PIERO IL GRANDE – È MORTO PIERO TOSI, IL COSTUMISTA GENIALE CHE HA VESTITO IL CINEMA DI FELLINI, VISCONTI, DE SICA E PASOLINI CI HA LASCIATO QUESTA MATTINA ALLE OTTO: AVEVA 92 ANNI – PREMIO OSCAR ALLA CARRIERA NEL 2014, NON ANDÒ A RITIRARE IL PREMIO: “HO IL TERRORE DELL’AEREO E DETESTO MUOVERMI DAL MIO COVO. NON RINGRAZIERÒ MAI ABBASTANZA CLAUDIA CARDINALE PER AVERLO RITIRATO AL POSTO MIO” – L’INTERVISTA A PAGANI/CORALLO NEL 2015: “LA FILUMENA DI SOPHIA LOREN È LA MIGLIORE DI SEMPRE. PASOLINI CON ME ERA STRANO, MI GUARDAVA CON SOSPETTO. SU VISCONTI I CINEMATOGRAFARI SPARGEVANO MENZOGNE PERCHÉ…”

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BIOGRAFIA DI PIERO TOSI

Da www.cinquantamila.it - di Giorgio Dell’Arti

 

piero tosi piero tosi

• Firenze 10 aprile 1927. Costumista. Cinque nomination all’Oscar: Il gattopardo (1964, regia di Luchino Visconti, premiato col Nastro d’argento), Morte a Venezia (Visconti 1972, Nastro), Ludwig (Visconti 1974), Il vizietto (Edouard Molinaro 1978), La traviata (Zeffirelli 1983, Nastro). Due David di Donatello: La storia vera della signora delle Camelie (Bolognini 1981), Storia di una capinera (Zeffirelli 1993, anche Nastro). Altri Nastri d’argento: Policarpo ufficiale di scrittura (Soldati 1960), La viaccia (Bolognini 1962), Senilità (Bolognini 1963), Malizia(Samperi 1974).

Nel 2007 riconoscimento speciale alla carriera nell’ambito del premio Cinecittà Holding 2007 “Un compleanno per il cinema”, nato per festeggiare i 70 anni di Cinecittà. Nell’estate 2013 ha curato, convinto da Carla Fendi, i costumi del Matrimonio segreto di Cimarosa (regia di Quirino Conti) al festival di Spoleto. Nel 2014 premiato con l’Oscar alla carriera, il primo assegnato ad un costumista, non va ritirarlo. «Sarei un disgraziato se dicessi che non mi fa piacere. Ma non sarei andato neanche quarant’anni fa, non amo viaggiare, ho fatto una sola vacanza, negli Anni 60, a parte gli spostamenti per lavoro. Ho il terrore dell’aereo, e detesto muovermi dal mio covo» (a Valerio Cappelli).

piero tosi, lucia bose', danilo donati piero tosi, lucia bose', danilo donati

 

«Il suo “covo” sono due stanze vicino al Pantheon in cui vive in modo frugale: “Non ho mai voluto né una casa né oggetti, è arredata da mobili di scarto di amici e parenti. Ho lo stretto necessario. Nel frigo, che è sempre vuoto, tengo i colori. Per il resto, libri ovunque» (Valerio Cappelli).

 

piero tosi con marcel escoffier 1 piero tosi con marcel escoffier 1

«L’ultimo film nel ’93, La Traviata, e poi una consulenza a Gianni Amelio per Le chiavi di casa. “Intorno mi sono spariti tutti, i miei registi, i miei amici, De Sica, Visconti, Fellini, Antonioni. Non ci sono più Bolognini e Tirelli, con loro ho diviso la casa quando sono venuto a Roma. È scomparso un mondo che era il mio, gli anni Cinquanta, vitali, rampanti, effervescenti. Ognuno ha il suo tempo, è finito il tempo del twist, l’ultimo ballo che ho ballato. E il cinema come lo facevo io oggi è démodé”» (Maria Pia Fusco).

 

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«I segni del tempo ci sono, cammina a fatica, accudito da un paio di giovani che si alternano, occhiali scuri proteggono gli occhi indeboliti, ha bisogno di pause per riprendere fiato, ma i lineamenti del volto incorniciato d’argento restano nobili, belli, la memoria è lucida, la mente brillante. E se ha bisogno di energia la recupera miracolosamente, lo sanno bene gli allievi del Centro Sperimentale dove insegna» (Maria Pia Fusco).

