michieletto bernstein

MICHIELETTO SALE SULL’ALTARE E CELEBRA ‘’LA ‘MESSA” DI BERNSTEIN – TRASCINANTE ED EMOZIONANTE DEBUTTO IN ITALIA ALLE TERME DI CARACALLA DI QUESTA OPERA DEL '71 CHE MISCELA MUSICAL, JAZZ, ROCK CON EVIDENTI ACCENNI A “WEST SIDE STORY'', E CHE VA OLTRE IL CONFORMISMO DELL’AMERICA SIA QUELLA PURITANA CHE DI SINISTRA - MICHIELETTO FA COSTRUIRE IN SCENA UN MURO CHE “È IL CONTRARIO DELLA MESSA, È ROTTURA, NON ABBRACCIO. MA I MURI LI PORTIAMO DENTRO DI NOI: SONO LE NOSTRE PAURE, I NOSTRI PREGIUDIZI, LE NOSTRE INSICUREZZE” - VIDEO

Mass alle terme di Caracalla, diretta da Michieletto

Pierluigi Panza per https://fattoadarte.corriere.it/

 

È per la prima volta in scena in Italia (fino a domani) alle Terme di Caracalla per l’Opera di Roma. In America esordì nel 1971 a Washington con una rovinosa accoglienza. “Mass” (“La Messa”) è un’opera musicale e coreografica fuori schema di quel genio burlone e fuori schema che fu Leonard Bernstein.

 

 

Mass di Bernstein diretta da Damiano Michieletto a Caracalla

È una Messa a tratti con canto quasi gregoriano, poi brani in latino e un “Sanctus” in ebraico, ma anche canzoni pop in stile “Jesus Christ Superstar”, versi avanzati di Paul Simon e di Bernstein destinati a “Fratello sole sorella luna” di Zeffirelli… Commissionata dalla vedova allegra Jacqueline Kennedy per inaugurare il memoriale dedicato al marito ucciso a Dallas nel 1963, questo oratorio non oratorio fu rappresentato, per la prima volta, alla inaugurazione del Kennedy Center di Washington l’8 settembre del 1971 (prima europea Vienna 1973).

mass alle terme di caracalla corpo di ballo ph fabrizio sansoni opera di roma 2022

 

Fu diretto allora da Maurice Peress con coreografie di Alvin Ailey, fondatore dell’American Dance Theater che morì di Aids nel 1989. Stiamo parlando di un tranche de vieoggi cancellato come un calendario di Isgrò: per dirne una, era da qualche mese che c’era la legge sul divorzio, alla quale i cattolici si erano opposti.

 

 

Mass alle terme di Caracalla, diretta da Michieletto

L’opera inizia con un assolo di flauto simile al canto di un uccello che saetta per significare lo Spirito Santo che si posa su noi e inizia la Messa. Il regista Damiano Michieletto fa recitare i “fedeli” intorno a un tavolo “che è mensa d’altare”, racconta, “e che sollecita una idea di condivisione, fratellanza in una situazione festosa, da musical”. Sarebbe come “Fratello sole, Sorella luna” se il prete non fosse colpito da dubbi amletici ed entrasse in crisi religiosa.

 

damiano michieletto a caracalla ph fabrizio sansoni opera di roma 2022

Cadono i principi morali, il celebrante entra in crisi e viene ridicolizzato dai cantanti da strada, dei rivoluzionari, quelli che erano allora i cappelloni e si opponevano alla Guerra del Vietnam. Michieletto fa costruire in scena un muro che “è il contrario della Messa, è rottura, non abbraccio. Il muro è simbolo dei muri e di ciò che è dentro la nostra mente, che ci rende incapaci di incarnare i valori di una Messa. Il muro dividere i popoli: dal Messico alla Palestina, passando per l’Ungheria. 

mass alle terme di caracalla markus werba (celebrante) ph fabrizio sansoni opera di roma 2022

 

Chi deve difendere la propria ricchezza erige muri. Ma i muri li portiamo anche dentro di noi: sono le nostre paure, i nostri pregiudizi, rappresentano l’impossibilità di comunicare, la volontà di sottrarre agli occhi quello che c’è dall’altra parte, per chiudersi nelle proprie sicurezze”. Ai piedi del muro finiscono corpi distesi che ricordano l’immagine vista il 24 giugno sotto il muro di Melilla. 

 

Leonard Bernstein dirige Mass - 1971

Al culmine emotivo, la cacofonia delle lamentele del coro interrompe l’elevazione del Corpo e Sangue di Cristo. Il prete, interpretato dall’ottimo Markus Werba, diventa Cristo e come Lui viene lapidato, messo in croce e muore. “Ma alla fine il muro viene distrutto e c’è un tentativo di ricominciare”, racconta Michieletto. “The mass is over, go in peace” è l’invito di un Bernstein, che si interroga sul senso della Fede e dell’amore verso gli altri.

