ennio morricone sergio leone

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - MORRICONE ERA IL PIÙ GRANDE. PIÙ GRANDE DI MOZART, DICE TARANTINO. FORSE. ''IL MEGLIO FIGO DEL BIGONCIO'', DICEVA IL VECCHIO MAESTRO LAVAGNINO CHE NON SI È MAI LAMENTATO DI ESSERSI FATTO SCIPPARE IL POSTO DI MUSICISTA DI SERGIO LEONE. MALGRADO LE 500 E PASSA COLONNE SONORE, IL MARCHIO DEGLI SPAGHETTI WESTERN NON SE LO È LEVATO FINO ALL'OSCAR 2015 CON TARANTINO. LUI AVREBBE PREFERITO VINCERLO CON LA SUA AMATA ''MISSION'', MA È LA MUSICA ANNI '60 CHE INCHIODAVA NOI RAGAZZETTI NEI CINEMA E CHE DA ALLORA…

Marco Giusti per Dagospia

 

Ennio Morricone

 

“E ora io…?”. Ricordate la battuta finale di Rod Steiger in “Giù la testa”, quando alla fine del film, alla fine della rivoluzione, dopo aver visto massacri e centinaia di morti, quando ha proprio ha perso tutto, ha ancora qualcosa da dire allo schermo… Così siamo noi. Dopo aver saputo della morte di Ennio Morricone, qualcosa in più del compositore della musica dei film di Sergio Leone, di Quentin Tarantino, di Giuseppe Tornatore, di Bernardo Bertolucci, di Brian De Palma. Perché Morricone era il più grande. Più grande di Mozart, dice Tarantino. Forse.

 

ennio morricone e sergio leone a scuola insieme

“Il meglio figo del bigoncio” diceva il vecchio maestro Angelo Lavagnino che lo conosceva bene, lo aveva avuto anche come allievo alla Chigiana di Siena, e che non si è mai lamentato di essersi fatto scippare da lui il posto di musicista di Sergio Leone. Sì. Perché prima di Morricone, quel ruolo era di Lavagnino. Poi arrivò “Per un pugno di dollari” e bastò quell’inizio incredibile con Clint Eastwood sul mulo che arriva dal nulla sotto all’albero con la corda per l’impiccato, entra nel paesino, quegli accordi e capimmo subito che non ci sarebbe mai stato più spazio per nessun altro. Che quelle immagini appartenevano a quella musica, e viceversa quella musica apparteneva a quelle immagini, anche se magari non era stata composta per quel film.

 

Lo sappiamo tutti che Morricone dette a Leone non dei pezzi originali, ma un arrangiamento di “Pastures of Plenty” di Woody Guthrie composto per il cantante americano a Roma Peter Tevis e un pezzo tratto da un altro western, “Duello nel Texas”, girato da Ricardo Blasco un anno prima. I produttori di “Per un pugno di dollari”, Papi e Colombo, che avevano scritturato Ennio Morricone assieme agli sceneggiatori Castellano e Pipolo dopo il successo incredibile de “Il Federale” di Luciano Salce, primo film ufficiale del musicista, che aveva collaborato segretamente poco prima a “Morte di un amico” di Franco Rossi, insistevano con Leone affinché scegliesse tutto il pacchetto.

ennio morricone sergio leone

 

Ma non funzionò con Castellano e Pipolo, che uscirono di scena perché, semplicemente, “non c’è niente da scrivere”, e sembrava non funzionare neanche con Morricone. Al punto che Leone sente la musica di “Duello nel Texas” e se ne esce con un “...mi è parso orribile, le musiche sembravano di un Tiomkin dei poveri. Ma il produttore ha insistito perché incontrassi Morricone. Sono andato a casa sua e lui mi ha riconosciuto subito. Eravamo stati compagni di classe in quinta elementare, al Saint Juan Baptiste de la Salle, dagli Scolopi, dove ho fatto anche il ginnasio e il liceo. Mi fece ascoltare un brano che i produttori avevano scartato e che io avrei usato nel finale del film e poi un disco che aveva fatto per un baritono americano che mi colpì subito. Gli chiesi di recuperare la base. Avevamo il motivo principale, mancava solo il cantante. Proposi di usare un fischio umano e nacque così la ditta Alessandroni & Company, che poi lavorò in tanti western”.

 

ennio morricone con la moglie maria travia

Fine della storia. Solo che una volta uscito il film in sala, esattamente come fece il mio amico Carlo Monni in quel di Firenze, dove il film ebbe il suo incredibile primo lancio, noi ragazzetti del tempo, rimanemmo tutti incantati da quelle immagini, da quelle battute e da quella musica. E non volevamo più uscire dalla sala. Monni lo vide tre volte e poi cominciò a ripetere a memoria le battute (“Al mio mulo non piace che si rida, perché pensa che si stia ridendo di lui…”). Io mi fissai sul duello finale, sia di “Per un pugno di dollari” sia del film successivo della ditta Leone-Morricone, “Per qualche dollaro in più”.