 

• La noia la sconfigge anche continuando a frequentare la gloriosa Sartoria Tirelli. È lì che i suoi disegni sono diventati abiti, costumi, ornamenti. Aspirante pittore, allievo di Ottone Rosai, cerca le radici della passione per lo spettacolo ripensando a quand’era bambino: “Il cinema era un lusso proibito. Durante la guerra fummo sfollati in campagna, prendevo il tram per andare a scuola a Firenze. Nel tratto a piedi che facevo al ritorno da scuola un giorno vidi per terra una striscetta lucida. La raccolsi, era un frammento di pellicola e guardandola attraverso la luce ci vidi ombre strane, misteriose, qualcosa di magico. Solo dopo ho ricostruito: qualche mese prima avevano girato in quella zona un film con Miriam di San Servolo. Quel frammento mi ossessionò a lungo”» (Maria Pia Fusco).

 

piero tosi federico fellini piero tosi federico fellini

• «Da ragazzo era talmente magro che Anna Magnani, sul set di Bellissima, lo chiamava “San Luigi, il segaiolo”. Che avrebbe fatto il costumista scenografo l’ha sempre saputo, tant’è che abbandonò Firenze per muovere alla conquista di Cinecittà. Non fece né anticamera, né gavetta. Ad attenderlo c’era Luchino Visconti. Il maestro intuì subito che quel giovanotto timido e schivo avrebbe potuto dare forma e colore alle sue visioni. Tosi sapeva muoversi con strabiliante sensibilità in ambiti ed ambienti diversi, in epoche ed epopee differenti. Che fosse l’Italia con le pezze al sedere di Bellissima, la Berlino nazista della Caduta degli dei, o l’agonizzante Palermo del Gattopardo. “Luchino era un uomo di grande rigore e determinazione. Aveva una sicurezza nel lavoro che gli derivava dalla limpidezza del suo pensiero. Poteva difendere la scelta di un colore fino allo stremo. Guai a disubbidirgli. Un’unica volta ho fatto di testa mia. Lavoravamo all’Innocente. La polemica si accese su un tailleur di Laura Antonelli che D’Annunzio descriveva di vigogna. Per Visconti doveva essere beige; io lo vedevo grigio. Discutemmo a lungo e alla fine seguii il mio istinto. Quando la Antonelli si presentò sul set in grigio, Luchino non fece una piega: girò intrattenendosi amabilmente con Burt Lancaster e Silvana Mangano, in visita sul set. Pensai di averla fatta franca, ma, tornato a casa, ricevetti una lettera dove garbatamente mi confessava che, per la prima volta in venticinque anni, l’avevo deluso. Qualche settimana dopo morì”» (Brunella Schisa).

piero tosi franco zeffirelli piero tosi franco zeffirelli

 

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• «Io, poi, sono un ‘cacadubbi’. Ci sono artisti che hanno solo certezze e Visconti era uno di questi. Fellini invece era cinque ‘cacadubbi’. Ogni costume era tormenti infiniti, per me. La scelta del materiale, per esempio, per un costume è tutto. Io i pezzetti di stoffa me li portavo a letto e passavo la notte toccarli e ritoccarli per capire se andavano bene. Non le dico quando poi l’attrice doveva indossare il vestito che mi era costato sofferenze... Un costume deve dare il quid del personaggio».

• «Quando penso in quali condizioni eravamo costretti a lavorare, dico ai miei studenti: ringraziate il cielo che avete a disposizione tanti libri fotografici e materiale iconografico. Io, ai miei tempi, non sapevo dove sbattere la testa. Ricordo che nel 1954, fui incaricato dei costumi per lo Zio Vania di Luchino Visconti, ero disperato. Non esistevano documenti né fotografie della Russia di fine Ottocento. Fortunatamente Roma era ancora piena di esuli della Rivoluzione d’ottobre e saccheggiai i loro album di famiglia».

piero tosi con zeffirelli sul set de la traviata piero tosi con zeffirelli sul set de la traviata

• Lo definiscono come un gatto pigro: «Appena sento che mi si prende per la coda, scappo. Un tempo pagavano meglio di oggi, ma ricordo che quando dovevo firmare un contratto mi chiedevo, chissà cosa vorranno questi da me? E poi il terrore di essere perseguitato dai registi la notte» (Valerio Cappelli).

