NON TUTTI I NUDI SON PORNO - LUCA BEATRICE: “GUILTLESS, IL NUOVO PREZIOSO LIBRO DI LADY TARIN, INDAGA L'EROS ATTRAVERSO UNO SGUARDO PRIVO DI SOVRASTRUTTURE E CONDIZIONAMENTI IDEOLOGICI. LE SUE MODELLE, RAGAZZE MOLTO BELLE (SE LE AVESSE SCELTE UN MASCHIO, APRITI CIELO) SANNO STARE AL GIOCO, SONO COMPLICI, TRASPIRANO ECCITAZIONE PERCHÉ CREDIBILI, AUTENTICHE E ALLO STESSO TEMPO POTENTI, PROVOCATRICI, ALLUSIVE”

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Luca Beatrice per “Libero quotidiano”

lady tarin lady tarin

 

Nel mondo della fotografia di nudo, ben di più che nella pittura, prevale il cosiddetto «male gaze», termine non proprio simpatico coniato dalla teoria femminista per additare (se non accusare) la raffigurazione del corpo femminile secondo una prospettiva unicamente maschile. Di conseguenza, per la critica politicamente corretta diventata ormai pratica ossessiva nell'arte e nella cultura, la donna viene restituita come oggetto sessuale atto a soddisfare il piacere dell'uomo. 

 

E questo nei nostri giorni non è più ammesso. Analisi figlia dei tempi che non tiene conto di almeno due aspetti. Per ogni persona che guarda ne esiste almeno un'altra che vuole essere guardata. E che i maestri dell'erotismo fotografico, da Man Ray a Helmut Newton, hanno immortalato corpi e volti di bellezza assoluta che supera qualsiasi differenza di genere, maschile, femminile, etero o omosessuale. 

 

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Ogni linguaggio, però, è figlio dei suoi tempi, ed è giusto evidenziare le differenze quando ci sono. Piaccia o no, oggi un maschio non avrebbe potuto scattare fotografie nude tanto libere e sensuali come quelle di Lady Tarin. Guiltless, il nuovo prezioso libro appena uscito per l'indipendente NFC con testi di Denis Curti, Nicolas Ballario e l'intervista di Marta Galli, indaga l'eros attraverso uno sguardo privo di sovrastrutture e condizionamenti ideologici. 

 

Le sue modelle, ragazze molto belle (se le avesse scelte un maschio, apriti cielo) sanno stare al gioco, sono complici, traspirano eccitazione perché credibili, autentiche e allo stesso tempo potenti, provocatrici, allusive. Caratteri che piacciono agli uomini e alle donne. Tarin nasce a Rimini, dopo il diploma all'Accademia di Bologna si trasferisce a Milano, alternando il lavoro nel campo della moda, dove è professionista molto richiesta, alle mostre in gallerie e spazi d'arte.

 

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 Fin dai tempi della scuola fotografava nudi, all'inizio uomini, poi donne. Cosa cambia? «Nelle foto degli uomini c'era il desiderio; nelle donne c'è il rispecchiamento». La chiave sta dunque nel saper scegliere «donne che trovo belle nella maniera in cui esprimono se stesse... una donna è bella quando abita il proprio corpo... che mi fa pensare alla donna come persona. È una condizione essenziale per la libertà». 

 

Altrettanto essenziale che le ragazze siano consapevoli di quanto può essere diverso il punto di vista di una donna rispetto all'uomo dietro l'obiettivo.  «Molte donne capiscono: quelle non appiattite dal sistema o a cui risulta comodo farne parte. Ma lo capiscono anche molti uomini: uomini a cui piace rapportarsi con una donna e non con uno still life».

 

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Rispetto ai corpi truccati e oliati, questo sì un «male gaze» che dalle foto di calendario deborda fino alla pornografia, Tarin chiede alle sue modelle di essere come nella vita privata, eliminando pose studiate a tavolino o stereotipi (le labbra pronunciate, lo sguardo diretto in macchina). 

 

Spesso utilizza la città come sfondo, i bare le strade- un suggerimento arrivato da Maurizio Cattelan che è suo grande ammiratore - uscendo dalla logica della Chambre Close cara a Bettina Rehims, allieva prediletta di Helmut Newton e certamente tra le ispiratrici di Tarin. Che però confida di guardare poco la fotografia, molto il cinema e la letteratura: Fellini, Bunuel, Schnitzler, Mizoguchi, Pasolini. 

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Alcuni scatti, particolarmente costruiti, mi ricordano l'erotismo di Carlo Mollino, che infatti non era fotografo canonico ma raffinato dandy. Guiltless, il titolo di questo bellissimo libro, significa «senza colpa», che per una donna che si definisce coraggiosa, equivale a superare qualsiasi tabù legato alla rappresentazione del sesso.

 

 «L'idea», racconta Tarin «era venuta a Umberta Gnutti Beretta, filantropa e collezionista, che ha curato una mia mostra a Palazzo Monti a Brescia qualche anno fa. Guiltless perché non esistono colpe nelle donne e non esistono colpe nell'arte. Racconta molto bene il senso di libertà entro cui scorre quell'istinto vitale che è l'erotismo».

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