IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – LORENZA MAZZETTI, CHE SE NE È ANDATA A 92 ANNI, ERA MOLTO PIÙ DI UNA REGISTA DI CINEMA, DI UNA SCRITTRICE E DI UN’ARTISTA E DI UNA CREATIVA BURATTINAIA – LEGGENDARIA, DEL RESTO, ERA STATA DA SUBITO ANCHE LA SUA VITA. TERRIBILE... – VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

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Lorenza Mazzetti, che se ne è andata a 92 anni, era molto più di una regista di cinema, di una scrittrice, di un’artista e di una creativa burattinaia. Basterebbero il suo romanzo autobiografico, Il cielo cade, pubblicato nel 1962 da Garzanti grazie all’amicizia e alla stima di Cesare Zavattini e di Attilio Bertolucci, i suoi primi film inglesi, K e Together, il suo lavoro sul documentario a fianco di Cesare Zavattini nei primi anni ’60, la sua amicizia con Lindsay Anderson, Tony Richardson e Karel Reisz, coi quali fondò il Free Cinema inglese, il suo legame con gli artisti della London School, da Lucien Freud a Michael Andrews protagonista anche dei suoi film, qualche sua opera è presenta nella mostra romana su Bacon e Freud, a farne un personaggio leggendario.

 

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Leggendaria, del resto, era stata da subito anche la sua vita. E terribile. Nata nel 1927 a Firenze assieme alla gemella Paola, perde durante il parto la madre, Olga Liberati. Il padre, Corrado Mazzetti, affida le figlie a una nurse che non le tratta bene. Così il padre decide di affidarle alle cure della zia, Nina Mazzetti, sposata con Robert Einstein, cugino di Albert, che viveva con le figlie Anna Maria e Luce a Rignano sull’Arno.

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Le due gemelle crescono con le cugine in questa casa frequentata da artisti come Giacomo Balla, che dipinse un ritratto di Luce, quando scoppia la guerra e i tedeschi prima occupano la villa di Rignano, poi, il 3 agosto del 1944, non trovando Robert Epstein, che si era nascosto nei boschi, uccidono tutta la sua famiglia, Nina e le sue bambine. Si salvano le due gemelle solo perché non si chiamano Epstein. Ma la ferita rimane. Profonda. Robert Epstein si ucciderà un anno dopo, nel 1945, sconvolta dalla fine della sua famiglia.

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Nel dopoguerra le ragazze rimangono a vivere nella villa di Rignano con il guardiano, che le deruba. Ma negli anni ’50 Lorenza, che già si occupa d’arte con la sorella Paola, tanto che espongono nella loro piccola galleria sul Lungarno a Firenze una primissima personale di Bob Rauschberg, si trasferisce a Londra. I primi tempi si arrangia come può, fa anche la cameriera, ma entra in contatto con i giovani registi e i giovani artisti del tempo. Nel 1953 dirige K con Michael Andrews protagonista, una sorta di variazione sulle Memorfosi di Kafka, girato a costo zero e con qualche furto.

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“A un amico d’università bellissimo chiesi di interpretarlo e ad altri amici di darmi una mano; ero convinta che in me capacità e forza di volontà fossero sufficienti, non avevo bisogno di lezioni o apprendistato: per me fare cinema significava prendere la cinepresa, scendere in strada, filmare. In una stanzetta della Slade presi le attrezzature necessarie e firmai a nome dell’Istituto cambiali false per pellicola, costumi e montaggio. Il direttore andò su tutte le furie, minacciò di mandarmi in galera, ma lo convinsi a organizzare una proiezione e K fu un successo. Volle conoscermi il capo del British Film Institute, mi disse di fargli una proposta, così nacque Together».

 

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Nel 1956 esce così Together, suo secondo film, sempre con Andrews e lo scultore Eduardo Paolozzi, storia di due sordomuti dell’Reast End di Londra, col quale arriverà a Cannes, dove vincerà un premio. Sono gli anni d’oro del Free Cinema che fonda assieme a Tony Richardson, Karel Reisz e Lindsay Anderson, che resteranno per sempre i suoi amici del cuore. Torna in Italia, dove, grazie a Cesare Zavattini, fa un po’ di cinema, I cattivi vanno in paradiso, uno degli episodi di Le italiane e l’amore nel 1961 dedicato a “L’educazione sessuale dei figli”, I misteri di Roma, fa anche regia tv per la Rai, ma soprattutto pubblica il suo fondamentale libro Il cielo cade, 1962, con Garzanti, poi ripubblicato da Sellerio, dove ha la forza di raccontare la sua tragica storia. Molti anni dopo i fratelli Frazzi, con la sceneggiatura di Susi Cecchi D’Amico e Isabella Rossellini protagonista, ci faranno un film.

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Nei primi anni ’60 si lega a Bruno Grieco, figlio di Ruggero Grieco, fondatore del Partito Comunista Italiano. Sempre nei primi anni ’60 alterna al cinema e ai romanzi una serie di saggi per la rivista comunista “Vie nuove”. Pubblica altri libri, “Con rabbia”, che doveva diventare un film con la regia di Damiano Damiani e Catherine Spaak protagonista “Uccidi il padre e la madre”. Lascia il cinema, troppo difficile da frequentare per una ragazza in Italia, troppi compromessi, e si mette a lavorare nel teatro dei burattini, fondando il pueppet Teathre.

 

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Sposa l’ex partigiano Luigi Galletti, che lavora con lei a teatro. Infaticabile, ha vissuto per molti anni a Roma con la sorella Paola, pittrice, e la ritroviamo nel 2016 a Venezia per presentare un film sulla sua vita, Perché sono un genio, che le dedica Steve Della Casa. E’ lì che intervistandola per Stracult, mi incantò quando alla banale domanda “Come sei entrata nel cinema?”, mi rispose con un meraviglioso racconto di un’ora dove c’era tutta la sua vita.

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