• I suoi no famosi: «Per La mia Africa c’era il lungo viaggio. Kubrick per Barry Lyndon disse che era abituato ad avere il meglio del mondo pagando il minimo: fui contento di vedere un tale capolavoro senza faticare. Con Bergman ci siamo sfiorati per tre volte: una Vedova allegra che poi saltò con Barbra Streisand. Poi Ingmar venne a Cinecittà, dove stavo lavorando con Fellini, il quale per tutto il tempo parlò di Kubrick ignorando Bergman. Finì nel gelo. Poi il terzo rifiuto» (Valerio Cappelli).

«Ho sempre lasciato spazio. Anche ai giovani. Mi son sempre detto che bisogna avere buoni rapporti con tutti. Se no, sai quante vipere avrei avuto addosso».ù

 

L’INTERVISTA DI PAGANI/CORALLO A PIERO TOSI (MARZO 2015)

Malcom Pagani e Fabrizio Corallo per "il Fatto Quotidiano"

piero tosi con mauro bologini piero tosi con mauro bologini

 

Le bretelle di Charlotte Rampling ne Il portiere di notte. La coppola di Alain Delon, il Rocco che esplora con i suoi fratelli la notte milanese del 1960. L’abito di Claudia Cardinale pronta al gran ballo nella società dei gattopardi siciliani. Tomasi di Lampedusa l’aveva immaginata in rosa e Piero Tosi, fiorentino di retroguardia prossimo al genetliaco numero ottantotto, trasformò per sempre colore del vestito e immaginario collettivo. Il bianco è una tinta che gli rassomiglia. Erano bianche le notti con Fellini: “Quando a Fregene mi rimboccava le coperte dandomi il bacio della buonanotte e si svegliava all’alba, scalpicciando nel giardino alla ricerca di un’idea fin dalle 5 del mattino”.

piero tosi con sophia loren piero tosi con sophia loren

 

Bianche le ville venete “incontrate ai tempi di Senso, quando viaggiare era un lusso e affrontai sul campo la mia educazione sentimentale alla bellezza”. Bianchi, per raggiunta lietezza interiore, consuntivi e prospettive: “Guardandomi indietro penso che ho firmato qualche schifezza e che qualcosa avrei potuto sicuramente fare meglio. Ma non ho rimpianti e se ci penso bene, da irredimibile pigro, ho avuto molto e mi stupisco d’esser ancora in piedi. Il mio sogno sarebbe stato riposare da mattina a sera. Non ho mai voluto lavorare e se escludo l’entusiasmo degli inizi, il resto ha rappresentato uno sforzo sovrumano.

piero tosi claudia cardinale piero tosi claudia cardinale

 

CARLA FENDI NICOLETTA ERCOLE PIERO TOSI CARLA FENDI NICOLETTA ERCOLE PIERO TOSI

La passione viscerale per il cinema durò 5, forse 6 anni. Poi il sentimento verso il set svanì e nacque l’amore pazzo per la vita. Roma era straordinaria. Offriva mille e un’occasione. Gioie, incontri, meraviglie. Ci si distraeva spesso e volentieri. Quando qualcuno mi assoldava, maledivo il cielo. ‘È finita, è finita la mia libertà’ pensavo. Firmavo con l’animo del condannato. Il contratto era un capestro. Una limitazione della libertà. Il primo mese, soprattutto, era durissimo. Lottavo con me stesso e con il mio rifiuto, impiegavo energie per abituarmi all’idea, soffrivo fisicamente”.

piero tosi con dominique darel morte a venezia piero tosi con dominique darel morte a venezia

 

Dopo 5 candidature all’Oscar, una recente statuetta hollywoodiana alla carriera, un imprecisato numero di David di Donatello e Nastri d’Argento in bacheca e una filmografia che lo ha visto collaborare con Visconti, Bolognini, Monicelli, Fellini e Pasolini, Piero Tosi è tornato al suo diletto. Accompagna i ricordi: “Un’era passata di delizia e fervore” con onomatopeici sussulti emotivi. “Ooohhh”. “Eeehhh”. Fonemi con cui conferma e puntella un discorso, per affermare con più forza che il passato non tornerà. Attraversa il paradosso di un tempo che non gli piace: “Oggi a Roma non c’è niente e ai giovani si può augurare soltanto l’impiego costante che gli veli e gli nasconda la modestia della realtà contemporanea”.

