IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SE NE VA STUART WHITMAN, 92 ANNI, FORSE NON COSÌ POPOLARE COME ALTRI ATTORI DEL TEMPO, MA ATTIVISSIMO DAGLI ANNI ’50 FINO AGLI ANNI ’90, IN GRADO DI INTERPRETARE SIA PERSONAGGI EROICI IN WESTERN E FILM DI GUERRA, MA ANCHE DI REGGERE RUOLI MOLTO PIÙ IMPEGNATIVI – SI VANTAVA DI AVER FATTO OTTIMI INVESTIMENTI, TANTO DA AVER MESSO DA PARTE ALLA FINE DEGLI ANNI ’90 QUALCOSA COME 100 MILIONI DI DOLLARI… – VIDEO

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Stuart Whitman rip

Marco Giusti per Dagospia

 

stuart whitman steve forrest the longest day stuart whitman steve forrest the longest day

Ve lo ricorderete protagonista di grandi western come “Rio Conchos” di Gordon Douglas o “Comacheros” di Michael Curtiz, ma anche di noir come “Sindacato assassini” di Stuart Rosenberg o di film di ultragenere come “Il massacro della Guyana” del messicano René Cardona jr dove era il terribile reverendo James Johnson, quello dell’aranciata avvelenata, o de “La donna della calda terra” di José Maria Forqué a fianco di Laura Gemser, la Emanuelle nera.

 

stuart whitman con linda marsh the last convertible stuart whitman con linda marsh the last convertible

Se ne va Stuart Whitman, 92 anni, forse non così popolare come altri attori del tempo, ma attivissimo dagli anni ’50 fino agli anni ’90, in grado di interpretare sia personaggi eroici in western e film di guerra, ma anche di reggere ruoli molto più impegnativi accanto a star come Joanne Woodward, Simone Signoret, Maria Schell, Ben Gazzara, Rod Steiger. Ebbe anche una nomination all’Oscar come protagonista per “Il marchio” di Guy Green, dove interpretare un uomo accusato di pedofilia che esce dal carcere e stenta a riprendersi la sua vita.

stuart whitman con heather locklear, murray hamilton, herb edelman e bradford dilman in stop the presses stuart whitman con heather locklear, murray hamilton, herb edelman e bradford dilman in stop the presses

 

Alto, aitante, sportivo, era stato un boxeur in tempo di guerra vincendo ben 23 incontri, figlio di immigrati ebrei di origine russa e polacca, nato a San Francisco nel 1928, Stuart Whitman, tornato dalla guerra, si spartì fra il teatro e piccoli ruoli nel cinema. Negli anni ’50 lo troviamo in ruoli anche minimi in western come “Il traditore di Fort Alamo” e “I sette assassini” di Budd Bietticher, “La campana ha suonato” di Allan Dwan, mélo come “Rapsodia” di Charles Vidor, war movie come “Commandos” di William Wellman e “China Doll” di Frank Borzage. Il primo buon ruolo arriva con “Sei colpi in canna” di Don Siegel, dove lo vediamo a fianco della stella giovanile Fabian.

sindacato assassini peter falk, may britt stuart whitman sindacato assassini peter falk, may britt stuart whitman

 

Gli va decisamente meglio col peplum “La storia di Ruth” di Henry Koster dove è protagonista assieme alla sconosciuta Elana Eden. Il film, decisamente dimenticato, è stato rispolverato da poco da Guillermo Del Toro nel suo “La forma dell’acqua”. Ma i film che lo lanciano davvero sono “Sindacato assassini” di Suart Rosenberg, dove appare per la prima volta Peter Falk, e “Il marchio” di Guy Green dove recita a fianco di Maria Schell e Rod Steiger e verrà addirittura candidato all’Oscar. Negli anni ’60 seguita a avere ottimi ruoli sia in film drammatici, come “Tre passi dalla sedia elettrica” di Millard Kaufman o “Elettroshock” di Denis Sanders, sia in film di genere, come “La carovana dei coraggiosi”. Michael Curtiz lo dirige sia in “Comaceros”, dove recita a fianco di un monumento come John Wayne e di Lee Marvin, sia nel suo “Francesco d’Assisi” girato in Italia con Bradford Dillman protagonista.

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Lo ricordiamo notevolissimo in uno dei grandi western della nostra infanzia, “Rio Conchos”, dove divide la scena con Richard Boone, Tony Franciosa e l’ex giocatore di rugby Jim Brown. Non so quante volto lo abbiamo visto allora. Lo troviamo anche nel superautoriale “Sweet Hunters” del brasiliano Ruy Guerra a fianco di Sterling Hayden e Susan Strasberg e nel superstravagante “Sei dannati in cerca di gloria” del vecchio jean negulesco girato addirittura in Iran, per non parlare dell’avventuroso di Cy Endfield “Le sabbie del Kalahari” o dello spaghetti western “Capitan Apache” di Alexander Singer, girato in Spagna, dove recita a fianco di Lee Van Cleef.

 

john wayne stuart whitman in comanceros john wayne stuart whitman in comanceros

Negli anni ’70 e ’80 fa di tutto, molta tv e molti film stracult, come “Shatter”, iniziato da Michael Carreras e finito da Monte Hellman,  il western-horror “White Buffalo” di J. Lee Thompson con Charles Bronson, due horror notevoli come “Ruby” di Curtis Harrington, e “Quel motel vicino alla palude” di Tobe Hooper, addirittura “CrazyMama” di Jonathan Demme con Cloris Leachman, il primo film da regista di Fred Williamson, “Il cobra nero”, pura blackploitation. Alberto De Martino lo dirige in canada nel bel poliziesco “Una magnum speciale per Tony Saitta”, dove è il protagonista, Tony Saitta, a fianco di star come Martin Landau, John Saxon, Gayle Hunnicutt.

una magnum special per tony saitta una magnum special per tony saitta

 

Forse non in grado di reggere da solo un ruolo da grande protagonista, Stuart Whitman, come altri attori dello stesso tipo, penso a James Garner, era ottimo sia come co-protagonista a fianco di grandi nomi, da John Wayne a Ben Gazzara, sia come co-protagonista a fianco di donne forti, come Simone Signoret in “Il giorno e l’ora” di René Clement, ma anche bravissimo in ruoli psicologicamente più forti. A differenza di tanti suoi colleghi del tempo, che dilapidarono gran parte di quello che avevano guadagnato soprattutto con matrimoni e divorzi, malgrado ebbe ben tre mogli e quattro figli, Whitman si vantava di aver fatto ottimi investimenti , tanto da aver messo da parte alla fine degli anni ’90 qualcosa come 100 milioni di dollari con i quali visse più che bene assieme alla sua terza e definitiva moglie.

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