toni santagata

IL MONDO DELLA MUSICA PIANGE TONI SANTAGATA, SCOMPARSO OGGI A 85 ANNI - L'ULTIMA VOLTA ERA APPARSO IN TELEVISIONE UN MESE FA, OSPITE DEL PROGRAMMA "OGGI È UN ALTRO GIORNO". IL DOLORE NELL’AGOSTO DEL 2020 QUANDO MORÌ ALL' IMPROVVISO IL FIGLIO 50ENNE, FRANCESCO SAVERIO - IO CANTANTE FOLK? MACCHÉ FOLK... HO COMPOSTO ANCHE BEN SEI OPERE MUSICALI MODERNE" – LA CENSURA RAI PER LE CORNA, LA PROFEZIA DI PADRE PIO, MITTERRAND E PERTINI SUOI FAN E L’INNO DELL’ITALIA CAMPIONE DEL MONDO 1982 – VIDEO

Da corriere.it

 

È morto improvvisamente Toni Santagata, cantante, cantautore, compositore, conduttore in radio e tv, popolarissimo negli anni ‘70 e ‘80, cabarettista famoso a Roma, protagonista di tante trasmissioni dell’epoca da A come agricoltura a Canzonissima. Tante le tournee’ anche all’estero. Aveva 85 anni, si chiamava Antonio Morese ed era nato a Sant’Agata di Puglia il 9 dicembre 1935).

TONI SANTAGATA

 

 

TONI SANTAGATA

Nino Materi per il Giornale

 

Quant’è bello il primo Toni Santagata, il secondo è più bello ancora. Oggi il rivoluzionario del sound italiano ha 85 anni, ma a vederlo così in forma le cifre potrebbero essere invertite: 58.

 

Wikipedia, l’enciclopedia che tutto vede e a tutto provvede, gli appiccica l’etichetta di «cantautore, cabarettista e attore»; roba vera, ma limitativa: come definire Diego Maradona semplicemente «calciatore, riccioluto e argentino». Se vi azzardate a restringerlo nella stanza angusta del «Genere Folk», Toni butta giù le pareti a spallate: «Macché folk... Ho composto, oltre a mille altre cose, ben sei opere musicali moderne con tanto di recital nell’aula Paolo VI in Vaticano». Numeri da star, quelli del maestro Antonio Morese (il suo vero nome): 22 milioni di dischi venduti e 6.700 spettacoli.

«Memorabili i 20 minuti di applausi nel mitico Madison Square Garden di New York», ricorda Santagata rinverdendo una vecchia cartolina del «periodo americano». Toni, inventore di uno stile che in 60 anni (sessanta!) di carriera ha shakerato l’umorismo del cabaret con l’originalità di rime esilaranti. Istrione e one man show, un visionario predisposto a giocare d’anticipo anche su temi seri e di attualità. Se poi la pizzica salentina è diventato un ballo global, il merito è anche del «cocktail Santagata», da gustare sorso a sorso, anzi strofa a strofa.

 

beryl cunningham carlo fiocchetto rossella como toni santagata

Per averne la riprova, basta ascoltare quel capolavoro imitato ovunque, dal ritornello inconfondibile, che fa: «Quant’è bell’ lu primm’ammore» (rassicurante prima parte, subito smentita dall’ammiccante parte seconda: «lu secondo è chiù bell’ ancòr»). Motivetto mille volte remixato, dalle sagre di paese alle serate in discoteca, dove ogni chef aggiunge un ingrediente al piatto forte.

 

Ma il cuoco-doc resta sempre lui: Toni, nato a Sant’Agata, il paese pugliese in provincia di Foggia che ne ha ispirato il nome di battaglia, ma che oggi vive di luce riflessa proprio per aver dato i natali all’«Aznavour italiano», come ai tempi d’oro era conosciuto in Francia, dove tra i suoi fan c’era l’intera famiglia Mitterrand con testa il presidente e il figlio ministro della Cultura.

Ma sorpresi a canticchiare «Quant’è bell’ lu primm’amore», furono anche insospettabili ammiratori nostrani del calibro di Sandro Pertini, Renato Guttuso (che alla fine di un concerto gli donò un disegno), Pier Paolo Pasolini ed Eugenio Montale.

 

tony santagata

Un’intera nazione stregata dallo stornello «scandalo» che fu subito censurato da quella stessa Rai che già proibiva alle gemelle Kessler la calzamaglia «color carne».

Ma, dopo decenni di timori bacchettoni, la «Televisione di Stato» riabilitò il famigerato brano, pregando Santagata di presentarla a Canzonissima pur con qualche piccola modifica legata al numero di «corna» contenute nel testo originale. Una trama tragicomica, specchio di un’epoca che dal secondo dopoguerra arriva ad oggi.

 

Cominciamo da quel fatidico 1974 quando la Rai, dopo aver censurato per un decennio la sua canzone-simbolo composta nel 1964, la pregò di partecipare a Canzonissima.

«Un pezzo da novanta della Rai mi spiegò che in quella edizione di Canzonissima, presentata da Raffaella Carrà, avrebbero voluto puntare sulla valorizzazione della musica regionale».

 

Lei accettò subito.

«Al contrario. Rifiutai, rimanendo un po’ offeso».

Addirittura. E perché?

«Primo perché non sono mai stato un cantautore regionale, ma un interprete che ha usato il dialetto unicamente per valorizzarlo in una chiave nazionale e internazionale. Secondo perché all’epoca ero già famoso e pieno di impegni».

 

Cosa le fece cambiare idea?

toni santagata

«Decisi di consumare una mia piccola vendetta».

«Vendetta»?

«Dissi: Parteciperò solo a una condizione: cantare la canzone che mi avete sempre censurato».

 

Ossia la famigerata Quant’è bell’ lu primm’amore».

«Proprio lei».

E il «pezzo grosso» della Rai che rispose?

«Ma tu vuoi farmi licenziare? Quello è un testo scandaloso».

Quindi?

«Replicai: Allora non se ne fa niente. Lo salutai e uscii dalla stanza. Ma mentre stavo per entrare nell’ascensore».

 

Cosa accadde?

«Sentii una mano sulla spalla. Era il super direttore. Che si arrendeva. Mi disse: Ok, hai vinto tu. Ma devi farmi un piacere».

Quale «piacere»?

«Nella canzone c’era quattro volte la parola corna. Lui mi chiese di ridurle a due per non urtare troppo la serenità familiare dei telespettatori».

 

Accettò?

«Sì, anche se bluffai sul numero delle corna. Erano di più».

toni santagata con fabio canino

I telespettatori gradirono o rimasero choccati?

«Altroché se gradirono. Vinsi Canzonissima con 1.400.000 cartoline di preferenza spedite da casa. Un trionfo».

Ma, «corna» a parte, cosa c’era in quella poesia da creare tanto imbarazzo da parte di «tutori della morale pubblica»?

«Per la prima volta, in un’Italia profondamente cattolica e tradizionalista, una canzone rompeva il tabù di ruoli sociali cristallizzati da generazioni».

 

Cioè?

«Si adombrava un adulterio, si descriveva la figura grottesca di un marito (di nome Bracalone) succube della moglie e privato dell’autorità del pater familias. Insomma, con largo anticipo sui tempi moderni, mettevo in discussione dogmi secolari».

 

Ma «Bracalone» è un marito immaginario o un personaggio reale?

«In realtà era il padre di un mio compagno di scuola. Non si chiamava così ma le vicende raccontate nella canzone sono vere. E di alcune sono anche stato testimone».

 

Come nel caso del «mazziatone» subìto dal povero Bracalone ad opera della moglie?

«Bracalone, quando incrociava la moglie, cercava sempre di porsi in una posizione strategica: riservandosi una via di fuga. Maria, la signora Bracalone, aveva infatti il vizietto di alzare le mani».

toni santagata paola pisani olga e giuseppe ferrajoli

 

Inoltre, i piatti li faceva sempre lavare al coniuge.

«Ma Bracalone, per non perdere la status di uomo a parole e fatti, pretendeva che l’acqua per sciacquare i piatti fosse calda...».

 

Nelle sue canzoni le interazioni coniugali seguono spesso dinamiche spiazzanti.

«Sono sempre stato aperto al nuovo, opponendomi a ogni tipo di stereotipo e pregiudizio. Vengo da una famiglia di vecchio stampo e, come si dice, dai sani principi. Genitori che si sono amati dal primo all’ultimo giorno. Un ottimo esempio di solidità matrimoniale. Anch’io ho seguito le loro orme, con una moglie meravigliosa, Giovanna, con cui condivido da sempre gioie e dolori».

Mamma e papà hanno aiutato il «piccolo Antonio» a diventare il «grande Toni Santagata»?

cinzia ponziani toni santagata antonella ponziani lando buzzanca e enrico guarneri

«Speravano, come tutti i genitori, che il figlio diventasse un serio professionista. In un Sud devastato da distruzione e povertà post-bellica ambire a diventare artista era pura utopia».

 

Eppure Padre Pio le aveva predetto che il suo sogno si sarebbe realizzato.

«Giusto».

Racconti come andò.

Ero giovanissimo. Ma avevo dentro il fuoco inesauribile della passione. Decisi di andare a trovare quel frate miracoloso. Chiesi di incontrarlo e lui mi accolse.

 

E cosa le disse Padre Pio?

«Uaglio’, tu tien la coccia tosta (Ragazzo, tu sei testardo), diventerai un bravo cantante. Ma, mi raccomando, studia».

 

Ma lei, ai libri, preferiva gli spartiti?

«Non ho mai rinunciato alle soddisfazioni scolastiche, comprendendo l’importanza della cultura. Ero il primo della classe. Mi chiamavano il direttore. Ho fatto pure l’università a Napoli».

 

Sgobbone?

toni santagata

«Mai. Un ragazzo sveglio. Davanti casa, nel 45, si esibiva un’orchestrina americana. Per me era attrazione irresistibile fatta di ritmi e sound affascinanti. Di lì cominciai a muovere i primi piccoli passi, che diventarono sempre grandi. Fino all’approdo a Roma».

 

La Capitale. La consacrazione.

«Il successo giunse travolgente. A Roma venivano inaugurati locali alla moda solo per ospitare i miei concerti. E la fama aumentava anche fuori dall’Italia».

Sul suo sito ufficiale c’è una videogallery dedicata ai gol del «bomber Santagata» realizzati durante tante partite di beneficenza.

«Sono tra i fondatori della Nazionale Artisti e l’ideatore del Derby del cuore. Il calcio l’ho sempre amato. Anche se recentemente in una partita un colpo di testa mi ha causato un grave problema di salute che però, con l’aiuto del mio amico San Pio, ho risolto senza conseguenze.

 

Tony Santagata

Gli amanti del football ricordano le sue sigle dei programmi Golflash e Domenica Sprint.

«Nel cuore dei tifosi resta Squadra grande squadra mia, che divenne l’inno dell’Italia campione del mondo 1982».

Milano, altra tappa fondamentale per la scalata.

«Al Derby dovevo fare una sola serata. Dopo il successo del primo recital, ne feci 250 di seguito».

 

Difficile rimanere umili quando la folla ti applaude.

«Non mi sono mai montato la testa. Neppure quando Charles Aznavour mi ospitò a un suo concerto e, alla fine, mi abbracciò solo per dimostrare al pubblico di essere mio amico».

Che pensò in quel momento?

«Avevo l’orgoglio di rappresentare, al meglio, l’Italia intera e, con essa, la mia regione, la Puglia, e tutto il Sud».

Un Sud sempre assetato di riscatto. Sociale, economico, culturale.

«Ricordo, nell’immediato dopoguerra, i miei compagni di scuola che venivano in classe scalzi. La povertà era assoluta. Il meridione era isolato dal Nord per la mancanza di collegamenti e trasporti».

 

C’era un intero Paese da ricostruire.

«I genitori mi ripetevano: Figlio mio, impara bene a parlare l’Italiano. Altrimenti rimarrai sempre emarginato».

 

Ed emarginazione faceva rima con emigrazione.

«Emigrante è una parola che ho sempre amato. Io stesso sono stato un emigrante e quando vedevo all’estero tanti connazionali era difficile non commuoversi. Aver regalato loro un attimo di gioia è stato emozionante. Il vero compito di un artista è donare al pubblico una parentesi di felicità. E ciò va fatto anche quando il nostro animo è amareggiato da vicende personali».

In questa prima estate post-Covid le regioni meridionali, con in testa la Puglia, sono tornate a essere meta dei turisti stranieri.

«Ed è merito anche di noi emigranti che abbiamo saputo esportare oltreconfine il meglio delle qualità nazionali. Ci siamo fatti apprezzare umanamente, poi la bellezza del territorio ha fatto il resto».

 

La soddisfazione più grande?