 

piero tosi e luchino visconti piero tosi e luchino visconti

Cresce allievi al Centro Sperimentale di Cinematografia: “Da docente ho scoperto una felicità mai provata nel mio lavoro di costumista. A insegnare si impara, anche fosse soltanto per una sola persona”. Guarda alle stagioni con il disincanto di chi, da neorealista onorario, si è saputo accontentare di un fornello da campeggio nell’angolo e due stanze modeste, mentre i colleghi costringevano allo straordinario l’agente immobiliare di turno: “Non ho mai avuto bisogno di nient’altro e quando vedevo case come quella del mio amico Zeffirelli, impallidivo. ‘Che ci farà con tutto questo spazio?’ mi chiedevo?”.

 

 Cos’altro si chiedeva da ragazzo?

millenotti, pescucci, tosi, canonero millenotti, pescucci, tosi, canonero

    Come avrei fatto a sopravvivere. I soldi erano pochi e pur non andando molto in sala, dal cinema ero affascinato. Roma e Cinecittà erano luoghi mitologici. Posti che a un ragazzo senza arte né parte di Sesto Fiorentino, erano preclusi.

 

   Come arrivò a Cinecittà?

 

   Per una coincidenza benedetta. Franco Zeffirelli, che era stato con me all’Accademia, mi segnalò a Visconti. Luchino era arrivato al Maggio Musicale Fiorentino con uno spettacolo. Io riuscii a ottenere un ruoletto periferico nel suo allestimento di Troilo e Clessidra. Ero il quarto assistente alla regia. Sarebbe potuto finire tutto lì e chissà che mestiere sarei finito a fare, ma mi impegnai ed ebbi fortuna.

 

   Che tipo di fortuna?

tosi con luchino visconti sul set di ludwig tosi con luchino visconti sul set di ludwig

   In primis, l’amicizia di Zeffirelli. Franco convinse Visconti a farmi fare alcune ricerche su Cronache di poveri amanti. Il film lo girò poi Lizzani, ma io rimasi in contatto con Luchino su un altro progetto che non realizzò, La carrozza del santissimo sacramento, pensato per la Magnani. Al terzo tentativo, ancora con Anna come protagonista, arrivò Bellissima.

 

   Attualissimo capolavoro viscontiano ebbro di crudeltà e cinismo.

 

piero tosi e silvana mangano morte a venezia piero tosi e silvana mangano morte a venezia

   Visconti si fidò. Una pura scommessa. Ero inesperto. Facevo il galoppino. Cercavo gli abiti per strada perché Anna Magnani, da popolana, doveva indossare i vestiti della vita reale. Meglio se già usati. Lisi. Sgualciti. ‘Tutto deve essere vero’, diceva Luchino. Fu una prova impegnativa, ma aveva ragione.

 

   Accadeva spesso?

    Visconti non covava dubbi. Aveva solo certezze. Era un condottiero medievale. Grande amore per il proprio lavoro ed estremo rigore nei confronti di se stesso. Rigore, neanche a dirlo, preteso anche dagli altri. Gente che dalla bottega rinascimentale di Luchino si sentiva protetta e ripagata. Visconti è l’unico maestro della sua generazione ad aver inventato registi, scenografi, costumisti. Francesco Rosi, Zeffirelli, Garbuglia, Scarfiotti. Ne ometto tanti altri.

 

piero tosi con la cardinale sul set del gattopardo piero tosi con la cardinale sul set del gattopardo

   Giurano che Visconti fosse maniacale nella cura del particolare.

 

   L’ho visto tirare fuori le fotografie delle vacanze di famiglia al Lido in occasione di Morte a Venezia e divertirsi, esagerando forse, a riempire di polvere il cast di chi ne Il Gattopardo saliva in carrozza perché diceva Luchino: ‘Tutte le volte che ci andavo a Cernobbio, scendevo dal cocchio con le labbra arse, i vestiti color farina e gli occhi che erano due buchi neri’. Luchino era appassionato. Ma la passione è diversa dal puntiglio .

