la macchinazione grieco pasolini

"PASOLINI E’ STATO AMMAZZATO PERCHE’ ROMPEVA I COGLIONI" - IL REGISTA E ASSISTENTE DI PPP, DAVID GRIECO, RACCONTA IN UN FILM E IN UN LIBRO L’OMICIDIO DEL POETA E REGISTA:  "TUTTI SAPEVANO CHE STAVA SCRIVENDO PETROLIO E CHE AL CENTRO DEL LIBRO C’ERA CEFIS. ANNI DOPO SI È SCOPERTO CHE MOLTI APPARTENEVANO ALLA P2" - "ALTRO CHE PELOSI, I BARACCATI DELL’IDROSCALO DISSERO  CHE ERANO IN TANTI A INFIERIRE SU UN UOMO SOLO PER PIÙ DI MEZZ’ORA" – LE BOTTE A CHI GLI URLAVA FROCIO, IL NO AL COMPROMESSO STORICO E LA POESIA DALLA PARTE DEI POLIZIOTTI: "A VALLE GIULIA A SCONTRARSI CON LA POLIZIA CI STAVANO I FASCISTI…" - VIDEO

Susanna Schimperna per www.ilriformista.it

 

DAVID GRIECO

«Un anno e mezzo per avere una distribuzione. La mia compagna Marina Marzotto, produttrice del film insieme a me, era andata a farlo vedere in Rai. Non avrei voluto, sapevo che sarebbe stato inutile. Infatti. Un mare di complimenti, elogi alla recitazione di Massimo Ranieri, di Libero De Rienzo, ma poi: “Pensate di farlo uscire al cinema? No, non può, nel modo più assoluto”».

 

Così alla fine, senza aver avuto i fondi ministeriali e dopo ostacoli di ogni genere, il film di David Grieco Macchinazione, terminato nell’agosto del 2014, riesce ad arrivare nelle sale solo a Pasqua del 2016 grazie a una piccola distribuzione.

 

Pochi l’hanno visto anche se continua a circolare per l’Italia, ogni volta accolto come un piccolo evento, fonte di enorme curiosità, sconcerto, dibattiti. Perché Grieco, che ha conosciuto e frequentato Pasolini per più di quindici anni, in Macchinazione e nel libro omonimo scritto parallelamente alla lavorazione del film propone sull’uccisione del poeta un tesi molto diversa da quella ufficiale.

LA MACCHINAZIONE DAVID GRIECO 8

 

Se Pasolini non è stato ammazzato da Pino Pelosi, allora da chi? E soprattutto, perché?

È stato ammazzato perché rompeva i coglioni. Dillo con queste parole qui. Quello che andava scrivendo da un po’ sul Corriere della Sera, quello che scriveva sulle stragi, il suo “Io so tutto ma non ho le prove” – che è un manifesto del giornalismo, e lui negli ultimi anni si sentiva più che mai un giornalista – , il processo alla Dc, il suo ultimo romanzo Petrolio; ecco, tutto questo è “il perché”. Tutti sapevano che stava scrivendo Petrolio e che al centro del libro c’era Cefis.

 

LA MACCHINAZIONE DAVID GRIECO 3

Anni dopo si è scoperto che molti appartenevano alla P2, che anche i vertici Rai appartenevano alla P2 (associazione su cui non si è mai riuscito a far luce, non dimentichiamolo). Pier Paolo andò all’idroscalo a lasciarci la pelle con la piena consapevolezza di rischiare. Probabilmente pensava “Mi conoscono tutti, sono Pasolini, faccio saltare il coperchio dalla pentola”. Invece non c’è riuscito perché le connivenze erano tante e tali. Pelosi ritrattò uscito dal carcere, poi cambiò ancora versione, e alla fine si è portato nella tomba ciò che sapeva. Ma cosa sapeva, poi? Solo quello che aveva visto.

