supermercati coronavirus penne lisce e farfalle

ABBIAMO UN’UNICA CERTEZZA: ANCHE IN CASO DI PSICOSI DA CORONAVIRUS, NESSUNO VUOLE MANGIARE PENNE LISCE E FARFALLE - NEI SUPERMERCATI ASSALTATI, TRA GLI SCAFFALI VUOTI, GLI UNICI PRODOTTI CHE TUTTI HANNO SCHIFATO SONO I DUE TIPI DI PASTA - INTROVABILI I GEL DISINFETTANTI PER LE MANI. E C’È CHI UN CARRELLO RIESCE A INFILARE 54 LITRI DI BOTTIGLIE D’ACQUA…

Elisabetta Andreis e Elisabetta Rosaspina per www.corriere.it

 

PSICOSI CORONAVIRUS - ASSALTO AI SUPERMERCATI

Alle casse dell’Unes di viale Premuda, Porta Venezia, a Milano, le commesse si consolano: «Se svuotano gli scaffali entro le 20, stasera andiamo a casa prima». È solo una battuta, ma pochi dei clienti in fila sorridono o hanno voglia di simpatizzare con le cassiere in straordinario. Nella domenica senza calcio, senza mostre, senza cinema e senza teatri, le prove tecniche di coprifuoco sembrano essere diventate l’unica distrazione possibile per coppie, famiglie e single.

 

Una sorta di caccia al tesoro: l’ultimo flacone di candeggina, una rara confezione di salviette umide all’aloe, seminascosta dietro il latte detergente per neonati, una scatola di guanti in lattice, e pazienza se è rimasta soltanto la taglia più piccola.

 

PSICOSI CORONAVIRUS - ASSALTO AI SUPERMERCATI - NESSUNO VUOLE LE FARFALLE

L’Amuchina o il Germozero (qui una guida per trovare online i gel disinfettanti) equivarrebbero al primo premio della lotteria; ma soltanto accanto alle casse se ne intravvede la preziosa etichetta, fragile baluardo dei dipendenti contro il tanto sconsigliato affollamento delle ultime ore. «Posso?», una ragazza porge le mani per ricevere qualche goccia di disinfettante in omaggio. Poi ridacchia imbarazzata come se l’avesse chiesto soltanto per scherzare. Siamo a Carnevale, no? Da una parte e dall’altra del nastro scorrevole si cerca di disinnescare la tensione. Ma le famose mascherine, sparite negli ultimi giorni dalle farmacie, sono riapparse sui volti di chi è stato più tempestivo degli altri.

 

psicosi coronavirus scaffali presi d assalto al supermercato

È la legge della giungla. Ipermercati e supermercati del Lodigiano e di Casalpusterlengo sono stati i primi, ieri mattina presto, a essere invasi da un esercito di consumatori compulsivi e ben organizzati. Ma anche a Milano l’annuncio della chiusura di scuole, locali pubblici e musei ha fatto temere che anche le saracinesche sarebbero potute restare abbassate questo lunedì. I carrelli si riempiono in fretta: carne, broccoli, patate, affettati, salmone. Ma soprattutto acqua.

 

supermercato

All’Esselunga di viale Piave un equilibrista riesce a impilare in un solo carrello sei confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo ciascuna: una cascata da 54 litri. Come se l’acquedotto civico rischiasse di essere bombardato da un momento all’altro o fosse stato distrutto dall’uragano Katrina. I reparti più sguarniti forniscono utili indizi sui timori e sugli scenari previsti dagli acquirenti: biscotti e cioccolata per addolcire una lunga e tediosa quarantena sul divano.

 

Succhi d’arancia e tubi di vitamina C come debole, ma non del tutto inutile, sostegno al sistema immunitario. Pasta e scatolame a lunga conservazione che in ogni caso non vanno a male. E poi carta igienica, dentifricio e shampoo, perché sono anche quelli generi di prima necessità, seppure non di stretta sopravvivenza. Senza dimenticare sacchi di crocchette per cani e gatti con i quali dovesse essere condivisa la temuta serrata di negozi alimentari.

 

PSICOSI CORONAVIRUS - ASSALTO AI SUPERMERCATI - NESSUNO VUOLE LE PENNE LISCE

«Al Carrefour di via Ancona ho preso l’ultima scatoletta di tonno e le ultime due patate» non sa se rallegrarsi o demoralizzarsi Francesca Singer, imprenditrice e mamma di tre bambini. I vertici dell’Esselunga hanno dovuto affidare all’Ansa, l’agenzia di stampa, un comunicato rassicurante sulla rapidità del ripristino delle scorte: «Siamo pronti ad affrontare qualsiasi esigenza». I magazzini sono pieni, fanno sapere, si tratta soltanto di trasportare la merce fino ai ripiani, ripuliti come neanche nel più riuscito dei Black friday. Rispetto alla corsa all’accaparramento di quasi trent’anni fa, all’inizio della Guerra del Golfo, ora c’è a disposizione un altro canale di approvvigionamento: l’e-commerce. Ma anche l’autostrada online si è ben presto intasata.

 

C’è chi sfoga sui social il suo disappunto quando dall’ordine su Amazon prime si è visto sfilare dal carrello il pacco da otto bottiglie di minerale: «Questo prodotto è stato comprato da un altro cliente» gli ha notificato un messaggio. Sospese in molti supermercati, le consegne a domicilio sono slittate a data da definirsi anche sul web: non prima di martedì, nei casi più fortunati. Amazon, dalle 15 e 30 circa di ieri, informa che le consegne non sono per il momento disponibili. Mentre la App Supermercato h24 avverte genericamente che «potranno verificarsi ritardi».

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