 

   Visconti è stato raccontato male?

 

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   Su Luchino c’è stata molta cattiva letteratura. Molte leggende. Aneddoti irritanti, venati da una luce stupida. Molte bugie create ad arte. Alcune balle assolute. Ho letto che esigeva che le camicie avessero le cifre e fossero tutte di pura seta. Basta vedere certi colli inamidati per capire la demenzialità di certe osservazioni. Ma la calunnia è un venticello e quando i costi lievitavano, i cinematografari spandevano tempesta.

 

   Lei di produttori ne ha conosciuti tanti.

    Alcuni straordinari. Era un’epoca aurea in cui registi di grande talento avevano la fortuna di un contraltare coraggioso. Per produrre 8 ½ , Il Gattopardo e La Dolce Vita, ci voleva fegato. La storia di Peppino Amato la conoscevamo tutti.

mostra in onore di piero tosi mostra in onore di piero tosi

 

   Quale storia in particolare dello storico produttore napoletano?

 

   Peppino Amato entrò nell’ufficio di Angelo Rizzoli con un malloppo di fogli in mano: ‘Ho qui una sceneggiatura schifosa, ma talmente schifosa che bisogna farla per forza’. La Dolce Vita nacque così. Da un copione passato di ufficio in ufficio, regolarmente scartato. Una cosa pazzesca. La follia di un momento eccezionale. Amato era molto simpatico, incuriosiva al solo vederlo, sapeva affascinare, aveva uno slang tutto suo. Flaiano gli aveva attribuito alcune frasi storiche: “Su La Dolce vita c’è un’attesa sporadica” o anche “Al ricevimento non sono entrato, mi sono fermato sulla sogliola”. Chissà se poi le aveva dette veramente.

piero tosi alla keats shelley house piero tosi alla keats shelley house

 

   Lei lavorò anche con Rizzoli.

 

   Facendo anche dei film schifosetti. In Vacanze a Ischia di Camerini, la preoccupazione principale era valorizzare l’albergo Regina Isabella in ogni sua foggia.

 

   In quel film recitò anche De Sica. Siete stati amici?

 

   Ooohhhh, passare le giornate con De Sica era una gioia incredibile. Vittorio era un genio. Un uomo meraviglioso. Non mi ha mai chiesto niente, si fidava. Per lui contavano i tempi. Sul set di un suo film, un brutto film a dire il vero, Caccia alla volpe, si sdoppiava nella doppia veste di regista e attore. Appena finiva una scena, chiedeva subito lumi: ‘Quanto è durata?’. Un assistente con un enorme cronometro rispondeva: ‘18 secondi’. ‘Deve durare di meno, ne giriamo un’altra’. E un’altra ne giravamo. Senza respiro.

 

 

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   Con De Sica le capitò di dividere più di un’avventura .

 

   Facemmo Ieri, oggi e domani e soprattutto Matrimonio all’Italiana. La Filumena di Sophia Loren è la migliore di sempre. Migliore anche di quella di Eduardo con Titina perché Sophia interpreta la prostituta con più credibilità. Nel film di De Sica ci sono scene di rara bellezza. Sophia era bravissima. Le davi un input e iniziava a suonare, come un carillon. Non ho mai litigato con lei né con gli altri attori incontrati nel cammino. Quando lavori con registi autoritari e autorevoli, l’attore diventa docile. Si abbandona. Anche in quell’occasione usammo roba vecchia riadattata all’uso. Vesti datate che a partire dall’abito delle nozze, cadevano perfettamente sul corpo e restituivano un vissuto. Una storia pregressa.

 

   Per un altro abito bianco indossato da una popolana, Claudia Cardinale introdotta in società ne Il Gattopardo, sfiorò uno dei tanti possibili Oscar della sua vita.

mostra in onore di piero tosi (9) mostra in onore di piero tosi (9)

 

   Se osservo Il Gattopardo ancora mi chiedo come ho fatto. Ero molto giovane e impreparato, fu un’impresa. Mesi di preparazione, di ritardi, di improvvisi stop. Claudia era un talento che custodiva un mistero. Era una donna mite e riservata. Quasi sotto tono. Poi sul set diventava un’altra. Non la ringrazierò mai abbastanza per essere andata a ritirare l’Oscar al mio posto.

