“LA TEMPESTA PERFETTA” STA ARRIVANDO E HO SOLO UN LIBRO PER DIFENDERMI - COMIN & SPERONI LANCIANO L’ALLARME: LA TERRA NEL 2030 POTRÀ SOSTENERE UNA UMANITÀ DI OTTO MILIARDI DI PERSONE? LE RISORSE NATURALI SCARSEGGIANO E LA TECNOLOGIA NON BASTERÀ A SALVARCI - CI POTREBBE SALVARE “LA FILOSOFIA NEW GLOBAL”: LE RETI, LA COMUNICAZIONE DIFFUSA, LA POSSIBILITÀ DI COINVOLGERE MILIONI DI PERSONE NELLE DECISIONI SONO UNO STRUMENTO FORMIDABILE PER AFFRONTARE IL FUTURO...

Estratto da "2030-LA TEMPESTA PERFETTA" (Rizzoli) di Gianluca Comin e Donato Speroni

ARRIVARE AL 2050, SOPRAVVIVERE AL 2030

Bastarono pochi mesi perché l'impero sovietico si sfasciasse, po-chi giorni per modificare radicalmente la situazione del Nord-Africa. Potrebbero bastare pochi anni per una crisi ambienta-le globale, se i cambiamenti, come temono alcuni scienziati, anziché svilupparsi gradualmente, subissero un'accelerazione. Invece la politica globale, attraverso i complessi meccanismi della governance tra circa duecento Stati, più o meno importanti, ma che comunque hanno voce in capitolo, si muove len-tamente, ragiona in termini di decenni.

Forse per questo è così noiosa, così poco seguita dai media e dall'opinione pubblica. Il protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica fu definito nel 1997 dopo discussioni durate molti anni, ed entrò in vigore solo nel 2005 perché molti Paesi tardarono a ratificarlo; scade nel 2012 e sarà difficile avere un nuovo trattato operativo prima del 2020.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, Mdg), dei quali si parlava nelle sedi delle Nazioni unite dai primi anni Novanta, furono approvati nel 2000 e propongono dei target per il miglioramento della situazione dell'umanità che hanno come traguardo il 2015.

Dieci anni dopo il loro varo, alcuni Obiettivi sono stati raggiunti, altri no; alcune parti del mondo sono progredite e altre no. Si sente il bisogno di aggiornarli, ma nella riunione del settembre 2010 l'Assemblea generale dell'Onu non è stata in grado di fissare delle date e degli obiettivi nuovi. Gli incontri che si sono svolti nel 2011, anziché consentire ulteriori passi avanti, hanno evidenziato i ritardi dei Paesi più sviluppati nel far fronte agli impegni as-sunti, a causa della crisi economica.

La politica globale non è tra le priorità dei governi, che abitualmente hanno una visione legata ai cicli elettorali a quattro o cinque anni, anche se alcuni dimostrano maggiore capacità di guardare al futuro: la Danimarca, per esempio, ha lanciato una Energy Strategy 2050 che prevede il totale affrancamento dai combustibili fossili entro il 2050.1La sensazione della lentezza della politica è accentuata dalla contestuale accelerazione della storia e dell'economia.

Un fattore fondamentale di questa accelerazione è senz'altro la tecnolo-gia: essa ha reso più rapidi i movimenti di persone e merci, più «liquidi» i mercati globali, più immediata la formazione e la cir-colazione delle informazioni. Insomma: non è tanto la politica globale ad aver rallentato, è il mondo che ha iniziato a correre.

Eppure di politica globale abbiamo bisogno, perché le sfide sono mondiali, e ci riguardano tutti. Per raccontarle, questo libro ha scelto un percorso che prevede un «giro di boa» e un traguardo. Quest'ultimo, lontano, ma non così tanto come può sembrarci, è il 2050, quando si può sperare che la scienza abbia risolto gran parte dei nostri problemi, sempre che la barca dell'umanità non affondi prima. Il 2050, a parere di molti futurologi, rappresenta il limite estremo della prevedibilità: i cambiamenti tecnologici rendono pressoché impossibile guardare oltre quella data.

Già parlare del mondo tra quarant'anni è una bella scommessa, ma alcuni elementi, a cominciare da quelli demografici, ci consentono quantomeno di ipotizzare uno scenario di riferimento.Del resto non stiamo parlando di un futuro remoto, ma di un mondo che è già dietro l'angolo. Nel 2050 i leader che do-vranno affrontare i problemi di una Terra sovrappopolata ed esausta non saranno i nostri bisnipoti, ma i nostri figli. E alme-no metà dell'attuale popolazione mondiale sarà ancora in vita.

Prima di arrivare a questa data, dovremo affrontare una gran-de prova attorno al 2030, cioè quando i problemi globali che già si stanno manifestando saranno venuti definitivamente al petti-ne: secondo diversi scienziati, potrebbero diventare una miscela esplosiva. Insomma, il 2050 potrebbe essere la data nella quale l'umanità tirerà un sospiro di sollievo (i demografi ci dicono anche che nella seconda metà del secolo la crescita della popo-lazione mondiale sarà molto rallentata), ma a condizione di af-frontare in maniera adeguata la crisi del 2030.

