dont look up

LA SINISTRA STA ROSICANDO PERCHÉ "DON'T LOOK UP" È UN ARMAGEDDON DELLE LORO FALSE CERTEZZE LIBERAL - "LA VERITÀ" GODE PER IL MODO IN CUI IL BEL FILM DI MCKAY SULLA COMETA DEMOLISCE I MITI PROGRESSISTI: "C'È LA REGINA DEL TALK SHOW CATE BLANCHETT CHE SEMBRA LA CARICATURA DI LILLI GRUBER, GLI EROI SILICONVALLICI DEL GLOBALISMO TECNOCRATICO, GLI ESPERTI CHE SUONANO LA MUSICA DEL POTERE COME I VIROLOGI. FINALE CON TUTTI A TAVOLA A PREGARE IL BUON DIO..." - TRAILER

dont look up 19

Giorgio Gandola per “La Verità

 

Attendere la fine del mondo con una cena. L'ultima. È l'immagine più potente e spiazzante, quella che ha mandato la cometa di Adam McKay a schiantarsi contro il conformismo cinematografico anche italiano, a far deflagrare in mille pezzi le certezze dell'intellettualismo dem sempre alla ricerca di comode legittimazioni hollywoodiane.

 

dont look up

Attendere la fine del mondo con una cena tenendosi per mano e pregando Dio: è la scena meno raccontata di Don't look up (Non guardare lassù), anzi subito rimossa e gettata nel cassonetto dell'indifferenziata.

 

Per la critica ufficiale doveva essere il film dell'anno prima di uscire perché metteva insieme i due totem più rassicuranti della sinistra liberal: Netflix con i suoi sceneggiatori da centro sociale e l'ambientalismo in salsa gretina.

 

jennifer lawrence leonardo di caprio timothee chalamet dont look up

Invece niente, abbonda il fuoco amico. Stroncature, perplessità, recensioni tendenti all'isterico («Cinico e insopportabilmente arrogante», Hollywood Reporter; «Un disastro, spiega ciò che è ovvio», il Guardian) e solo qualche concessione alla credibilità del regista, quel McKay osannato per avere preso a frustate gli squali di Wall Street in La grande scommessa e autore di commedie brillanti con Will Ferrell contro le ipocrisie del capitalismo obamiano buono per decreto.

 

don’t look up! 3

Per la media dei critici il film non vale più di «cinque» mentre per gli spettatori va oltre il «sette» e l'interesse è confermato da un record: nei primi tre giorni su Netflix ha accumulato 111 milioni di ore di visione.

 

dont look up 9

La storia rientra nell'alveo classico del disaster movie: una cometa come quella che spazzò via i dinosauri è in rotta di collisione con la Terra e poiché ha un diametro di nove chilometri - e nel cast non c'è Bruce Willis - fra qualche mese la distruggerà.

 

dont look up 20

Due astronomi di provincia (Leonardo Di Caprio, Jennifer Lawrence) non riescono a convincere i potenti di turno che la minaccia è seria, anzi vengono derisi (lei) e inglobati nel sistema (lui). Una metafora ovvia per richiamare il riscaldamento globale, in totale sintonia con l'afflato ecologista di Di Caprio.

 

dont look up 15

Se a ciò si aggiungono solidi riferimenti antitrumpiani (Meryl Streep è una presidente macchiettizzata, garrula e imprevidente), ecco il piatto pronto per far godere il ceto medio riflessivo progressista. Poiché McKay non ha nessuna intenzione di farsi seppellire dai luoghi comuni, cominciano i problemi.

 

meryl streep dont look up

A indisporre il cinefilo politicamente corretto è una foto nello studio ovale: Streep abbracciata a Bill Clinton, come dire che nessuno è innocente. A irritarlo è la descrizione del mondo mediatico, impegnato a scegliere le notizie attraverso il gradimento social, quindi incline a considerare delirante la denuncia dei due esperti.