 

   Le ha chiesto di andare a Los Angeles in sua vece?

 

   Ma siete matti? Non mi sarei mai permesso. Un favore simile non l’avrei chiesto neanche con un mitra alla schiena. Sono stati gli amici: ‘Deve andare Claudia’ hanno detto e Claudia ha deciso di sobbarcarsi santamente tutte quelle ore di volo. Io alla cerimonia non sarei andato, così come non andavo ai tempi in cui finivo in nomination arrivando persino a non rispondere alle lettere dell’Academy. Non prendo mai l’aereo, detesto i lunghi viaggi e – giuro che sono sincero – né i premi né l’apparire mi hanno mai particolarmente entusiasmato.

mostra in onore di piero tosi (8) mostra in onore di piero tosi (8)

 

   Ha un film a cui è più affezionato di altri?

 

   Forse Bubù di Mauro Bolognini, la trasposizione al cinema del Bubù de Montparnasse scritto da Charles-Louise Philippe. Mauro era rapido nel catturare le cose. Cercava invano un toscano da mesi, così per Metello gli suggerii Massimo Ranieri. Era napoletano e inesperto, ma io sentivo che poteva andar bene. Tra me e Bolognini c’era un’intesa straordinaria e facemmo insieme tantissime cose. Ma quel film apparentemente minore, Bubù, aveva una specie di coraggio visivo. Per cercare le puttane giuste, non le vamp a noi contemporanee, ma quelle che avevano ispirato gli scrittori di un altro secolo, sfogliai le foto del casino che aveva rapito Maupassant e ci ritrovai volti incredibili. Facce da criminali, donne brutte, deformi, eccessive. Bubù evadeva dalla routine, come del resto Medea.

QUIRINO CONTI CARLA FENDI PIERO TOSI A SPOLETO QUIRINO CONTI CARLA FENDI PIERO TOSI A SPOLETO

 

   Come fu il rapporto con Pasolini?

 

   Complicato. Con grandi difficoltà d’intesa, almeno all’inizio. Se con Maria Callas il rapporto era idilliaco, con Pier Paolo mancava naturalezza e facevo fatica. Con me era strano. Pur amando le arti figurative ed essendo colto e intelligente, restava diffidente. Credo temesse che precipitassi nel film l’universo zeffirelliano. Mi guardava con sospetto. Poi ci chiarimmo. Smisi di disegnare e costruii dei prototipi per mostrargli cosa avevo esattamente in testa.

 

 

   Lei collaborò attivamente anche a uno dei film più misteriosi di Fellini, Satyricon.

 

GIORGIO FERRARA PIERO TOSI GIORGIO FERRARA PIERO TOSI

   Satyricon era un gigantesco calderone in cui nuotavano idee, suggestioni e diffusa confusione sul da farsi. Federico aveva avuto qualche controversia con Danilo Donati impegnato altrove e mi chiese una mano: ‘Che ti costa? Sono solo un paio di settimanelle’. La Caduta degli dei di Visconti era stato interrotto momentaneamente per mancanza di fondi e ci cascai. Le settimanelle diventarono mesi. Un lavoro enorme. Con i collaboratori storici, Fellini litigava spesso. Già una volta, ai tempi di Giulietta degli spiriti, mi convocò perché aveva rotto con Piero Gherardi, un signore che con lui aveva vinto due premi Oscar. Mi sottrassi e feci da paciere: ‘Ma Federico, perché mai dovresti interrompere un così proficuo scambio artistico?’.

NICOLETTA ERCOLE ADRIANA ASTI PIERO TOSI NICOLETTA ERCOLE ADRIANA ASTI PIERO TOSI

 

   Fellini e Visconti erano molto diversi?

 

   Come il giorno e la notte. Fellini era l’opposto di Visconti. Tutto era gioco, variazione sul tema, scherzo semantico e immaginifico. Sapete come chiamava Terence Stamp? Terencino francobollo. Se voleva, Federico poteva conquistare chiunque. Ma era un indeciso cronico. Aveva dubbi continui.

 

   L’indecisione le creava problemi?

