marcello viola michele prestipino francesco lo voi

L'ELEZIONE DI FRANCESCO LO VOI A CAPO DELLA PROCURA DI ROMA CHIUDE UNA PARTITA DURATA TRE ANNI MA LASCIA APERTE LE FERITE DI UN CSM ORMAI BOLLITO (MANCANO SETTE MESI ALLA SCADENZA), DOPO IL QUALE SI ATTENDE UNA RIFORMA DA TUTTI INVOCATA MA NON FACILE DA REALIZZARE - LE SCINTILLE E I BATTIBECCHI TRA CONSIGLIERI, CON VELATE ACCUSE RECIPROCHE DI NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO, O DI USARE DUE PESI E DUE MISURE CON LE INTERCETTAZIONI DI PALAMARA, A SECONDA DELLE CONVENIENZE CORRENTIZIE O PERSONALI…

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

 

franco lo voi

La Procura di Roma ha un nuovo capo, il terzo in meno di tre anni, ma il Consiglio superiore della magistratura continua a dilaniarsi intorno a una vicenda che gli ha fatto perdere - per ammissione degli stessi consiglieri - dignità, autorevolezza e credibilità. Non certo per la scelta finale caduta su Francesco Lo Voi, 64 anni, fino a ieri procuratore di Palermo, che ha ottenuto 19 voti su 25 (due hanno votato per l'altro concorrente Marcello Viola e tre si sono astenuti), ma per il modo in cui s' è arrivati a questa decisione.

luca palamara a passeggio con cosimo ferri

 

Nel plenum che l'ha ratificata sono tornati a risuonare gli echi delle trame dell'hotel Champagne, quando nel maggio 2019 alcuni consiglieri concordavano strategie assieme all'ex componente del Csm Luca Palamara e ai deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti (quest' ultimo imputato proprio davanti alla Procura di Roma) per la successione all'ex procuratore Giuseppe Pignatone, appena andato in pensione. Anche allora erano in corsa Lo Voi e Viola, il procuratore generale di Firenze individuato da Ferri e Palamara per realizzare la «discontinuità» con la gestione Pignatone e dare via libera alla successiva nomina dello stesso Palamara a procuratore aggiunto.

 

luca palamara

Un «patto» siglato fuori dal Csm e svelato dal trojan che aveva trasformato il telefonino dell'ex magistrato in una microspia, con relative dimissioni dei consiglieri coinvolti e successiva radiazione di Palamara dall'ordine giudiziario. Alla diffusione di quelle intercettazioni seguirono l'annullamento delle procedure portate avanti fino a quel momento (prevalenza di Viola in commissione incarichi direttivi), una nuova trattazione della pratica e la nomina del procuratore aggiunto Michele Prestipino, sancita a marzo 2020.

franco lo voi

 

Annullata però dal Tar e dal Consiglio di Stato che hanno accolto i ricorsi di Lo Voi e Viola, ritenendo che un procuratore aggiunto non possa superare un procuratore o un procuratore generale. Le sentenze della giustizia amministrativa hanno di fatto costretto il Csm a una nuova scelta tra i due candidati sconfitti all'epoca, e ieri il Consiglio ha scelto Lo Voi.

 

MICHELE PRESTIPINO

Si è giunti quindi alla soluzione contrastata nel 2019 dall'asse Ferri-Palamara, con al seguito le rispettive correnti (Unità per la costituzione e Magistratura indipendente), con quasi tre anni di ritardo e in mezzo uno scandalo da cui il Consiglio non sembra essersi ripreso. Costretto a smentire perfino se stesso, dovendosi rimangiare la nomina di Prestipino che nel frattempo ha ricompattato e ripreso a far funzionare la Procura più importante d'Italia, e che per questo ha incassato i riconoscimenti del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, di altri consiglieri e dello stesso Lo Voi: «Ringrazio il Csm e anche Michele Prestipino, che è un grande amico e un grande magistrato».

marcello viola

 

A favore di Viola si sono pronunciati i due consiglieri ormai separati dalla corrente di Autonomia e indipendenza nelle cui file furono eletti, Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo; quest' ultimo ha voluto sottolineare che il pg di Firenze «è la vittima principale, ingiustamente penalizzata» dello scandalo esploso con le intercettazioni dell'hotel Champagne, non essendo emerso alcun ruolo nelle manovre extra-consiliari.

 

SEBASTIANO ARDITA

I consiglieri di Area (la cosiddetta «sinistra giudiziaria») volevano invece acquisire altri elementi e ascoltarlo sulle trame che puntavano alla sua nomina, sia pure a sua insaputa. Di qui le scintille e i battibecchi tra consiglieri, con velate accuse reciproche (anche tra chi ha votato lo stesso candidato) di nascondere la polvere sotto il tappeto, o di usare due pesi e due misure con le intercettazioni di Palamara, a seconda delle convenienze correntizie o personali.

 

Polemiche anche tra laici e togati sui rispettivi interessi rappresentati, nonché tra togati che si rinfacciano le decisioni annullate dalla giustizia amministrativa, o la scarsa trasparenza nell'assegnazione di un «posto di grande potere» dietro il quale si sono mossi «plurimi e forti interessi».

 

antonino di matteo

La nomina decisa a larghissima maggioranza di un magistrato unanimemente stimato ha dunque chiuso la partita della Procura di Roma, lasciando però aperte le ferite di un Csm ormai in dirittura d'arrivo (mancano sette mesi alla scadenza), dopo il quale si attende una riforma da tutti invocata ma non facile da realizzare. Il governo non ha ancora presentato ufficialmente la sua proposta e già politici e magistrati sono schierati su fronti opposti.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…