 

dont look up 10

Il giornalismo televisivo ne esce a pezzi e la regina del talk show (Cate Blanchett) sembra la caricatura di Lilli Gruber. A questo punto il critico comincia a contorcersi sulla poltrona e a domandarsi: nessun poliziotto del karma che abbia controllato il montaggio, ma a Netflix erano tutti in ferie?

 

Lo smantellamento delle icone globaliste continua quando entra in scena il re dei telefonini che dovrebbe fermare la cometa, tronfio e ambiguo, un mix di Jeff Bezos, Mark Zuckerberg ed Elon Musk, pronto a trarre vantaggio anche dalla fine del mondo.

 

dont look up 8

A un certo punto compaiono pure i Ferragnez: un'icona pop (Ariana Grande) e il suo rapper si lasciano e si rimettono insieme in diretta Tv mostrando melassa pubblica e ferocia privata mentre moltiplicano i like. Ora il critico avrebbe bisogno dello Xanax usato da Di Caprio per calmarsi; tutti i suoi riferimenti culturali stanno andando in aceto. Anche il titolo non aiuta.

 

dont look up

L'invito a non guardare lassù e a fidarsi ciecamente delle istituzioni rincorre un certo negazionismo vaccinista invitando il suddito a non dare nulla per scontato e a difendersi dalla mefitica alleanza fra potere politico, potere economico, media e comunità scientifica. Come per i subprime, quando Steve Carell dice: «Ti stanno fregando e tu pensi alla partita di baseball».

 

dont look up 2

A supporto della tesi subliminale, nel film scorre un numero telefonico per tranquillizzare i cittadini; la voce degli esperti, il verbo dei Bassetti e dei Crisanti della ionosfera: 1-800-532-4500. Chi lo ha composto veramente per curiosità a fine film si è trovato collegato con una linea erotica. La rivista Variety ha parlato di un «Armageddon di sinistra».

 

Per la verità è un Armageddon della sinistra, che entra in loop a tal punto da passare direttamente alla rimozione quando il regista (e qui non possiamo non spoilerare, sorry) gira la scena dell'ultima cena.

 

L'unica seria, priva di sarcasmo, circondata dal rispetto: il vero testamento del film. La cometa sta per distruggere il pianeta e gli sconfitti si ritrovano attorno a una tavola con frittelle, insalata, vino e un dilemma: se sia più buona la torta fatta in casa o quella confezionata.

 

dont look up 11

A un minuto dalla fine di tutto, Di Caprio solleva un ultimo quesito: «La nostra famiglia non è molto religiosa, ma dovremmo almeno dire Amen». Allora il ragazzo raccolto nei bassifondi, il millennial rasta con la famiglia disastrata e il cappellino al contrario, che passa il tempo a rubacchiare nei supermercati, chiede a tutti di prendersi per mano.

 

dont look up 7

E prega a voce alta: «Padre nostro e Onnipotente creatore, abbi pietà di noi stasera e perdona il nostro orgoglio. Perdona i nostri dubbi. Ma soprattutto, Signore, ti chiediamo di amarci in questo momento buio. Affronteremo ciò che ci aspetta secondo il tuo divino volere, con coraggio e accettazione».

 

Non tutto è perduto per McKay. E questo è imperdonabile per il critico dem, materialista senza speranza, così furente da saltarsi addosso da solo, che boccia il film derubricandolo a misera parodia ecologista.

 

dont look up 17

C'è da capirlo. In due ore il poveretto ha digerito la demolizione sistematica dei suoi miti: il giornalista collettivo delle coscienze tutto Chartbeat e botox, gli eroi siliconvallici del globalismo tecnocratico, gli esperti che suonano la musica del potere. Ma sul finale cattolico l'intellettuale Ztl non poteva farcela ed è crollato. La salvezza non sta nel fissare come scimmie la cometa assassina che arriva. Ma nel guardare più lontano, tutti i giorni.

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…