tosca valentina carrasco

TOSCA SUL DIVANO DEL PRODUTTORE – MATTIOLI: "ALLO SFERISTERIO DI MACERATA LA REGISTA VALENTINA CARRASCO AMBIENTA IL CAPOLAVORO DI PUCCINI A HOLLYWOOD TRA SET E PRODUTTORI IN CALORE. I CATTIVI NON SONO I SOLITI CLERICOFASCISTI PAPALINI MA I MACCARTISTI SCATENATI A ROVINARE VITE E CARRIERE DI COMUNISTI VERI O PRESUNTI - IRONIA DELLA SORTE: È LA PRIMA STAGIONE DOPO CHE LA CITTÀ È PASSATA A DESTRA, CON RELATIVO SPOIL SYSTEM ANCHE ALLO SFERISTERIO. E TUTTAVIA LO SPETTACOLO È DEL TUTTO “DI SINISTRA”

Alberto Mattioli per lastampa.it

 

TOSCA VALENTINA CARRASCO

Tosca è una divastra del cinema degli anni Cinquanta che entra in scena con un codazzo di fan adoranti che le chiedono l’autografo. Scarpia, un produttore dalla doppia vita, in pubblico marito e padre integerrimo e in privato perverso voyeur, oltre che delatore nei processi alle streghe del maccartismo. Cavaradossi, un attore sinistrorso ma pur sempre scemo come da prassi tenorile.

 

Tosca, intesa come opera, si sdoppia: il canonico triangolo questa volta è ambientato a Hollywood, mentre tutto il décor napoleonico dipende dal fatto che ci si sta girando un film, La battaglia di Marengo, in uno di quei technicolor terribilmente pacchiani di cui oggi è buon gusto dire che erano di cattivo gusto, ma che nel loro cineforum interiore tutti rimpiangono.

 

TOSCA VALENTINA CARRASCO

È il nuovo Puccini dello Sferisterio di Macerata, griffato Valentina Carrasco: in realtà previsto per il 2019, ma andato in scena soltanto adesso, dopo varie vicissitudini di Covid, cambi di dirigenza e altre inconvenienze, teatrali e non. Dunque, una Tosca tutta sistemata su un set cinematografico coloratissimo, mentre il dietro le quinte, la vita vera, è rigorosamente in bianco e nero. I cattivi non sono i soliti clericofascisti papalini (che poi, a rigor di storia, sarebbero i ben più feroci Borbone napoletani in variante absburgica), ma i maccartisti scatenati a rovinare vite e carriere di comunisti veri o presunti. E qui, ironia della sorte: è la prima stagione dopo che la città è passata a destra, con relativo spoil system anche allo Sferisterio. E tuttavia lo spettacolo, politicamente, è del tutto “di sinistra”.

 

 

TOSCA VALENTINA CARRASCO

Il suo limite è quello di un po’ di confusione, specie nel primo atto dove c’è troppa carne al fuoco e fra l’altro non è ben chiaro se siamo nella Hollywood vera o in quella sul Tevere (ci sono due Vespe, quindi sarebbe Cinecittà: ma nel cinema italiano i comunisti tutto erano meno che perseguitati…). Nella riscrittura troppe cose non tornano: per dirne una, non si capisce bene a cosa corrisponda la notizia della vittoria del Napo a Marengo, che pure è uno snodo narrativo essenziale. Però Tosca, oltre che il perfetto thriller che sappiamo, è anche una riflessione sui labili confini fra arte e vita, scenica scienza e autenticità dei sentimenti, fucilazioni simulate che risultano vere e così via: negli ultimi anni, sono state molte le letture, da Carsen in giù, che ne hanno esplorato l’aspetto, diciamo così, metateatrale.