 

morricone

Così comprai subito i dischi, i 45 giri, li mettevo sul piatto, con la pistola giocattolo ferma nel cinturone, aspettavo che la musica si fermasse per poter estrarre la pistola e Bang! Bang! sparare contro il cattivo Ramon. “Al cuore, Ramon, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore”. Leone e Morricone la fanno facile. E forse fu più facile di quel che si possa credere. E non si può scordare che avevano dalla loro un “fischiatore” incredibile come Alessandro Alessandroni e dei chitarristi meravigliosi. Ma questo non spiega perché, dopo un’esperienza di quel tipo, nulla sarà più come prima. I nostri critici allora non lo capirono. E il marchio di infamia dello spaghetto western segnò per sempre il genere e anche la musica di Morricone, che riuscirà a avere il suo primo vero Oscar solo nel 2015 con “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.

morricone leone

 

Un capolavoro, dove Morricone rielabora temi scritti per “La cosa” di John Carpenter. Perché così tardi? Lo sapevamo tutti quanto fosse grande Morricone e quanto fosse amato in tutto il mondo. Ma ci sono voluti 50 anni, qualcosa come 500 colonne sonore, per fare digerire a Hollywood il successo dei film di Leone e la musica di Morricone e alla nostra critica l’importanza del genere all’interno della storia del cinema. E’ vero, Morricone non è solo western. Penso al suo lavoro sui film di Pasolini, da “La passione secondo Matteo” a “Teorema”, penso a quello sui film di Bertolucci, basterebbe “Novecento”, per non parlare dei film di Elio Petri, “Indagine” e “La classe operaia”, di “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo, a “Metti, una sera a cena” di Giuseppe Patroni Griffi, a “Diabolik” di Mario Bava, perfino a “I pugni in tasca” e a “La Cina è vicina” di Marco Bellocchio.

 

ENNIO MORRICONE

E anche all’interno del western non è solo Leone. Basterebbero le colonne sonoro capolavoro di “Navajo Joe”, “Il mercenario”, “Il grande silenzio”, “Vamos a matar, companeros” di Sergio Corbucci, “Gli avvoltoi hanno fame” di Don Siegel, “La rega dei conti” e “Corri, uomo corri” di Sergio Sollima. Ce lo ha fatto capire perfettamente coi suoi film proprio Quentin Tarantino, forse non amato da Morricone, perché non lo spingeva nella tradizione più classica di Tornatore riportandolo alle composizioni degli anni ’60 e ’70, il paradiso dei cinefili.

MORRICONE

 

Ma Morricone deve a Tarantino, ammesso che valga qualcosa, tutta la grande rilettura della sua opera western in termini di popolarità internazionale, pensiamo solo all’uso che fa dei suoi brani in “Kill Bill” o in “Inglorious Basterds”, dove rilegge addirittura la marcetta di “Allosanfan” dei Taviani. E quindi gli deve la rimodernizzazione che nemmeno un buon regista amico come Tornatore gli avrebbe potuto offrire a livello così monumentale.

 

Diciamo che magari non era questo che voleva Morricone? Preferiva lasciare ai posteri le sue ultime composizioni e non la musica di “Navajo Joe” e di “Il mercenario”, spostandosi dall’etichetta di spaghetti western che lo aveva martoriato per tanti anni? Eppure Morricone deve a Tarantino il suo unico vero Oscar, quello per “The Hateful Eight”. E questo lo voleva davvero. Lo aveva sempre voluto. Certo. Voleva vincerlo con la musicona di “Mission”, forse, piuttosto che con quella di un western. Senza rendersi conto che era arrivato a “Mission” proprio grazie ai suoi western e a Leone.

MORRICONE TARANTINO 1

 

Perché Leone e Morricone, in fondo, appartengono allo stesso sogno, alla stessa immagine. Che è quella che ci inchiodò al cinema da ragazzetti e che non ci faceva uscire dalla sala. A quei tre accordi. E, che gli piacesse o meno, malgrado tutto il lavoro che ha fatto negli ultimi venti-trent’anni, malgrado la sua sterminata conoscenza musicale, quello che vogliamo sentire tutti è proprio la sua musica degli anni ’60, quella composta per Leone e per Corbucci. Quella ci riporta a quello che eravamo noi. Piccoli spettatori. Che adesso siamo soli come il Juan Miranda di “Giù la testa”. Ma con la sua musica.  

MORRICONE TARANTINOennio morriconeTORNATORE MORRICONE FOTO ANSA clint eastwoodil maestro ennio morricone

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO