furio colombo marco travaglio alessandro orsini massimo fini

VOLANO MISSILI AL “FATTO QUOTIDIANO”! - FURIO COLOMBO ATTACCA ORSINI E MASSIMO FINI (SENZA NOMINARLO) E SFANCULA TRAVAGLIO: “NON SONO IL SOLO IN ITALIA A SAPERE CHE GLI "STUDI" DI ORSINI FALSIFICANO FINO AI DETTAGLI LA STORIA DI QUESTO PAESE E LUI TENTA DI APPARIRE PERSEGUITATO. E IO NON VOGLIO ESSERE COMPLICE” - LA RISPOSTA DI TRAVAGLIO: “CARO FURIO, SULLA GUERRA IN UCRAINA, IO NON CONDIVIDO CIÒ CHE SCRIVI TU, MA PUBBLICO TUTTO CIÒ CHE SCRIVI. DOV'È IL PROBLEMA? SIAMO UN GIORNALE, NON UNA CASERMA"

furio colombo foto di bacco

1 - SULLA GUERRA, LA NATO E I NEMICI, NON CAPISCO PIÙ IL NOSTRO GIORNALE

Furio Colombo per il “Fatto quotidiano”

 

All'improvviso mi sono trovato a scrivere su questo giornale - che avevo contribuito a far nascere, con Padellaro e Travaglio - accanto a un collega che non conoscevo e che non vorrei conoscere, caro a tutti coloro che pensano che l'America sia il vero pericolo dei popoli e delle democrazie, e che l'invio di armi ai resistenti invasi e assediati dal rischio imminente di distruzione totale sia un sacrilegio.

 

orsini bianca berlinguer

E mi sono trovato a dover leggere il testo di un altro collega che mi racconta, al rovescio, la terrificante Guerra mondiale che ho vissuto e che conosco e ricordo da bambino in fuga, in una versione in cui Hitler era di origine ebraica e non aveva alcuna intenzione di fare la guerra che distruggerà l'Europa. Aggiungendo una affermazione che nega la Storia ed è inaccettabile anche come post verità in quella frase "i tedeschi (i tedeschi delle Fosse Ardeatine e di via Tasso) proteggevano gli italiani mentre gli americani invadevano il Paese, abbandonato a stupri e violenze in libertà".

 

orsini

È inevitabile respingere visioni che portano disorientamento e informazioni inesistenti o distorte, se compaiono accanto al tuo lavoro nel giornale per cui scrivi, fiducioso, da molti anni. Ci sono decine di film italiani del primo Dopoguerra che raccontano l'immediata presa di possesso, dunque di occupazione dell'Italia, da parte dei comandi tedeschi nei giorni dell'Armistizio (8 settembre 1943).

 

"Su di voi io ho carta bianca", grida un ufficiale tedesco a militari italiani che non vogliono obbedire all'occupazione dell'Italia, eseguita dalla Wehrmacht, subito dopo l'uscita dell'Italia dalla guerra. Uno dei soldati, nel film di Steno, è l'attore Totò, che grida al tedesco: "Ci si pulisca il culo con quella carta", frase celebre allora, e a mente fresca e memoria immediata oggi un documento.

alessandro orsini da massimo giletti 7

 

Ma devo per forza notare e far notare che il primo dei due casi citati, Alessandro Orsini, entrato all'improvviso e con veemenza nel giornale di Travaglio e di Padellaro, ha funzionato come il frate che sollevai confratelli e i fedeli per riformare una chiesa. Dopo di lui niente è più come sembra, perché Orsini ha scosso con forza e con violenza la fiducia di chi legge e di chi scrive su un giornale su cui lascia una pesante impronta, una sorta di esclusiva.

 

furio colombo foto di bacco

Non sono il solo in Italia a sapere che gli "studi" di Alessandro Orsini falsificano fino ai dettagli la storia di questo Paese e del contesto politico e umano di cui siamo parte. Ma non sono affatto maggioranza, anche se Orsini tenta tenacemente di apparire perseguitato. Con lui non siamo mai al dubbio o al suggerimento, ma alla affermazione o negazione assoluta priva di alternative.

 

Come fai a scrivergli accanto? Chi dei due è il falsario? "Nei confronti di chi mi odia provo una certa compassione", ha detto Orsini giorni fa all 'Ansa. Pensate che qualcuno di noi possa accomodarsi nella sua compassione? Intanto, però, Orsini aggiunge: "L'esempio delle follie degli ultimi giorni riguarda l'ingresso di nuovi Paesi nella Nato, un pericolo enorme per l'umanità".

alessandro orsini da massimo giletti 4

 

Pensate: Svezia e Finlandia presentate senza ridere come un pericolo enorme per l'umanità. Ma il pericolo enorme sarebbe più guerra russa, dunque smettete di provocare. Abbassatevi al livello giusto. Infatti prontamente il ministro russo Lavrov completa la frase di Orsini nella stessa giornata in cui scrivo: "Questa è una guerra che porrà fine al superpotere americano".