 

TOSCA VALENTINA CARRASCO

Qui tutto lo spettacolo è congegnato appunto per sospendere lo spettatore tra finzione e realtà, senza che sia ben definito dove finisca l’una e cominci l’altra, e viceversa: perfino con ironia, come quando Tosca finisce Scarpia regolarmente accoltellato a colpi della stessa stendycam con la quale lui l’aveva ripresa mentre lei cantava “Vissi d’arte” regolarmente accasciata. Insomma, la scelta registica è forte ma non arbitraria o, come si dice in cretinese, “provocatoria”. L’accoglienza è stata tiepida, e c’è chi non ha gradito.

 

 

 

TOSCA VALENTINA CARRASCO

Legittimo. E tuttavia urge che anche in Italia, perfino in Italia, si inizi a valutare l’operato dei registi anche da un punto di vista tecnico, cioè non solo per cosa fanno ma per come lo fanno. L’idea che Carrasco ha dell’opera potrà piacere o no, e di certo non è del tutto risolta. Ma che la regista signora sia una signora regista è indiscutibile, tanto che i momenti migliori della sua Tosca sono quelli in cui cadono quasi tutte le altre: il “Te Deum”, appunto “Vissi d’arte” e il finale del secondo atto, tutto “sulla musica” con precisione millimetrica e grandissimo effetto.

 

 

Dal podio, Donato Renzetti rifiuta programmaticamente di fare la solita Toscaccia da arena estiva e sceglie invece la strada di un’estrema raffinatezza, delibando con golosità da grande musicista dettagli di orchestrazione e finezze pucciniane varie. I tempi sono inevitabilmente dilatati e la tensione finisce spesso per stemperarsi. Se l’orecchio spesso gode, il ritmo narrativo risulta poco incalzante: il secondo atto, in particolare, si sfarina un po’. È comunque una curiosa Tosca dove nessuno fa quel che ci si aspetta da lui.

 

Per esempio, Carmen Giannattasio, che canta piuttosto bene con una bella voce piena da lirico, ma non risulta molto personale e in certi momenti sembra perfino non abbastanza diva. Antonio Poli, debuttante come Cavaradossi, inizia male con un pessimo “Recondita armonia”, poi fa un buon secondo atto e un terzo assai bello, a parte il singulto alla fine di “E lucevan le stelle”. Solidissimo, centrato e convincente Claudio Sgura come Scarpia, comprimari non memorabili, accoglienza perplessa ma non ostile.

valentina carrasco foto di bacco

 

La nouvelle vague maceratese con la direzione artistica di Paolo Pinamonti presenta due novità. Una che i tre titoli d’opera (ci sono anche Pagliacci accoppiati con The Circus di Chaplin con la colonna sonora eseguita dal vivo e Il barbiere di Siviglia) non sono più presentati in successione, modello tutto il festival in un week-end, che per un posto bellissimo ma non facile quanto a trasporti come Macerata non sembra una scelta saggia.

 

La seconda sono i molti concerti sinfonici. A me è toccato quello beethoveniano di Myung-whun Chung con Santa Cecilia, Pastorale e Settima: ed è stata una serata splendida. Chung se ne infischia di fare musica all’aperto, o forse sa che lo Sferisterio, di tutte le arene italiane, è l’unica dove l’acustica sia buona sul serio e non solo nelle mitomanie locali.

 

valentina carrasco

Quindi osa e impagina un Beethoven cameristico, intimo, liricissimo, con agogiche rilassate e dinamiche tutto sommato ridotte: ma di una coerenza, di un’attenzione ai dettagli, di una bellezza sonora, di una limpidezza spoglia e tersa e, passatemi l’espressione, di un’affettuosa tenerezza semplicemente memorabili.

 

Ovvio che tutto ciò sia possibile grazie all’eccellente prestazione dei ceciliani, con i fiati in splendida evidenza; idem che la Sesta risulti più singolare dell’apoteosi della danza della Settima. Non c’è una battuta che non sia meditata e, allo stesso tempo, che non sembri nascere lì per lì. Che sembri di sentire per la prima volta due dei brani più ascoltati e abusati di sempre parrà forse un rancido luogo comune: eppure, è verissimo.

alberto mattiolivalentina carrasco

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO