viola ardone

CON IL PLAGIO VACCI ADAGIO – SERINO: MOLTISSIME PAGINE DEL ROMANZO DI VIOLA ARDONE “IL TRENO DEI BAMBINI”, UN SUCCESSO INTERNAZIONALE TRADOTTO IN 34 LINGUE, SONO SIMILI A SAGGI, ROMANZI E ARTICOLI DI GIORNALI – L’AUTRICE (NON ANCORA UFFICIALMENTE, MA UFFICIOSAMENTE È NOTO) È STATA SCELTA DALLA CASA EDITRICE EINAUDI PER CONCORRERE AL PROSSIMO PREMIO STREGA.       

Gian Paolo Serino per Dagospia

 

VIOLA ARDONE 1

Un successo prima italiano e poi internazionale: Il treno dei bambini di Viola Ardone (Einaudi) è in traduzione in 34 lingue, verrà tratto un film e il suo nuovo romanzo Oliva denaro è il prescelto (non ancora ufficialmente, ma ufficiosamente è noto) dalla casa editrice Einaudi per concorrere al prossimo Premio Strega.                           

 

 Il treno dei bambini ha commosso centinaia di migliaia di lettori e la critica letteraria italiano l’ha salutato come un capolavoro.   

   

 Peccato che moltissime pagine del romanzo siano molto simili a saggi, romanzi e articoli di giornali che solo nella recente nona edizione sono stati inseriti nella bibliografia.  Peccato che un conto è citarli un conto è riscriverli cambiando qualche parola o l’ordine delle frasi.   

 

Il romanzo racconta dell’operazione del Partito comunista italiano e dell’Unione donne italiane che, nel Secondo dopoguerra, dal 1946 al 1952, portò, in treno, circa 70mila bambini – soprattutto del Sud, ma non solo – nelle regioni rosse del Nord per affidi temporanei, così da tenerli lontani dalla miseria. L’autrice in tutte le interviste ha dichiarato di essere venuta a conoscenza della vicenda “da un signore che  sui quei treni c’era stato”. La critica si è esaltata, ad esempio Michela Serra ha scritto che “La letteratura è meglio della politica. Lo dico dopo aver letto Il treno dei bambini di Viola Ardone”, ma è solo un esempio perché il libro è stato incensato a giornali unificati tanto che, pur essendo del 2019, continua a vendere e ad apparire nelle classifica  dei romanzi più venduti.

viola ardone 7

Di seguito riportiamo le strane “assonanze” tra Il treno dei bambini e Un’esperienza popolare del dopoguerra per la salvezza dei bambini di Napoli (Arte Tipografica, Napoli, 1979) di Gaetano Macchiaroli (1920-2005),  intellettuale e dirigente del Pci napoletano,

 

MACCHIAROLI p. 75

I bambini affluivano all’Albergo dei poveri per le docce e per la colazione calda. Lì ricevevano i cappotti che ci aveva fatto avere il ministro per l’assistenza post-bellica, Emilio Sereni. Distribuiti i cappotti secondo le “taglie”, le compagne dell’Udi cucivano i numeri corrispondenti agli elenchi e alle schede sociosanitarie che avrebbero seguito i bambini.

ARDONE p. 23

Dice mia mamma Antonietta che è l’Albergo dei Poveri. (…) Mia mamma dice che siamo venuti qua perché prima di mandarci nel Settentrione ci devono visitare, se siamo sani, se siamo malati, se siamo infettivi…

VIOLA ARDONE 1

– E poi, – dice, – ci devono dare i vestiti pesanti, i cappotti e le scarpe (…)

Davanti all’entrata ci sta una signorina (…) Dice che ci dobbiamo mettere in fila, che ci devono fare i controlli e poi ci devono cucire il numero per riconoscerci…

.

MACCHIAROLI p. 75

L’azienda tranviaria, [offrì] gli autobus per i trasporti. Anche la questura, nei casi di necessità non rifiutò i “gipponi”, che persero il loro grigio aspetto militare e attraversarono la città sorpresa come festose macchine da luna park.

ARDONE p. 25

Continuano ad arrivare altre creature: alcune a piedi, altre sopra agli autobus offerti apposta dall’azienda tramviaria, come racconta una signora a fianco a noi, altri addirittura sui gipponi della polizia. A vederli così, senza soldati e pieni di bambini che salutano e di striscioni colorati, mi sembrano i carri della festa di Piedigrotta.

MACCHIAROLI p. 75-77

Invece non avevamo previsto che alla stazione le madri avrebbero sottratto i cappotti ai loro figli in partenza per darli ai fratelli che rimanevano a casa. Ai partenti avremmo pensato noi e le famiglie ospiti! (…)

Per fortuna le madri avevano sottratto i cappotti quando i bambini se se li erano fatti lanciare dai finestrini.