MASSIMO FINI

 

E dunque aprirà la strada al super potere russo che, per qualche ragione, per alcuni, non solo per Lavrov, è il preferito. Infatti la sera dell'11 maggio, la sala Umberto di Roma aveva esaurito i posti (ingresso a 25 euro) per ascoltare Orsini nello show Ucraina: tutto quello che non ci dicono, in cui tutti sono falsari tranne lui e tranne i suoi non pochissimi seguaci.

 

È accorsa infatti una folla di personaggi autorevoli, da Alessandro Di Battista all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, ognuno che esclamava entrando: "Finalmente possiamo sentire la verità". La verità, in questo mondo perfettamente modellato sull'anti-vax (stessa persuasione esaltata di possedere una conoscenza superiore delle cose e dalla scoperta dell'inganno). E chi non capisce è un venduto.

 

ALESSANDRO ORSINI 3

Le parole chiave della nuova militanza sono tre: l'America (non è tollerato l'errore di dire "Russia"), che ha voluto e provocato la guerra con tutta la sua distruzione e i suoi morti e i suoi profughi, avvenuti a causa della Nato; le armi (non ne mandate a chi sta difendendo fino alla fine case, famiglie e città, altrimenti i russi, che si stanno difendendo dagli americani, dovranno continuare a bombardare); il pacifismo, molto raccomandato da Orsini se si tratta di resa e di togliere di mezzo un presidente vanitoso e ingombrante dell'Ucraina che si oppone a una realistica pace con consegna alla Russia delle parti già scelte del suo Paese.

 

ALESSANDRO ORSINI 4

L'invenzione della verità alternativa di Donald Trump ha fatto molta strada. Orsini, che studia molto, ne ha fatto il suo strumento preferito. Oppure si tratta di un'invenzione usata per tenere vivo il credente, e confondere gli avversari. Esempi: "Bisogna avere il coraggio di ammettere che Putin ha già vinto". "Hitler non aveva alcuna intenzione di far scoppiare la Guerra mondiale". "Questa è una guerra persa in partenza. O noi diamo a Putin quello che vuole o lui se lo prende lo stesso".

 

marco travaglio

"Zelensky è un pericolo per la pace. Va abbandonato. Politicamente è un incapace". "Il governo Draghi è un governo di burattini nella mani della Casa Bianca". "Anche nelle dittature un bambino può essere felice". L'invenzione della verità alternativa di Donald Trump ha fatto molta strada. E io una cosa so con certezza. Non voglio essere complice.

 

2 - SU PACE E LIBERTÀ DI OPINIONE, IL FARO È LA COSTITUZIONE

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

 

ALESSANDRO ORSINI - DA OGGI

Caro Furio, l'amicizia e la riconoscenza che mi legano a te dai tempi dell'Unità, dove mi accogliesti insieme a Padellaro nel 2002, mi spinge a pubblicare questa tua invettiva che nessun direttore, nemmeno tu all'Unità, pubblicherebbe mai. Perché contravviene a una regola non scritta ma aurea di tutti i giornali: scrivere tutto ciò che si pensa, ma senza metter le mani addosso e le dita negli occhi ad altri collaboratori. Cosa che tu fai col prof. Alessandro Orsini e con Massimo Fini (senza citarlo). Orsini e Fini, se vorranno, ti risponderanno. Io lo faccio subito per rispetto dei lettori, abituati a un giornale libero e plurale, non a un ballatoio di comari che si lanciano piatti e stracci.

 

travaglio

Partiamo da Fini, "l'altro collega". La sua controlettura del 25 Aprile riflette la sua visione provocatoria, peraltro arcinota a noi che lo leggiamo (e anche a te, che hai elogiato il suo ultimo libro), della guerra civile italiana in cui gli occupanti anglo-americani, purtroppo nostri nemici, per fortuna ci liberarono insieme ai partigiani italiani dagli occupanti nazisti, purtroppo nostri alleati.

