cimitero denti d'oro

L'ORO IN BOCCA – UN DIPENDENTE AMA IN SERVIZIO NEI CIMITERI DI ROMA È ACCUSATO DI AVERE RUBATO DENTI D'ORO DALLE BOCCHE DEI CADAVERI PER VENDERLI AI “COMPRO ORO” – IL PROPRIETARIO DEL NEGOZIO È INDAGATO PER PECULATO E RICICLAGGIO INSIEME A TRE AIUTANTI – LA VICENDA RISALE AL 2013 E ORA LA PROCURA STA CORRENDO PER EVITARE LA PRESCRIZIONE...

Giulio De Santis per il “Corriere della Sera - Edizione Roma”

 

cimitero

Si è appropriato dei denti d’oro dei defunti per poi cederli a un «Compro oro». È l’accusa per cui Alessandro Avati, 55 anni, dipendente dell’Ama nel servizio cimiteriale, rischia di finire sotto processo dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Il reato: peculato.

 

Oltre al dipendente dell’azienda municipale, il pm ha sollecitato il processo per altre quattro persone. Innanzitutto è imputato Andrea Ciabattini, titolare di un «Compro oro» in zona Centocelle, presso cui Avati avrebbe ceduto i denti dei defunti. Il gestore dell’esercizio commerciale, consapevole per la Procura della provenienza illecita delle protesi, avrebbe contato sull’aiuto di due persone per occultare la merce.

 

Si tratta di Erasmo Fava e Arianna Bucci. Ciabattini, Fava e Bucci sono accusati di riciclaggio. Infine c’è un quinto imputato, Dashuri Bici, albanese, anche lui accusato di riciclaggio ma per un’altra storia: avrebbe montato una targa contraffatta su una Bmw rubata in Svizzera.

 

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Le vicende risalgono al 2013 e ora la Procura sta correndo per evitare la prescrizione. Che nel caso di Avati scatterà il 27 maggio del 2023. Il dipendente Ama, va premesso, è già sotto processo insieme ad altri colleghi per la truffa , che risale al 2020, ai danni dei parenti dei defunti seguita alla mutilazione dei cadaveri. Avati in un caso, insieme ad altri quattro dipendenti Ama, avrebbe chiesto 50 euro ai familiari di un defunto dicendo che il denaro era necessario per eseguire l’estumulazione del loro caro. Soldi che, in realtà, i parenti non avrebbero mai dovuto sborsare essendo il servizio a carico dell’Ama.

 

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In questo caso i reati per cui Avati è imputato sono vilipendio e truffa. Per quanto concerne l’appropriazione delle protesi dentarie d’oro dei defunti, questa è la ricostruzione del pm Gennaro Varone: Ama incarica, più volte fino al 2013, il dipendente di occuparsi dell’estumulazione delle salme.

 

Operazione consistente nel recupero dei resti dai loculi dei cimiteri capitolini a distanza di 30 anni dalla sepoltura. Avati – difeso dall’avvocato Armando Macrillò – da quei resti sottrae le protesi dentarie d’oro. Stando ben attento a non essere scoperto dai colleghi, le fa sparire. Poi bussa alla porta del «Compro oro» di Ciabattini, difeso dall’avvocato Claudio Turci.

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Il commerciante lo riceve, secondo la Procura, e a quel punto entrano in scena i suoi bracci destri. Bucci, difesa dall’avvocato Luca Montanari, e Fava, assistito dall’avvocato Marika Rossetti. Con entrambi simula la cessione dei denti per occultarne la provenienza.

 

A quanto cede le protesi d’oro? La Procura non sa se la cessione sia stata onerosa o gratuita. Pertanto rimane ignoto se e quanto ha guadagnato Avati. Di certo il dipendente si è sbarazzato della refurtiva presso un’attività commerciale dedita all’acquisto di oro.

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