ARDONE p. 41-42

viola ardone 7

Allora le mamme fuori al treno incominciano a muovere le braccia avanti e indietro e io ci credo che ci stanno salutando. Invece no. Tutte le creature sopra al treno si sfilano i cappotti e li buttano dai finestrini per darli alle mamme (…)

 

MACCHIAROLI p. 77

Il riconoscimento vagone per vagone fu semplificato. Dopo qualche ora i bambini erano di nuovo “numerati”, secondo gli elenchi, tranne pochi che non dissero il loro nome. (…) Ricavati dalle liste i nomi non identificati, pazientemente interrogando o pronunziandoli ad alta voce se mai qualcuno istintivamente si voltasse a sentirsi chiamare, completammo gli elenchi. Quando all’ultimo bambino individuato per esclusione, domandammo perché ci avesse fatto tanto penare, ci rispose: “aveva esse fesso a ddicere o nomme mio”.

Capimmo così che non di un timido o subnormale si trattava, ma di un piccolo aiutante del contrabbando, istruito a non dire mai il suo nome o la sua abitazione.

 

viola ardone 5

ARDONE p. 45

…adesso vi dobbiamo identificare daccapo. Qua ci stanno gli elenchi con tutti i bambini, vagone per vagone, – e ci chiede nome, cognome, paternità e maternità. Rispondiamo a turno e ci mettono il cartellino con il numero sulla manica. Quando tocca al biondo senza denti, il compagno Maurizio gli deve chiedere il nome due, tre volte, e quello niente. Fa finta di essere sordo e muto. Lui prova a chiamarlo in tutti i modi per vedere se si gira: Pasquale, Giuseppe, Antonio, ma niente, così alla fine si scoccia e passa allo scompartimento a fianco. – Ma perché facevi il sordomuto? – chiede Tommasino. – Gli hai fatto perdere la pazienza a quel poveretto -. Il biondo fa un sorriso cattivo: – Dovevo essere fesso, a dire il nome mio! – (…)

[Mia mamma] mi ha insegnato che noi che stiamo dentro al contrabbando il nome nostro, dei parenti nostri e dove stiamo di casa non lo dobbiamo dire a nessuno, nemmeno sotto le bombe. Soprattutto alle guardie!

 

MACCHIAROLI p. 77

…ci disponevamo a un meritato risposo, ma uno stridio di freni e una fermata fuori programma ci tolsero subito questa illusione. Un bambino, salendo e scendendo dalla mensola portabagagli – passatempo fra tutti preferito -, aveva fatto una mossa falsa e per non cadere si era aggrappato alla prima sporgenza, cioè alla maniglia del segnale d’allarme, provocando l’arresto del treno.

GAETANO MACCHIAROLI 3

ARDONE p. 48-49

Proprio mentre sto per prendere sonno, sento un rumore che mi fa arricciare la pelle. Il treno si ferma di botto e tutti cadiamo in avanti, uno addosso all’altro. (…) La porta dello scompartimento si spalanca, nessuno parla, nessuno respira e rimaniamo tutti immobili.

–Chi è stato a tirare la maniglia dell’allarme?

 

MACCHIAROLI p.78

I bambini organizzarono una protesta al grido di: “Fetienti, cca ce puzzammo r’a famma”.

ARDONE p. 54

– Signurì, – dice poi il biondo senza denti, – ma quando arriviamo ci fanno mangiare qualche cosa? Io mi sto puzzando di fame, peggio che a casa mia…

 

MACCHIAROLI p. 79

Era nota come donna estroversa e leale e questa sua fama ci indusse a invitarla perché vedesse e riferisse la verità.

viola ardone 14

ARDONE p. 129-130 Dice che abbiamo un’ospite importante, una donna intelligente che ragiona senza pregiudizi e che è stata invitata per potersi sincerare personalmente delle condizioni dei bambini dei treni..

 

 

Molte anche le corrispondenze presenti nel romanzo di Viola Ardone con i lavori della regista  Simona Cappiello del documentario Gli occhi più azzurri. Una storia di popolo (Napoli 2011).

CAPPIELLO

I binari di piazza Garibaldi sono ricoperti di macerie, le rotaie distrutte dai bombardamenti, i detriti accumulati negli angoli a formare colline compatte e aride.

ARDONE p. 37

I binari di piazza Garibaldi sono ricoperti di macerie e molti treni sono stati distrutti dai bombardamenti.

serino

CAPPIELLO

Arrivammo alla stazione che era ancora notte. Trovammo una gran folla. Alcuni bambini si battevano il petto gridando “ie tenghe u tracoma, ij tenghe u tracoma!” quasi fosse un requisito per partire, invece che un’infezione agli occhi.

 

ARDONE p. 34

Invece altre creature vogliono partire a forza. – Io tengo il tracoma, io tengo il tracoma, – gridano, come se invece di una malattia fosse un terno al lotto. Così tutti quelli che li sentono alluccano pure loro: – Il tracoma, teniamo il tracoma, – perché si credono che senza il tracoma non li fanno salire più sopra al treno.

CAPPIELLO 

Si vedono le mortadelle appese alle travi del soffitto. La bambina protagonista le guarda dal basso, sale su una sedia e infila un dito in una di esse per assaggiarla.

ARDONE

p. 87 In un angolo della cucina, mezza nascosta dietro la credenza, ci sta una scala. (…) Sento il legno delle travi tiepido e ruvido. I salami appesi mi carezzano la faccia, il loro profumo mi entra nel naso e mi si fa l’acquolina in bocca. Ci sta pure quel prosciutto rosa con le macchie che ci hanno dato alla stazione

 

gaetano macchiaroli

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