 

eugenio cefis

I baraccati che erano ai margini del campo di calcio raccontarono a Furio Colombo, che due giorni dopo andò lì, che erano in tanti, in tanti a infierire su un uomo solo per più di mezz’ora, mentre lui gridava “Mamma, mamma!”. Furio disse: “andate a parlarne ai magistrati”, e loro “no no, siamo abusivi e poi ci cacciano via di qua”. Che loro non siano andati dai magistrati è comprensibile, molto meno comprensibile è che i magistrati non siano andati da loro.

 

Anche tu sei andato all’idroscalo subito dopo l’omicidio.

Sì. Ho ventiquattro anni, vado e porto con me Faustino Durante, che è mio suocero, che a sua volta porta Guido Calvi, all’epoca un giovane avvocato. Scrivo poi la memoria di parte civile del primo processo a Pino Pelosi, su incarico della cugina ed erede di Pasolini, Graziella Chiarcossi. Tempo dopo c’è il progetto di un film con Abel Ferrara che invece non farò.

 

Che è successo con Abel Ferrara?

LA MACCHINAZIONE DAVID GRIECO 19

Mi aveva chiesto di scrivere un film su Pasolini di cui lui sarebbe stato il regista. La televisione francese Canal Plus era disposta a produrlo solo se l’avessi scritto io, che ho tantissimo materiale accumulato negli anni e sono molto ben disposto. Ma entro subito in rotta di collisione con Abel perché lui se ne fotte altamente di come sia morto Pasolini. «Io non voglio fare una storia di spionaggio», mi dice.

 

E mi descrive Pasolini con “un uomo ricco che comprava carne”, mandandomi in bestia. Allora scrivo e realizzo un film mio, parallelamente a un libro con lo stesso titolo, per raccontare una parte dei retroscena su quella morte. Altri retroscena sono venuti fuori successivamente.

 

Facciamo un grande salto all’indietro. A quando hai conosciuto Pasolini.

Avevo nove anni. Lui frequentava la compagna di mio padre, Lorenza Mazzetti, quindi veniva spesso a casa nostra. Lorenza aveva cominciato a fare dei film a Londra non avendo una lira, rubando la pellicola e la macchina da presa alla scuola che frequentava, ma questo Pier Paolo non lo sapeva ed era ansioso di capire come si potesse realizzare un film a basso costo. Veniva insieme a Bernardo Bertolucci, restavano a chiacchierare per ore. Doveva fare Accattone ed era stato accannato da Fellini…

 

EUGENIO CEFIS

Poi un giorno, all’epoca di Teorema, scrive una parte per me. Io quanto a recitazione sono un cagnaccio, e subito, il primo giorno di riprese a Milano, mi impunto: «Non me la sento di proseguire questa impostura, non sono un attore, non posso fare l’attore». Gli chiedo però di essere il suo assistente volontario e lui accetta.

 

Quando, a diciott’anni e quindi poco dopo, sono giornalista all’Unità, divento un po’ il suo tramite: faccio una serie di campagne col giornale contro la censura, contro i sequestri insopportabili dei film, tra cui quelli proprio di Pasolini. Al di là di questo, ci frequentiamo molto. Pur non essendo borgataro (mio padre giornalista e per anni direttore dell’agenzia Tass, mio nonno tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia), faccio parte di questa banda di borgatari, Franco Citti, Ninetto Davoli. Perché sono cresciuto un po’ in mezzo alla strada e parlo la loro stessa lingua, cosa che affascina Pasolini.

 

Che facevate con questa banda?

Erano anni in cui la sera uscivi senza mèta. Ancora si poteva. Per esempio facevamo le “macchinate”: tutti a bordo di due o tre macchine, e via. Finivamo al Tiburtino III, o magari a vedere l’alba a Pietralata. Lui amava Roma come la può amare un gatto randagio e ci portava tutti dietro.

PASOLINI

 

Raccontami di lui sul set. E nel quotidiano, a parte le macchinate.