Leonard Bernstein dirige Mass - 1971

 

Era il 1971 quando questa opera “fusion” venne messa in scena andando oltre i generi e oltre il conformismo dell’America puritana e conservatrice. La partitura di Bernstein miscela musical, inserti di brani registrati, jazz, rock e sono evidenti gli accenni a “West Side Story”, un’opera che Michieletto potrebbe ben realizzare e che, anzi lui stesso afferma “che non è ancora stata realizzata al massimo delle sue potenzialità eversive di significato”. L’opera rimanda anche a “Jesus Christ Superstar”, pubblicato come doppio album nel 1970 e rappresentato a Broadway nell’ottobre successivo.  

Leonard Bernstein dirige Mass - 1971

 

Nel settembre 1971 la critica stroncò “Mass” Il “New York Times” ne fece una recensione negativa (ma un paio di mesi prima aveva dovuto dedicare la prima pagina a Taki 183, il 17enne che riempi Manhattan di tags). Ordini superiori? Nell’estate precedente l’FBI aveva aperto un fascicolo su Bernstein per via delle sue opinioni di sinistra. 

Leonard Bernstein dirige Mass - 1971

 

L’Ufficio di presidenza avvertì la Casa Bianca che il testo latino di “Mass” avrebbe potuto contenere messaggi contro la guerra che potevano causare imbarazzo a Nixon. Il quale non andò alla “prima”. Contro Bernstein esisteva un dossier di 800 pagine redatto dall’FBI. Negli Anni Cinquanta gli avevano perfino ritirato il passaporto. Il consulente legale della Casa Bianca, John Dean, affermò che il lavoro era “decisamente contro la guerra del Vietnam e contro l'establishment”. Dopo questo insuccesso, per 12 anni Bernstein non compose più nulla e diresse in competizione con von Karajan.

mass alle terme di caracalla corpo di ballo ph fabrizio sansoni opera di roma 2022

 

Michieletto ha attualizzato lo spirito pacifista dell’opera mettendo al centro della scena il muro delle divisioni e delle incomprensioni su cui scorrono i luoghi del mondo in cui è stato innalzato. Contro questo muro si scontra il celebrante, l'applauditissimo baritono Werba, alla guida di una comunità di fedeli su cui irrompono gli street singercoreografati da Sasha Riva e Simone Repele, che impegnano il Corpo di ballo diretto da Eleonora Abbagnato. Il direttore d’orchestra Diego Matheuz, proviene da “El Sistema”, il modello didattico-musicale fondato in Venezuela da José Antonio Abreu, rivoluzionari e decisamente di strada pure quello. 

Leonard Bernstein dirige Mass

 

“Mass è più interessante oggi che cinquant’anni fa – racconta Michieletto -, perché come succede a volte in certe produzioni artistiche era troppo legato a temi scottanti. La sinistra lo attaccò accusando Bernstein di eclettismo e superficialità. La destra lo attaccò per il pacifismo. Scontentò tutti. Oggi l’eclettismo è apprezzato e dà una rinfrescata e un segno di vitalità. Solo Bernstein è capace di prendere pop e colto e metterli insieme con grande autorità. Oggi il tema è quello dell’ecumenismo ed è legato alla crisi uomo”.

MASS di Bernstein MICHIELETTO

 

Se c’è un’opera di Michieletto alla quale rimandare è “La damnation de Faust” di Berliotz che mise in scena a Roma. In “Mass” emergono parti quasi da musical circense.

Sul testo scritto dallo stesso Bernstein, aggiunse versi Stephen Schwartz, che aveva allora 23 anni. “La critica bollò questo come un esperimento eclettico e non lo sostenne mai. 

mass alle terme di caracalla markus werba (celebrante) ph fabrizio sansoni opera di roma 2022

 

Bernstein era uno spavaldo uomo spugna che metteva insieme tutto. Steven Schwarz – ricorda Michieletto – vinse poi tre Oscar come paroliere di film, tra i quali Pocahontas”.

Una precedente messa in scena di “Mass” è quella del 1981, nel decimo anniversario, disponibile su You tube (https://www.youtube.com/watch?v=RL96d80DJRI) e diretta per il palcoscenico da Tom O'Horgan famoso per “Hair”.

MASS BERNSTEINJaqueline Kennedy e Leonard Bernstein JACQUELINE KENNEDY BERNSTEIN Leonard Bernstein Leonard Bernstein dirige Mass - 1971JACKIE KENNEDY LEONARD BERNSTEINLeonard Bernstein dirige Mass - 1971MASS BERNSTEIN 4

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”