salt lake tribune

SE I GIORNALI NON GUADAGNANO PIÙ UN CAZZO TANTO VALE TRASFORMARLI IN ENTI NON PROFIT - LA TENDENZA ARRIVA DAGLI STATI UNITI: SONO GIÀ 300 LE TESTATE E I SITI LOCALI IN CRISI CHE HANNO SCELTO QUESTA VIA, INVECE CHE LIMITARSI A TAGLIARE I CRONISTI - COSÌ L’IMPRESA EDITORIALE NON PAGA LE TASSE SUGLI UTILI (CHE NON CI SONO) E PUÒ PUNTARE SOPRATTUTTO SULLE DONAZIONI DEI LETTORI, DEDUCIBILI DALLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI - CI STANNO PROVANDO ANCHE ALCUNE PUBBLICAZIONI STORICHE CHE CON LE LORO INCHIESTE HANNO VINTO I PREMI PULITZER...

Giuseppe Sarcina per "Orizzonti - Corriere della Sera"

 

salt lake tribune

Se i giornali non guadagnano più, tanto vale trasformarli in enti non profit, organizzazioni senza scopo di lucro. Non è una provocazione e neanche il progetto di qualche sognatore fuori tempo massimo. Negli Stati Uniti è una tendenza cominciata con qualche tentativo isolato quattro-cinque anni fa, ma che ora coinvolge circa 300 tra pubblicazioni di carta e siti online. È una scommessa innanzitutto economica.

 

Sul piano fiscale e giuridico il «giornale non profit» viene equiparato a una charity, a un ente di beneficenza. Nel concreto: l'impresa editoriale non paga imposte sugli utili (che non ci sono) e, particolare fondamentale, può accettare donazioni deducibili dalla dichiarazione dei redditi. Ma questa è anche una sfida sociale e culturale in senso lato.

 

paul huntsman

L'idea è sganciarsi il più possibile dalle entrate pubblicitarie, dagli sponsor e affidarsi al legame con i lettori e alla loro generosità.

 

D'altra parte le dinamiche del mercato editoriale americano sono chiare. Il flusso delle inserzioni pubblicitarie è sempre più debole. Venti anni fa il fatturato totale era pari a 67 miliardi di dollari; nel 2014 era già sceso a 20 miliardi e, secondo le previsioni, precipiterà a 9,2 miliardi nel 2022.

 

Resistono bene solo pochi giganti, come i tre quotidiani nazionali, il New York Times, il Wall Street Journal, il Washington Post. Ma tra il 2004 e il 2018 il numero delle testate cittadine o regionali è sceso da 1.472 a 1.283: una riduzione del 13%.

 

new york times 3

Il primo imprenditore a cercare una soluzione diversa a quella dei tagli del personale, del ridimensionamento delle redazioni o dalla vendita degli asset immobiliari, è stato Paul Huntsman, 68 anni, erede di una delle famiglie più ricche e potenti dello Utah.

 

Nel 2016 ha comprato da un hedge fund il Salt Lake Tribune, da 150 anni voce della comunità cittadina e veicolo di un giornalismo vivace, indipendente, di qualità.

 

Nel 2017 la testata si è aggiudicata persino un Premio Pulitzer per un'inchiesta su un caso di violenza sessuale nella Brigham Young University, caposaldo dei mormoni, la «religione di Stato» nello Utah. Eppure in quattro anni le entrate del Salt Lake Tribune sono crollate del 40%; le copie dimezzate, da 64 mila a 32 mila.

 

pro publica

Huntsman licenziò 34 giornalisti su 90. Il piano inclinato sembrava portare diritto alla chiusura. Paul, però, si guardò intorno. Altrove stavano fiorendo iniziative originali. Il Philadelphia Inquirer, giornale fondato nel 1829, 190 mila copie vendute, 20 premi Pulitzer, dal 2016 faceva capo al Lenfest Institute, organizzazione non profit.

 

Così come il Tampa Bay Times, già St. Petersburg Times, foglio della Florida nato nel 1884, 240 mila copie nei tempi belli, era passato al Pointer Institute, altra associazione senza scopo di lucro.

 

Ma non c'erano solo casi di riconversione dei marchi storici. Nel 2007, Paul Steiger lascia, dopo 16 anni la direzione del Wall Street Journal e fonda il sito Pro Publica che guida fino al 2012.

 

il philadelphia inquirer

È un caso di scuola manageriale. Un modello di giornalismo investigativo. Nel 2020 i circa 100 redattori di Pro Publica hanno festeggiato il sesto Pulitzer e i 4,3 milioni di visitatori unici per mese.

 

I conti sono trasparenti. Il bilancio è pubblicato sul sito: ricavi per 35 milioni di dollari, di cui 20 milioni di donazioni, con contributi da 45 mila persone; spese per 30 milioni di dollari.

 

Paul Huntsman si ispirò a tutti questi casi e nel 2019 trasformò il suo quotidiano in una società non profit. L'esperimento sta tenendo a galla il Salt Lake Tribune, anche se non è facile.

alden global capital

 

Il 27 ottobre del 2020 l'azienda ha tagliato l'edizione cartacea quotidiana, proponendo solo un numero settimanale e, naturalmente, la presenza costante online.

 

Il solco, però, è tracciato. Proprio in questi giorni si sta consumando uno scontro tutto da seguire. Da una parte l'hedge fund Alden Global Capital, sede a Manhattan, guidato dal finanziere Heath Freeman. Dall'altra un singolare uomo d'affari del Maryland, Stewart Bainum, 75 anni, presidente di Choice Hotels, una delle più grandi catene alberghiere del mondo.

 

stewart bainum

Le due parti si contendono la proprietà della «Tribune Publishing», società editrice in difficoltà: dopo aver liquidato quasi tutte le stazioni televisive, ora tratta per vendere una decina di gazzette locali.

 

Alcune, in realtà, hanno avuto e hanno ancora un peso nazionale, come il «Chicago Tribune», fondato nel 1847, da sempre di orientamento conservatore fino a quando, a partire dal 2008 appoggiò Barack Obama. I suoi giornalisti lavoravano nella «Tribune Tower», spettacolare grattacielo in stile neogotico che si specchia nelle vetrate della Trump Tower, nel centro di Chicago. Finché, nel 2018 la proprietà ha venduto tutto, spedendoli in periferia.

 

il chicago tribune

Nel gruppo conteso ci sono anche il «Baltimore Sun», la voce della capitale del Maryland, o l'«Orlando Sentinel» della Florida. Il fondo Alden, che già detiene il 32% del capitale di Tribune Publishing, ha presentato un'offerta da 630 milioni di dollari per assumere il controllo totale del gruppo.

 

La ricetta di Alden è quella classica: potatura degli organici (4 mila dipendenti) e, probabilmente, cessione di altri immobili. L'alternativa si chiama, appunto, Bainum. L'uomo d'affari del Maryland ha coinvolto altri investitori, tra i quali il miliardario svizzero Hansjoerg Wyss e Mason Slaine, un noto businessman della Florida.

 

Questa cordata avrebbe messo insieme 650 milioni di dollari. La cosa più importante è la prospettiva: Bainum & Company vogliono trasformare i quotidiani in entità «non profit». Al momento Alden è in vantaggio. Ma l'assemblea degli azionisti deciderà il 21 maggio.

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….