Per quell'anno c'è chi prevede che i problemi innescati da demografia, migrazioni, economia, clima, energia, alimentazione, acqua potrebbero combinarsi in una «tempesta perfetta» tanto da compromettere l'equilibrio della nostra civiltà e farci affrontare marosi metaforicamente paragonabili a quelli che spazzarono via la barca di George Clooney nell'omonimo film di Wolfgang Petersen. Sappiamo che si tratta di una discutibile semplificazione, ma avere in mente queste due date ci aiuta a ragionare. Sappia-mo anche che parlare del futuro espone al rischio di clamorosi errori.

Nel 1930, il grande economista John Maynard Keynes scrisse un articolo nel quale avanzava la previsione che «entro il 2030, i nipoti della sua generazione sarebbero vissuti in uno stato di abbondanza, appagati e finalmente liberi di dedicarsi alle arti, alle attività ludiche e alla poesia, essendosi affrancati da attività economiche come il risparmio, l'accumulazione di capitale e il lavoro».

È vero che Keynes legava questa previsione alla condizione che si ponesse sotto controllo la crescita demografica (che in-vece è una delle più forti spinte al cambiamento nel Ventune-simo secolo), ma anche guardando alle società più ricche che l'economista inglese aveva in mente, è evidente che Keynes ha sbagliato tutto.

Il desiderio di perseguire nuovi modelli di consumo edonistici ha spinto le persone a continuare a lavora-re, inducendo spesso i più ricchi a lavorare più dei più poveri. L'esigenza di soddisfare nuovi bisogni ha moltiplicato la ten-denza all'accumulazione di capitali. Come è possibile che un uomo dell'intelligenza di Keynes, profondo conoscitore dell'economia e della società, abbia saputo predire così precisamente il futuro dello sviluppo economico e del miglioramento del tenore di vita e sbagliare così clamorosamente nel capire le tendenze future del lavoro e del tempo libero, dei consumi e del risparmio?

Ottant'anni dopo la previsione di Keynes, gli economisti Lorenzo Pecchi e Gustavo Piga hanno rivolto questa domanda a una dozzina tra i più grandi studiosi contemporanei, ricevendo risposte tutt'altro che concordi. Ma l'elemento di fondo ci sembra essere la difficoltà di prevedere il comportamento umano a lungo termine. Modelli di vita, stili di consumo, atteggiamenti nei confronti del lavoro possono mutare radicalmente; oggi anche più in fretta che in passato, per la velocità della comunicazione nel linguaggio globale.

Questo porta certamente a un rischio nel formulare previsioni. Ma anche a una speranza, perché se vogliamo far fronte alla «tempesta perfet-ta» abbiamo bisogno di cambiamenti. Se la politica da sola non basta, le possibilità di evitare o quanto meno di attenuare la crisi prossima ventura dipende da tutti noi - cittadini, comunità locali, imprese, organizzazioni no profit -, con mutamenti di comportamenti che non riguardano solo un diverso modo di consumare, ma un diverso modo di interagire, nuove priorità, nuove capacità di interscambio.

Molti cambiamenti sono già in corso e raccontarli ci sembra importante. Siamo perfettamente consapevoli di non essere gli unici a interrogarci sul futuro. Le librerie sono piene di volumi sull'economia sostenibile, sulle trasformazioni dell'ambiente, sulle condotte etiche per la sopravvivenza dell'umanità.

Questi temi sono tra i più diffusi in Rete, con migliaia di siti, di blog, di riferimenti nei social network. Qual è dunque il valore aggiunto di questo lavoro? Crediamo che consista nel riferire non soltanto quello che «dovrebbe» accadere, ma anche quello che sta già accadendo, nell'elencare fatti più che auspici, nella convinzione che solo una valutazione realistica dei comportamenti e delle tendenze attuali può consentire gli interventi necessari. È inutile, per esempio, auspicare una «rivoluzione verde» senza valutarne i tempi, i costi, i possibili protagonisti.

Per affrontare la «tempesta perfetta» bisogna innanzitutto sfatare molti luoghi comuni. I cambiamenti che il mondo deve affrontare sono infatti enormi, i rischi terrificanti. E benché i segnali di svolta siano già oggi numerosi, in Italia non sono stati ancora adeguatamente percepiti. Ci auguriamo che questo libro serva a stimolare il dibattito pubblico su quello che conta davvero nel prossimo cruciale passaggio al futuro della Storia.

 

Comin Speroni COVER 2030 La Tempesta PerfettaGianluca Comin e Donato SperoniBRUNO MANFELLOTTO GIANLUCA COMINapocalypsePOST APOCALISSE tempestaapocalisse

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…