desiree mariottini brian minteh mamadou gara chima alinno

ALL’UDIENZA PRELIMINARE PER LA MORTE DELLA 16ENNE DESIRÉE MARIOTTINI, UNO DEI TESTIMONI PUNTA IL DITO CONTRO I QUATTRO ACCUSATI, CHIMA ALINNO, MAMADOU GARA, YUSSEF SALIA E BRIAN MINTHE: “CI HANNO IMPEDITO DI CHIAMARE I SOCCORSI” - L’ASSURDA DIFESA DEL GHANESE YUSSUF SALIA, ACCUSATO DELLO STUPRO DI DESIRÉE: “SE LA RAGAZZA QUEL GIORNO FOSSE STATA IN CASA CON I FAMILIARI, IO NON SAREI IN CARCERE…”

DESIREE MARIOTTINI

1 - DESIRÉE, AL VIA IL PROCESSO "CI IMPEDIRONO DI SALVARLA"

Maria Elena Vincenzi per “la Repubblica”

 

Fuori dal tribunale, i parenti e gli amici avevano appeso tre striscioni. « Desy, vita nostra, ti amiamo » con una serie di foto della ragazzina da sola e con i genitori e un tricolore con scritto: «Desirée Mariottini figlia d' Italia, vogliano la certezza della pena. Io sono Desirée».

 

desiree

Dentro, in una gremita aula Occorsio, il giudice Clementina Forleo dava inizio all'udienza preliminare per la morte della 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre, quasi un anno fa, in un edificio abbandonato in via dei Lucani, a San Lorenzo. E lo faceva prendendo una prima decisione, quella di ammettere come parti civili il Comune di Roma e la Regione Lazio, oltre alle associazioni "Insieme con Marianna" e "Don' t worry - Noi possiamo".

 

desiree con la madre

Sul banco degli imputati per un caso che aveva sconvolto la città, quattro cittadini africani: Chima Alinno, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio, violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del pubblico ministero Stefano Pizza avrebbero drogato la giovanissima con il preciso intento di stordirla e abusare di lei a turno. A incastrarli, le tracce del loro dna trovate sul corpo dell' adolescente. Per tutti loro, è stato chiesto il rinvio a giudizio.

DESIREE MARIOTTINI

 

Una volta presa la decisione sulle parti civili, sono iniziati gli incidenti probatori. La procura ha chiesto di sentire tre testimoni, frequentatori del palazzo di San Lorenzo, ricettacolo di drogati e sbandati, che erano presenti quella maledetta notte e hanno assistito, almeno in parte, all' accaduto.

 

Le loro testimonianze di allora, fondamentali per ricostruire la dinamica dei fatti, avevano aiutato gli inquirenti a capire come erano andate le cose. Ma, trattandosi di stranieri, la procura ha deciso di cristallizzare la loro ricostruzione. Uno soltanto è stato sentito ieri e ha ribadito quanto già detto durante le indagini, in quei giorni concitati nei quali si cercava di capire come una ragazzina di appena 16 anni fosse morta così nel centro di Roma.

 

DESIREE MARIOTTINI

«Gli imputati ci hanno impedito di chiamare i soccorsi, per aiutare Desirée» , ha detto l' uomo, anche lui africano, in aula. Già nell' ordinanza con la quale era stato disposto l' arresto di tre degli indagati ( un quarto è fu arrestato qualche giorno dopo in Puglia) si faceva chiaro riferimento a una frase pronunciata quella notte dagli imputati: «Meglio lei morta che noi in galera», aveva detto qualcuno. Minacciando gli altri presenti a non chiamare nessuno e consegnando, di fatto, Desirée alla morte, dopo 12 ore di agonia.

Non solo l' hanno drogata e violentata, questa la ricostruzione della procura, ma, nel tentativo di farla franca, hanno deciso di abbandonarla lì dove poi è stata trovata, senza vita, la mattina seguente.

 

DESIREE MARIOTTINI E LA MADRE

All' udienza hanno partecipato anche i familiari e gli amici di Desirée. Il difensore di uno degli imputati, Yussef Salia, ha depositato una denuncia contro i genitori della ragazzina, ipotizzando il reato di abbandono di minore e omessa vigilanza. Mentre la sindaca Virginia Raggi ha voluto esprimere loro la sua solidarietà: «Campidoglio ammesso come parte civile nel processo per l' uccisione di Desirée Mariottini - ha twittato Vogliamo giustizia: per atti del genere ci deve essere la certezza della pena. Al fianco della famiglia e degli amici di Desirée».

