IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - ANTONELLO FALQUI, SCOMPARSO NELLA SUA ROMA A 94 ANNI, LA TELEVISIONE L’HA DAVVERO FATTA TUTTA. DAL PRIMO GIORNO: HA INVENTATO GRAN PARTE DELLO SHOW RAI - METICOLOSO, INVENTIVO, CAPACE DI PROVARE E RIPROVARE COREOGRAFIE E MOVIMENTI DI MACCHINA, SI DISSE DI UNA FURIOSA LITE FRA LUI E LE KESSLER SCATENATA DALLA SUA PIGNOLERIA, E DI UNO SCONTRO EPOCALE CON PATTY PRAVO A “CANZONISSIMA”…

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Marco Giusti per Dagospia

 

antonello falqui antonello falqui

Le Kessler, Mina, La Biblioteca di Studio Uno, Il Musichiere. Certo. Ma il massimo era quel “Regia di Antonello Falqui”. Ora che se ne è andato per sempre, “per un lungo, lungo, lungo viaggio” come ha scritto su facebook, di Antonello Falqui ci torna in mente questo cartello che ci ha accompagnati da piccoli spettatori davvero per tanti anni in quel bianco e nero nebuloso prima e splendente dopo. Un cartello vecchio quanto la televisione. Perché Antonello Falqui, scomparso nella sua Roma a 94 anni, la televisione l’ha davvero fatta tutta. Dal primo giorno.

 

ANTONELLO FALQUI ANTONELLO FALQUI

Firmando la regia di “Arrivi e partenze” con Mike Bongiorno, il primo programma di intrattenimento della Rai nel 1954, mentre Vito Molinari firmava la prima ripresa di quel giorno con l’inaugurazione delle programmazioni della Rai. Sua la regia di programmi meravigliosi dei primi anni della Rai, “Il Musichiere” presentato da Mario Riva (1958-59-60), “Canzonissima” (1958-59-68-69), “Studio Uno” (1962) che fu il primo programma all’americana della Rai, il geniale “La Biblioteca di Studio Uno” (1964), operette e zibaldoni ispirati ai grandi classici della letteratura come I tre moschettieri o l’Odissea intepretati dal Quartetto cetra e dai grandi attori del tempo, lo “Studio Uno” con Lelio Luttazzi (1966), “Milleluci” (1974), “Dove sta Zazà” con Gabriella Ferri e Pippo Franco, “Bambole non c’è una lira!” (1977), dedicato ai grandi giorni dell’avanspettacolo con un giovanissimo Christian De Sica esordiente.

 

antonello falqui antonello falqui

Meticoloso, inventivo, capace di provare e riprovare coreografie e movimenti di macchina, si disse di una furiosa lite fra lui e le Kessler scatenata dalla sua pignoleria, e di uno scontro epocale con Patty Pravo a “Canzonissima”, Antonello Falqui si inventa, assieme a Vito Molinari, gran parte degli show della Rai, cioè della tv italiana, e cura con una precisione da grande regista delle stelle di prima grandezza come Mina o le stesse Kessler da mettere nei sabato sera degli italiani. Non è mai solo un metteur en scene.

 

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Nato a Roma nel 1925, figlio di un critico, studio regia al Centro Sperimentale di Cinematografia nel primissimo Dopoguerra pensando magari al Neorealismo di Roberto Rossellini. Nel cinema mette piede solo come aiuto regista di Curzio Malaparte in Cristo proibito con Raf Vallone. Già nel 1952, a 27 anni, ha lasciato il cinema e è a Milano a lavorare da regista per la prima tv sperimentale. Il suo vero esordio è appunto per “Arrivi e partenze” nel 1954, ma è con “Il Musichiere”, scritto da Garinei&Giovannini, presto seguito da “Canzonissima”, che capisce veramente che il varietà è il suo mestiere.

 

Grande regista da studio negli anni ’60, si permette divagazioni con il teatro filmato, “Felicita Colombo” con Franca Valeri e Gino Bramieri, “Addio Giovinezza” con Nino Castelnuovo e Gigliola Cinquetti, o con il quasi film “Giandomenico Fracchia” con Paolo Villaggio. Mentre impazza il ’68 e tutto quello che ne consegue, Falqui si chiude addirittura nell’operetta, “La vedova allegra” con Johnny Dorelli e Catherine Spaak, che il sabato sera prende il posto dei suoi grandi spettacoli o negli show da vecchioni, come “Speciali per noi”, parodia di “Speciale per voi”, con il trio Aldo Fabrizi-Ave Ninchi-Paolo Panelli. Ma sono suoi anche i meravigliosi “Stasera con…”, incontri musicali con Patty Pravo, Gianni Morandi, Gina Lollobrigida, Adriano Celentano.

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Grande appassionato di varietà e di avanspettacolo, se lo reinventa negli anni ’70 con “Dove sta Zazà” e “Mazzabubù” con Gabriella Ferri e i comici del Bagaglino, danod il via a una rivisitazione del periodo che durerà fino a oggi e che lui stesso proseguirà con il geniale “Bambole non c’è una lira” e “Giochiamo al varietà”.

 

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Negli anni ’80 firma la regia di piccoli programmi sperimentali con nuovi comici come “Cinema, che follia!” con Daniele Formica, Sergio Rubini, Margherita Buy, ma anche dello spettacolone del Sistina “I 7 re di Roma” con Gigi Proietti scritto da Luigi Magni. I suoi ultimi spettacoli sono i concertoni di Pavarotti nei primissimi anni ’90. Ha insegnato all’Accademia di Macerata e è sempre stato molto disponibile con tutti nel ricordare gli anni della sua grande televisione. Ma la storia presunta con Mina sarà stata vera?

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