«Avere esaltato il dialetto pugliese in un contesto di qualità artistica ai massimi livelli; con me hanno suonato infatti i più grandi musicisti. Senza contare la gioia di essere stato un punto di riferimento per una generazione di colleghi di valore assoluto».

 

Il dolore più incancellabile?

«Aver perso mio figlio Francesco Saverio, portato via da una malattia improvvisa. Sono orgoglioso di lui, come lui era orgoglioso di me. L’amore ci terrà uniti. Per sempre».

C’è una fotografia che l’aiuta a scacciare la tristezza?

«Quella col mio nipotino Lorenzo che, dopo aver curato un gabbiano ferito, lo fa volare via. Libero, sul mare che brilla».

 

Ultimi Dagoreport

andrea orcel banco bpm giampiero maioli brasseur banco bpm giuseppe castagna

DAGOREPORT – AVVISATI QUEI "GENI" DELL'EGEMONIA BANCARIA DI PALAZZO CHIGI: BANCO BPM È PASSATO DALLA PADELLA DI UNICREDIT ALLA BRACE DI CREDIT AGRICOLE – ALTRO CHE ACCORDO: SI È CONSUMATA SOTTOTRACCIA LA ROTTURA TRA L’AD CASTAGNA E I VERTICI DELL’ISTITUTO FRANCESE, PRIMO AZIONISTA DELL’EX POPOLARE DI MILANO – IL NUMERO UNO TRANSALPINO, HUGUES BRASSEUR, CHIAMATO DA CASTAGNA IN SOCCORSO PER RIGETTARE L’ASSALTO DI ORCEL, AVEVA POSTO COME CONDIZIONE PER IL SUO SOSTEGNO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE, MASSIMO TONONI, OSTILE AI SOCI FRANCESI, IN VISTA DEL RINNOVO DEL CDA. MA TONONI HA LE SPALLE COPERTE: È LEGATO AL “GRANDE VECCHIO” GIUSEPPE GUZZETTI COSÌ COME GIORGETTI, E SARÀ RICONFERMATO – COSÌ I FRANCESI, INCAZZATISSIMI, PRESENTARANNO UNA LISTA DI MINORANZA, E PUNTANO A OTTENERE FINO A SEI CONSIGLIERI, GRAZIE ALLA NUOVA “LEGGE CAPITALI” – IL TERZO INCOMODO E' UN ALTRO ANTI-AGRICOLE: DAVIDE LEONE, AZIONISTA PESANTE CON L’8,2% , CHE SI AGGREGERÀ ALLA LISTA DI ASSOGESTIONI...

massimo giletti urbano cairo fabrizio corona salvatore baiardo matteo salvini pier silvio marina berlusconi

DAGOREPORT – A FINE GIUGNO È PRONTA UNA CORONA DI SPINE PER MASSIMO GILETTI, GIUNTO ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO BIENNALE CON LA RAI - LA DECISIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO DI TOGLIERSI DAI PIEDI GILETTI NON È LEGATA AGLI ASCOLTI: A SPAZZARLO VIA E' LO SPAZIO CONCESSO NELLA SUA TRASMISSIONE A FABRIZIO CORONA, CHE HA MESSO NEL SUO FRULLATORE DI SCIACALLO CAMUFFATO DA ROBIN HOOD LA FAMIGLIA BERLUSCONI: “DI SIGNORINI NON MI FREGA UN CAZZO. NEL MOMENTO IN CUI RACCONTI CHE MARINA SCENDE IN POLITICA, RACCONTI ANCHE IL SISTEMA SIGNORINI” – L’IRA FUNESTA DEGLI EREDI DI PAPI SILVIO SI SAREBBE FATTA SENTIRE AI PIANI ALTI DELLA RAI ATTRAVERSO DEBORAH BERGAMINI, VICESEGRETARIA DI FORZA ITALIA, LEGATISSIMA A MARINA ED EX FIDANZATA DELL'AD RAI ROSSI – SENZA IL SALVAGENTE SALVINI, ABBANDONATO  ANCHE DAL LEGHISTA ''FACENTE FUNZIONI DI PRESIDENTE'' RAI, ANTONIO MARANO, CON LA MELONI CHE HA UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA CONTRO CORONA, ORA GILETTI RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI A FAR COMPAGNIA A BARBARA D'URSO - VIDEO: FIORELLO A RADIO2 CON “FURBIZIO”

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….