hacker soldi

AVETE VOLUTO L’INTERNET DELLE COSE E LA CITTÀ SMART? E ORA SIAMO OSTAGGIO DEGLI HACKER - LA NUOVA FRONTIERA DEL RICATTO DIGITALE E’ NEGLI ATTACCHI AI SISTEMI INFORMATICI DI UNA CITTÀ - A LAKE CITY E RIVIERA BEACH, FLORIDA E A JACKSON COUNTY, GEORGIA, SI SONO PIEGATI E HANNO PAGATO: RISPETTIVAMENTE 460MILA, 600MILA E 400MILA DOLLARI PER FAR RIPARTIRE TELEFONI, E-MAIL E MOLTI SERVIZI AI CITTADINI…

Marilisa Palumbo per “il Corriere della sera”

 

hacker 6

A Lake City e Riviera Beach, Florida e a Jackson County, Georgia, si sono piegati e hanno pagato: rispettivamente 460mila, 600mila e 400mila dollari per far ripartire telefoni, e-mail e molti servizi ai cittadini. Nei giorni scorsi, in quello che le autorità definiscono «un attacco coordinato», le agenzie governative di ventidue piccoli paesi del Texas sono stati colpite, mandando in tilt dalle biblioteche ai computer dei vigili urbani, al punto che è dovuta intervenire la Guardia Nazionale. Il dipartimento per la sicurezza nazionale ha mandato una allerta invitando le municipalità di tutto il Paese a fare back up dei dati e tenerli offline.

 

hacker 4

E' l' ultima frontiera del ricatto digitale: dopo aver preso di mira in passato soprattutto le aziende, ora gli hacker iniettano virus ransomware nei sistemi informatici di città, contee e tribunali. Basta che un qualunque impiegato apra una mail e clicchi su un file per piegare i sistemi, lasciando le istituzioni nel dilemma se cedere al ricatto così da ricevere il codice «magico» per ripartire o provare a liberarsi da soli.

 

hacker 7

Baltimora, colpita dal virus «Robin Hood» a maggio, ha scelto la seconda strada, ma ha impiegato settimane a rimettersi in piedi mentre servizi essenziali come ottenere permessi, registrare vendite immobiliari e l' intero sistema di fatturazione e pagamento di acqua e gas sono rimasti fuori uso. Gli hacker volevano 76mila dollari, la città ne ha spesi 5,3 milioni. Anche ad Atlanta tener testa ai ricattatori è costato caro: la richiesta era di 51mila dollari, il conto per rimettersi in piedi si aggirerebbe attorno ai 17 milioni e ancora oggi non tutti i computer sono tornati funzionanti.

 

E' vero però che pagare rischia di incentivare gli attacchi: «Se questa sarà confermata come una nuova fase - ha detto al New York Times Allan Liska, analista della compagnia di cybersecurity Recorded Future - siccome i cattivi ragazzi adorano copiarsi a vicenda, vedremo una continua accelerazione di questi episodi». Molto spesso gli obiettivi degli attacchi sono piccole città perché i loro sistemi informatici sono datati, meno protetti e non hanno soldi sufficienti a comprare sofisticati sistemi di cyberdifesa.

hacker 1

 

Secondo la conferenza dei sindaci degli Stati Uniti, almeno 170 comuni, province o agenzie statali sono state prese di mira dal 2013 a oggi, ma 22 di questi attacchi (non compreso l' ultimo, multiplo, del Texas) sono avvenuti nei primi nove mesi di quest' anno. I ransomware esistono da anni, ma hanno cominciato a diffondersi in maniera più pervasiva, spiega il Washington Post, man mano che forme di pagamento online relativamente anonime si sono rese disponibili ai malfattori (per esempio criptovalute come i bitcoin): in questo modo gli hacker aggirano i sistemi finanziari tradizionali complicando il lavoro della polizia. Ma da dove vengono questi «rapitori» digitali?

hacker 2

 

Secondo i funzionari dell' intelligence la maggior parte delle volte dall' Est Europa, dall' Iran (come nel caso dell' attacco di Atlanta per il quale sono stati incriminati Faramarz Shahi Savandi e Mohammad Mehdi Shah Mansouri) e più raramente dagli Stati Uniti. L'incubo delle autorità è ora, come comprensibile, che possano rivelarsi vulnerabili i sistemi di registrazione al voto e le stesse macchine per votare. Uno scenario da incubo che con le presidenziali 2020 alle porte farebbe sembrare una sciocchezza il tentativo russo di interferenza nelle elezioni del 2016.

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?