 

 

anna fendi e piero tosi resize anna fendi e piero tosi resize

   Io ho lo stesso carattere. Ma due indecisi in una stanza fanno danni. Se c’era un’idea che nasceva in corsa, all’ultimo momento, state pur certi che Federico avrebbe comunque optato per quella. Armava preparazioni infinite, ricerche insaziabili e faceva di tutto per rimandare i suoi film. Per aspettare. Per sognarci ancora intorno. Lo vidi sostituire senza troppe spiegazioni un attore inglese di primo livello mettendo al suo posto un buttafuori del Piper, un generico dal volto romanico e dalla faccia d’avorio che si era presentato quasi per caso sul set e in pochi minuti si ritrovò gettato in scena, davanti al ciak si gira. Da Fellini non sapevi mai cosa aspettarti e la cosa mi terrorizzava.

Carla Fendi e Piero Tosi Carla Fendi e Piero Tosi

 

   Partecipava anche lei alle sedute di lavoro a cui Fellini sottoponeva Flaiano e gli altri collaboratori?

 

 

   Nel breve percorso da Roma a Fregene, in quei pochi chilometri di Aurelia, Federico smontava regolarmente il lavoro fatto nelle settimane precedenti. Si andava al mare di sabato e si parlava praticamente solo di lavoro. Se Giulietta Masina provava a cambiare argomento, Fellini, con garbo, la azzittiva. Federico era un regista senza paragoni, ma amava starti sulla schiena come una scimmietta per vedere cosa facevi. Era abituato a lavorare così e non sarebbe cambiato. Così, pensando che se avessimo nuovamente lavorato insieme, avrei dovuto liberarmi a ogni costo da quella pressione, quando se ne presentò l’occasione mi difesi.

 

 

abiti di piero tosi la locandiera abiti di piero tosi la locandiera

Mi propose una collaborazione per Casanova. Risposi che avrei voluto a disposizione uno studio dove lui sarebbe potuto venire solo a distanza di tempo. Mi diedero un villone non lontano dalla Stazione Termini. Tre porte, due grandi finestre, lo spazio giusto. Una delle porte era sempre chiusa. Domandai invano per quale motivo, ma ricevetti risposte elusive. Dopo un paio di settimane capii. La porta si aprì ed uscì Federico. Si poggiò sulla mia schiena: ‘Allora? A che punto siamo?’. Alzai gli occhi e vidi che fuori dalla finestra, i germogli di lillà erano in fiore. Era primavera: ‘Fuori c’è la vita e io dovrei passare due anni così?’. Scappai.

 

abito del don carlos disegnato da piero tosi abito del don carlos disegnato da piero tosi

   Tra una lezione al Centro Sperimentale e una rara collaborazione teatrale, lei ha diradato molto i suoi impegni.

    L’età è quel che è e l’industria del cinema italiano di un tempo è svanita. Sono stato assai contento di lavorare con Quirino Conti, uomo fine, colto e intelligente, per Il Matrimonio segreto a Spoleto. Al Festival dei due Mondi, fin da un lontano Macbeth messo in scena da Visconti nel 1958, sono stato sempre legato. Di quello spettacolo diede un’acuta lettura Alberto Arbasino. Gli sono sempre stato grato. Capì e non era affatto scontato. Non sono felice di tutti i miei lavori, ho le mie schifezzuole nell’armadio anch’io, ma so anche che quel Macbeth valeva.

piero tosi piero tosi

 

   Tramontata l’epoca di Menotti, è cambiato anche il Festival di Spoleto.

    Spoleto è bellissima e lo spettacolo delle dame romane in gita, con gli abiti a palloncino a imbellettarsi eccitate all’angolo delle strade, mi è rimasto addosso. Una fotografia indelebile. Una combinazione fortunata. Certo, Spoleto è cambiata come tutto il resto. Quando passo per via Veneto, una via cadavere, mi pongo sempre la stessa domanda: ‘Come è nata?’. E soprattutto: ‘Come è morta?’. Non amavo la mondanità, ma la via Veneto con le ragazze seminude in piedi sulle macchine non l’ho scordata. C’era il timbro di un’epoca.

piero tosi piero tosi

 

   Il cinema di oggi le piace?