 

YUSIF SALIA 1

2 - DESIRÉE, ACCUSA-CHOC DEL PUSHER «SE STAVA CON I GENITORI ERA SALVA»

Enrico Lupino per “il Messaggero”

 

«Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i familliari, io Salia Yusif non sarei in carcere». Sono le parole, scritte nere su bianco, dal 33enne ghanese accusato dello stupro di Desiree Mariottini nella sua denuncia per abbandono di minore ai danni dei familiari della 16enne di Cisterna di Latina.

 

L'atto è stato deposto ieri durante l'incidente probatorio e ha il sapore dell'assurdo per i genitori della ragazza uccisa nella notte fra il 18 e il 19 ottobre dello scorso anno, già gravati dal peso della perdita della giovane ritrovata dagli investigatori, esanime su un materasso nello stabile abbandonato in via dei Lucani nel quartiere di San Lorenzo. Desiree sarebbe rimasta, secondo le ricostruzioni, per ore in balìa dei suoi aguzzini, fra cui Salia, prima di perdere la vita dopo essere stata violentata in gruppo.

 

DESIREE MARIOTTINI - LO STABILE DI VIA DEI LUCANI

LA QUERELA

La considerazione, come detto dal ghanese fra le righe della querela, viene accompagnata da altre su «un quadro familiare si legge turbolento» all'interno del quale nessuno sarebbe riuscito a «tenere Desiree lontano dai guai».

 

L'ipotesi della difesa di Salia, rappresentato dall'avvocato Maria Antonietta Cestra, si spinge quindi fino alla presunta mancata cura dei problemi con gli stupefacenti, di cui a giudizio dell'accusa però il ghanese e compagni non ebbero remore a sfruttarne gli effetti. Insomma la condotta di genitori e parenti, a giudizio del querelante, avrebbe concorso a mandare la ragazza nel baratro. Nonostante le accuse, vagliate dai test del dna e pronunciate a carico dello stesso Salia, quella nottata avrebbe potuto evitarsi «esercitando le normali e consone funzioni genitoriali sulla minore, ossia si legge ancora negli atti semplicemente controllandone i movimenti».

YUSIF SALIA

 

Le considerazioni che suonano sì paradossali ai cari di Desiree sono però entrate nella storia di questa vicenda processuale, considerate da una parte cause dell'andamento dei fatti. Il coup de theatre dei legali di uno dei quattro violentatori (con Salia sono accusati di abusi sessuali su minore e omicidio volontario aggravato Mamadou Gara, detto Paco, Brian Minteh e Alinno Chima) ha segnato l'incidente probatorio durante il quale è stata raccolta la testimonianza di uno dei tre che avrebbero assistito a quella terribile nottata.

 

«Gli imputati ci hanno impedito di chiamare i soccorsi» avrebbe detto l'unico testimone arrivato a piazzale Clodio rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Stefano Pizza. Il quadro tratteggiato dagli inquirenti sarebbe stato cristallizzato nella lunga giornata di ieri in aula Occorsio nelle parole del testimone. All'inizio dell'udienza si sono costituite le parti civili, fra cui il Campidoglio e la Regione, che seguiranno il processo ai quattro africani.

 

DESIREE MARIOTTINI - LO STABILE DI VIA DEI LUCANI

LA PROTESTA

La giornata era iniziata fra gli striscioni appesi di fronte alla cancellata del Tribunale di Roma da chi è venuto ad assistere all'inizio dell'iter per il processo di Desiree. «Desy vita nostra, ti amiamo» è scritto su un manifesto steso in orizzontale. Desiree Mariottini, secondo i pm, quella notte di ottobre è stata uccisa «usandole violenza mediante costrizione delle braccia e delle gambe». E i suoi aguzzini l'avrebbero costretta a subire «ripetuti rapporti sessuali» anche quando aveva perso conoscenza. Per l'accusa inoltre i responsabili avrebbero fatto in modo da «conseguire l'impunità nel delitto di violenza sessuale di gruppo».

CHIMA ALINNOOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI la morte di desiree mariottini via dei lucaniDESIREE MARIOTTINI - LO STABILE DI VIA DEI LUCANI

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...