Era ovunque lo stesso. Era come era. La persona più gentile del mondo. Non alzava la voce nemmeno quando ci assalivano i fascisti per la strada. Succedeva spesso: lui era molto riconoscibile, con quei tratti del viso, gli occhiali neri, quindi le persone lo fermavano e si mettevano a parlare.

 

Pasolini dedicava tempo a chiunque (e per questo non si arrivava mai puntuali agli appuntamenti). Poi uno o più tipi cominciavano a insultarlo, a botte di “frocio” e altre piacevolezze. Pasolini non mollava, cercava finché possibile di dialogare. Ma se quelli passavano alle mani, lo faceva anche lui. Gli ho visto mettere in fuga anche tre o quattro uomini ben piazzati.

 

Di che parlavate? Che ti ha insegnato?

LA MACCHINAZIONE DAVID GRIECO

Non faceva sermoni di tipo paternalistico. Era un uomo di poche parole, dotato di ironia. A me ha insegnato essenzialmente una cosa: a pensare con la mia testa. Ti cito uno degli infiniti episodi. Ero diventato critico cinematografico dell’Unità e in quel periodo Moravia lo era dell’Espresso.

 

Lo era a modo suo, e tutta la categoria dei critici cinematografici lo prendeva molto in giro. Una sera Pasolini sentì che stavo un po’ schernendo Moravia e mi disse «Sei uno stupido. Moravia vede i film con i suoi occhi e la sua testa, e tu faresti bene a fare la stessa cosa, anziché far parte di una congrega».

 

PASOLINI OMICIDIO 22

Se poi vuoi sapere dei suoi discorsi, si partiva sempre da cose semplici, il cibo che stavamo mangiando per esempio, e si poteva arrivare pure a parlare di Socrate, ma così, perché veniva spontaneo. Amava la spontaneità e la sincerità sopra ogni cosa, odiava la falsità e i formalismi. Infatti era fuori da tutti i giri. Ogni tanto si andava nei cosiddetti salotti, ma erano incursioni rapidissime solo per salutare qualcuno e basta, di solito per salutare proprio Moravia.

 

Hai detto prima che da un certo punto in poi si sentiva soprattutto un giornalista…

Sì, e il rapporto con me era infatti anche professionale. Lui, pubblicista, adorava questo mestiere. Indagava per conto suo, quindi gli servivano articoli, materiale, e me li chiedeva. Scritti corsari, raccolta di articoli apparsi sul Corriere, per me è il libro di iniziazione pasoliniana. I ragazzi oggi lo stanno scoprendo, lo amano. Io vado spesso nelle scuole, ora più che mai perché è l’anno di Pasolini, ed è pieno di giovani interessatissimi a lui e a quel libro, con delle curiosità che non ti aspetti.

 

Celebrato da decenni e quest’anno più che mai…

Da un lato lo santificano, dall’altro lo vedono come un cliente di marchettari ammazzato una sera per caso da un marchettaro. Pasolini odierebbe tutte queste celebrazioni, non amava nemmeno ricevere premi. Era un dolce ragazzaccio.

 

PASOLINI OMICIDIO 1

Di lui si sono appropriati tutti. Si sottolineano tendenziosamente alcune sue posizioni, che se pure ha avuto allora forse in altri tempi e contesti avrebbe cambiato, e certe sue frasi vengono ripetute come dei mantra. Un po’ come è accaduto con Fabrizio De André. Guai a contestare Pasolini. Cosa ti dà più fastidio delle infinite cose dette su di lui?

Dato che non sono lui né sono suo figlio, mi faccio scivolare tutto, non mi indigno più. Ne ho sentite talmente tante quando era vivo, che ci avevo (e ci aveva anche lui) fatto il callo. Il Pd, che è quella cosa che somiglia alla Dc più di ogni altra identità politica, creò qualche anno fa una scuola di partito a Roma – idea di Massimo Recalcati – intitolata a Pasolini. Un paradosso. Mi diverte vedere quanta gente provi a impossessarsi di Pasolini e che magre figure facciano.