 

   Dipende. Sono andato a vedere l’acclamato Birdman e mi è parso orrendo. Un film furbo che non si fatica a capire perché abbia vinto l’Oscar. In Italia da Garrone a Sorrentino passando per Amelio, abbiamo bravissimi registi. Mi piace Francesco Munzi. Anime nere è un bellissimo film. I registi esistono, non sempre sono messi nella migliore condizione per lavorare. Manca un sistema forte. Dei ragazzi del Centro Sperimentale usciti negli ultimi vent’anni, non ce n’è uno che abbia avuto un’occasione vera. La stagnazione non è recente, parte da lontano.

Piero Tosi Piero Tosi

 

   Chi le manca, Tosi?

 

   Eeehhh, tanta gente. Se devo fare un nome dico Umberto Tirelli. Grandi litigate, stupendi viaggi al mercato delle pulci di Parigi. Chi mi ridà quegli anni? Quei momenti? Mi è rimasta solo la pigrizia. Il ricordo. E l’amata pigrizia.

 

Le sorelle Fendi con Piero Tosi Le sorelle Fendi con Piero Tosi

 

   C’è qualcosa che le piacerebbe raccontare ancora?

 

   Se mi guardo dentro non trovo niente. Non c’è nulla che mi piacerebbe davvero raccontare. Sono onesto. È terribile

abiti disegnati da piero tosi (6) abiti disegnati da piero tosi (6) PIERO TOSI SABATO GIUGNO PIERO TOSI SABATO GIUGNO costumi del film medea di pasolini disegnati da piero tosi costumi del film medea di pasolini disegnati da piero tosi bozzetti di piero tosi nella sartoria tirelli bozzetti di piero tosi nella sartoria tirelli mostra in onore di piero tosi (5) mostra in onore di piero tosi (5) mostra in onore di piero tosi (6) mostra in onore di piero tosi (6) mostra in onore di piero tosi (7) mostra in onore di piero tosi (7) mostra in onore di piero tosi (15) mostra in onore di piero tosi (15) mostra in onore di piero tosi (4) mostra in onore di piero tosi (4) mostra in onore di piero tosi (16) mostra in onore di piero tosi (16) mostra in onore di piero tosi (3) mostra in onore di piero tosi (3) abiti disegnati da piero tosi (7) abiti disegnati da piero tosi (7) abiti disegnati da piero tosi (8) abiti disegnati da piero tosi (8) mostra in onore di piero tosi (1) mostra in onore di piero tosi (1) mostra in onore di piero tosi (10) mostra in onore di piero tosi (10) abiti disegnati da piero tosi (1) abiti disegnati da piero tosi (1) abiti disegnati da piero tosi (2) abiti disegnati da piero tosi (2) abito disegnato da piero tosi per la traviata abito disegnato da piero tosi per la traviata abito per la vedova allegra di piero tosi abito per la vedova allegra di piero tosi abiti disegnati da piero tosi (3) abiti disegnati da piero tosi (3) abiti disegnati da piero tosi (4) abiti disegnati da piero tosi (4) abiti disegnati da piero tosi (5) abiti disegnati da piero tosi (5) PIERO TOSI Credits Fiorenzo Niccoli PIERO TOSI Credits Fiorenzo Niccoli CARLA FENDI PIERO TOSI ADRIANA ASTI CESARE ROVATTI CARLA FENDI PIERO TOSI ADRIANA ASTI CESARE ROVATTI CARLA FENDI PIERO TOSI resize CARLA FENDI PIERO TOSI resize piero tosi piero tosi

 

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I DOSSIER FBI SUL 'SUICIDIO' DI MARILYN MONROE - “ROBERT KENNEDY ERA INNAMORATO DI MARILYN. LE AVEVA PROMESSO DI DIVORZIARE DALLA MOGLIE PER SPOSARLA. INULTILMENTE. E LEI MINACCIO' DI RENDERE PUBBLICA LA LORO STORIA” - SI ACCENNA A UNA RELAZIONE LESBICA DI MARILYN CON ... (CENSURA)... - “DURANTE UN RAPPORTO SESSUALE CON MARILYN. IN ALCUNE OCCASIONI, JOHN F. KENNEDY PARTECIPAVA AI FESTINI CON...(CENSURA)... ATTRICI”. E UNO DI QUESTI PARTY ERA STATO FILMATO DA UN DETECTIVE PRIVATO DI LOS ANGELES

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