 

Peraltro Fini non ha mai scritto che Hitler fosse ebreo (l'ha detto Lavrov e lo scrissero alcuni storici, ripresi nel 2010 dal Corriere). Con il suo articolo ho fatto quel che faccio sempre con tutti (incluso te): l'ho letto, l'ho condiviso in parte, ma non tutto e l'ho pubblicato. Lerner mi ha inviato un pezzo polemico con Fini: l'ho condiviso in parte, ma non tutto e l'ho pubblicato, con una postilla per evitare l'effetto ballatoio delle repliche e controrepliche infinite.

ALESSANDRO ORSINI 2

 

Orsini non è arrivato al Fatto facendo irruzione manu militari ("entrato all'improvviso e con veemenza nel giornale"): l'ho chiamato io, appena ho saputo che la sua rubrica di geopolitica sul Messaggero non veniva più pubblicata perché si discostava dal pensiero unico sulla guerra e la sua università, sempre per le sue idee, gli creava seri problemi. Proprio per questo è nato il Fatto nel 2009: per dare un tetto a chi ha qualcosa da dire, ma non sa più dove dirlo.

 

Due anni fa seppi che Lerner lasciava Repubblica perché non ci si riconosceva più: lo chiamai e gli dissi che il Fatto era casa sua, pur dissentendo con lui su molte cose. Idem Orsini: non aveva più un giornale, ora ce l'ha. E scrive liberamente il suo pensiero, che non collima certo con le frasette caricaturali (mai pubblicate sul Fatto, spesso mai neppure dette in tv) da te collezionate dalle "cronache" dei giornali dediti alla quotidiana character assassination per manipolare le sue tesi e farlo apparire una spia di Putin (anziché lo studioso che nel 2018, in Parlamento, predisse la guerra in Ucraina).

MASSIMO FINI

 

Anche i testi di Orsini li leggo, in parte li condivido, in parte no, e li pubblico. Mi sarei aspettato un tuo plauso, visto che la terrificante Guerra mondiale che hai vissuto da bambino in fuga fu preceduta dal giuramento dei professori universitari al regime fascista: davvero ti pare uno che "tenta tenacemente di apparire perseguitato" un professore che perle sue idee viene ostacolato dal suo ateneo, si vede stracciare un contratto Rai già firmato e viene trascinato al Copasir, mentre il programma che osa ospitarlo è in odor di chiusura?

 

furio colombo

L'idea poi che io abbia deciso come pensarla sulla guerra dopo il suo arrivo è bizzarra: pensavo le stesse cose anche prima, ispirandomi non a Orsini ma alla Costituzione. La lezione teatrale l'abbiamo organizzata noi per dargli modo di illustrare il suo pensiero senza insulti né interruzioni: una bella serata piena di informazioni e di cittadini (soprattutto giovani), quasi tutti nostri lettori vecchi e nuovi.

 

C'erano anche Di Battista e Alemanno: avevano comprato il biglietto, dovevamo cacciarli a pedate? Mi autodenuncio: c'ero anch' io, alla sala Umberto, diversamente dal cronista de La Stampa che ha fatto dire a Orsini "Putin ha già vinto'" (frase mai detta quella sera). Non ho visto "antivax" né sentito le frasi" chi non capisce è un venduto" e "tutti falsari tranne lui". Forse la "verità alternativa" non è un'esclusiva di Trump.

MASSIMO FINI

 

Caro Furio, tu non condividi quello che scrivono Fini e Orsini e immagino chela cosa sia reciproca. Io, soprattutto sulla guerra in Ucraina, non condivido ciò che scrivi tu, ma pubblico tutto ciò che scrivi. Dov' è il problema? Siamo un giornale, non una caserma. Siamo in democrazia, mica in Russia. Sul Fatto c'è posto per tutti. Non esistono "falsari" né delinquenti, dunque "scrivere accanto" a un professore chela pensa diversamente non è "complicità": è pluralismo.

 

MARCO TRAVAGLIO

I nostri lettori sono così maturi da comprenderei nostri diversi punti di vista e poi formarsi un'opinione informata. Orgogliosi di un giornale che - unico in Italia e forse non solo - ospita dibattiti come questo. Senza filtri e senza limiti, salvo uno. Quando nascemmo, il 23 settembre 2009, Padellaro scrisse che la linea politica del Fatto è la Costituzione Repubblicana.

 

Infatti è dall'Articolo 11 che deriva il nostro "no" fermo e risoluto all'invio di armi in una guerra fuori dalle nostre alleanze. Ed è l'Articolo 21 che tiene le nostre porte sempre aperte a chi viene censurato o attaccato per le proprie idee. Quindi sì, continueremo a essere il giornale di Colombo, di Fini, di Orsini e di tutte le altre firme che sono arrivate fin qui e che spero arriveranno ancora ad arricchire la nostra comunità di uomini liberi. Giornalisti e lettori.

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