina dei Musei Capitolini, quasi ad avvertirci, attraverso quel cane ieratico, dei pericoli che ci aspettano fuori dalla porta, oltre la soglia di sicurezza da cui il quadrupede vigila con sguardo egizio.

sculture in nastro spinato di hao ni da t293

 

Usciti dalla galleria, potete varcare il portone adiacente senza pericoli e senza kouroi. C’è uno spazio appena inaugurato, si chiama La Fondazione (via Francesco Crispi 18) ed è firmato Nicola Del Roscio, affiancato per le mostre da Pier Paolo Pancotto. L’evento d’apertura presenta cinque artisti rumeni ma solo uno ha colpito la mia attrazione per le archeologie del presente. Si chiama SERBAN SAVU e dipinge quadri dal tempo sospeso, scene narrative in cui la giovinezza scivola nell’ozio mentre il futuro si crepa come l’asfalto romano.

 

Una risposta generazionale che ricorda il romanzo di David Szalay “Tutto quello che è un uomo”: in entrambi i casi attraversiamo un’Europa periferica dagli ideali dispersi, senza vecchie ideologie e senza un tessuto identitario. Un continente fragile come le opere da restaurare, gli antichi borghi dopo un terremoto, gli spazi desertificati dal capitalismo. Savu sente tutto ciò e lo manifesta tra malinconici silenzi e attese in sospensione, uscendo dalla mischia del carrierismo, ricercando nella quiete generazionale una porta verso il futuro.

pietra cerimoniale della papua nuova guinea

 

Da T293 (via Ripense 6) spuntano sui muri alcuni oggetti poco identificati, forme di un presente distopico e violento firmate dall’artista taiwanese HAO NI. Da una parte il filo spinato con brandelli di tessuti, sculture simili a stelle rotanti che indicano un futuro dark e robotico; dall’altra alcuni immaginari tappetini esplosivi, corredati da cose d’uso pratico, a metà tra un feticcio gaming e una trapunta murale che emana scie terrificanti. Due momenti in cui l’oggetto ritrovato condensa passato e futuro in qualcosa di oppressivo, puro hardware umanoide che esalta il peggio della natura umana in una sintesi tra gioco di ruolo e scultura tribale.

 

Chiudo il giro con un artista che inserisce la pittura dentro strutture in legno chiaro, vere scatole volumetriche che potrebbero conservare il quadro in caso di disastro ambientale. Lui si chiama MATTEO FATO ed espone da Monitor Gallery (via Sforza Cesarini 43a) la sua intuitiva idea di ritratto, tra volti del presente e personaggi di un passato rivoluzionario. Sono corpi dai colori espressivi e stranianti, figli distorti di un colorismo digitale che riveste le superfici liquide del presente. Sembrano gli identikit postpixel di una civiltà quasi dispersa, matrici replicabili che si sono idealmente preservate nel sottovuoto dei box. Oggi le vediamo in versione aperta, sui muri di una galleria d’arte, quasi a rendere omaggio alle passioni museografiche dell’umanità terrestre, ai feticismi e alle credenziali poetiche di cui voi umani avete sempre avuto bisogno.

matteo fato

 

Finito il mio giro pomeridiano, capisco che sulla Terra non ci riuscite a privarvi dell’arte, e questo vi rende onore come gente che “vede oltre”, in direzione del mistero, del bug metafisico, delle origini di un altro domani. Il mio settembre romano dimostra, ancora una volta, quanto l’umanità terrestre sia figlia legittima della sua arte, e quanto le opere siano il vostro certificato di salvaguardia morale, la vostra carta di credito filosofico. La credenziale comune per una salvezza ancora possibile. Chapeau… sperando che nel frattempo il Comune sistemi le buche e lavi i cassonetti dell’umido.

 

matteo fato 1archeopittura contemporary clusterarcheopitturahuma bhabha da gagosian

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…