 

La famosa poesia dalla parte dei poliziotti: “Avete facce di figli di papà. / Buona razza non mente. / Avete lo stesso occhio cattivo. / …Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti / io simpatizzavo coi poliziotti!”…

Quanto ci hanno ricamato sopra. Quanto l’hanno usata per denigrare la ribellione dei ragazzi. È tutto molto più semplice e dobbiamo ricordare l’occhio lucido di Pasolini: a Valle Giulia negli scontri con la polizia ci stavano i fascisti, ci stavano Stefano Delle Chiaie e tutta questa gente qua. C’erano le foto, bastava osservarle. Il punto è: perché Pasolini quelle foto le “vedeva”, oltre che guardarle, e gli altri no?

PASOLINI 14

 

Vedere. Occhio lucido. Ma non solo: Pasolini è considerato un profeta. Tra le tante cose, quale è quella più importante che avrebbe previsto, secondo te?

La più straordinaria è Alì dagli occhi azzurri. È la visione a colori estremamente nitida, a fuoco, della migrazione dall’Africa. Parliamo dei primissimi anni Sessanta. Quella sì che fu come uno squarcio profetico. Per il resto, era… lavoro. Lui indagava, pensava, e giungeva a conclusioni logiche. Aveva negli ultimi tempi un’ansia letteralmente febbrile, tanto che era difficile stare con lui, viaggiava velocissimo. Aveva capito che si stava creando o si era appena creata la P2, con complicità insospettabili di qualsiasi genere. Per fare il colpo di stato senza carri armati e senza sparare un colpo.

 

Era pessimista. Direi apocalittico. All’intervista del 1° novembre ’75, rilasciata a Furio Colombo poche ore prima di morire, aveva voluto dare un titolo egli stesso: “Perché siamo tutti in pericolo”.

PASOLINI 11

Si sentiva solo. Eravamo in tanti a stargli vicino, Laura Betti forse prima fra tutti, ma lui capiva e soffriva di non riuscire veramente a trasmetterci le scoperte che andava via via facendo, e i suoi timori. Parlavamo spesso di politica, mi aveva fatto portare una lettera a Enrico Berlinguer alle Frattocchie. Amava molto Berlinguer. Poi come aveva visto che si stava realizzando il compromesso storico, era trasecolato e aveva detto “no no, Berlinguer non deve fare un errore di questo genere”.

 

Temi di cui aveva parlato anche in quell’ultima intervista: l’istruzione scolastica obbligatoria a cui era contrarissimo e che secondo lui appiattiva tutti; la repressione sessuale ancora potente; il consumismo; l’omologazione (che si cita puntualmente insieme al nome di Pasolini, ma in realtà non è per lui un male primario, è la risultante di scuola obbligatoria, più tv, più consumismo). Che avrebbe detto oggi della sessualità, del gender, di questa voglia di nominare e forse normare? L’avrebbe considerata o no la tappa di un percorso di liberazione?

Moravia Laura Betti Pasolini

No, avrebbe odiato tutto questo. Si era tenuto sempre lontano anche dal FUORI di Angelo Pezzana, non era d’accordo sulla “sindacalizzazione” degli omosessuali. Figuriamoci adesso. Non puoi più dire nulla, tutto deve essere all’interno di questo cruciverba assurdo, fatto di incastri che sono in realtà proibizioni, limiti.

 

Sul darsi un nome, definirsi: siamo sicuri che Pasolini fosse di sinistra? Intendo con i parametri dell’epoca, non quelli attuali.

Lui era un comunista. È morto pensando di essere comunista, e se ti dovesse rispondere adesso continuerebbe a dire «Sono un comunista». Con tutto ciò che questo implica, anche illusioni e disillusioni.

PINO PELOSI E LA MORTE DI PIER PAOLO PASOLINI

 

 

 

pasolini abel ferrarapasolini dacia maraini moravia scontri di valle giuliapino pelosivalle giulia '68

 

moravia e pasolini 1pier paolo pasolini alberto moraviaPIER PAOLO PASOLINI

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...