la vignetta del new york times su netanyahu e trump

PERCHÉ SU ISRAELE NON SI PUO’ FARE SATIRA? - LA COMUNITÀ EBRAICA AMERICANA SI INFURIA PER LA VIGNETTA DEL “NEW YORK TIMES” (GIORNALE DA SEMPRE VICINO AI LETTORI “JEWISH”) IN CUI NETANYAHU E’ RAPPRESENTATO COME UN CANE AL GUINZAGLIO DI TRUMP - IL JERUSALEM POST HA ADDIRITTURA PARAGONATO I DISEGNI ALLE CARICATURE NELLA GERMANIA NAZISTA… - IL QUOTIDIANO AMERICANO SI E' IMMEDIATAMENTE SCUSATO...

Da “Libero quotidiano”

 

LA VIGNETTA DEL NEW YORK TIMES SU NETANYAHU E TRUMP

Anche l'autorionia ebraica ha un limite: è scoppiata infatti la rivolta contro il New York Times per delle vignette pesantissime contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ritratto come un cane al guinzaglio del presidente Donald Trump. La comparsa di tali immagini su una testata tradizionalmente vicina al pubblico ebraico americano ha subito provocato un' ondata di indignazione negli Stati Uniti e ha suscitato le violente proteste della comunità ebraica. L' American Jewish Committee, per bocca del suo presidente David Harris, ha bollato come «disgustose» le caricature. Anche i media dello Stato ebraico hanno condannato i disegni. Il Jerusalem Post ha paragonato questi ultimi alle caricature nella Germania nazista.

 

IL TIMES SI SCUSA PER LE VIGNETTE ANTISEMITE

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

«Il New York Times è sempre stato un giornale antisemita, fin da prima della Seconda Guerra Mondiale, nonostante la proprietà sia ebraica». Questo attacco, lanciato dall' ex Speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich, aiuta a capire le dimensioni del problema in cui il giornale di Manhattan si è cacciato, pubblicando una vignetta che ha generato polemiche in mezzo mondo.

donald trump newt gingrich

 

Giovedì sulla versione internazionale del Times è uscito un «cartoon» che ritraeva il presidente Trump come un vecchio cieco, con in testa il copricapo yarmulke. Teneva al guinzaglio un cane, che lo guidava e aveva la faccia del premier israeliano Netanyahu, con tanto di Stella di David al collo. La polemica è subito scoppiata, e la direzione ha risposto con una nota: «Quell' immagine era offensiva, e pubblicarla è stato un errore».

 

Questa reazione non ha placato le proteste, e quindi la portavoce Eileen Murphy ha aggiunto una dichiarazione più dettagliata: «Siamo profondamente dispiaciuti. Queste immagini sono sempre pericolose, e in un momento in cui l' antisemitismo sta aumentando nel mondo sono ancora più inaccettabili. Siamo impegnati a garantire che una cosa del genere non accada più».

 

trump netanyahu

Il Ti mes ha spiegato che la vignetta era stata disegnata dal portoghese Antonio Moreira Antunes, e pubblicata sul giornale di Lisbona Expresso. Quindi era stata presa da CartoonsArts International, un' agenzia che raccoglie materiale in tutto il mondo e lo rivende attraverso il New York Times Licensing Group. Un editor della versione internazionale del Times ha visto la vignetta e ha deciso di sua iniziativa di stamparla.

L'attacco del presidente Trump ha subito colto l' occasione per attaccare il giornale, chiedendo «perché non si scusa anche con me», mentre l' American Jewish Committee ha risposto che «le scuse non sono accettate».

 

L'avvocato Alan Dershowitz ha denunciato che «l' ntisionismo è una copertura per l'antisemitismo». Il NYT ha pubblicato un editoriale di Bret Stephens, che offre un' altra interpretazione: «Il problema non è che quella vignetta fosse un atto volontario di antisemitismo. Non lo era. Il problema è che la sua pubblicazione è stata un incredibile atto di ignoranza dell'antisemitismo».

 

donald trump newt gingrich

Stephens ha elencato tutti gli elementi che avrebbero dovuto far scattare l'allarme, dall' ebreo dipinto come un cane, al servo che in realtà è il vero maestro. E ha sottolineato quanto sia grave che siano sfuggiti: «Sono al Times da due anni, e sono certo che l' accusa che sia in qualunque modo antisemita è una calunnia». A maggior ragione, perciò, colpisce l' ignoranza che secondo Stephens sarebbe all' origine dell' errore, perché è ancora più diffusa nella nostra società e ci espone a qualunque genere di conseguenze.

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